Marx Miriam Allen

Love, Groucho. Letters from Groucho Marx to His Daughter Miriam

Autore: 
Marx Miriam Allen
Dopo le svariate edizioni, e relativi aggiornamenti, di La mia vita con Groucho del figlio Arthur, l’autobiografia Growing up with Chico della figlia di questo, Marxine Marx, e Le lettere di Groucho Marx, nel 1992 Miriam decide di dire la sua, pubblicando le oltre duecento lettere ricevute dal padre nell’arco di quasi trent’anni.
Arthur e Miriam sono i primi due figli di Groucho, avuti da Ruth, e a quasi vent’anni di distanza nascerà Melinda (nel 1946) dalla seconda delle tre mogli del comico. Le donne nella vita privata di Groucho non hanno fatto una bella fine: sia le tre mogli che la figlia hanno avuto seri problemi con l’alcol. Quasi a suggerire che la convivenza con un comico folle non fosse la più facile delle esperienze.
 
Il libro offre due affascinanti punti di riflessione. Avendo scelto di omettere le risposte della figlia, si ha un lungo monologo epistolare dell’attore. Dunque in prima battuta si osserva per la prima volta l’uomo Groucho: le piccole cose quotidiane, le impressioni riguardo la carriera, gli incontri eccezionali raccontati come quotidianità, e i problemi famigliari e così via. Spesso i biografi del comico lamentano delle incongruenze nei suoi racconti poiché il periodo in cui si è più aperto è relativo agli ultimi anni di vita e spesso la memoria tendeva a confondere i ricordi, rendendoli spesso poco affidabili. Nei suoi libri Groucho ha sempre cercato di colorire i cenni autobiografici con filtri comici: insomma, era un inguaribile bugiardo. Nelle lettere alla figlia invece non risparmia nessun particolare e le racconta per filo e per segno ogni cosa. Si può dunque considerare Letters from Groucho Marx to His Daughter un diario in cui non ha senso mentire, eccezion fatta per molte parodie e atte a divertire la figlia. È un resoconto che va dal 1939 al 1967, in special modo nel fittissimo periodo di corrispondenze dal ‘41 al ’55, in cui Groucho Marx si racconta, fondendo vita privata e carriera alla sua attività di lettore e spettatore, consigliando talvolta libri o show che l’hanno particolarmente ravvivato. Il mondo del cinema non è in primo piano, e i film di cui Groucho parla non sono i suoi migliori (da Una notte a Casablanca, a Love Happy passando per Copacabana e It’s only money con Frank Sinatra). Oltre che padre premuroso, ma disattento, si delinea un profilo di uomo eccezionalmente impegnato che tenta di riunire tutti i legami, come un padre di famiglia che abbia figli (e mogli) sparsi ovunque – egli sta a Hollywood, Miriam e la madre a New York.
Lo stile della sua scrittura varia inevitabilmente con l’età della sua lettrice. Nella prima lei ha 11 anni e di conseguenza i toni sono molto infantili; fiabeschi e teneri anche nei primi anni successivi, specie in quella dell’ottobre 1941 in cui Groucho divaga in modo surreale sull’affetto del cane da lei custodito:
Come state tu e il mio cane Duke? Apparentemente credi che Duke sia tuo, vero? Be’ ne ho parlato con lui quando eravamo assieme in bicicletta. Ho detto, Duke, a chi appartieni? A Miriam o a me? Mi ha guardato e mi ha strizzato l’occhio. Ha detto, Miriam mi piace, è una brava bimba e ogni tanto mi spazzola il manto e mi lancia un osso, ma compararla a te è pura follia. Perché, Groucho, vecchio mio, tu sei il mio uomo. È stata la prima volta che mi ha chiamato Groucho, e credimi, fui scosso fin sulla punta delle dita. Solitamente mi chiama Julius, e sentirlo chiamarmi Groucho mi ha colpito profondamente. Comunque, trottando al mio fianco in bicicletta continuò, sai che non potrò mai dimenticare le centinaia di miglia che abbiamo percorso insieme con la pioggia e con il sole, i cani con cui mi sono azzuffato e da cui son scappato, i gatti che ho rincorso sugli alberi, ho passato la vita con te e non potrò essere di nessun altro, se non tuo” (pag. 6)
L’approccio verso la figlia è quindi una ricerca di stile; del resto Irvin Brecher ricorda: “La verità è che Groucho odiava essere un attore” (The Wicked wit of the west, 2009, pag. 8), scrivere era il suo sogno mancato e il suo allenamento in proposito era giornaliero e appassionato.
Non mancano le cattiverie affettuose, tra cui i riferimenti a Humphrey Bogart e al suo vizio più noto: “La notte scorsa siamo stati dai Borgart per cena. Vivono in cima a una collina – in una casa in stile moderno. Siamo stati bene. A Bogart piace bere – non era ubriaco ma solitamente è discretamente fradicio durante una serata e ama parlare, e alcune cose di cui parla non hanno alcun senso – dopo tutto non dimenticare che è un attore” (pag. 26) che torna anche in altre lettere.
I pochi riferimenti al cinema sono inevitabilmente le perle più gustose e si ritrovano soprattutto nella prima parte, durante la lavorazione di Una notte a Casablanca: la guerra, i continui scioperi sul set, e lo sforzo che rende Groucho vulnerabile e insofferente verso il mondo della celluloide. Ed è interessante notare come il primo entusiasmo verso il film scemi per via della regia, di Archie Mayo, che a suo dire ha stravolto in peggio il film.
La gente ci chiede ‘Perché ragazzi non fate più film, ne potete farne uno in otto settimane’. È vero ma da quando iniziamo a pianificare la storia, tra le prove nel tour teatrale, le riscritture, le riprese, i dubbi, le anteprime e le scene nuovamente girate, è esattamente un anno dall’inizio, ossia gennaio scorso.
Voglio una pausa, quando sarà finito. Voglio star seduto a leggere, dormire e ascoltare musica e andare a vedere un film o alzarmi quando voglio, non star dietro ai capricci di qualche stupido bastardo detto anche manager, che sembra godere sadicamente nel convocare sul set un attore sei ore prima del bisogno” (pag. 39).
E in seguito alle proiezioni pubbliche racconta:
Ero terribilmente depresso durante la proiezione. Abbiamo lavorato così tanto e duramente al film, e credevo fosse saldo e consistente, vederlo poi svigorito da quel ciccione idiota (Mayo) be’, è stato straziante. Ma non intendo preoccuparmi troppo per questo. Ormai è fatta. E son sicuro che sarà meglio de Il bazar delle follie, ma non ci sarà mai un altro A night a the opera” (pag. 54) e più avanti torna nervosamente sull’argomento sottolineando come il regista abbia eliminato le loro scene migliori.
 
