Maslov Nikolaj

Siberia

Autore: 
Maslov Nikolaj

Nell’immaginario occidentale la Russia è una presenza stabile, seppure velata inesorabilmente dalle luci e dalle ombre del mito. Tra Ottocento e Novecento, agli occhi dell’opinione pubblica colta rappresentava in Europa l’emblema della “terra di mezzo”. Il luogo dove la cultura occidentale, che a San Pietroburgo celebrava ancora una delle sue capitali, trascolorava nella barbarie delle steppe asiatiche e negli istituti feudali di immense campagne. Il Paese di Dostoevskij e Turgenev era lo stesso dell’autocrazia zarista, che nell’Europa delle fabbriche e delle prime conquiste sindacali non dava segno di voler abrogare la servitù della gleba.

Con la rivoluzione d’Ottobre, questo quadro era destinato a modificarsi in profondità. L’antica madre Russia diventò di colpo l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, la patria dei lavoratori di tutto il mondo: almeno secondo quanto non si stancavano di ripetere i suoi vertici e i suoi numerosi apologeti, da Mosca ai quattro angoli del globo. Dopo il 1945, il fatto di aver sopportato il peso maggiore nella guerra e la vittoria finale conferirono in occidente un enorme prestigio all’Urss. Ben maggiore rispetto a quello già cospicuo goduto negli anni Trenta, come modello di modernizzazione vincente e alternativa alle claudicanti democrazie capitaliste. Lo stato maggiore del partito bolscevico al potere in Russia sembrava aver compiuto un prodigio. Sotto la guida di Stalin, aveva trasformato in poco più di vent’anni un Paese arretrato come quello degli Zar in una strepitosa macchina bellica. Che aveva resistito all’urto della Germania hitleriana, il cuore industriale del continente. Prima della guerra ci avrebbero scommesso in pochissimi.
 
Inoltre, come ha spiegato magistralmente Francois Furet, l’alleanza stretta con le democrazie contro il nazismo e il fascismo aveva assicurato all’Urss una patente abusiva di democraticità. L’ombrello antifascista aveva inglobato il comunismo. E da allora si era stabilita l’equazione tra antifascismo e democrazia, della quale profittarono i partiti comunisti nell’Europa libera. Fu così che mentre l’“altra” Europa pativa l’abbrutimento civile e sociale imposto dal controllo sovietico, e mentre il popolo russo continuava a dibattersi nell’onda lunga della tragedia iniziata nel 1917, in occidente milioni di lavoratori e di intellettuali si autocondannarono a un’incomprensione totale della realtà. Risucchiati nella luce accecante del mito dell’Urss come stadio evoluto della democrazia, riponevano le speranze di un avvenire migliore nella tirannide più sanguinaria che il Novecento aveva conosciuto e nell’ideologia da essa incarnata. La storia del comunismo, ha scritto Furet, corrisponde in gran parte alla storia della sua illusione.
 
Di questa illusione, hanno fatto in larga misura giustizia gli avvenimenti del 1989 e lo spettacolo inglorioso delle rovine lasciate dal sistema sovietico sul palcoscenico della storia. La percezione occidentale della Russia, da quel momento, si è stabilizzata su paradigmi molto meno mendaci dei precedenti. Un Paese democratico solo ufficialmente, retto da un’oligarchia politico-finanziaria che fa dell’insolubile commistione tra lecito e illecito la bussola della sua azione di governo. Tipico esempio di quelle “democrature”, regimi imbrigliati a metà tra meccanismi liberaldemocratici e assetti dittatoriali, che secondo Predrag Matvejevic hanno preso piede negli anni Novanta in più di uno fra i Paesi dell’Europa centrorientale usciti dal comunismo.
 
