Martin George Raymond Richard

Il battello del delirio

Autore: 
Martin George Raymond Richard

“Ella incede in bellezza, come la notte

Di climi senza nubi e di cieli stellati,

E quanto c’è di meglio dell’ombra e della luce

S’incontra nel suo viso e nei suoi occhi” (da Ella incede in bellezza, Lord Byron).

Fresco di ristampa, il battello di George R.R. Martin torna sugli scaffali delle librerie italiane, dopo 16 anni, a cura delle Edizioni Gargoyle. Un’operazione questa che farà felice gli estimatori dello scrittore americano, poco prolifico è vero, ma assai ingegnoso; e sono sicura conquisterà nuovi proseliti pronti ad immergersi nelle oscure acque del Mississippi in compagnia di un battello tinto dal colore del sangue.
Siamo nei luoghi cari alle scrittura di Mark Twain, ma siamo anche nei territori di Anne Rice e che videro nascere le avventure di Louis e Lestat tra i silenzi polverosi delle antiche piantagioni ed il cicaleccio colorato di New Orleans. Iniziamo così a sentire il sapore della nostalgia, di quel dolce tepore che sa cullare e destare improvvise vampate di eccitazione.
Eppure Martin con il suo “Fevre Dream”, titolo originale dell’opera, è capace, in poche battute, di spazzar via le tracce del passato, ogni reminiscenza illuminata che potrebbe emergere tra le pagine.
In un certo senso, sembra ripercorrere idealmente il viaggio secolare dei vampiri in letteratura, dall’Europa al Nuovo Mondo, scrivendone un nuovo e sferzante capitolo che non si sostituisce né esce sminuito dal confronto, tutt’altro.
Si torna ai vampiri con una nuova storia che insegue il tempo, scandendo ogni momento con il lento defluire di un battello a vapore lungo le rive di un fiume leggendario.
Vampiri si nasce, non si diventa, insegna Martin fin dall’inizio di questa incredibile vicenda che parte nel 1857.
Abner Marsh è un capitano sul viale del tramonto. Ha guidato la sua flotta fino all’estremo con profondo amore per quello che il fiume gli ha sempre donato, la vita stessa. Ormai gli resta l’ultimo, stanco, battello, ma la scintilla nei suoi occhi tarda a spegnersi. Marsh ha ancora un sogno: sfidare e battere l’Eclipse, il re del fiume, con un nuova e moderna imbarcazione, tanto veloce e bella che le rive del  Mississippi l’avrebbero ricordata per sempre.
Joshua York gli regala questo sogno, inserendosi nella sua vita e nei suoi affari.
Nessuno dei due sa cosa gli riserva in effetti il destino, nessuno di loro due è consapevole fino in fondo che il “Fevre Dream” sarà il punto di partenza o meglio ancora, il punto d’incontro tra due mondi che fino a quel momento erano destinati a ben altri scontri; il “Fevre Dream” sarà l’arca della salvezza per due razze da sempre antagoniste, cacciatori e prede e, allo stesso tempo, strumento di morte, di distruzione, di lotte fratricide che si perdono nella notte dei tempi.
Ed è Lord Byron a suggellare l’incontro e, in seguito, la nascita di un’alleanza tra mondi assai diversi. Le citazioni letterarie sono frequenti nella narrazione dello scrittore americano, ma lo stesso accade per i riferimenti storici e politici. “Ella incede in bellezza”, “Le tenebre” di Byron e “Ozymandias” di Shelley saranno l’originale mappa del tesoro del capitano Marsh per raggiungere non l’isola dei pirati, ma quella dei vampiri.  
Chi altri è York se non una creatura dalla pelle lunare, dai capelli biondi, bello come il sole e oscuro come le tenebre: una creatura di cui narrano le leggende del popolo della notte, un nuovo messia, il “re pallido” che potrà cambiare il destino di molti, tra gli uomini e tra gli stessi vampiri.
È un nuovo vampiro quello che Martin ci presenta, in un certo senso vicino al Louis de Point du Lac della Rice (e non nego di aver pensato anche al dottor Frankestein) ma con una personalità più consapevole e matura. E a questi accosta in contrasto la figura classica di Damon Julian, il più anziano di tutti i vampiri sulla terra, proponendo ai lettori una visione arcaica, fatta di istinti bestiali, e destinata a sparire per sempre.
Martin inscena un nuovo passato, una nuova origine, una nuova natura che introduce temi affascinanti che gettano sulla storia una luce diversa, in cui la scienza annulla in un attimo le leggende intrise di corone d’aglio e paletti nel cuore. Scatena la furia dell’uomo, il suo desiderio di immortalità, contrapponendo ad essa il desiderio di pace di una nuova schiera di vampiri, uomini e donne.
Lo scrittore riesce, con una meritevole capacità descrittiva di luoghi, ambientazioni ed atmosfere, ad affiancare i suoi personaggi a ciò che era già noto. Il grande punto di forza è proprio in loro, in ognuno dei soggetti fuoriusciti dalla sua penna, tra il popolo della notte e le creature del giorno, tra protagonisti e figure di contorno, Marsh, York, Julian, Billy il Verme, Valerie, che riescono, di fatto, a distinguersi tutti.
È un romanzo che vale la pena di essere scoperto, letto e amato. Non si dimentica facilmente, così come non si dimenticano Joshua York e Abner Marsh, la loro alleanza, per certi versi stravagante e buffa, la loro lealtà che esce vittoriosa dallo scontro con l’abominio della “Sete Rossa”, la loro amicizia capace di costruire un ponte tra la notte ed il giorno.
 