Interessante, ma non si sa quanto autentica, è la notizia di un loro invito in Europa.
Ho ricevuto un invito dal governo francese per un’apparizione dei Marx al festival del cinema di Cannes. Tutte le spese pagate, niente da fare se non mostrare i nostri corpi. Volevo andare ma Harpo ha rifiutato, ha detto che sarebbe un’interferenza dannatamente problematica alle sue partite di golf” (pag. 127). La passione di Harpo per il golf assumeva dimensioni giunoniche, tanto che pare che le sue ceneri siano state sparse sulla sabbia del suo campetto preferito.
In ogni caso la narrazione di Groucho – perché tale era, data la sua attenzione e il suo impegno in tal senso – muta registro con una capacità notevole: nei giochi di parole, i momenti drammatici, i rimproveri o i racconti, Groucho riesce a unire le sfumature, talvolta con dei salti di senso bizzarri eppure frutto di grande capacità espositiva. Quasi ad indicare dei repentini sbalzi di umore che saltano dal rammarico, alla gioia d’esser nuovamente padre, alla stizza verso qualcuno e di nuovo voltando pagina con gioia verso un nuovo progetto. Ogni lettera contiene dei paragrafi che sanno unire un’intera personalità e ciò a volte è piacevolmente spiazzante.
Per esempio tra le amenità private, apre una parentesi e dice “Fra l’altro, Leo McCarey è stato arrestato per guida in stato di ebbrezza l’altro giorno. Te la butto così, tanto per darti qualche nuova dalla West Coast” (pag. 63) e l’effetto è comunque esilarante.
 
