“Il gregario” di Paolo Mascheri è il mio must dell’autunno 2008. A voi, l’intervista esclusiva.
GF: Mascheri, ho appena pubblicato (qui) la recensione del tuo nuovo libro: il romanzo “Il gregario” (Minimum Fax, settembre 2008). È una prassi: bastona il recensore. Qui da noi, si può: ci piace essere educati. Evidenzia tutti i passi ambigui o sospetti, tutti i miei errori e i fraintendimenti. Racconta ai lettori dov’è che il Franchi ha scritto cazzate. Carta bianca: vai.
PM: Non mi permetterei mai. Le recensioni, quando non scadono nel morboso o nell’ipotizzare agganci con la vita vera dell’autore, vanno accettate come sono.
GF: Bene. Paolo, ave. Un letterato laterale, contemporaneo vivente, minore, scriveva in un suo racconto: “Paolo Mascheri ha esordito pubblicando Poliuretano una manciata d’anni dopo il duemila. Ho pensato che se si fosse chiamato Paul Mask avrebbe venduto cinquantamila copie”. Più avanti, parlava del titolo originario dell’opera: “Fratelli dei cani”. Che dici, adesso ci siamo?
Come vaticinato, Paul Mask è diventato, quattro anni dopo, autore Minimum Fax. Sensazioni, sentimenti e stato d’animo nei giorni della pubblicazione del Gregario.
PM: Non ci siamo ancora, lo sai bene. Le cifre sono troppo, troppo alte per me. Noi siamo stupidamente sempre più esterofili su tutto e Paul Mask senz’altro venderebbe di più. Sensazioni. Che dire? Non ho mai avuto l’ansia da pubblicazione o da recensione. Ovviamente uno si preoccupa per come andrà il libro, per il successo o l’insuccesso che avrà, è naturale, ma alla fine ogni sensazione di ansia, attesa o preoccupazione va stemperata pensando alla scrittura. Solo quella conta davvero.
GF: Genesi e storia dell’opera: quando hai cominciato a lavorare a questo romanzo? Cosa volevi scrivere, in principio? Cosa volevi realmente comunicare? Sei felice della realizzazione dell’opera, o hai qualche rimpianto?
PM: Ho cominciato sul finire del 2005. All’inizio volevo che tutto il romanzo si snodasse e girasse attorno al protagonista e al personaggio di Yulia. Poi andando avanti con la stesura mi sono reso contro che il personaggio del padre aveva una autonomia e un carisma forti e conduceva il romanzo verso di sé. E a quel punto la mia progettualità è saltata per aria e ho dovuto, sono stato costretto a scrivere un romanzo sul rapporto tra padri e figli e sulla figura del padre. Ho riscritto più e più volte i capitoli, lavorato molto sul testo, perché sentivo che dovevo scrivere qualcosa di sostanzialmente diverso rispetto al mio primo libro, qualcosa di più maturo e consapevole. Se avessi voluto, avrei potuto pubblicare altre due raccolte più o meno identiche a Poliuretano, dal 2004 ad oggi. Ma io non avevo più ventiquattro, venticinque anni e sentivo che dovevo mettermi in gioco e prendere una strada più complessa e difficile, una strada che mi avrebbe richiesto più tempo e umiltà e silenzio, una strada che andasse dritta al “punto della questione”. Anche per questo, oltre che per i tempi di attesa e rifiuti editoriali e l’impossibilità di vivere di scrittura, è passato molto tempo tra il mio primo libro e Il gregario. Perché necessitavo di tempo per migliorarmi e mettere a fuoco quello che volevo e dovevo fare.
Non credo si possa essere felici della realizzazione di un’opera. E forse nemmeno si deve. Quando un libro esce è già finito, passato, morto, superato da un pezzo per chi scrive e c’è solo il pensiero e l’ansia per il prossimo.
GF: Cosa pensi del multiculturalismo? Hai scritto: “Perché in Europa non si può criticare apertamente il multiculturalismo o l’Islam senza essere considerati dei nazionalisti analfabeti? È davvero l’eco della paura dei totalitarismi o l’Europa è ostaggio di un’unica lobby di pensiero?”. Rispondi tu a queste domande. Qui puoi.
