Vallarsa, anni Trenta. Prati e boschi color smeraldo, le Piccole Dolomiti incappucciate dalla neve. Giovannino sta tornando a casa, sta tornando nel paesino di Obra. Dopo quasi quarant'anni di lontananza, ha voglia di rivedere la sua terra. È emigrato già in adolescenza, per necessità. È stato in Ungheria – dove s'è sposato, una prima volta. Poi ha combattuto in Guerra, è riuscito a portare a casa la pelle ma non ha dimenticato proprio niente, vent'anni dopo. Soprattutto, non ha dimenticato com'era la natura intorno al suo paese. Non tutto è rimasto intatto: “E dove una volta erano floridi campi e orti adesso si scorgeva una desolazione di prati incolti, occupati qua e là da mucchi di ferraglia, rottami, residui lasciati dalla tempesta di fuoco che si era avventata su questi ameni monti. Giovannino vide molte cose tra quelle congerie arrugginite: vide le granate, i cannoni, lo scintillio delle baionette; vide gli accampamenti, la massa scura delle divise muoversi compatta, i fucili; vide i carri, le casse di munizioni, i cavalli, i muli; vide i morti” (p. 53).
Sta tornando a casa, e ha un pacco da consegnare a un signore, Bernardo Broz, montanaro come lui. Ecco la val Kejerlon, che lo tiene separato da Obra come una linea di confine tra passato e presente; mentre s'avvicina, fa uno strano incontro. C'è un tizio vestito da soldato che non risponde ai suoi richiami, né al suo sasso tirato per stizza. Semplicemente si volta, prende la mira, spara. Lui è già scappato, ma non la prende bene. L'uomo dal grilletto facile si chiama Giobatta Lazeri, detto Canippa per via del nasone. È uno che spara con grande facilità, è fatto così. Sarà che è forestiero (viene da Rovereto)... chissà. Al paese Nino scopre che Bernardo Broz è nemico giurato di quel tizio. Ma Giobatta è fascista, e dai fascisti è ben protetto. Dev'essere tolto di mezzo, questo si dice in paese, perchè ha fatto arrestare cinque vallarsesi per questioni poco chiare, e poi fa il prepotente e l'arrogante con la povera gente.
Canippa finirà molto male, ma non per mano di Bernardo e dei suoi amici. Canaglia o meno che fosse, gli verranno tributati i giusti onori, da tacita legge montanara: quantomeno per ringraziarlo d'aver tolto il disturbo. Intanto però bisognerà scoprire chi è stato... Fermiamoci qua.
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Elementi caratteristici della cultura jobrera. Si comincia da una questione sociale: “Ognuno si fa gli affari suoi, ma tutti vogliono essere messi al corrente delle novità” (p. 85). Passiamo all'etichetta: a domanda “Posso offrirti un bicchiere”, rispondere subito “Mejo dui”, e naturalmente bere. Con calma. Ma cauti con la “sgnapa”, ossia con la grappa.
Problemi d'allevamento? Antica sapienza contadina insegna: “Credimi, è più facile allevare una donna che una vacca. La donna si arrangia in tante cose e il letame va a depositarlo dove è il suo posto, quello delle vacche invece lo devi tirare fuori tu dalla stalla e portarlo alla posta” (dove “posta” sta per “posta della grassa”, cioè “letamaio”; p. 153).
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Lessico. “Tenere in gaia” significa “Tenere sulle ginocchia”. “Gir” sta per “Ghiro”. “Cicioi” sta per “cinciallegre”, “Finchi” sta per “Fringuelli”. “Pioviggina” si dice “Sgozolina”. “Grassa” significa “letame”. “Butelete” significa “ragazzine”. “Lingére” sta per “birbante”.
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“Punto di svolta” è il dodicesimo libro di narrativa dello jobrero Mario Martinelli, classe 1962. Si tratta di un divertissement storico-politico, caratterizzato dalla solita passione per la terra e per la gente della Vallarsa, da buona commistione di elementi lessicali e culturali locali nella lingua letteraria del nostro narratore montanaro, e dalla voglia di ricordare a chi legge che, da quelle parti, più d'uno aveva nostalgia (o almeno rispetto) per l'Austria, piuttosto che entusiasmo e partecipazione per la “nuova” Italia.
Il titolo va a omaggiare tutti quei momenti nella vita d'un uomo in cui bisogna decidere che strada prendere, e magari bisogna saper rischiare. Il premio può essere una vita e un amore nuovo. Con una vacca che pascola, anche. E la pace, infine.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
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Vallarsa, anni Trenta. Prati
Vallarsa, anni Trenta. Prati e boschi color smeraldo, le Piccole Dolomiti incappucciate dalla neve. Giovannino sta tornando a casa, sta tornando nel paesino di Obra. Dopo quasi quarant'anni di lontananza, ha voglia di rivedere la sua terra. È emigrato già in adolescenza, per necessità. È stato in Ungheria – dove s'è sposato, una prima volta. Poi ha combattuto in Guerra, è riuscito a portare a casa la pelle ma non ha dimenticato proprio niente, vent'anni dopo. Soprattutto, non ha dimenticato com'era la natura intorno al suo paese. Non tutto è rimasto intatto: “E dove una volta erano floridi campi e orti adesso si scorgeva una desolazione di prati incolti, occupati qua e là da mucchi di ferraglia, rottami, residui lasciati dalla tempesta di fuoco che si era avventata su questi ameni monti. Giovannino vide molte cose tra quelle congerie arrugginite: vide le granate, i cannoni, lo scintillio delle baionette; vide gli accampamenti, la massa scura delle divise muoversi compatta, i fucili; vide i carri, le casse di munizioni, i cavalli, i muli; vide i morti” (p. 53).
[Martinelli] Ehilà Franco,
[Martinelli] Ehilà Franco, quaterna!
Non ti si sta dietro neppure a fare i commenti... Uno non può allontanarsi per un paio di giorni, che subito c'è una nuova recensione! Non c'è niente da fare, c'è chi ha il turbo e chi no.
Eccomi qui, vediamo quel che riesco a fare con il mio motore diesel vecchio modello...
"Punto di svolta" è un racconto di primavera, pieno di profumo di prati in risveglio.
Nonostante la vicenda gialla, nonostante il colore grigio ferro che i ricordi di guerra del protagonista intessono nella trama, quel che prevale è il trionfo della natura di maggio. E, come dici nel tuo commento, Franco, la percezione che ogni punto di svolta sia una morte e una rinascita.
Ancora una volta, un libro che parla del vivere lento restando ben dentro lo sgocciolare dei minuti, con i piedi ben radicati dentro la terra magra che si aggrappa ai fianchi delle montagne. Godendo del frusciare dell'erba nuova al vento di maggio.
[fiorenza, martinelli] questo
[fiorenza, martinelli] questo commento sembra proprio poesia in prosa. Grazie ancora per averci presentato "Il Montanaro", amica mia. E per averci ricordato quanto sia importante vivere restando ben lucidi e consapevoli dell'attimo presente [meravigliandosi - di tutto - ogni giorno - ogni risveglio].
[Franco, Martinelli] Eh,
[Franco, Martinelli] Eh, grazie a te, Franco. Mica facile trovare un Lancillotto che se ne frega altamente delle leggi del commercio, e cerca il buono nelle nicchie. Non se ne trovano, in giro, credimi.
Un solenne, lento, sentito peana di ringraziamento. Lunga vita a Lancillotto!