Marzo 1944. È la fine di un inverno particolarmente rigido e due giovani, Vittorio e Antonio, stanno scendendo attraverso un canalone del monte Kerle, in Vallarsa. Vittorio, il più giovane, scivola e Antonio lo trae in salvo per miracolo, infine insieme si riuniscono a un terzo amico, Luigi, in un baito nel quale stanno rintanati da quattro mesi.
Sono alpini, soldati sbandati che, dopo l’8 settembre non hanno voluto unirsi alla Repubblica di Salò e si sono rifugiati tra le loro montagne in attesa di tempi migliori. Quella stessa notte il loro compagno Marco li ha lasciati di nascosto per cercare, da solo, di superare il Castello del Kerle e uscire da quella valle e dalla forzata inattività, probabilmente per unirsi ai partigiani.
I tre, sentendosi traditi, decidono di mettersi sulle sue tracce e s’avventurano, senza nessuna attrezzatura, tra quei pericolosi ghiacci, pieni d’insidie.
Inizia così il loro percorso all’interno di un momento storico molto difficile, nel quale il senso di sbandamento e di confusione è predominante. S’incontreranno con i partigiani e si scontreranno con i tedeschi (gli “orchi” nemici dagli occhi vuoti, crudeli e disumani, che riflettono solo la volontà di uccidere), sceglieranno una loro via, senza retorica, ma anche senza riuscire a inserirsi in quello snodo della storia.
Toccati crudelmente dalla guerra, consapevoli delle difficoltà delle popolazioni di quelle sperdute contrade montane, estranei alla politica, soprattutto stanchi e confusi da quell’assurda guerra di tutti contro tutti, preferiranno ritirarsi chi nel Kerle, chi al paese natio, in seno alla famiglia, in attesa che tutto si plachi e la vita ritorni alla normalità. Si tratta probabilmente di una scelta operata da molti soldati in quegli anni di sbandamento, di paura e di confusione.
Su tutto si staglia eterna la natura, una presenza costante nei libri di Martinelli, una forza rigenerante e potente, sempre bella, anche quando si mostra nei suoi aspetti più ostili all’uomo, come nel pericoloso ghiaccio del Kerle, un ghiaccio “vivo, pulsante”, dotato di carattere e vita propria.
Dalla cima del Kerle si vedono l’Adamello e la Presanella, “i quali spiccavano come dei prodigi di ghiaccio immacolato nel cielo terso così azzurro da provocare vertigine se lo si osservava con troppo abbandono”. (p.34)
La natura invita gli uomini alla pace e, di fronte alla sua bellezza, tanto più assurda e scriteriata appare la guerra, sia quella presente che quella passata, la prima guerra mondiale, che tante tracce ha lasciato lassù.
Tra quelle rocce e quei boschi, ora teatro di feroci scontri e rappresaglie, aleggia il ricordo di leggende popolari e di presenze misteriose come le anguane, ninfe d’acqua, e i salvanei, i folletti burloni che amano gli scherzi.
Vi sono anche gli orchi, che popolano soprattutto gli incubi di Vittorio.
I tre amici, protagonisti del romanzo, rivelano personalità diverse: più maturo è il reduce dalla Russia Antonio, che si sente responsabile verso il più giovane Vittorio, un ragazzo che si pone molte domande e si è sentito tradito dalla fuga del suo amico d’infanzia Marco. Tra i due, Luigi, personalità intermedia, meno tormentata di Vittorio e più sereno nelle sue decisioni.
Posti di fronte alla necessità di una scelta i tre amici s’interrogano: “E comunque, una cosa è certa: non possiamo stare fermi qui, senza far niente. Abbiamo riconquistato la libertà…è nostro dovere farne buon uso”. (p.115)
Purtroppo per uno di loro non ci sarà futuro.
I tre giovani incontreranno i partigiani cui Marco si è unito con naturalezza:
“Con l’aria disinvolta, lo sten a tracolla, sembrava non aver fatto niente altro dall’inizio della guerra, all’infuori del partigiano”.(p.154)
Anche Carlo, un cugino di Luigi, ha fatto la medesima scelta.
I partigiani sanno di avere gli abitanti dei paesi dalla loro parte, ma in ogni caso agiscono con accortezza, tenendo conto delle possibili rappresaglie tedesche sui civili. Costituiscono un gruppo unito e deciso.