In Siberia, romanzo grafico (o graphic novel, cioè un fumetto col respiro della buona letteratura)di Nikolaj Maslov, incontriamo una plastica rappresentazione di questa crisalide che non dà vita ad alcuna farfalla. Attraverso lo sguardo delicato e periferico dell’artista siberiano, seguiamo la transizione della società russa dal rigorismo di ritorno dell’epoca Breznev al nulla mafioso-consumistico dei giorni nostri. Unico elemento di continuità, anestetico di massa nonché vera coprotagonista delle vicende narrate in Siberia,la vodka che devasta lo stomaco e istupidisce il cervello. «Il mio Paese ora è peggio che nella mia infanzia. Non c’è comunismo, non c’è democrazia, niente. Solo la lotta per sopravvivere» si osserva in una tavola dell’opera. A coronamento di una splendida sequenza di più di due pagine, in cui la Mosca attuale è colta nel silenzioso, ma davvero eloquente contrappunto tra i volti depressi dei suoi abitanti e i marchi invadenti dell’invasione capitalista occidentale. Una riflessione, quella di Maslov, che restituisce il valore anche documentaristico di Siberia, probabilmente superiore per genuinità e immediatezza a molti saggi pubblicati sull’argomento. E illumina il registro formale delle sue pagine, ispirato a quella melanconia e a quel sentimentalismo così ricorrenti nelle lettere slave; cifre qui espresse, in modo memorabile, dalla pervasiva e onnipresente tonalità di grigio trasfusa dalla matita dell’artista dall’inizio alla fine del suo lavoro.
 
Nikolaj Maslov faceva il guardiano notturno in un magazzino di Mosca. Sette anni fa entrò nella libreria Pangloss di Emmanuel Durand, con arrotolata sottobraccio la sua vita a fumetti. «Sono belli, continui» commentò Durand. Nikolaj ribatté che in quelle condizioni – lui a spaccarsi la schiena ogni notte, due figli, la moglie medico sottopagato all’ospedale di Mosca – era semplicemente impossibile. Una luce tra esaltata e disperata gli avrà abitato lo sguardo. Il libraio-editore comprese al volo la natura della sfida. Accettò di farsi carico dei duecento dollari mensili che Maslov ricavavava dall’impiego di guardiano. Per tre anni. Purché portasse a termine l’opera. Emmanuel Carrère, che firma la Prefazione di questa edizione, riesuma al riguardo alcune dimenticate, ma folgoranti parole di T. E. Lawrence: «Gli unici libri che vale la pena di leggere, sono quelli per cui il loro autore sarebbe morto se non li avesse scritti». Con Siberia, Nikolaj Maslov si è salvato.
 
 

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Nikolaj Maslov, Siberia, Alet, Collana GraphicALET, Padova 2007.

Nicolaj Maslov è nato in Siberia nel 1953. Giovanissimo, ha scoperto la passione per il disegno, che ha potuto coltivare solo da autodidatta. Ha lavorato in diversi cantieri edili in Siberia; dopo il servizio militare, ha fatto il guardiano notturno. Siberia è stato pubblicato in Francia, Inghilterra e Stati Uniti.

ISBN/EAN: 
9788875200374

Commenti

Questa graphic novel è sinceramente una perla rara. A più tardi per lettura, interiorizzazione e commento.
Ottima scelta pubblicarla qui... aggiungo il tag "fumetti".

"L?ombrello antifascista aveva inglobato il comunismo. E da allora si era stabilita l?equazione tra antifascismo e democrazia, della quale profittarono i partiti comunisti nell?Europa libera. Fu così che mentre l??altra? Europa pativa l?abbrutimento civile e sociale imposto dal controllo sovietico, e mentre il popolo russo continuava a dibattersi nell?onda lunga della tragedia iniziata nel 1917, in occidente milioni di lavoratori e di intellettuali si autocondannarono a un?incomprensione totale della realtà. Risucchiati nella luce accecante del mito dell?Urss come stadio evoluto della democrazia, riponevano le speranze di un avvenire migliore nella tirannide più sanguinaria che il Novecento aveva conosciuto e nell?ideologia da essa incarnata".

Un passo magistrale, Patrick. Per quanto fosse ancora regolata da da leggi feudali, quella zarista resta per la Russia della grande letteratura, dei Dostoevskij e dei Turgenev, come dici, ma anche del Gogol delle Anime morte (ancorchè l'opera fu partorita a Roma, se ben ricordo), e non solo.

Mi unisco a Federico:
questo passo...

"Inoltre, come ha spiegato magistralmente Francois Furet, l?alleanza stretta con le democrazie contro il nazismo e il fascismo aveva assicurato all?Urss una patente abusiva di democraticità. L?ombrello antifascista aveva inglobato il comunismo. E da allora si era stabilita l?equazione tra antifascismo e democrazia, della quale profittarono i partiti comunisti nell?Europa libera. "

> è favoloso.

