“Un raggio di sole sbuca dal primo mattino. E va a indorare le taglienti vette delle Dolomitine. Pone in risalto i diedri, i pinnacoli, i canaloni, frammentandoli in ombre e sfavillanti riflessi di nevai. Un fascio di luce che si fa strada nel velo opaco dell’umidità per immortalare quel miracolo della natura” (p. 109).
Tra monti di grande bellezza, a diretto contatto con la natura, vive il jobrero (abitante di Obra in Vallarsa) Mario Martinelli, che in questo libro si racconta direttamente in prima persona.
La narrazione segue il ritmo delle stagioni – si va dal freddo e lungo inverno alla primavera segnata da sprazzi di neve – ed è semplice e appassionata, ricca dell’amore per la propria terra e i suoi abitanti, per quel paesaggio noto fin dall’infanzia, che ha costituito lo sfondo per tante avventure.
Ricordi riappaiono a far compagnia all’Autore nelle lunghe giornate piovose o nebbiose, quando si sta bene in casa, al calduccio della fornela: sono avventure adolescenziali, le prime ascensioni alla cime, i giochi pericolosi con i residuati bellici che ancor oggi si possono trovare tra i sassi.
Schietti e riservati sono gli abitanti della Vallarsa, non amano i turisti, custodiscono una saggezza fondata sugli antichi proverbi e non disdegnerebbero un ritorno dell’orso nella loro valle, un tempo chiamata Vallorsa. Auspicano che la presenza del plantigrado contribuisca a tener lontane presenze estranee moleste e invadenti.
Anche il maltempo è accolto con piacere dal narratore, proprio perché tiene calmi e fermi gli esseri umani ed è più vario e movimentato delle giornate soleggiate e, in fondo, tutte uguali.
Leggendo le sue pagine viene alla mente un detto degli antichi Padri del deserto: “Fuge, tace, quiesce!”
“La meditazione non è altro che il coraggio di stare silenziosamente da soli” (p.25).
“La via della pigrizia richiede una capacità di rilassarsi nella letizia del vivere e basta” (p.98).
È questa via che Martinelli incarna, è un desiderio di essere tutt’uno con la natura, di gridare la propria gioia per esserci, per “esistere semplicemente” e far parte dell’universo.
“Un altro sistema per sentirsi appagati consiste nell’osservare quel che ci viene propinato ogni santo giorno e quindi dirsi: questo è proprio ciò che io desideravo. È un metodo molto in uso tra i monaci zen ed è considerato infallibile. E, ovviamente, del tutto gratuito” (p.100).
Dai ricordi disseminati qua e là nel libro si ha la sensazione di trovare in Martinelli un uomo che ha vissuto due vite e che ha trovato, dopo anni, un equilibrio nuovo e felice ritornando – dopo parentesi di vita cittadina – alle proprie origini, al luogo da cui era partito.
Suggestiva è la sua iniziale presentazione come “custode dei sogni” dei suoi compaesani: lo scrittore attende l’alba tra i monti e osserva le case di Obra e la natura attorno, meditando e sentendosi “attraversato dalla vita come una canna di bambù”. Ascolta la vita, le speranze, le illusioni, i timori e gli incubi dei montanari e invia loro l’energia positiva del primo mattino.
Guardiano dei sogni, certamente una presenza benvoluta a Obra.
Commenti
[Martinelli] mi spiace ma
[Martinelli] mi spiace ma stavolta non riesco a metterlo a posto.
[martinelli] ora è ok:).
[martinelli] ora è ok:). Sembra il solito problema, cioè testo caricato senza cliccare sul terzultimo pulsante della seconda fila, quello con la "w" di word. Adesso è a posto
[Martinelli] probabile, ho
[Martinelli] probabile, ho fatto un po' di fretta. Grazie comunque, ciao!!!!
[martinelli] grazie intanto.
[martinelli] grazie intanto. Immagino che a questo punto siamo riusciti a dare adeguata quantita e qualità di informazioni sull'opera dello jobrero. E' un bel risultato.
[Martinelli] se non hai
[Martinelli] se non hai obiezioni volevo fare anche Punto di svolta (io dei doppi me ne frego altamente come sai, tanto in ogni caso non penso di avere molti lettori) e Fuori dal Kerle, così il discorso è completo del tutto.
[marina] benissimo così.
[marina] benissimo così. Siamo tutti liberi, qui;). Io ti leggo sempre volentieri. In questi casi non sto commentando granché perché mi sembra che i nostri articoli su Martinelli convergano o coincidano, non ci sono grossi dislivelli di nessun genere. Però leggo sempre:)
[Martinelli] :)
[Martinelli] :)
[Martinelli] Il Jobrero è
[Martinelli] Il Jobrero è forse il libro di Martinelli che preferisco. E' un libro schietto, limpido, sincero e pieno di lieve e profumato umorismo. E' il libro dove l'autore si spiega in prima persona. Racconta il suo angolo di visuale sul mondo. Un angolo verde, apparentemente ritirato, ma in realtà vasto come il cielo che sta sopra le sue montagne. Un buon libro per far da balsamo all'anima. Un abbraccio, cari Marina e Franco;)
[Jobrero] sì, il libro dà
[Jobrero] sì, il libro dà un'idea di serenità di vita, è pieno anche di una natura stupenda e , come dire, avvolgente, una presenza materna, premurosa e rasserenante. Quando avrò finito tutto, dirò quale libro mi è piaciuto di più, finora Il Granduca, ma anche Lo spirito del bosco. :)