PM: Del multiculturalismo in sé non penso niente ovviamente. Il frammento che hai estrapolato si riferisce a come si è realizzato almeno da noi, il multiculturalismo. Se il multiculturalismo si realizza sotto l’egida del rispetto reciproco e di flussi migratori controllati può essere la più grande occasione di democrazia. Ma se si realizza attraverso flussi migratori incontrollati, sotto una geopolitica del caos, e senza che ci sia rispetto verso la cultura, le leggi e le conquiste del paese ospite allora aumentano solo l’illegalità, lo sfruttamento e la paura.
Mi sembra che si tenda a vedere il fenomeno in maniera ideologica nella letteratura come nel cinema italiano ed europeo, non sempre ma molto spesso. Chi non si allinea col “pensiero organico” è ignorante o nazionalista o, peggio ancora, razzista. Questo atteggiamento da totalitaristi del pensiero è intellettualmente intollerabile e moralmente scorretto, a mio avviso.
GF: Nel Gregario nomini Coetzee, la Yourcenar, Lee Masters e Fante: sono tutti padri della tua scrittura, o in qualche frangente s’è trattato, semplicemente, dell’amore per una e una sola opera o per qualche frammento? Perché hai ritenuto opportuno integrare quei passi nel romanzo? In passato, nominavi Jones, Bukowski e Carver come punti cardinali: è ancora così? (cfr. intervista, 2004)
PM: Sono o sono stati per me tutti quanti autori importanti come molti altri. Ho integrato quei passi perché la frase della Yourcenar e il frammento di Lee Masters entravano pienamente nello spirito del libro. Coetzee è il mio scrittore preferito. Mi piacciono molto Alice Munro, Richard Yates, Imre Kertèsz, Philip Roth, Michel Houellebecq e la lista sarebbe lunghissima…
GF: Cosa sogni che scrivano, del tuo Gregario? Parlo sia della critica che dei tuoi lettori. Qual è la frase che non vorresti mai leggere e quella che sogni venga pubblicata? Cosa vuoi risvegliare, nel pubblico? PM: La recensione di Filippo La Porta (XL) mi ha fatto indubbiamente molto piacere. In tutta sincerità, attualmente, non ho timori da questo punto di vista. Ho puntato dritto al cuore del lettore. Ho abbandonato ogni paura di essere “troppo sentimentale” o “troppo poco provocatorio”, “troppo poco diretto”. Paure che ai tempi del mio esordio avevo e che probabilmente condizionavano la mia scrittura. Allora ero anche molto giovane e aveva in ogni caso un senso avere quell’attitudine per me, in quel dato momento. Oggi sono meno giovane e ha senso, ha avuto senso cambiare, mettermi in gioco. Vorrei arrivare in profondità, scavare nei personaggi, parlare dei rapporti e dei legami sentimentali e famigliari nella maniera più profonda e umana possibile senza cadere nelle trappole del cinismo facile né della retorica. GF: Narrativa italiana contemporanea. Nomina tre artisti che apprezzi, e tre che sinceramente detesti o disprezzi; e motiva la tua scelta, argomentando a piacere. Spazio non manca. PM: Ci sono alcuni buffoni sia nel mondo underground che mainstream. Ma non vanno nemmeno ignorati. Apprezzo chi fa il nostro lavoro con umiltà e onestà e coraggio. Ci sono alcuni scrittori della mia generazione dai quali senza dubbio mi aspetto grandi cose.
GF: Editoria italiana contemporanea. Nomina tre collane – o tre editor – che ammiri, e raccontaci perché. Ti stiamo domandando dove leggere grande narrativa, italiana o straniera. Siamo una comunità di lettori forti ma caotici: aiutaci.
PM: Da sempre la mia casa editrice preferita è Minimum Fax e sono molto orgoglioso di farne parte. Minimum Fax ha pensato ai lettori veri e non alle mode. Questo ha fatto la differenza, insieme ovviamente ad altri fattori e ai grandi autori riscoperti o scoperti. Con Nicola Lagioia ho lavorato molto bene. Nicola ha migliorato il mio lavoro e ha avuto un grande rispetto della mia scrittura e delle mie scelte. Spero che anche in futuro ci sia l’opportunità di lavorare assieme.
