Fortunato Broz bivacca, guardando le stelle, dimentico delle cose della vita, dimentico delle preoccupazioni terrene. E mentre medita, prende a parlare con una voce. Quella voce è lo spirito del bosco. Non tutti sanno ascoltarla, eppure a tutti parla: soprattutto dai giorni in cui, da quelle parti, austriaci e italiani si prendevano a fucilate, e soffrivano e sanguinavano per difendere o conquistare quel confine. Fortunato ascolta quella voce.
È un ragazzo che sta per passare la linea d'ombra. Lo incontriamo con un piede al di qua e uno al di là della linea d'ombra. Vuole sposarsi ma suo padre non è d'accordo; vecchie questioni paesane. S'è nascosto lassù per decidere il da farsi. Sta cercando ispirazione. Scende, e si trova – guardandosi attorno – a poter contemplare a sinistra la Vallarsa, a destra la Val di San Valentino, in lontananza la Valle dell'Adige. Si consola, pensando alla sua terra ferita dalla Prima Guerra Mondiale, ripetendosi che qualsiasi guerra è destinata a finire, perchè è “la beatitudine la condizione naturale del creato” (p. 16). Va tra i boschi, gli scoiattoli che schizzano tra i rami; va, e a un tratto trova una vecchia bici arrugginita, e con quella bici, quasi senza accorgersene, si schianta contro un capitello. Cerca aiuto per pulire le ferite, e incontra il suo amico Livio. Assieme, vivranno un'avventura dal sapore formativo-iniziatico, per i sentieri del bosco, sino all'illuminazione – chiamiamola così, e fermiamoci qui.
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Fortunato è un montanaro. Come tutti i montanari, è abituato a spezzarsi la schiena per ottenere poco; e quel poco va salvaguardato, speso bene, centellinato. Come insegnava Orazio, “Vivitur parvo bene”: Fortunato condivide. Sa andare in osteria con moderazione, consapevole che l'osteria massacra il fegato dei montanari; sta cercando un suo sentiero fatto di moderazione e di temperanza. Saprà trovarlo, con intelligenza.
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Siamo sempre dalle parti di Obra, patria di Martinelli. È un paese che ospita persone “uniche”, rispetto al resto della Vallarsa. A un tratto scopriamo perché fanno tanto paura ai valligiani: Obra era, qualche secolo fa, colonia penale della Serenissima. “Noi siamo i discendenti di una razza di galeotti, assassini, briganti che si sono allignati sulla montagna, in maniera selvaggia, come una comunità di dannati in esilio che neppure i gendarmi ci andavano mai al verso. Ecco perché facciamo paura. Ecco perché quelli che ci conoscono sanno che con noi c'è poco da scherzare” (p. 57).
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C'è poco da scherzare ma c'è qualcosa da imparare. L'amore della vita, l'appartenenza alla natura, l'orgoglio per le proprie radici, il gusto dell'amicizia, e delle ciocche prese una tantum ma per il piacere di stare insieme; la capacità di sacrificio, la dignitosa semplicità, la naturale adesione all'essenzialità. Glissate su qualche dialogo leziosetto e vagamente libresco, perché è soltanto la condivisione delle letture dell'autore che va a far capolino qua e là, con profonda generosità e nessun esibizionismo. Spezza e interrompe il flusso della narrazione – non ci piove – ma ripeto; tutto il resto invita a scardinare la forma, a puntare dritti al cuore della vicenda: a nutrirsi della sostanza. La sostanza c'è, è pulita, come l'aria di montagna, e gentile. In pieno stile Martinelli.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Mario Martinelli, “
Lo spirito del bosco”, La Grafica, Trento, marzo 2008. In copertina, foto di Mauro Frisanco. Disegni di Mario Martinelli.
Commenti
[lo spirito del
[lo spirito del bosco]Fortunato Broz bivacca, guardando le stelle, dimentico delle cose della vita, dimentico delle preoccupazioni terrene. E mentre medita, prende a parlare con una voce. Quella voce è lo spirito del bosco. Non tutti sanno ascoltarla, eppure a tutti parla: soprattutto dai giorni in cui, da quelle parti, austriaci e italiani si prendevano a fucilate, e soffrivano e sanguinavano per difendere o conquistare quel confine. Fortunato ascolta quella voce.
[Martinelli] Ma come fai,
[Martinelli] Ma come fai, Franco? Tre libri in ventiquattr'ore... e la cosa impressionante è che sono letti con acutezza e profondità! (Ma riesci a trovare anche il tempo per dormire?)
"Lo spirito del bosco" è stato di recente eletto libro del cuore del 2009 da parte del sito "Alpinia - cose di montagna", e riceverà il premio Alpinia d'oro il prossimo agosto.
Come sempre, per quanto riguarda Martinelli, ogni cosa va a situarsi in zona cuore.
[martinelli] non sapevo del
[martinelli] non sapevo del premio Alpinia, meraviglia:). Quanto alla notte, dormo, dormo:). Da un anno pieno applico gli insegnamenti di Noodles, "vado a letto presto", e da un mesetto e qualcosa il cane mi sveglia all'alba (quando vuole lei) per andare a fare pappe e via dicendo:). la mattina si lavora meglio (che scoperta eh? ahah:))) ).