Mascheri Paolo

Intervista a Paolo Mascheri

Autore: 
Mascheri Paolo

1. Ciao Paolo, che ne diresti di iniziare con una piccola presentazione di te stesso?

 

Ho quasi 26 anni, la mia vita è come quella di tanti della mia età e Poliuretano è il mio primo libro.

2. In che modo ti sei avvicinato alla scrittura, come, quando e perché? Hai iniziato subito con la prosa oppure hai scritto/scrivi anche poesia?

Fin da ragazzino ho sempre scritto. Ho cominciato scrivendo poesie, le classiche poesie adolescenziali, poi sono passato alla prosa. Credo di essermi avvicinato alla scrittura perché non mi riusciva bene nient’altro. Mia madre mi ha sempre incoraggiato a scrivere e questo è stato fondamentale perché io proseguissi.

3. Hai esordito da poco con “Poliuretano”, una raccolta di racconti a mio avviso molto omogenea, difatti tutti i personaggi principali dei tuoi racconti hanno diversi aspetti in comune. Caratteristica peculiare è la mancanza di autostima e la capacità di accettare il proprio corpo, sentirsi goffi, imbranati… Sono tutte cose con cui ci siamo imbattuti crescendo, ma che certe volte ci accompagnano per tutta la vita. Pensi di identificarti con i tuoi personaggi? Magari è una domanda stupida, ma penso che non sempre si scrivano cose che ci appartengono, come tutti dicono, nel senso che può capitare di scrivere di fatti situazioni e personaggi traendo semplicemente spunto da quel che si osserva. Uno scrittore è prima di tutto un osservatore?

Naturalmente in “Poliuretano” ci sono molte componenti autobiografiche. Mi sembra inevitabile che ci sia identificazione tra chi scrive e il personaggio principale. Per quanto riguarda l’osservatore, non credo che basti. Per quel che mi riguarda non amo una letteratura che osserva e giudica da un punto di vista necessariamente superiore tutto quello che ci circonda. (anche inferiore N.d.r.)

4. Quanti libri mediamente riesci a leggere in un anno? Da quali scrittori ti senti influenzato? I tre libri più belli che hai letto, i tre film più belli che hai visto, ed il viaggio che più ti è piaciuto e quello che vorresti fare…

In media quando non scrivo leggo due libri per mese. Le mie influenze principali sono Fante, Bukowski, Carver e Thom Jones. Per i tre libri più belli è difficile, dovrei allargare almeno la lista e senza dubbio metterei dentro oltre agli scrittori che ho citato anche Gutierrez e Houellebecq e la Homes. Tra i film: “Canicola” di Ulrich Seidl; “Happiness” di Todd Solondz e “La Pianista” di Michael Haneke. Il viaggio, direi uno a Hvar con la mia fidanzata. Vorrei andare in auto da Trieste a Durazzo passando per la costa.

5. Certe volte un film, certe altre un libro, un concerto, ma può bastare anche una scena a cui assistiamo o una semplice frase, forse anche una parola perché ci venga l’ispirazione per scrivere qualcosa… tu di solito da cosa trai ispirazione?

Non c’è niente in particolare. Non credo all’ispirazione come scintilla divina ma credo che vada stimolata. Ad esempio quando ho scritto “Spider”, il primo racconto, la mia intenzione era quella di scrivere qualcosa di simile a “Ondata di freddo” di Thom Jones. Poi io trovo molto poetiche le aree industriali, le autostrade. Tutti i luoghi che non hanno niente di caratterizzante a parte il fatto che possono essere ovunque e che possono quindi essere una sorta di denominatore dell’umanità.

6. I tuoi racconti di solito si concludono né male né bene. Forse in certi casi potrebbero avere un proseguimento… la sensazione che ho provato leggendoli è che fossero come dei frammenti di vita. Una volta inquadri una situazione, poi un’altra… Secondo me non ci sono regole per scrivere un racconto, ciascuno può avere il proprio stile e non è detto che un racconto sia avvincente se ha un finale esplosivo o spiazzante. Forse è una domanda un po’ strana, ma me lo sono chiesto leggendo, poiché pur cambiando l’età, la famiglia o gli amici questi personaggi sembrano sdoppiarsi, avvicinarsi ed allontanarsi… Non pensi che “Poliuretano” sarebbe potuto diventare un romanzo?

Mi fa piacere quello che hai notato. In Poliuretano c’è un protagonista principale che ritroviamo in ogni racconto anche se ha un’età diversa e il mondo che ha intorno cambia. Tuttavia il libro è strutturato in maniera ibrida. È un romanzo a racconti senza linearità. Oppure una raccolta di capitoli sparsi. Per quel che riguarda i finali mi piace suggerire al lettore, smettere di scrivere dove ancora può succedere di tutto. Ad esempio in “Mamma, regalami l’atomica” al protagonista può veramente accadere di tutto: può morire in mare o può tornare a riva.

