A dispetto di un troppo abusato stereotipo del “è più difficile far ridere che far piangere” Groucho Marx strappa la maschera e si confida:
“Ogni attore comico prima o poi desidera impersonare Amleto. Ogni columnist comico nel fondo del baule conserva una tragedia che un giorno spera di vedere allestita. Ma come ben pochi attori comici recitano la parte di Amleto, così pochi di questi drammi vengono messi in scena. Forse è meglio. Comunque quello che sto cercando di dire è che tutti gli umoristi sono, sotto sotto, delle persone serie. Il fatto di dover essere costantemente divertenti li fa diventare così. Inoltre si rendono conto che l’umorismo è considerato una cosa leggera; che un pezzo, per essere degno di considerazione, deve avere profondità e una certa dose di vitalità. Di solito non ci riescono perché conoscono solo la strada della commedia. La strada del dramma, della tragedia, è per loro nuova, così inciampano su difficoltà sconosciute e cadono. Lo stesso vale per l’attore comico che si cimenta in Amleto”.
E ci confessa un piccolo trucco. “Scrivere pezzi umoristici è in gran parte questione di abitudine. Dopo averlo fatto per un po’ di tempo non riesci proprio a farne a meno e ti senti a disagio quando non lo fai, anche se forse lo odii. Dopo aver scritto testi umoristici per un po’, le battute cominciano a venire in mente spontaneamente” (pag. 7). Se pensate che sia la lunga esperienza di anziano attore a maturare queste conclusioni vi sbagliate: il pezzo apparve nel 1927, vale a dire due anni prima che i Marx entrassero nel mondo del cinema.
Così comincia questa raccolta di articoli di giornale apparsi in quasi cinquant’anni di storia americana, dal 1925 al 1973, che ripercorre la vita e la carriera di uno dei comici più celebrati in patria e meno noti nel nostro panorama culturale – per rendere ai nostri connazionali più comprensibile il valore, si può affermare che Groucho Marx sia per l’America quello che Totò è stato per l’Italia. Ma i paragoni tendono a semplificare la realtà, che è sempre troppo stratificata e complessa per essere sintetizzata.
Grouchismi è uno dei migliori risutati editoriali che la bibliografia italiana di Groucho Marx possa vantare. Estremamente accurata per quel che riguarda le note a piè di pagina, cronologie, indici vari e soprattutto un consistente elenco dei principali testi di e sui fratelli Marx in lingua inglese. Il merito va anche alle traduttrici, i cui cognomi (Virginia Jewiss e Barbara Marti Dooley) suggeriscono una nazionalità affatto italiana, che hanno saputo accuratamente semplificare molti dei labirintici giochi linguistici e porre in risalto personaggi del panorama culturale americano altrimenti ben difficile da inquadrare. Un’altra doverosa precisazione da fare riguarda il problema dell’autorialità di Grouchismi, in quanto è una raccolta di pezzi dell’attore curati da Robert S. Bader che, oltre ad esaurienti contestualizzazioni di ogni sincolo articolo, ci regala un esemplare saggio bio-bibliografico di quasi sessanta pagine in cui analizza la carriera dell’autore Marx, affrontando vari punti cardine su: paternità degli scritti, perizia filologica con ricerca e confronto dei testi, materale epistolare inedito ed altre chicche. Insomma, se si vuole affrontare seriamente l’aspetto letterario di Groucho non si può fare a meno di questa preziosissima analisi. E per studiare la letteratura del Marx occhialuto non si può prescindere dalla corposa produzione giornalistica. Per la prima volta, ci dice Beder, si prende sul serio l’aspetto letterario dei suoi pezzi, considerati troppo spesso meno interessanti delle altre sue attività al cinema o in televisione. Il motivo di tale disinteresse si è sempre palesato come un pigro atteggiamento di noncuranza, esternato dietro frasi insoddisfacenti quali “non è abbastanza divertente come quando recita di persona” o il meno responsabile “si fa aiutare da un ghostwriter”. Con il puntiglio dell’appassionato Beder dimostra, documenti alla mano, che se la prima obiezione era frutto di una mancata analisi della sua scrittura umoristica, la seconda si rivela quanto meno fasulla: dalle corrispondenze private – e non pubblicate – tra Groucho e Arthur Sheekman (accusato di aver scritto fra l'altro Many happy returns) Beder dimostra come il primo tentasse di inserire l’amico nel “giro” facendolo firmare Groucho Marx per i primi articoli. La paternalità di Sheekman sul resto della produzione di Groucho risulta improponibile. Non sembrerebbe, ma la lunga introduzione di Beder dà una dignità postuma all’intera opera di Groucho: quando nel 1967 la Biblioteca del Congresso lo contattò per poter acquisire le sue lettere e farle diventare patrimonio letterario degli Stati Uniti, l’attore settantasettenne ebbe la sua rivincita. E da allora, con un atteggiamento intellettuale piuttosto supino, si ha la tendenza a glorificare le "Lettere" come unico motivo di interesse nella ben più consistente opera omnia. Ma lo stesso
Groucho e io e Memorie di un irresistibile libertino si mostrano come testi tutt’altro che flebili, ben degni invece della migliore tradizione umoristica – in Italia abbiamo Palazzeschi, anche se il paragone più calzante sarebbe forse con Petrolini – che conta tra i suoi pionieri firme del tutto inedite nel nostro paese come Robert Benchley considerato da Groucho stesso un maestro, ma da noi tristemente introvabile.