In genere come lettore non bado alle case editrici. Vado ad intuito e seguo gli scrittori che amo. In fondo sono gli scrittori che contano.
GF: Come stai? Cosa sogni in questo momento della tua attività artistica? Cosa puoi promettere o anticipare ai tuoi lettori?
PM: Sogno di avere il tempo, la calma, le condizioni giuste e soprattutto la forza per finire un altro romanzo. Ai miei lettori, ammesso che ne abbia di lettori forti che mi seguono, vorrei promettere che lavorerò seriamente, che li sfiderò a ogni libro.
GF: Opera dedicata al padre e alla madre. C'è qualcuno che vorresti ringraziare o salutare? Che so: compagna, agente, redattori della casa editrice... vai. PM: Già fatto in privato. Molte grazie. GF: Grazie infinite.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Paolo Mascheri (Arezzo, 1978), scrittore italiano. Ha esordito pubblicando la raccolta di racconti “Poliuretano” (Pendragon, 2004)
Paolo Mascheri, “Il gregario”, Minimum Fax, Roma 2008. Collana Nichel, 36.
Curiosità: Il colophon include un avvertimento credo inedito: “Ogni riferimento ad attività commerciali realmente esistenti è puramente casuale”.
Approfondimento in rete: Blackmailmag / Lisa Massei intervista Paolo Mascheri (2004) / Mangialibri / Francesca Mazzucato
In Lankelot:
Gianfranco Franchi, Lankelot, fine agosto 2008. On line il 5 settembre 2008
Sai benissimo come la penso
Commenti
Amices!
Ecce, come promesso.
E con questo, siamo alla seconda delle tre sorprese riservate al libro di Paolo. La terza è un segreto...
Perché quel colore?
L'ha scelto l'autore:). Dici che è meglio in nero?
A Sassari si direbbe che è un po' un pugno a occi ("occhi", nevvero) ma è questione di gusti suppongo :)
Facciamo questo esperimento, dai...
Ok! :)
Dopo la recensione arriva anche l'intervista, ora leggo.
benissimo, soprattutto la risposta sul multiculturalismo ha sciolto qualche interrogativo che mi era venuto. Allora, non resta che leggere il libro. E in bocca al lupo a Paolo!
Mi unisco ai tuoi auspici. Contento che l'intervista abbia completato l'opera. :)
http://wrong-.splinder.com/post/18282018
Andrea Consonni segnala la recensione su "Wrong", dando seguito a questa segnalazione:
http://wrong-.splinder.com/post/17776642
Un bel colore. Una buona intervista.
:-)
oh, Branco. Oggi stavo sondando la disponibilità di una redattrice di Eliott per un'intervista alla redazione. Prima di Natale la porto, con dedica a te:)
Però Minimum Fax, libro già disponibile in libreria a Cesena, comprato presto inizio a leggerlo.
ci dirai!