L’altro punto di vita è quello di Miriam che non parla ma si evince dalle reazioni del padre. La sua psicologia è inoltre facilmente interpretabile: la madre soffre di disturbi gravi relativi all’alcol e non ama la nuova moglie del padre. Il risentimento verso questo accaduto sfocia in una lettera in cui Groucho scopre che un giornale scandalistico ha pubblicato tali notizie senza il suo consenso e, pare, la responsabile fu proprio Miriam. La tensione si legge fra le righe e nel dispiacere di Groucho quando dice “Kay mi ha detto che ti ha scritto delle lettere e tu non le hai mai risposto” e la cosa è frequente. Tra i due fuochi, la gelosia, l’uomo tenta di sedare la tensione alla bell’e meglio ma la situazione non può non sfuggirgli di mano. Si evince che questa narratrice invisibile è un carico di odio, risentimento e disperazione che inevitabilmente degenera. Quando Groucho le dice che i problemi etilici della madre sono seri non sa che la stessa figlia ha cominciato a bere, eppure è palese dalle sue ossessioni (che egli tenta di esorcizzare, per esempio prendendola in giro quando lei lamenta di sentirsi grassa). Insomma c’è un lato del libro che non parla direttamente, ma si costruisce tassello per tassello ed è uno spettro cupo e desolato. Presto Groucho scoprirà altri particolari, tentando con la sua verve di minimizzare e confondere, talvolta affrontando direttamente il fulcro, altre esercitando indirettamente il suo sostegno paterno. L’analista da pagare, la macchina distrutta in un incidente quasi mortale, la depressione e l’alcol: Miriam non pubblica le sue lettere, che sarebbero una totale negazione di quanto avviene, lascia che il lettore lo scopra da sé. Non so quanto questa scelta sia consapevole, forse è stata solo una scelta editoriale per snellire il libro, in ogni caso l’atmosfera c’è e le deduzioni del lettore sono tangibili.
 
Uno dei passi più taglienti è un resoconto di Groucho riguardo ad un cinegiornale. Egli non risparmia nessuno, nemmeno la Chiesa.
I cardinali erano tutti vestiti con le loro tuniche fluttuanti – sembravano delle ostetriche incinte – e quando il Papa è arrivato, si son tutti prostrati con le loro pance grasse e hanno strisciato. Raggiunto finalmente il pulpito del Papa, gli hanno baciato i piedi. Credo sia una delle cose più disgustose che abbia mai visto e non credo sia buona cosa per la Chiesa Cattolica. A proposito, il Papa, sembrava Chico e aveva il suo stesso tipo di accento. Immagina di baciare i piedi a Chico!” (pag. 67)
 
Un libro per affezionati, curiosi, in ogni caso l’unico che veramente offra il lato umano di Groucho dalla sua stessa penna. Lo vogliamo in italiano al più presto, anche in copie limitate. Purché possa essere letto e apprezzato. 
 
 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE BIBLIOGRAFICHE
 
Miriam Marx Allen, (New York, 1927).
Julius Henry “Groucho” Marx (New York, 1890 – Los Angeles, 1977) attore teatrale cinematografico e radiofonico, cantante, produttore, regista non accreditato, presentatore televisivo, scrittore umoristico statunitense. Ha realizzato tra il 1929 e il 1937 film che appartengono indelebilmente alla cultura mondiale; il make up stilizzato del suo viso è diventato con gli anni autentico emblema della comicità del Novecento.
 
