Merlino Mario Michele, Sideri Rodolfo

Inquieto Novecento

Autore: 
Merlino Mario Michele, Sideri Rodolfo
Fratelli miei, perché per lo spirito è necessario il leone? Non basta forse la bestia da soma, che rinuncia ed è ossequioso?
Creare nuovi valori - non lo sa fare nemmeno il leone: ma crearsi la libertà per una nuova creazione: questo sa fare la potenza del leone.
Crearsi la libertà e un sacro no anche di fronte al dovere: per questo, fratelli miei, è necessario il leone.
Friedrich Nietzsche, Delle tre metamorfosi dello spirito in Così parlò Zarathustra  
 
Il Novecento, secolo sterminato e controverso, attraversato da due guerre mondiali, evoluzioni tecnologiche, dittature assolute e democratiche, peregrinazioni artistiche e letterarie in luoghi consueti ed inconsueti; acclamato come il secolo del benessere raggiunto e mantenuto, ha vissuto, ha portato e porterà nel terzo millennio, grandi e piccole illusioni e disillusioni. La cultura, madre e marchio d’ogni tempo di vita dell’uomo, mai come in questo secolo, e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, ha vissuto di conflitti laceranti, portando in breve tempo una parte maggioritaria delle sue élites ad oscurare, progressivamente e con costanza, l’altra parte che gli si opponeva. Ma la cultura, in tutte le sue forme, va sempre e comunque difesa, salvata dai grigiori del presente e dalle nebulose del passato, trasportata nel futuro prossimo. Su questo assunto base, con notevole partecipazione e capacità divulgativa, Sideri e Merlino si sono lanciati nell’impresa di raccogliere in un saggio parole, echi, suggestioni, idee e pensieri di tutti quegli autori che, coerentemente ed in ossequio alla loro ricerca estetica ed esistenziale, hanno costituito nell’immaginario del mondo contemporaneo l’universo - volutamente sommerso dalla cultura ufficiale, salvo rare eccezioni - “apolide” della cultura di "destra"(termine che assume nella fattispecie una valenza molto ampia, quantomai simbolica). Un mondo, quello in questione, che a differenza di ciò che comunemente si è portati a pensare, è variegato e sterminato - qui ce ne sono solo alcuni, e non potrebbe essere diversamente -,  che arruola tra i suoi membri: filosofi, poeti, narratori, storici, saggisti, studiosi delle religioni, per finire con mistici ed esoteristi. Attraversando questo originalissimo - per i più - percorso possiamo trovare anche autori quali Nietzsche, ad esempio, “immoralista” tedesco (così amava definirsi) difficilmente catalogabile ed iscrivibile in un qualsivoglia registro ideale precostituito, difficilmente collocabile sotto una bandiera, ma presente per il solo fatto che una parte considerevole dell’intellighenzia del secolo scorso, lo ha visto - erroneamente, con supponenza ed ignoranza, diciamolo una volta per tutte - come l’antesignano dell’idea hitleriana - nel Mein Kampf si scorgerebbero tracce dell’idea della “volontà di potenza” nietzscheana… i puntini sono d'obbligo.
 
FRIEDRICH NIETZSCHE
 
L’ombra di Nietzsche, comunque, a parere dei due autori, si espande sul Novecento con forza evocativa e profetica. Il 25 agosto 1900 moriva Friedrich Nietzsche e nasceva il secolo inquieto; un secolo che è appena trascorso, ma non ancora finito. Sideri scova il Nietzsche “Nostradamus” nell’idea che il Novecento, secolo mai cosi carico di suggestioni ambivalenti, avrebbe ospitato alla sua ricca tavola imbandita il più inquietante degli ospiti: il nichilismo. Da questo punto parte lo studio degli autori qui proposti, tutti - anche se in modo profondamente differente e spesso non facilmente individuabile - uniti nell’idea di sconfiggere il nichilismo, quello che sarebbe, inequivocabilmente, nei fatti divenuto - e qui voglio vedere chi può smentire -il male più urgente e oppressivo del nostro tempo.

