Quando da Washington la Library of Congress, vale a dire la Biblioteca Nazionale degli Stati Uniti, contattò Groucho Marx per depositare le sue lettere in quanto patrimonio nazionale, l’anziano attore non ci pensò su due volte. Nell’introduzione il suo amico Arthur Sheekman (invano accusato di essere il suo ghostwriter) sostiene: “Essendo il più illustre alunno della sua scuola a non aver raggiunto il diploma, Groucho fu naturalmente molto lusingato dalla richiesta della Library of Congress. Dopotutto nelle aule scolastiche era rimasto meno a lungo che nello spettacolo Fun in Hi Skule, in cui a meno di vent’anni faceva da professore ai suoi fratelli”.
Unico di cinque fratelli con l’amore viscerale per la Letteratura, Groucho amava circondarsi più di poeti, scrittori e sceneggiatori che di star dell’ultima ora. Ma, ci dice ancora Sheekman, non era una caratteristica solo di Groucho, quella di adagiarsi fra intelletti scintillanti: “quanto all’eterno fanciullo, il caro Harpo, anche lui come Groucho aveva soprattutto amici scrittori. Eppure si divertiva a fingersi completamente illetterato. Ci conoscevamo ancora da poco (fui chiamato per collaborare alla sceneggiatura di un film dei fratelli Marx) quando mi chiese di insegnargli a scrivere la lettera J”. Non a caso nella sua autobiografia Harpo cita continuamente il suo più caro amico, uno tra i più famosi e importanti critici statunitensi della prima metà del secolo, Alexander Woollcott.
Le lettere di Groucho Marx segnano dunque una svolta nella timida ma imprescindibile tendenza alla parola scritta dell’uomo. E per la prima volta il pubblico ha la possiblità di impressionarsi davanti ai nomi con cui Groucho da anni tesseva rapporti di cordialità e amicizia: è davvero l’occasione per una totale riconsiderazione. Se i film dei fratelli Marx saranno rivalutati quasi dieci anni dopo, grazie a nuove generazioni di studiosi e appassionati e, perché no, rivoluzionari, l’idea che campeggiava sui giornali riguardo ai temibili fratelli restava relegata ad una spesso innocua carica eversiva fine a se stessa. Critica e giornali non li presero in considerazione. Al contrario alcuni fra i maggiori artisti coevi gridarono al genio: Salvador Dalì li dipinse nella speranza di poter girare un film surrealista con loro e così Billy Wilder, ma entrambi i progetti furono bocciati dalla mentalità commerciale della MGM, che trovò il progetto di Dalì “troppo surreale” – espressione la cui intelligenza si commenta da sola. Ma i nomi sono tanti: Walt Disney, Roland Barthes, George Bernard Shaw, Antonin Artaud, Andy Warhol, Roman Jacobson, André Breton, Federico Fellini, James Joyce. I critici marchettari delle prestigiose riviste ormai morti e sepolti non li ricorda più nessuno. Il pubblico, si sa, dimentica presto, anche quando ha goduto di momenti straordinari. Allora restano gli artisti e, più verosimilmente, restano i loro progetti inespressi o incompleti. Ci si rammarica ad immaginare cosa sarebbe potuto essere un film di Dalì con i fratelli Marx.
Ci restano però, intatti, i libri. Ristampabili, ritraducibili, che una volta acquistati nessuno può farci più dimenticare. Sfogliando The Groucho Marx Letters si hanno aforismi di straordinaria intellingenza. Ne citiamo uno, perché si può forse attestare come il più universalmente noto del comico:
“Please accept my resignation. I don’t want to belong to any club that will accept people like me as a member” (“Per favore, accettate le mie dimissioni. Non voglio far parte di un club che accetta fra i suoi membri uno come me”).
Oltre alla celebre battaglia con la Warner Bros che tentava di impedirgli di girare Una notte a Casablanca per questione di diritti sulla ben più celebre pellicola con la Bergman e l’immortale Bogart (che tra l’altro era una delle persone più frequentate da Groucho, nonostante i personaggi siano l’uno l’opposto dell’altro) la raccolta di lettere confeziona preziose considerazioni del comico riguardo ai suoi film. A proposito dell’appena citato ecco una frase di sfuggita che però rivela molte cose: “Se Una notte a Casablanca avrà un esisto disastroso, e non vedo perché non dovrebbe[…]”.
Casablanca non è il solo, ecco poche pagine più avanti delle interessanti confidenze che Groucho porge a Sheekman su
At the cirus “
credo che sarà meglio del previsto, il che non è certo un granché, però penso sul serio che certe scene saranno molto divertenti, anche se devo ammettere, tanto per crearmi un alibi, che i giornalieri non li ho visti quasi mai”. Per comprendere come mai gli ultimi film dei Marx siano flebili è singolare notare l’entusiamo con cui vi prendevano parte. Sempre a proposito di
Tre pazzi a zonzo Groucho scriverà: “
l’altro giorno ho visto il nostro ultimo film con disinteresse. Mi rendo conto di valere poco come giudice, ma sono un po’ disgustato da questa roba e, uscendo dal cinema, ho giurato che non l’avrei più rivisto. Non la penso altrettanto di tutti i nostri film: Una notte all’opera, per esempio, lo guardo sempre con piacere e anche, con minor piacere, Un giorno alle corse, il resto mi disgusta, e in futuro me ne terrò alla larga” (pag 28.)