7. Una frase che mi ha colpito molto è “Guiderò finché ci sarà benzina mentre aspetto che la mia vita cambi”. Penso che il tuo libro sia molto duro, autodistruttivo, a tratti provocatorio e rabbioso… Sei d’accordo? Cos’è, secondo te, che maggiormente porta a soffrire, a non sentirsi adeguati, al passo con gli altri (ammesso che ci vogliamo stare…), imbranati, incapaci di ottenere quel che si desidera? Quello che si aspettano gli altri da noi? Quello che si DEVE fare, ma che non si desidera?

Credo che “Poliuretano” sia un libro contro la società dell’apparenza, contro una visione delle cose che porta solo alla omologazione di ogni individualità e a proporre solo stereotipi e cartelloni pubblicitari. Ma è un libro senza slogan o ammiccamenti politici. Poliuretano parla di vita vera in un mondo dove tutto è ipocrisia. Per questo risulta provocatorio e duro come dici tu.

8. Ad una manifestazione ho sentito dire che il vero pittore, come il vero scrittore, finisce la sua opera non quando ha dato l’ultima pennellata oppure ha finito di scriverla, ma quando la condivide con gli altri, non appena la rende pubblica. Io non penso sia necessariamente così, ci sono delle persone che creano delle cose per se stessi, ed altre che si sentono troppo riservate per divulgarle. Eppure il pubblico è importante per confrontarsi e capire, e soprattutto per crescere: tu perché hai deciso di pubblicare? Cosa pensi ti sia servito fino ad ora essere letto?

È per me un modo di far sentire la mia voce, una sorta di dichiarazione di indipendenza da tutto e di appartenenza solo a me stesso.

9. Lavori? Studi? Ti piacerebbe vivere di scrittura, o preferisci che rimanga una passione e non una professione che vorresti fare a tempo pieno?

Lavoro e ti confesso che mi piacerebbe vivere di scrittura a patto di aver la massima libertà su ciò che scrivo.

10. Nei tuoi racconti il rapporto uomo donna è molto sofferto, sembra che non ci sia mai un vero punto di unione e sostanzialmente si avverte questa forte mancanza di comunicazione e, quando invece si trova la propria anima gemella questa ci sfugge perché pensa che le cose belle devono finire, senza un vero e proprio motivo. Pensi che sia così nella vita di tutti i giorni? D’altronde il numero di divorzi è in costante aumento. Ho l’impressione che la gente si sposi più per fare qualcosa piuttosto che per veri e sinceri sentimenti. Cosa pensi del matrimonio? Sei credente?

Se fai caso in Poliuretano tutti i dialoghi sono banali o assurdi. I personaggi dialogano più con animali di plastica o animali domestici, con le pornostars che sognano ecc.. piuttosto che tra di loro. E l’unico modo che hanno di comunicare veramente e sentirsi vivi passa attraverso il dolore o le pulsioni sessuali che provano. Sul matrimonio non penso niente tranne che tutte le coppie di fatto dovrebbero avere gli stessi diritti di quelle sposate. Non sono credente, e vivo questa condizione come una mancanza. Non sono una persona razionale e materialista ma non riesco a credere in un Dio che coincida col Bene.

11. Depressione e autodistruzione spesso fanno da sfondo ai tuoi racconti. Assunzione di antidepressivi e farmaci come fossero caramelle, sembra assurdo ma spesso è così… Si cerca, quando in un modo, quando in un altro di aggrapparci a qualcosa per farci coraggio, per trovare le forze. E i rapporti veri, come l’amicizia e l’amore sembrano solo adatti per i film. Ci mancano dei valori? Oppure è proprio l’imposizione dei valori che ci fa sentire in questo modo secondo te?

Non ho una risposta alla tua domanda.

12. Flannery O’Connor sosteneva che, al contrario di quel che si può pensare, non è così semplice scrivere delle short story, proprio perché secondo lei un breve racconto deve racchiudere tutto quello che ha un romanzo, deve quindi essere concentrato. Secondo te scrivere racconti brevi per uno scrittore è un vantaggio? Nel senso che è più semplice? Quali difficoltà pensi che incontreresti nello scrivere un romanzo?

Secondo me bisogna distinguere tra ciò che è buona letteratura e ciò che è merda. In alcuni casi poi la contaminazione tra poesia, racconto o romanzo è così elevata che è impossibile delineare una spartizione.

13. Se dovessi dare un consiglio ad un esordiente che si affaccia per la prima volta nel panorama dell’editoria, cosa gli diresti?

Di ascoltare “Hai paura del buio” degli Afterhours.

14. Cosa ne pensi di piccoli editori a pagamento, agenzie letterarie e corsi di scrittura? Pensi che siano dei mezzi giusti, che possono servire? Tu in che modo ti sei affacciato nel mondo dell’editoria prima di trovare la tua casa editrice?