BUTTAZZI in CORPO12
Il gregario
di Paolo Mascheri
Minimum Fax
Il protagonista di questo romanzo ha tutto. ?Eppure questo tutto non è abbastanza. Perché Arezzo lo sta trasformando in un buono a nulla. Perché sente anno dopo anno che la sua vita sta diventando una chance non sfruttata, una mano di buone carte giocata da un cieco? (pag. 16). Con Il gregario, Paolo Mascheri abbassa un full e vince quella sfida di nervi che è il primo romanzo in terza persona. Una vittoria limpida e meritata, a cinque anni dal suo esordio nel racconto con Finale, incluso nell?antologia Il colore viola (Limina, 2003). A seguire, la raccolta Poliuretano (Pendragon, 2004: il miglior libro di narrativa uscito per i tipi dell?editore bolognese), la partecipazione a Semi di fico d?India (2005) con lo splendido Niente vista lago, a The First Time I Saw (ennesima antologia) e L?onore delle armi, apparso sul blog Book and Other Sorrows. Per Mascheri, la scrittura è una cosa seria. Una cosa seria e dolorosa. Il narratore si mette in gioco / a nudo, rivolge la penna contro di sé come se fosse un bisturi. Eppure non vi è mai traccia di compiacimento, nemmeno in chiave autolesionista. La misura, la pulizia chirurgica della prosa di Mascheri ricorda quella del J.M. Coetzee intento a ridefinire i confini del memoir con Infanzia (1997) e Gioventù (2002), ed è proprio una citazione dal Maestro di San Pietroburgo (1993) ad aprire Il gregario, monito perfetto per centottanta pagine dolenti e umanissime. Non solo Coetzee: i modelli dichiarati di Mascheri sono Carver, Yates, il Fante della famiglia Molise, e ancora il Gutiérrez di Carne di cane (2003: la sua raccolta più matura e trattenuta), il primo Houellebecq, o il Philip Roth che disseziona il rapporto col padre (Patrimonio, 1991) e affronta temi universali come la malattia e la morte (Everyman, 2006; Exit Ghost, 2007). Il protagonista del Gregario ha tutto, e prima di tutto un padre. Se si dovesse catturare in una riga il contenuto del romanzo, Il gregario è un libro che parla del rapporto tra un padre e un figlio. E lo fa con rara franchezza e intensità, offrendo al lettore due personaggi indimenticabili e veri, cioè a dire quanto di più lontano dalle costruzioni ad arte del romanzesco. Il protagonista di questo romanzo ?ha sempre seguito la strada battuta, è stato sempre disciplinato, in fila, senza rompere le righe. [...] Se continua così non può lamentarsi se la sua vita gli appare come una mano di carte giocata da un cieco (pag. 35)?. Non solo: ?rischia di essere un soldato che va in guerra solo per alzare le braccia e battere in ritirata (pag. 35)? e, soprattutto, ?pur non credendo a nessuna ricompensa eterna, prova compassione per chi vede la vita come un sacrifico a cui non si può e non si deve sfuggire. Un sacrifico la cui ricompensa sta solo nella consapevolezza del sacrifico stesso, nella consapevolezza di essere vivi adesso e ora e di star sprecando l?unica vita che si ha (pag. 29)?. La lettura del Gregario è tempo guadagnato nell?accezione più alta del termine. Non capita tutti i giorni di scoprire un libro dotato della solidità di un classico e capace di fissare, con spietata lucidità, il nostro qui e ora di italiani in corsa verso il burrone.
http://www.corpo12.it/2008/09/05/recensioni/il-gregario/
bellissima recensione, sentita.
Sim ci manca molto.
Bella intervista, un paio di risposte da tenere a mente e doppia splendida recensione (è vero, Simone manca tanto da queste parti). Insomma non resta che procurarsi il libro. Lunedì passo a ritirarlo.
bella intervista.
'tempo e umiltà e silenzio, una strada che andasse dritta al ?punto della questione?.' - Grazie. Questo, e cioè l'onestà -sempre- fanno uno scrittore vero, uno che non scriva solo per far rumore.
le voci nette, distinte, sono sempre una gioia.
Sto cominciando a sbirciare le vetrine delle librerie altre - cioè non l'adorata Tilopa - e mi pare che qua e là spunta la copertina del nostro Mascheri. In bocca al lupo!
www.minimumfax.com/libro.asp?libroID=425 scheda on line (era ora!)
L'ho acquistato, ne ho lette solo 40 pagine per ora. Mi sembra molto interessante, stando al poco che ho letto. Vi dirò di più a lettura completata;)
Finito in due giorni!
Davvero un libro interessante e ricco di spunti, ci sarebbero molte altre domande da fare all'autore, per esempio quanto c'è di autobiografico nel libro.
Inoltre mi piacerebbe sapere qual è il percorso di studi dell'autore.
Ho letto tutto il libro con una matita a fianco per sottolineare alcune frasi, cosa che faccio raramente con i romanzi.
Finita la lettera la sensazione che permane è la malinconia: malinconia per come finisce la storia, malinconia per il rapporto tra padre e figlio ma soprattutto (al di là della fiction) malinconia per la decadenza italiana.
Malinconia mista ad incazzatura in certi passaggi, come quando Mascheri descrive le zone industriali e come si sono trasformate le nostre città.