Nei protagonisti balena il desiderio d’imbracciare le armi contro i tedeschi, visto che è il tempo dell’azione, ma tale desiderio non oltrepassa la soglia di un impulso momentaneo, di reazione alla violenza vista e subita. Se per Marco e Carlo la Resistenza costituisce un “punto di svolta”, ciò non accade ai loro amici. Alla fine, travolti dalla confusione e dalla necessità di salvarsi, finiscono di nuovo soli e dispersi ed allora il richiamo delle montagne diverrà irresistibile e ineludibile.
La filosofia sottesa sembra esser quella dichiarata da Vittorio verso la metà del libro: “Ciò che era stato non si poteva cambiare, e l’unica cosa utile era accettare il destino così come veniva a scrollarci dal ramo. Si doveva accogliere il bello e il brutto tempo, non era possibile ribellarsi alla legge della vita. E se la vita era un mistero, la guerra lo era di più”. (p.156)
Nuovo romanzo del montanaro Martinelli, “Fuori dal Kerle” mostra da un altro punto di vista il periodo della Resistenza. Stavolta a parlare sono i soldati sbandati, che si ritrovano tra fazioni in lotta senza aver punti di riferimento, al di fuori della loro realtà privata.
Lontani dalla politica, avversi alla violenza, usi alle armi solo se costretti, finiscono per vagare per la valle, stretti tra l’inclemenza della natura e la ferocia dei tedeschi, rimpiangendo il loro rifugio sul Kerle.
La prospettiva storica di oggi – ormai più di mezzo secolo è trascorso da quel tempo– fa emergere così punti di vista diversi su un periodo tanto retoricamente enfatizzato da alcuni, raccontato in modo magistrale da Fenoglio e con fantasia da Calvino, un periodo che non cessa di far comunque discutere.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Martinelli in lankelot.eu: qui
Marina Monego, giugno 2010
Commenti
[fuori dal kerle] nuovo
[fuori dal kerle] nuovo articolo di Marina! buona lettura.
[kerle] scrivi, "Stavolta a
[kerle] scrivi, "Stavolta a parlare sono i soldati sbandati, che si ritrovano tra fazioni in lotta senza aver punti di riferimento, al di fuori della loro realtà privata. Lontani dalla politica, avversi alla violenza, usi alle armi solo se costretti, finiscono per vagare per la valle, stretti tra l’inclemenza della natura e la ferocia dei tedeschi, rimpiangendo il loro rifugio sul Kerle".
> Mi sembra una prospettiva atipica. Saggia scelta. Lo leggerò, è sulla scrivania che mi attende. Adesso so cosa aspettarmi;). Grazie per la scheda.
[Kerle] è decisamente una
[Kerle] è decisamente una prospettiva atipica, finora non mi era mai capitata, infatti.
E del resto non credo che sia stata tanto infrequente la scelta, tra i soldati allo sbando, di aspettare tempi migliori, solo che finora non aveva avuto voce. Ogni cosa al suo tempo: appena finita la guerra si era presi da altro e si esaltava l'impegno o comunque lo schierarsi da una parte o dall'altra. Credo che un libro simile non l'avrebbero neanche pubblicato, adesso sono passati tanti anni e c'é altra atmosfera.
[kerle] mi ripeterò, ma il
[kerle] mi ripeterò, ma il paradigma primo per le letture resistenziali non ideologizzate è il sempre vivo bello e credibile libro di Meneghello, "I piccoli maestri". E' a partire da quel romanzo che si possono immaginare i veri sentimenti dei nostri partigiani.
[Martinelli, Kerle] Cari,
[Martinelli, Kerle] Cari, perdonate il mio arrivo a scoppio ritardato, ma l'organizzazione dle festival mi sta risucchiando in una voragine senza fondo. Sono, a tutti gli effetti, una one-man-band (anzi, one-woman-band), e sto facendo proprio di tutto, dall'agente turistico al talent scout, all'organizzatrice di concerti, passando per la puntigliosa compilatrice di moduli e il tour operator. Vabbè. Passerà.
Sono profondamente d'accodo con i vostri commenti. Questo è un libro atipico, proprio perché non si schiera. Cerca di guardare, sinceramente e semplicemente, la vita fuori dagli occhi di quattro giovani sorpresi dall'inconoscibilità del destino. In mezzo a una temperie che scardina e stritola tutti i loro punti di riferimento. Martinelli non è solito mentire; e quindi racconta il loro disorientamento, la loro indecisione, il loro sentirsi persi dentro un mondo che non fornisce loro nessuna mappa di navigazione.
E sono d'accordo: Meneghello è il punto di riferimento giusto. Un abbraccio!