Ernst Junger, romanziere, saggista ed eroe tedesco della prima guerra mondiale, fu uno dei primi a misurarsi con “l’inquietante ospite”, teorizzando la figura del guerriero (Nelle tempeste d’acciaio) che lotta col nemico metallico - la macchina: invisibile, gelida, inumana. La guerra dei materiali (il primo conflitto mondiale) è segnata dall’assenza dell’uomo; il vero nemico da sconfiggere è il più temibile: il vuoto. La lettura jungeriana della figura del guerriero, afferma Sideri, resta una lettura necessaria per chi cerca una strada per la formazione interiore; per chi cerca, secondo l’insegnamento nietzschiano, di ricavare forza da ciò che non lo uccide. Per chi considera la propria vita un destino.

Yukio Mishima, invece, sublime romanziere giapponese morto in rivolta  secondo l’antico e tradizionale rito suicida dei samurai (harakiri, da noi più noto come seppuku), nella presentazione di Merlino evidenzia il suo lato di ricerca estetica – assoluta, per le vie del corpo e dello spirito. Patriota e letterato “superiore”, Mishima amava dir di sé: “Io sono un uomo che ha sempre provato interesse unicamente per i margini del corpo e dello spirito, per le frontiere”. L’arte (materiale e cerebrale) era per lui la forma di rivolta suprema contro la decadenza d’un mondo, quello tradizionale (imperiale) giapponese, che si lasciava voracemente avvolgere dal modo di vita (lavoro, profitto e coca cola) di chi aveva lasciato un inquietante e doloroso “dono” proveniente dall’alto - gli Usa e la loro bomba atomica. Resta l’immortale autore di grandissimi romanzi quali: Il padiglione d’oro, Cavalli in fuga, Musica, Patriottismo, Confessioni di una maschera, La voce delle onde, La voce degli spiriti eroici, Lezioni spirituali per giovani samurai, La foresta in fiore e la tetralogia Il mare della fertilità.

Per ciò che riguarda la cultura italiana, il saggio propone: Papini, Marinetti, Gentile, D’Annunzio ed Evola. Proprio Julius Evola, filosofo della tradizione, ricercatore e saggista, fu un personaggio controverso e avversato dall’Italia del dopoguerra. Famoso nell’ambiente della destra radicale per il suo saggio “quasi” politico Gli uomini e le rovine ed il libello Orientamenti, trova la sua esplicitazione più importante in due saggi molto differenti: Rivolta contro il mondo moderno e Cavalcare la tigre. Il primo - Rivolta è un libro che vi sorprenderà - è una documentata ed avvolgente riflessione sull’altra storia, quella non contenuta nei libri e precedente la storia classica. Si segue l’iter della tradizione primordiale,  portando ad evidenza i nessi tra la vita della comunità tradizionale e l’evoluzione spirituale umana, evocando, laddove ve ne sia necessità - e sono molte - le falsificazioni e gli occultamenti del mondo moderno in merito ai valori altri che ispiravano gli uomini nelle società arcaiche e primordiali. Cavalcare la tigre, invece, è un saggio degli anni Sessanta apparentemente pessimista in cui Evola, attingendo al suo percorso personale, fortificato dalla pratica yoga, dall’ascesi attiva del Tantra e dai numerosi incontri con la tradizione orientale tutta - oltre ai Tantra, una diversa visione del Buddismo, Lao-Tze e il Tao, le metafisiche indù, la rilettura dei Veda e dell’epopea della Bhagavadgita -, introduce la via interiore per i pochi destinati a fronteggiare le rovine: l’uomo differenziato. L’uomo differenziato, nell’intendimento di Evola e nella presentazione di Sideri, è colui che si ribella alla nientificazione cui lo sottopone il mondo moderno; un uomo che non ha – più – cedimenti, pur vivendo questo mondo nella sua totalità. Così nelle parole di Julius Evola: “Quando un ciclo di civiltà volge verso la fine, è difficile poter giungere a qualcosa resistendo, contrastando direttamente le forze in moto. La corrente è troppo forte, si sarebbe travolti. L’essenziale è di non lasciarsi impressionare dall’onnipotenza e dal trionfo apparente delle forze dell’epoca. Tali forze, per essere prive di connessione con qualsiasi principio superiore, hanno in fondo, la catena misurata… Allora il principio da seguire può essere quello di lasciar libero corso alle forze e ai processi dell’epoca, mantenendosi però saldi e pronti ad intervenire quando la tigre, che non può avventarsi contro chi la cavalca, sarà stanca di correre”.
 