Sheekman è uno dei nomi che compare più spesso. A lui è indirizzata una lettera autoironica in cui Groucho si prende in giro come comico “Caro Sheek, ho ricevuto le lettere e l’assegno. Stavolta mi terrò l’assegno e depositerò le lettere: non voglio correre rischi! Il meccanismo umoristico di questa frase, l’avrai notato, consiste semplicemente nell’invertire due parole, uno stratagemma molto divertente per chi lo usa e niente affatto per chi lo subisce, ma pazienza”.
Per i biografi dei Marx divengono preziose altre rapide impressioni a caldo su Go west e Il bazar delle follie: “continuo a rinviare I cowboys del deserto. Ho letto il copione e non posso dargli torto”. Sul secondo film, Groucho getta la spugna e ammette: “
questo è il mio congedo, e qualsiasi cosa abbia in serbo il futuro per me sono felice di scampare a questo tipo di film, perché ormai trovo il mio personaggio assolutamente insopportabile”. Da notare però come Groucho, malgrado l’insopportabilità verso il personaggio, ami spesso firmarsi come
Captain Spaulding o
Doctor Hackenbush…
Per restare nell’ambito cinematografico, alcuni nomi non possono passare inosservati. Uno di questi è un certo Charlie Chaplin, di cui si parla in terza persona, non senza denigrazioni: “Ieri sera ho cenato con un Chaplin insolitamente d’ottimo umore. Fra le altre cose mi ha detto di non essere ebreo, ma che gli piacerebbe esserlo. Ha detto di essere scozzese, inglese e gitano, ma credo che non lo sappia bene nemmeno lui. È molto contento del suo film [Il grande dittatore]. Alla fine del pranzo, l’evento più sbalorditivo: ha afferrato il conto […] e si è rifiutato di cedermelo. Con mio grande sollievo. Per fortuna sono abbronzato e non che il pallore e il nervosismo fossero visibili sotto la tintarella”.
“Caro Groucho Marx,
le scrivo per informarla che il suo ritratto è arrivato, con mia grande gioia, e presto figurerà, debitamente incorniciato, sulla mia parete accanto ad altri amici famosi quali W. B. Yeats e Paul Valéry”.
Groucho risponde:
“Caro T. S.,
la sua fotografia è arrivata in ottimo stato e spero che questa lettera la trovi nelle stesse condizioni. Non credevo che fosse così bello. Se non le hanno ancora offerto il ruolo di protagonista in qualche film sexy, ciò è da attribuire solo alla stupidità dei responsabili del casting”
Il resto è ancora più sfizioso e lo lasciamo scoprire ai lettori.
Particolarmente interessante è il “Grouching sei tu fatto verbo” riferimento a Finnegans Wake di James Joyce.
“Caro Lennie, non vedo perché non dovrei comparire in Finnegans Wake. Di sicuro non sono meno sconcertato dalla vita di quanto lo fosse Joyce. Insomma, abbandoniamoci a Joyce”.
E più avanti, in una lettera all’attore Peter Lorre: “Caro Peter, molto gentile da parte tua spedirmi un libro con le spiegazioni dell’Ulisse di Joyce. Adesso mi ci vuole un altro libro con la spiegazione ci questo saggio di Stuart Gilbert, il quale se la memoria non mi falla, è l’autore del celebre ritratto di George Washington esposto al Metropolitan Museum. Mi rendo conto che fra i due c’è una duecentina d’anni di differenza, ma chiunque sia in grado di spiegare Joyce dev’essere molto vecchio e molto saggio”.
Tra le altre lettere vanno senz’altro citate quelle di Fred Allen, comico televisivo che Groucho considerava tra i migliori in assoluto, da noi del tutto ignorato e mai tradotto, e qualche (poche) lettere scambiate con un autentico genio: Jerry Lewis. È Groucho che scrive al giovane Lewis scongiurandolo di non separarsi da Dean Martin, cosa che avrebbe nuociuto ad entrambi. Molto tempo più tardi Groucho gli scrive ancora:
“Ciao Jerry
Ti ricordi quando, alcuni anni fa, scrissi a te e a Dino una lettera in cui vi supplicavo di non separarvi? Sarebbe stato un disastro per entrambi, dicevo. Da allora tu hai incassato 18 milioni di dollari (netti) e Dino, suppongo, lo stesso. Perciò mi asterrò dal darvi altri consigli”.