Ma in certi passaggi anche paura, paura del futuro per chi, come me, il proprio futuro deve ancora costruirselo.
Paura per come andremo a finire.
"Finita la lettera" intendevo la lettura
ottime notizie. Aspettando i pareri di Leon post lettura, rispondo a Francesco: sull'autobiografismo non posso dire niente, demando all'autore. Io l'ho conosciuto dopo il suo primo libro, "Poliuretano", uscito ormai 4-5 anni fa - lo trovi linkato in questo pezzo e nell'archivio di lankelot - e credo che dando un'occhiata ad articolo e intervista potrai trovare delle risposte;)
Per Paolo: Francesco è un under 18! Nuova generazione di lettori, e credo proprio un giorno letterati. Fagli finire il Liceo...
l'ho trovato in libreria senza problemi, mi pare che la distribuzione funzioni e sia abbastanza capillare.
Ormai Minimum Fax è un editore medio. La fase pionieristica del furgoncino è leggendaria:). Buon per loro e per noi, quando pubblicano cose del genere.
FONTE: mfax
Un'intervista a Paolo Mascheri in occasione dell'uscita del suo primo romanzo, Il gregario.
«È suo padre il principio primo, il deus ex machina, il cuore di tutta la sua vita».
Il rapporto padre-figlio è il fulcro del tuo romanzo. Un rapporto devastante, complesso, tormentato da un senso di inaccettazione biunivoco. Ma non c?è mai vera anaffettività. Entrambi ? padre e figlio ? lottano, ognuno a proprio modo, per creare una complicità che sembra impossibile, ma che forse ha uno spiraglio.
PM: C?è molta umanità, a mio avviso. Se avessi puntato tutto sul fallimento di questo rapporto sarebbe stato indubbiamente più facile scrivere. Invece ho cercato di descrivere questi due personaggi, questo legame, nella maniera più onesta e umana possibile. È questa la sfida che mi sono imposto come scrittore: parlare di un padre e un figlio e scavare fino in fondo in questo legame, farlo con umanità e compassione evitando il cinismo e al tempo stesso la retorica. Sono convinto che sia il figlio che il padre in realtà siano due personaggi molto vicini e non troppo diversi l?uno dall?altro. Sono entrambi indifesi di fronte ai cambiamenti del Paese, di fronte al liberismo economico e sessuale e, come tutti gli esseri umani, di fronte alla lotteria della malattia e della morte. Tornando alla tua domanda, direi che le ultime pagine del libro offrano una possibilità di riconciliazione definitiva e quindi aprano un varco alla speranza.
D: Il protagonista del tuo romanzo soffre una routine che lo imprigiona, che ne inibisce i movimenti, la libertà. Per descrivere questa situazione hai richiamato il concetto psicologico di «appresa impotenza», che trovo molto attuale: l?essere stati sempre «in gabbia» può portare a non avere il coraggio di uscire quando la gabbia è aperta ? una specie di «disabitudine» alla libertà di scelta e di conseguenza alla responsabilità delle proprie azioni.
Con questo romanzo hai voluto esorcizzare una «malattia» tipica della tua generazione?
PM: Non sarei in grado di esorcizzare una malattia generazionale perché non ho le caratteristiche per essere un autore generazionale, né la mia generazione mi è mai interessata più di tanto come scrittore. Il concetto di appresa impotenza si riferisce alla paura di uscire dagli steccati delle nostre vite, all?affezionarsi in ogni caso alle nostre vite anche quando non sono come le progettavamo.
D: Nel tuo romanzo c'è un'immagine della Toscana che infrange tutti gli stereotipi: in un panorama costellato di fabbriche e alienanti centri commerciali, nulla ricorda le colline morbide e i vigneti assolati dell'immaginario comune, ma semmai richiama le (in parte altrettanto stereotipate) atmosfere cupe della pianura padana.
Come mai hai scelto di sottolineare il "lato oscuro" della tua regione?