 
Miriam Marx Allen, Love, Groucho. Letters from Groucho Marx to His Daughter Miriam, Da Capo Press, 2002. Introduzione di Dick Cavett.
 
 
Libri di Groucho Marx pubblicati in Italia
 
Letti, Lindau Torino 1995
Groucho e io, Adelphi Milano 1997
Le lettere di Groucho Marx, Adelphi Milano 1998
 
Libri su Groucho Marx pubblicati in Italia
 
La mia vita con Groucho di Arthur Marx, Effepi Libri 2007
O quest’uomo è morto o il mio orologio si è fermato, a cura di Stefan Kanfer, Einaudi Stile Libero, Torino 2001.
Grouchismi, a cura di Robert S. Bader, Oscar Mondadori 2000.
Legali da legare, Bompiani Milano 1992
I fratelli Marx, Andrea Martini, Il Castoro Milano 1995
I fratelli Marx, William Wolf, Milano Edizioni Libri 1978
 
Libri ancora inediti in Italia di e sui Fratelli Marx
 
Raised Eyebrows - My Years Inside Groucho’s House di Steve Stoliar, General Publishing Love,
Love, Groucho. Letters from Groucho Marx to his daughter Miriam, di Miriam Marx Allen, Da Capo Press, 2002.
Harpo Speaks!, di Harpo Marx e Roland Barber, Avon Books, New York, NY, 1961
Many happy returns, di Groucho Marx, Simon & Shuster, NY 1942
Son of Harpo speaks, di Bill Marx, Bearmanor Media, 2007
Growing up with Chico, di Maxine Marx, Prentice Hall, Englewood Cliffs, NJ, 1980
The Marx Brothers, di Kyle Crichton, Doubleday & Co., Garden City, NJ, 1950
The Marx brothers encyclopedia, di Glenn Mitchell, Batsford, London, UK, 1996
The Marx bros bio-bibliography, di Wes Gehring, Greenwood Press, Westport, CT, 1987
Groucho, Harpo, Chico and sometimes…Zeppo, di Joe Adamson, Simon and Schuster, New York, NY, 1973
The Groucho Phile, di Groucho Marx e Richard J. Anobile, Bobbs-Merrill Company 1976
The secret word is Groucho, di G. Marx e Hector Arce, G.P. Putnam’s Sons, New York, 1976
The Marx brothers scrapbook, di G. Marx e Richard J. Anobile, Darien House, New York, 1973
Hello I must be going, di Charlotte Chandler, Doubleday & Co., Garden City, NY, 1978
Groucho, biografia a cura di Hector Arce, G.P. Putnam’s Sons, New York, NY, 1979
Arthur Marx’s Groucho: A Photographic Journey, Arthur Marx Phoenix Marketing Services, 2001
 
Film dei Fratelli Marx su Lankelot:
 
 
 
Nel web
 
 
 
Luca Martello, 4 aprile 2009
ISBN/EAN: 
9780306811036

Commenti

Non mi prende il codice ean, eppure il libro è disponibile sia su ibs che libreriauniversitaria. Forse perchè è nei libri inglesi...

HAMMER!

Non so chi sia quel baffone in copertina dato che, da quanto ho capito, il libro parla di Giancarlo Magalli.

ahahaha:)))

(stai facendo un lavoro spettacolare.)

Ma perché nessun letterato si interessa a Magalli? E' una cosa che non concepisco. Quando sarò padrone del mondo vedrete, o libertini della parola.

ahah:).
Magalli è molto esperto di ristoranti romani. Dovrebbe scrivere un libro sui ristoranti romani...

hahahahahahh non riesco a leggere una frase che contenga sia "esperto" che "Magalli" senza ridere aahahahaha

5 (il 2009 lo dedico ai Marx, me lo sono promesso)

grande.

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