Si rimane davvero sorpresi per una scelta così nobile della Mondadori, ma allo stesso tempo si torna coi piedi per terra: fu pubblicizzato molto all’epoca (2000), ora è poco più che una meteora. Grouchismi si impone come libro indispensabile. E tale è davvero, in quanto, noi italiani, con l’attuale proliferazione editoriale su piccola e larga scala, quale altra occasione avremmo avuto di poter leggere gli irreperibili articoli giovanili di Groucho Marx? Probabilmente nessuna. Cosa abbia spinto Mondadori a pubblicare un gioiello del genere, davvero, rimane un enigma.
Per quanto riguarda gli articoli di Groucho, c’è poco da dire. Solo da leggere. Si tratta di esercizi di stile in cui la narrazione umoristica si alterna in sproloqui in cui, a differenza dei suoi romanzi, le note di melanconica serietà si fanno spazio (i ricordi del padre malato, pubblicati poco prima che morisse) tra momenti di satira politica (la lettera censurata, con inclusa una lite col censore immaginario) ricordi quasi autentici (Perché Harpo non parla, le pagine sull’insonnia, i ricordi sul figlio Arthur) e le satire su fisco, patria ed economia (alcuni brani di Many happy returns). Gli argomenti sono infiniti.
E ciò che conta è il potersi porre delle domande nuove, a distanza di anni, su un autore mai considerato tale.
Che ruolo può avere oggi la scrittura umoristica e quale spessore? È stata mai affrontata come degno concorrente della tragedia o è stata relegata ad effimera facezia? Le risposte stanno nella scrittura umoristica stessa. Occorre solo prenderla sul serio.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE BIBLIOGRAFICHE
Julius Henry “Groucho” Marx (New York, 1890 – Los Angeles, 1977) attore teatrale cinematografico e radiofonico, cantante, produttore, regista non accreditato, presentatore televisivo, scrittore umoristico statunitense. Ha realizzato tra il 1929 e il 1937 film che appartengono indelebilmente alla cultura mondiale; il make up stilizzato del suo viso è diventato con gli anni autentico emblema della comicità del Novecento.
Groucho Marx, “Grouchismi” Oscar Mondadori, 2000. Titolo originale “Groucho Marx and Other Short Stories and Tall Tales” a cura di Robert S. Bader. Traduzione di Virginia Jewiss e Barbara Marti Dooley, 310 pagine.
Libri di Groucho Marx pubblicati in Italia
Letti, Lindau Torino 1995
Libri sui Fratelli Marx pubblicati in Italia
Grouchismi, a cura di Robert S. Bader, Oscar Mondadori 2000.