PM: In realtà non mi interessava descrivere la Toscana, né darne una immagine diversa da quella che è nell?immaginario dei turisti, né tanto meno descrivere ?la vita di provincia?. Mi serviva uno sfondo meno riconoscibile e meno caratteristico possibile per universalizzare ancora di più la storia. Per fare questo ho dovuto neutralizzare la Toscana, ho dovuto spogliarla dei suoi stereotipi e anche della sua bellezza innegabile, renderla una regione qualsiasi della wasteland europea. I luoghi descritti potrebbero essere ovunque e questa storia potrebbe svolgersi ovunque.
D: Hai scelto di utilizzare un linguaggio asciutto, piano, che comunque non nasconde, e anzi trovo esalti ? forse proprio per contrasto ?, la forte emotività che è il motore di questo libro.
PM: Solo un linguaggio essenziale e controllato e solo la terza persona potevano essere credibili nel raccontare una storia come questa. A mio avviso, in questo libro, solo questi due elementi potevano avere la misura, l?equilibrio etico e stilistico per colpire onestamente al cuore del lettore.
fonte: magazine Nº67 - settembre 2008
http://scritture.blog.kataweb.it/francescamazzucato/2008/09/26/il-gregar...
mazzucato su mascheri!
ho finito il libro, tra un fine pomeriggio pomeriggio e questa mattina.
Un libro splendido. Ho indossato la maglia con lui e ho sentito voglia di correre.
C'è un elenco di cose belle, di immagini che permangono e che fanno il mestiere (in fondo rimango un bel po' formalista, anche se non russo).
Mi è rimasto sconcerto e umanità, una umanità profondissima. E la sensazione di essere condotto a un luogo a me caro, e che però temo. Sotto la mano di un creatore ci si avvede di quello che è importante, di cosa valga la pena del vivere.
La prima cosa è questa: finito il libro sai qualcosa di più, non ti sei soltanto divertito o hai conosciuto la afflitta e sconsolata quotidianità professionalità di un parafarmacista di provincia. Non hai visto solamente la toscana (gli industriali che scendono in campo con Silvio perché loro sono abituati davvero, a razzolare sui loro campi operosi, immagine magnifica) sotto occhi diversi che descrivono il fetido dilagare della piana padana. Non hai assistito al portrait olio su legno di chimere grufolanti che cercano ghiande in una terra secca e sguarnita. Non hai compreso solo che l'una o l'altra di quelle creature di cui ti circondi non cambierà niente, perché sono pienamente e inconsapevolmente contaminate dall'aria che appesantisce. Hai capito cosa conta sopra tutto, perché è viltà e sterile masturbazione contro un monitor altrimenti e hai compreso che il tuo petto deve risuonare della tua voce.
Portato lì, in quel punto, solitario (un'ombra pronta a dimenarsi in un fantasma è il padre e gli altri, gli altri non hanno mai contato davvero se non come blande proiezioni di briciole della coscienza) puoi decidere. Tu insieme a chi ti ha condotto.
E Lui ha deciso: Non si può essere senza padre, anche se questo significa continuare a combattergli contro e a cercare di piegarlo a sé. Non è il cane di un padrone, ma il figlio che riprende il fiato e le gambe del padre.
Ho adorato questo, la consapevolezza che tutto il bene risiede nelle radici, benché malate e ritorte e moleste.
Lo sguardo fisso e potente, questo dice, deve essere raccolto come un testimone prezioso.
Scrivi anche al Mascheri...
sarà entusiasta.
grande commento.
