LA LEGGENDA SUPERA LA SCIENZA.
“Ecco la situazione. Qualcosa di nero e notturno era strisciato fuori dal Medio Evo. Qualcosa privo di struttura o di credibilità, qualcosa che era sempre stato relegato, fatti e personaggi, alle pagine della letteratura fantastica. I vampiri appartenevano al passato: fossero le storie idilliache di Summers o quelle melodrammatiche di Stoker o un breve passaggio nella Encyclopaedia Britannica o uno spunto per i romanzi degli scrittori popolari o materiale grezzo per i produttori di film di serie B. Una tenue leggenda passata di secolo in secolo. Bene, era vero”. (I, 3, p. 26)
Robert Neville ha trentasei anni, è alto, biondo e ha occhi d’un azzurro intenso. È reduce dalla guerra a Panama. Passa le giornate leggendo, bevendo fino a stordirsi, ascoltando musica classica e isolando la casa. La morale è finita con la società, egli stesso è la propria etica (II, 7, p. 57). È l’ultimo uomo sulla terra.
I superstiti d’una terribile epidemia si sono tramutati nei vampiri delle leggende. Neville si risveglia all’alba, quando “loro vanno via”, fa strage dei nemici dormienti (picchi di 47 vittime, giusto il primo giorno della narrazione), e dedica le ore di buio a cercare le cause del fenomeno, sognando di individuare un antidoto o una soluzione.
Matheson ibrida “La Nube Purpurea” di Shiel con “Dracula” di Bram Stoker: ne deriva un romanzo di fantascienza irrimediabilmente sedotto dalla letteratura gotica, a metà strada tra un delirio paranoide e una tragica denuncia dell’incomunicabilità. Neville è isolato e costretto ad adattarsi alle nuove regole dell’umanità “vampirizzata”, ridotto a una sopravvivenza grottesca, rifiutato perfino da un cane (l’ultimo sulla terra?): si tratta di un randagio, ferito e spaventato, che egli tenterà invano di addomesticare per settimane – fino a testimoniare la sua prevedibile morte, per via del contagio.
Neville è inevitabilmente disperato ed esasperato: tende ad autodistruggersi, in lenta progressione, senza manifestare mai propositi suicidi. Sogna un incontro con altri fortuiti superstiti. Quando avverrà, dopo tre anni di sopravvivenza, il desiderio d’incontrare un proprio simile accecherà e vanificherà le sue intuizioni a proposito della natura della menzognera interlocutrice.
La storia prende il via a un anno di distanza dalla misteriosa epidemia: per via d’un rapido flashback, scopriremo che fu accompagnata da una incredibile proliferazione di insetti e da indecifrabili tempeste di polvere. Neville vide morire sua figlia Kathy e sua moglie Virginia: e si trovò a dover uccidere sua moglie “ritornante”, vampira assetata del suo sangue. Nei tre anni successivi, l’ultimo uomo sulla terra studia e indaga la natura dei nuovi nemici.
Van Helsing insegna: la forza del vampiro sta nel fatto che nessuno vuole credere alla sua esistenza. L’allievo Neville registra e analizza i loro comportamenti: “I fatti che li riguardavano erano strani: stare nascosti durante il giorno, evitare l’aglio, morire per un paletto, aver notoriamente paura delle croci, rifuggire con timore dagli specchi (…). Secondo la leggenda, la loro immagine non si rifletteva negli specchi, ma lui sapeva che era falso. Come era falsa la credenza che si trasformassero in pipistrelli. Quella era una superstizione che la logica e l’osservazione avevano facilmente cancellato. Ed era altrettanto stupido credere che potessero trasformarsi in lupi. C’erano senza alcun dubbio dei cani vampiri” (I, 2, p. 25).
Con pazienza, guidato dagli ultimi studi pubblicati dagli scienziati, approfondirà le loro congetture a proposito dei batteri responsabili dell’epidemia: individuerà un germe, battezzato “Vampiris”, padre principale (ma non unico, come i lettori scopriranno) del morbo.
