TRAMA: Nella primavera del 1945 nel padiglione di un deposito del campo di concentramento di Lublino-Maidanek ormai liberato, il capitano Reinhard, aguzzino del lager, è minacciato dello spirito di vendetta che anima un giovane sopravvissuto allo sterminio. Elga Firsch una famosa attrice ebrea, prima di lasciare per sempre quel teatro di atroci efferatezze cerca un risarcimento nella prova della colpevolezza di Dio. Due anziani saggi, Solomon e Mordecai, assumono il ruolo di giudici, ligi alle leggi dei padri, mentre il rabbino della comunità di Francoforte assumerà la difesa dell’imputato Dio.
RECENSIONE: Nell’ambito della stagione di prosa in corso di svolgimento, la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi in collaborazione con l’assessorato alla cultura del comune di Maiolati Spontini e l’AMAT portano in scena un allestimento di forte impatto emotivo, Processo a Dio, prodotto da La Contemporanea.
Sergio Fantoni dirige un’eccellente Ottavia Piccolo nei panni dell’attrice ebrea tedesca Elga Firsch, la quale, a seguito dell’internamento in un lager, si interroga sul silenzio di Dio dinanzi all’orrore. Non solo, ma insieme con le sue compagne ne istituisce un autentico processo accusandolo di essere, per via del suo silenzio, il responsabile principale dell’olocausto.
Stefano Massini è un giovane drammaturgo fiorentino che dimostra, in questa pièce, di aver mutuato dai canoni classici del Teatro degli antichi Greci una profonda lezione. Infatti, pur affrontando il tema ampiamente discusso, filmato e rappresentato delle atrocità naziste perpetrate ai danni degli ebrei, decide in questo spettacolo di intraprendere un percorso drammaturgico diverso.
Evitando di rappresentare direttamente eventi legati a quel buco nero della storia dell’umanità si tiene saggiamente al largo di approdi consueti e banali, lasciando che sia il potere evocativo del racconto a riesumare nello spettatore una residua forma d’indignazione. La trama si dipana dunque attraverso l’istruttoria con cui la protagonista insieme con le proprie compagne di sventura cercano di discernere le responsabilità tra le nefandezze umane ed il silenzio di Dio, intentando un processo a quest’ultimo , reso possibile dalla prassi della religione ebrea che non contempla ruoli di mediazione nel rapporto tra fedeli e divinità.
Scegliendo un espediente capace ancora oggi di inorridire l’ascoltatore ormai assuefatto e reso incapace di provare sentimenti profondi, Sergio Fantoni muta lo spazio di un teatro in un luogo della memoria collettiva. Avvalendosi della scenografia scarna e soffocante del deposito di un campo di concentramento, curata da Gianfranco Padovani, e di un dialogo fluente ed intenso, ci restituisce profonde riflessioni sulla condizione umana con notevole immediatezza teatrale, interrogandoci su ciò che può diventare un uomo in condizioni estreme.
Nel 1949 l’illustre filosofo Theodor Adorno lanciò il famoso assioma secondo cui scrivere una poesia dopo Auschwitz era una barbarie. Ma già nel 1967 Primo Levi portava sulle scene una riduzione teatrale del suo Se questo è un uomo. Per fortuna da allora la letteratura ed il teatro non gli hanno mai dato retta ed hanno continuato a parlarne e a rappresentarla.
Gian Paolo Grattarola
articolo pubblicato su www.teatroteatro.it
PROCESSO A DIO
Commenti
Amices, segnalo il nuovo contributo di GPG.
l'ho visto lo scorso anno, qui a Mestre: è una rappresentazione impegnativa di forte impatto e dici bene qui:
"Evitando di rappresentare direttamente eventi legati a quel buco nero della storia dell?umanità si tiene saggiamente al largo di approdi consueti e banali, lasciando che sia il potere evocativo del racconto a riesumare nello spettatore una residua forma d?indignazione"
Ho trovato molto brava la Piccolo, molto intensa.
Qua a Sassari non lo passeranno prima del Giorno del Giudizio, penso, e per allora glielo si chiederà di persona, a Dio.
Sembra molto problematica come sceneggiatura. Immagino quanto sia difficile scrivere un'opera del genere. Lei non ne sembra deluso perciò suppongo sia stato un successo, almeno in quel senso. Sono molto curioso di leggerla.
Molto simpatico il commento di Arpa (!) e molto bella questa pagina di recensione teatrale: sicuramente significativa questa lettura di momenti tanto tragici, ne è prova il Suo scritto. Grazie per la segnalazione, dovesse passare dalle mie parti cercherò senz'altro di vederla (anche perché la Piccolo mi è sempre piaciuta moltissimo).