I fratelli Marx, William Wolf, Milano Edizioni Libri 1978
Legali da legare, Bompiani Milano 1992
Libri ancora inediti in Italia di e sui Fratelli Marx
Harpo Speaks!, di Harpo Marx e Roland Barber, Avon Books, New York, NY, 1961
Many happy returns! di Groucho Marx, Simon & Shuster, NY 1942
Son of Harpo speaks, di Bill Marx, Bearmanor Media, 2007
Growing up with Chico, di Maxine Marx, Prentice Hall, Englewood Cliffs, NJ, 1980
The Marx Brothers, di Kyle Crichton, Doubleday & Co., Garden City, NJ, 1950
The Marx brothers encyclopedia, di Glenn Mitchell, Batsford, London, UK, 1996
The Marx bros bio-bibiography, di Wes Gehring, Greenwood Press, Westport, CT, 1987
Groucho, Harpo, Chico and sometimes…Zeppo, di Joe Adamson, Simon and Schuster, New York, NY, 1973
The Groucho Phile, di Groucho Marx e Richard J. Anobile, Bobbs-Merrill Company 1976
Groucho: The Life and Time of Julius Henry Marx, di Stefan Kanfer, Vintage Books, 2000
The secret word is Groucho, di G. Marx e Hector Arce, G.P. Putnam’s Sons, New York, 1976
The Marx brothers scrapbook, di G. Marx e Richard J. Anobile, DarienHouse, New York, 1973
Hello I must be going, di Charlotte Chandler, Doubleday & Co., Garden City, NY, 1978
Groucho, biografia a cura di Hector Arce, G.P. Putnam’s Sons, New York, NY, 1979
Arthur Marx’s Groucho: A Photographic Journey, Arthur Marx Phoenix Marketing Services, 2001
Film dei Fratelli Marx su Lankelot:
Nel web
Luca Martello, 21 febbraio 2009
Commenti
No, adesso voglio farvi notare una cosa repellente. Guardate la professionalità:
http://www.librimondadori.it/web/mondadori/autori/scheda-autore?autoreUUID=42b529c3-9eaa-11dc-9517-454a8637094f
guardate quella foto. Non è Groucho Marx, ma il suo imitatore Frank Ferrante (non vi sorprenderà sapere che lo detesto). O cielo, dove andremo a finire.
" ?Scrivere pezzi umoristici è in gran parte questione di abitudine. Dopo averlo fatto per un po? di tempo non riesci proprio a farne a meno e ti senti a disagio quando non lo fai, anche se forse lo odii. Dopo aver scritto testi umoristici per un po?, le battute cominciano a venire in mente spontaneamente? (pag. 7). Se pensate che sia la lunga esperienza di anziano attore a maturare queste conclusioni vi sbagliate: il pezzo apparve nel 1927, vale a dire due anni prima che i Marx entrassero nel mondo del cinema".
!!!
1. Mondadori è periodicamente imperdonabile. Sarà che devono pubblicare 1000 libri l'anno, oppure sarà che sospetto abbiano personale sottodimensionato... non so dirti.
"Grouchismi è uno dei migliori risutati editoriali che la bibliografia italiana di Groucho Marx possa vantare. Estremamente accurata per quel che riguarda le note a piè di pagina, cronologie, indici vari e soprattutto un consistente elenco dei principali testi di e sui fratelli Marx in lingua inglese. Il merito va anche alle traduttrici, i cui cognomi (Virginia Jewiss e Barbara Marti Dooley) suggeriscono una nazionalità affatto italiana, che hanno saputo accuratamente semplificare molti dei labirintici giochi linguistici e porre in risalto personaggi del panorama culturale americano altrimenti ben difficile da inquadrare."
> Ottime note, e preziosi rilievi. Grande contributo per orientare il neofita. Passo masterpiece, Hammer.
" che conta tra i suoi pionieri firme del tutto inedite nel nostro paese come Robert Benchley considerato da Groucho stesso un maestro, ma da noi tristemente introvabile."
http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Benchley
> puoi raccontarci qualcosa di più di Benchley?
"E ciò che conta è il potersi porre delle domande nuove, a distanza di anni, su un autore mai considerato tale.
Che ruolo può avere oggi la scrittura umoristica e quale spessore? È stata mai affrontata come degno concorrente della tragedia o è stata relegata ad effimera facezia? Le risposte stanno nella scrittura umoristica stessa. Occorre solo prenderla sul serio".
> e grande clausola:)
Applausi per HAMMER.
Nel pezzo non l'ho scritto, ma il libro presenta mostruosi errori di battitura (c'è persino scritto "Graucho" al posto di "Groucho" e numerose omissioni consonantiche).
7. sì, e me l'aspettavo. A ogni nuova pubblicazione Mondadori segue il lamento per il testo intatto rispetto alla stesura dell'autore o del traduttore. Cimiteri di refusi nascosti in tutti i loro volumi. Si vede, ripeto, che non hanno abbastanza personale, e ci dev'essere qualche povero Cristo che chiude la luce alle 21 o alle 22 tutti i giorni...
5, di Benchley non riesco a trovare nulla. La frase nella rec era più una lagnanza che un rimprovero.
ricevuto;)