“Nella tomba, ove la luna che ne modera il freno era già scesa.
Le maree riposavano, né vento più rinfrescava,
Né vapor piovea per quell’aria stagnante.
Ormai bisogno più non ne avean le tenebre,
E una cosa sola erano tenebre e universo” (da Le tenebre, Lord Byron).
 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Nato nel 1948 nella cittadina di Bayonne, nello Stato americano del New Jersey, George Raymond Richard Martin è uno dei più grandi autori di fantasy e fantascienza viventi. Oltre a essere uno scrittore, Martin è produttore, sceneggiatore cinematografico e di fumetti (di cui è anche accurato collezionista), ed eccellente performer negli scacchi e nei giochi di ruolo. Laureatosi in giornalismo nel 1970, lo insegna per alcuni anni, finché, nel 1979, abbandona la docenza per dedicarsi completamente alla letteratura; un anno dopo riceverà il Premio Hugo, il Premio Locus e il Premio Nebula per il racconto Re della sabbia. Notevole è anche la produzione romanzesca di quegli anni: Il pianeta dei venti, di cui è coautore assieme a Lisa Tuttle (1980, Ed. italiana Nord-paperback 1992), Il battello del delirio (1982), The Armageddon Rag (1983) e la lunga serie Wild Cards (cominciata nel 1986). Nel 1986, Martin si trasferisce a Hollywood, dove vivrà per circa un decennio, collaborando al lancio di alcune importanti serie Tv, sia con la CBS (Ai confini della realtà e La bella e la bestia, del quale è stato anche produttore) sia con la Columbia Pictures Television. Nel 1991, Martin inizia a scrivere la saga Cronache del ghiaccio e del fuoco,che diventa subito un popolarissimo successo internazionale. Esponente di spicco della Science Fiction and Fantasy Writers of America, Martin attualmente risiede in New Mexico, a Santa Fe.
Sitointernet: www.georgerrmartin.com.
 
George R.R. Martin, “Il battello del delirio”, Gargoyle, Roma, 2010. Traduzione di Simone di Crescenzo. Introduzione di Giuseppe Lippi.
 
Titolo originale: “Fevre Dream”,1982.
 
Movida, marzo 2010
 

 

ISBN/EAN: 
9788889541425

Commenti

(Martin). "Siamo nei luoghi

(Martin). "Siamo nei luoghi cari alle scrittura di Mark Twain, ma siamo anche nei territori di Anne Rice e che videro nascere le avventure di Louis e Lestat tra i silenzi polverosi delle antiche piantagioni ed il cicaleccio colorato di New Orleans. Iniziamo così a sentire il sapore della nostalgia, di quel dolce tepore che sa cullare e destare improvvise vampate di eccitazione."

 

(Mi sono improvvisamente ricordata che ho una chicca di vampiro in archivio mai rispolverata...Franco, me l'hai fatta ricordare tu con la postfazione de Gli archivi...)

[chicca di vampiro] e allora

[chicca di vampiro] e allora che aspettiamo? :)

(Chicca) presto :)...prima

(Chicca) presto :)...prima un'altra cosa

[battello] mi sembra romanzo

[battello] mi sembra romanzo eccezionalmente movidico. Nessuno meglio di te poteva scriverne;). Chapeau!

[Martin] Finito di leggere

[Martin] Finito di leggere una settimana fa, ma solo ora vedo e leggo la recensione.

Questo è il mio autore preferito; bella e ben argomentata recensione

[george martin] ne scrive