Questo è il pezzio su "Il gregario" che uscirà su DAYBREAK, la rivista su cui scrivo. Non l'ho postato su Lankelot perchè troppo breve rispetto ai miei canoni. Come immaginerete per la rivista ho uno spazio ristretto: 2500 battute circa. Lo metto qui, tanto per contribuire al dibattito;)
PAOLO MASCHERI ? IL GREGARIO
Vita di un quasi trentenne borghese nella provincia toscana. Vita apparentemente senza preoccupazioni, eppure densa di insoddisfazioni e di interrogativi esistenziali ai quali il nostro tempo offre ben poche risposte accettabili. Il gregario, edito da minimum fax, primo romanzo e opera seconda (ricordiamo la raccolta di racconti brevi Poliuretano, edita da Pendragon) del trentenne aretino Paolo Mascheri, è un viaggio nell?abisso della sconfitta, nell?inadeguatezza di un ragazzo che subisce la vita, nonostante le vaghe velleità artistiche di gioventù. Un farmacista alle dipendenze del padre, del quale subisce la personalità e le scelte lavorative, fino ad accettare, controvoglia, di aprire in società col genitore una farmacia. Nel suo universo protetto, anche il rapporto di coppia comincia ad insinuare insoddisfazione: nulla è come desidera, urge rivoluzione dell?esistenza. Ma gli approdi, nel tentativo di rinnovarsi e rinvigorire lo spirito, si rivelano presto inadeguati o impossibili chimere, sia in campo sentimentale che lavorativo. Inevitabile dunque il ritorno alla grigia ma sicura situazione preesistente. Comunque l?insoddisfazione resta, e innesca qualche sussulto, soprattutto una volta saputo della grave malattia diagnosticata al padre. Ma la condizione di gregario, rispetto al padre e più in generale alla vita stessa, è oramai zavorra da cui è difficile liberarsi. Un romanzo che allontana l?emozione, questo del bravo Mascheri, anche volutamente. Freddo e quasi impersonale, nonostante le immaginabili assonanze autobiografiche ? non fosse altro che per l?età e il contesto geografico - tra protagonista e scrittore, Il gregario non riesce a far totalmente breccia nell?intimo di chi legge, pur restituendo angosciosi interrogativi. La narrazione in terza persona, poi, non aiuta il lettore ad una pur parziale ? visto anche la scarso appeal del protagonista ? immedesimazione, generando decisamente maggior distanza partecipativa di quanto potesse fare la prima persona. Eppure, se si sorvola su qualche inevitabile luogo comune, è una storia simbolo del nostro tempo, che ben fotografa il disagio giovanile dei trentenni di oggi, offesi da giudizi affrettati e inaccettabili (c?è chi li ha definiti bamboccioni, come ricorderete) e fagocitati da un sistema che genera precarietà emotive prima ancora che lavorative. Dal particolare all?universale, Paolo Mascheri canta il lamento di questa generazione sfortunata, sacrificata sull?altare della ricerca di un improbabile equilibrio globale, costretta ad accantonare i sogni ma anche i bisogni, destinata a portare un pesante fardello, proprio come un gregario.
Federico Magi
magnifico!!!
complimenti a Marco per lo splendido commento, mi ha veramente catturato.
Beh, aggiungendo qualche riga non potete pubblicarli qui per intero?
Sarebbe bello, sì!
35- grazie: è il libro che mi ha preso
Daje PAUL MASK!
5 Marzo 2009 :: h. 19.30
BOLOGNA - ZAMMU?
Dalla A allo Zammù - alfabeto letterario 2009
Via Saragozza 32/a - BOLOGNA
Paolo Mascheri, Il gregario - minimum fax - introducono Marco Nardini e Francesca Mazzucato
Ambientato in una Toscana lontana dallo stereotipo del Chiantishire da cartolina, pullulante invece di capannoni industriali, outlet, locali equivoci e ragazze dell?est che inseguono voracemente il benessere, Il gregario è un romanzo sul declino italiano ma anche una profonda riflessione sul devastante e struggente legame tra un padre e un figlio.
c'mon PM.
http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2009/01/16/il-gregario-di-paolo-m...
Dibattito in progress!
http://it.youtube.com/watch?v=qc6WnUfmAdI
da comparare con "L'uomo che guarda" di moravia.
qui l'articolo di Movi:
www.lankelot.eu/index.php/2009/01/30/moravia-alberto-l-uomo-che-guarda
28 MAGGIO
FRANCHI+MASCHERI LIVE IN ROMA
TENETEVI FORTE
45. Ma tenersi forte....a cosa? (-: uhahaha!
a quel che diremo:)
relatori: DI CONSOLI + VENEZIANI.
http://www.puntoeffe.it/rivista/2009/04/92%20farmacarta.pdf
intervista citata in "puntoeffe". Grazie;)
avanti PAUL MASK!
http://paolomascheri.blogspot.com/ blog di Paul Mask!