JULIUS EVOLA
 
Nella galleria degli autori proposti non può mancare l’importante opera dei così detti tre “poeti armati”: Cèline, Brasillach e La Rochelle. Luis-Ferdinand Destouches, detto Céline, fu un medico che tramutò le suggestioni della sua professione in linfa letteraria: un linguaggio diretto, crudo, cinico e sarcastico, dal quale scaturirono capolavori quali Morte a credito e Viaggio al termine della notte. Un narratore unico e irripetuto, che volle guardarlo in volto lo spettro del nichilismo. Nel tempo, maturerà una visione del mondo che passerà per gli estremi radicali: da sinistra a destra, e senza ritorno. Consoliderà il suo disprezzo per le meschinità degli uomini, narrandole ferocemente nei suoi libri; vedrà nello “spirito ebraico” votato all’usura un male da combattere (più testi risultano ferocemente antigiudaici: tra questi spicca Bagattelle per un massacro); sarà un anarchico, diverso ed oltre gli anarchici del suo tempo. Ne La scuola dei cadaveri così si esprime: “Se il popolo fa le rivoluzioni, non le fa per rendersi libero, ma per reclamare tirannie più solide. Se c’è una cosa che il popolo detesta, è la libertà. Gli fa orrore, non la può vedere. Il popolo è un vero e proprio museo di tutte le imbecillità del tempo, inghiotte tutto, ammira tutto, non capisce niente”.
 
P. DRIEU LA ROCHELLE
 
Mario Michele Merlino, oltre che saggista anche poeta, non poteva non trattare singolarmente e con intensa partecipazione emotiva e letteraria l’immenso poeta trovatore dell’Idaho, Ezra Pound. Un genio assoluto, Pound, che conosceva tutto e dissertava di tutto e su tutto (la definizione di "tuttologo per Pound è quantomai appropriata) - una cultura personale sterminata, dicono le cronache del tempo -, che lottò strenuamente contro l’usura, che compose un’opera lunga una vita qual è i Cantos (poesia e ricerca filologica si fondono in maniera superlativa), che fu imprigionato ed esposto a pubblico ludibrio, che fu chiuso in un manicomio solamente per le sue idee antiroosveltiane - e pro Mussolini. Come Brasillach - ma il poeta francese fu condannato a morte -, Pound subì l’onta dei vincitori, fu accusato per i suoi pensieri a voce alta, ed infine fu fascista: tanto bastò a marchiarlo per il resto dell’esistenza. Merlino dedicò al poeta americano anche un saggio estremamente acuto, dal titolo Ezra Pound testimone e poeta. Così l’autore ne ricorda l’impulso sui giovani di destra del dopoguerra: “Proprio Pound ci ha educato a rendere forti i nostri sogni. Forse questo è il solo titolo di merito di quanto qui proposto. L’attualità di Pound. La forza della poesia. Oltre e contro”. 
 