Numerosi, nel corso della narrazione, i richiami alla musica colta: Neville ascolta, tra una sbronza, un omicidio e una buona lettura, Brahms, Bernstein, Mozart, Beethoven, Ravel, Leie, Schönberg, Schubert, Rachmaninoff, vuoi per non sentire mormorii, passi, grida e ululati dei vampiri appollaiati nel suo giardino, vuoi per distogliere l’attenzione dalle oscene esibizioni delle vampire, fatalmente generose e lascive, pur di richiamarlo all’esterno della “casa-bunker”, vuoi per enfatizzare la solennità del momento. Tendenza, quest’ultima, confermata dalle ultime battute del libro: se l’Ulisse di Tennyson poteva dichiarare “I have become a name”, il Neville di Matheson prenderà atto, di fronte a una folla di vampiri pronta a martoriarlo: “I Am legend”.
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“I Am legend”, noto in Italia come “I Vampiri” o “Io sono una leggenda” (ultima edizione: Fanucci), è stato pubblicato originariamente nel 1954. Il libro è strutturato in quattro parti, suddivise rispettivamente in 5+8+4+2 capitoli. La prima parte è ambientata nel gennaio del 1976, la seconda nel marzo del 1976, la terza nel giugno del 1978, l’ultima nel gennaio del 1979.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Richard Burton Matheson (Allendale, New Jersey, 1926), romanziere e sceneggiatore americano. Laureato in giornalismo nell’Università del Missouri nel 1949, ha esordito pubblicando nel 1950 il racconto breve “Born of Man and Woman”. “I Am Legend” è il suo primo romanzo. Numerose le collaborazioni con il mondo del cinema: ricordiamo, in particolare, “Duel” di Spielberg. Recentemente, Vincent Ward ha girato un film tratto dal suo “What Dreams May Come”.
Richard Matheson, “I vampiri”, Mondadori, Milano, 1989.
Traduzione di Lucia Milani. Scheda introduttiva di Diego Gabutti.
Prima edizione: “I’m legend”, 1954.
Riduzioni cinematografiche:
“L’ultimo uomo della terra”, di Ubaldo Ragona. 1964. “The Omega Man”, di Boris Segal. 1971.
Gianfranco Franchi, Lankelot. Maggio 2004. Prima pubblicazione Lankelot.com
Commenti
Questi accostamenti vampireschi non possono essere casuali. Quali impulsi t'hanno spinto a pubblicarli?
Charlie Brown, per favore, non essere impudente.
E' che mi stanno ricrescendo i canini, e mi sono ricordato che anni fa la cosa mi aveva incuriosito molto.
Ma la mia è solo curiosità...
Questo sito è popolato da una minoranza di creature notturne. Quando fa buio cambiano un sacco di cose.
Come per i vampiri.
The world is a vampire.
Ho letto su un libro di vampiri che Civrezel il vampiro delle Ande succhia il sugo dell'interno coscia
Ma pensa. E ti aspetti questo da me?
Vista la riduzione di questo libro speciale. Una boiata colossale: stravolto il finale e quindi tutto il discorso che Matheson vuole proporre al lettore. Con una presenza di Dio, ingombrante e quasi ridicola.
10 - Temerario. Io non l'avrei visto nemmeno se mi pagavano.
Temerario è la parola sbagliata, andiamo più sull'idiota.
12 - Be, dai. Non buttarti giù cosi, ancorché solo il trailer a guardarlo metteva depressione.
12 -13 non ho letto il libro, ma il film, confermo, è una cagata pazzesca. E ci sono andato pur sapendo le perplessità attorno agli stravolgimenti della trama originale. Vabbe, prossima volta sto a casa e mi ascolto un po' di musica :-)
Il film - dite quello con Willie Smith o come si chiama, l'ex rapper di Man in Black? - è una sfavillante produzione hollywoodiana, decisamente estranea al romanzo, giocata com'è sui flashback e sulle pubblicità neanche troppo nascoste:).
Un blockbuster da guardare di notte per dormire, senza impegno e con discreto divertimento.
La Letteratura - come sempre - è tutta un'altra cosa.
(aggiorno la pagina, cambierà l'indirizzo: da "I vampiri" a "Io sono leggenda")