Non ho avuto rapporti con editori a pagamento né agenti né scuole di scrittura. Non biasimo le persone che cercano di avere contatti per pubblicare. Credo solo che l’editoria dovrebbe essere più coraggiosa e meno sterile. Non si possono pubblicare libri solo perché chi li ha scritti ha fatto una scuola di scrittura o solo perché chi li scrive è un personaggio famoso che improvvisamente si scopre scrittore. La maggior parte di questi libri sono libri fatti a tavolino e fanno obiettivamente cagare. In questo modo non si produce cultura e una nazione che non produce cultura è una nazione morta. Io ho spedito il mio manoscritto in giro ad alcune case editrici. Tra cui anche Pendragon, perché avevo letto il libro di Chiara Cretella che mi era piaciuto. Loro mi hanno risposto favorevolmente.

15. C’è chi sostiene che i libri sono solo marketing, quindi non conta il talento di uno scrittore, come è scritto un libro, se è valido o no… ma solo saperlo promuovere e vendere. Sei d’accordo?

La gente può comprare e fare qualunque cosa. Basta che ci sia la legittimazione della tv e della fama. Quindi se Foster Wallace fosse famoso e passato in tv come Ligabue sarebbe in testa alle classifiche italiane.

16. La cosa che più ami e più odi di Arezzo, se potessi con quale altra città la cambieresti?

Amo i dintorni e odio la chiusura provinciale che ha sempre avuto verso ogni novità e verso ogni diversità. Mi piacerebbe vivere altrove almeno per un po’ ma qui ho tutte le persone che amo e anche un lavoro.

17. Stai scrivendo qualcosa di nuovo? qualche anticipazione?

Sto lavorando a un romanzo. Sarà un romanzo senza ninne-nanne assassine e senza slogan politici.

18. è giunta la fine… fatti tutta la pubblicità che vuoi…

Leggete Gutierrez e guardate i film di Ulrich Seidl.

Lisa Massei – Mielenero

28/12/04

 

ISBN/EAN: 
9788883422713

Commenti

Lisa ripropone questa bella intervista a PAOLO MASCHERI.
In calce, archivio Mascheri.

Ho integrato i tags - a breve correggo e aggiorno i links

Link aggiornati!
Fantastico contributo. Paolo Mascheri 5 anni prima del "Gregario". Da leggere...

ecce copertina e codice ean

grazie...
come sempre di fretta, ma almeno l'ho reinserita!
;)

"Le mie influenze principali sono Fante, Bukowski, Carver e Thom Jones. Per i tre libri più belli è difficile, dovrei allargare almeno la lista e senza dubbio metterei dentro oltre agli scrittori che ho citato anche Gutierrez e Houellebecq e la Homes. Tra i film: ?Canicola? di Ulrich Seidl; ?Happiness? di Todd Solondz e ?La Pianista? di Michael Haneke. Il vi"

> Gran bel documento, soprattutto considerando che in questi anni le influenze principali di Paolo sono cambiate, in parte, e questa dichiarazione rimane agli atti - santa filologia - fondamentale per decifrare "Poliuretano".

Quanto ai film, peccato che nessuno dei tre sia stato recensito su Lanke.

"Poi io trovo molto poetiche le aree industriali, le autostrade. Tutti i luoghi che non hanno niente di caratterizzante a parte il fatto che possono essere ovunque e che possono quindi essere una sorta di denominatore dell?umanità."

> Questo si riconosce e si respira anche nel Gregario...

"13. Se dovessi dare un consiglio ad un esordiente che si affaccia per la prima volta nel panorama dell?editoria, cosa gli diresti?

Di ascoltare ?Hai paura del buio? degli Afterhours."

> Grande risposta:)))

"17. Stai scrivendo qualcosa di nuovo? qualche anticipazione?

Sto lavorando a un romanzo. Sarà un romanzo senza ninne-nanne assassine e senza slogan politici."

> mmm... gli slogan mancavano, la politica no - ma in forma di domanda. Interessante. Questa parte l'avevo dimenticata.
Gran recupero, Lisa:)

5 - Franco, ma "Canicola" non l'aveva recensito tempo fa Emanuele Lacopo?

9, hai ragione. Ma tutti i pezzi di Lacopo giacciono nel suo hard disk. C'era anche un Fight Club, qualcosa su Carver... una decina in tutto. Sadly disappeared.

Emanuele lavora due piani sotto di me, magari domando se ha voglia di cimentarsi ex novo...

Ricordo un fight club di 7-8 cartelle... qualcosa di monumentale

vero:)
Emanuele lavorava mesi sugli articoli, era di un perfezionismo assurdo:).

http://www.lankelot.eu/index.php/staff/75/sir+Lac

ha recuperato solo Robbins e Bianciardi.

sai benissimo come la penso.