“L’altra sera stavo leggendo un libro sulla seconda guerra mondiale. Sembra che Churchill stesse finendo di cenare, quando il duca di Hamilton gli riferì che Rudolph Hess si era paracadutato sul suolo inglese. Churchill rimase ad ascoltarlo per qualche istante e poi riferì: «Molto interessante, ma non le dispiacerebbe ritornare più tardi? Adesso proiettano un film dei fratelli Marx». Questa è storia”.
Non sarà forse attendibile ma ci piace comunque crederci. Buona lettura.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE BIBLIOGRAFICHE
Julius Henry “Groucho” Marx (New York, 1890 – Los Angeles, 1977) attore teatrale cinematografico e radiofonico, cantante, produttore, regista non accreditato, presentatore televisivo, scrittore umoristico statunitense. Ha realizzato tra il 1929 e il 1937 film che appartengono indelebilmente alla cultura mondiale; il make up stilizzato del suo viso è diventato con gli anni autentico emblema della comicità del Novecento.
Groucho Marx, Le lettere di Groucho Marx, gli Adelphi, Milano 1998. Traduzione di Davide Tortorella, 373 pagine.
Libri di Groucho Marx pubblicati in Italia
Letti, Lindau Torino 1995
Libri sui Fratelli Marx pubblicati in Italia
Grouchismi, a cura di Robert S. Bader, Oscar Mondadori 2000.
I fratelli Marx, William Wolf, Milano Edizioni Libri 1978
Legali da legare, Bompiani Milano 1992
Libri ancora inediti in Italia di e sui Fratelli Marx
Harpo Speaks!, di Harpo Marx e Roland Barber, Avon Books, New York, NY, 1961
Many happy returns! di Groucho Marx, Simon & Shuster, NY 1942
Son of Harpo speaks, di Bill Marx, Bearmanor Media, 2007
Growing up with Chico, di Maxine Marx, Prentice Hall, Englewood Cliffs, NJ, 1980
The Marx Brothers, di Kyle Crichton, Doubleday & Co., Garden City, NJ, 1950
The Marx brothers encyclopedia, di Glenn Mitchell, Batsford, London, UK, 1996
The Marx bros bio-bibiography, di Wes Gehring, Greenwood Press, Westport, CT, 1987
Groucho, Harpo, Chico and sometimes…Zeppo, di Joe Adamson, Simon and Schuster, New York, NY, 1973
The Groucho Phile, di Groucho Marx e Richard J. Anobile, Bobbs-Merrill Company 1976
Groucho: The Life and Time of Julius Henry Marx, di Stefan Kanfer, Vintage Books, 2000
The secret word is Groucho, di G. Marx e Hector Arce, G.P. Putnam’s Sons, New York, 1976
The Marx brothers scrapbook, di G. Marx e Richard J. Anobile, DarienHouse, New York, 1973
Hello I must be going, di Charlotte Chandler, Doubleday & Co., Garden City, NY, 1978
Groucho, biografia a cura di Hector Arce, G.P. Putnam’s Sons, New York, NY, 1979
Arthur Marx’s Groucho: A Photographic Journey, Arthur Marx Phoenix Marketing Services, 2001
Film dei Fratelli Marx su Lankelot:
Nel web
Luca Martello, 26 febbraio 2009
Commenti
Ed ecco le lettere. Ora, per quel che riguarda le pubblicazioni di Groucho tradotte in italiano, abbiamo finito. Restano le trascrizioni degli show radiofonici e delle monografie - una del tutto introvabile.
"Per favore, accettate le mie dimissionI..."
e
"Per i biografi dei Marx divengono prezioSe..."
due refusi che intaccano questa splendida pagina.
e nel link a Monkey business compare una "d" dove non dovrebbe.
Per quanto riguarda il resto...che dire?
Adesso proiettano un film dei fratelli Marx.
Grazie Andrea :) Vo' a correggere..
100° articolo di Luca Martello!
Festeggio, festeggiamo.
"?Please accept my resignation. I don?t want to belong to any club that will accept people like me as a member? (?Per favore, accettate le mie dimissioni. Non voglio far parte di un club che accetta fra i suoi membri uno come me?). "
> ahaha;)
"?Caro T. S.,
la sua fotografia è arrivata in ottimo stato e spero che questa lettera la trovi nelle stesse condizioni. Non credevo che fosse così bello. Se non le hanno ancora offerto il ruolo di protagonista in qualche film sexy, ciò è da attribuire solo alla stupidità dei responsabili del casting?"
> ahahahahahahahha
:)) Almeno "Le lettere" dovrai leggerle, prima o poi :)
sì, superati i circa 300 rimasti, volentieri Hammer. e molto.
Solo 300? :))
??Please accept my resignation. I don?t want to belong to any club that will accept people like me as a member? (?Per favore, accettate le mie dimissioni. Non voglio far parte di un club che accetta fra i suoi membri uno come me?). ?
Commentino:
va detto che se oggi esistesse una persona qualsiasi che, anche scherzando, dicesse una cosa simile, l'Italia sarebbe diversa...