"in occidente milioni di lavoratori e di intellettuali si autocondannarono a un?incomprensione totale della realtà. Risucchiati nella luce accecante del mito dell?Urss come stadio evoluto della democrazia, riponevano le speranze di un avvenire migliore nella tirannide più sanguinaria che il Novecento aveva conosciuto e nell?ideologia da essa incarnata. La storia del comunismo, ha scritto Furet, corrisponde in gran parte alla storia della sua illusione."

> e anche qui l'aggettivo da spendere è uno: SACROSANTO.

Direi che nel passo che a breve campionerò hai perfettamente aderito a spirito e senso dell'opera:

"(...) plastica rappresentazione di questa crisalide che non dà vita ad alcuna farfalla. Attraverso lo sguardo delicato e periferico dell?artista siberiano, seguiamo la transizione della società russa dal rigorismo di ritorno dell?epoca Breznev al nulla mafioso-consumistico dei giorni nostri. Unico elemento di continuità, anestetico di massa nonché vera coprotagonista delle vicende narrate in Siberia,la vodka che devasta lo stomaco e istupidisce il cervello."

> e tanto era necessario che questa verità fosse espressa che mi sembra incredibile che i tanti partiti e movimenti comunardi coevi non abbiano mostrato interesse per l'opera di Maslov: questa aveva addirittura le illustrazioni...
come si riuscirà a seppellire per sempre falce e martello?

"«Gli unici libri che vale la pena di leggere, sono quelli per cui il loro autore sarebbe morto se non li avesse scritti». Con Siberia, Nikolaj Maslov si è salvato."

> Speriamo che questa sua dedizione assoluta riesca a salvare almeno le nuove generazioni dall'adorazione della menzogna bolscevica.
Solo questo. Noi abbiamo ancora qualche reliquia vivente da consolare: il modernariato è così diffuso che non riusciamo nemmeno a svenderlo sottoprezzo.

Grande Buck!

Domando a latere: qualcuno ha notizie di un eventuale film tratto dall'opera?

Sono un po' brillo, ma questa recensione è davvero stupenda. Spero Patric di rivederti presto e stringerti di nuovo la mano.
Mi viene da buttare lì, per chi si interessa di Russia post sovietica un libro di una giornalista, Elena Tregubova, non molto bello letterariamente, ma di un certo valore come testimonianza sullo stato della Russia moderna. Tregubova è una sorta di Guzzanti liberale, una giornalista con humor, che racconta ne "I mutanti del Cremlino" cosa succede quando un ex comunista corrotto diventa presidente della Russia, e lo racconta dall'interno, con dettagli e storie raccapriccianti su leader sovietici che godono ancora di una certa aura buonista in Europa, come Gorbaciov, o distruggendo l'immagine di Putin, certamente non un serafino.

Grazie per le adesioni, Leon e GF. E grazie a te Thomas, per lo spunto di lettura che regali. Mi unisco al tuo auspicio. Speriamo di rivederci presto.

(ANSA) - MOSCA, 11 SET - Ogni anno in Russia muoiono circa 50 mila persone, di cui almeno 40 mila per alcolismo ed altre diecimila per droga. Il vice ministro dell'Interno, Cekalin, ha riferito alla Duma, il ramo basso del parlamento russo, che "il consumo pro capite di alcol in Russia supera del 100% il limite stabilito come critico dall'Oms". Inoltre, ha aggiunto, "il livello di alcolismo tra le donne e' raddoppiato in 30 anni. Scesa a 14 anni l'eta' media in cui i minorenni iniziano a bere".

"Fu così che mentre l??altra? Europa pativa l?abbrutimento civile e sociale imposto dal controllo sovietico, e mentre il popolo russo continuava a dibattersi nell?onda lunga della tragedia iniziata nel 1917, in occidente milioni di lavoratori e di intellettuali si autocondannarono a un?incomprensione totale della realtà."

> Grazie, grazie, grazie per aver scritto una cosa del genere.
Ogni tanto torno, leggo, penso, godo. Aria pura.

[Siberia] Letto in questi

[Siberia] Letto in questi giorni. Semplicemente un pugno nello stomaco, pagine di pura poesia, non solo grafica. Grande recensione per un grande libro.  

[siberia] dai, lo

[siberia] dai, lo ricarichiamo in prima!