EZRA POUND
 
Sempre a proposito del nichilismo, il saggio propone anche la discussione filosofica tra Junger ed Heidegger in Oltre la linea, volume scritto a quattro mani. Il tema della lotta al nichilismo, come detto, attraversa tutta l’opera jungeriana e trova la sua esplicitazione più diretta ed emblematica in due splendidi saggi: L’operaio e il Trattato del ribelle, in cui si erge la figura dell’anarca. Martin Heidegger, da filosofo pregno di influenze metafisiche, individua nel nichilismo l’essenza della storia presente; pertanto se esso ci parla di ciò che siamo, il domandare si rivolge all’origine del nostro stesso esser-ci: “Il nichilismo ora non è più un processo storico che, da spettatori, abbiamo semplicemente di fronte a noi, fuori di noi o addirittura dentro di noi; il nichilismo si rivela essere la storia che caratterizza lo spazio di influenza di quest’ ultima e dalla quale siamo sollecitati. Stiamo in questa storia non come in uno spazio indifferente, nel quale possano essere assunti a piacere punti di vista e posizioni. Questa storia è, essa stessa, il modo in cui stiamo e camminiamo, in cui noi stessi siamo”.
Heidegger, nel suo ultimo e più importante lascito critico (estetico ed ideale), ci suggerisce l’unica arma possibile contro l’imperio planetario della tecnica: il linguaggio, che perde i suoi dogmi metafisici (essere, ente etc...) per divenire poesia, seguendo le tracce lasciate dal poeta Holderlin, suo ispiratore.
 
ERNST JUNGER
 
Nel capitolo dedicato alle scelte della giovinezza, Sideri introduce Josè Antonio, figlio del generale spagnolo Miguel Primo de Rivera. Josè Antonio, fondatore della Falange (1933), era solito dire: “Il cammino più corto da un punto all’altro passa per le stelle”. La Falange nasce per l’interesse della Patria, intesa come “sintesi trascendente”, come unità completa nella quale si integrano tutti gli individui e tutte le classi. Rifuggiva ogni concezione materialistica della vita e dello Stato, e aveva un’idea d’integrità che contemplasse lo scorgere perpetuo dell’avvenire. Egli fu fascista perché rifiutava il marxismo (inteso come lotta di classe) e il liberalismo; perché individuava nello stato non un mero erogatore di servizi, una macchina al servizio della classe borghese, ma una forza superiore che ha una missione da adempiere al servizio dei valori che incarna. Fu arrestato ed ucciso tramite fucilazione dal governo comunista (con una condanna imposta direttamente da Mosca) il 20 Novembre del 1936. Dicono che ancora oggi sia di guardia alle stelle. Nello stesso capitolo vengono ripercorse da Merlino le gesta del Generale Léon Degrelle, combattente per l’Europa. L’Europa di Degrelle, come ampiamente esposto in Militia, non si è affatto realizzata, mentre la cappa opprimente di una storiografia manichea permane.

Singolare ed estremo personaggio fu anche, come esposto da Sideri, il legionario rumeno Corneliu Zelea Codreanu, fondatore della Legione dell’Arcangelo Michele. Codreanu fu capitano a soli 17 anni, sulle orme del padre professore di liceo ed ufficiale. Vide negli ebrei una forza ostile e rinfocolò l’antisemitismo rumeno - che aveva comunque un’antica tradizione in Romania. Le motivazioni dell’antisemitismo, come di consueto, più che razziali furono principalmente economiche; anche se era evidente che i padri del comunismo avessero tutti, chi più e chi meno, radici ebraiche (Lenin, Trotzskij, Zinoviev, Kamenev, senza dimenticare Karl Marx). Era solito dire: “Al di sopra del programma sta lo spirito”. L’accento posto sulla spiritualità era ossessivo, intransigente e nella sua ottica rivoluzionario. Si rifaceva all’antica Roma e alla mistica della morte che, più ancora che in altri (erroneamente chiamati) “fascismi europei”, era, nella sua Legione dell’Arcangelo Michele, atta ad esaltare l’etica del sacrificio, della tensione eroica e del superamento dell’egoismo individuale, cercando la dimensione trascendente. Scriverà Il Capo di Cuib, in cui sviscererà dettagliatamente l’etica legionaria. Morirà strangolato (venne preso alle spalle) per ordine del re.
 
CORNELIU ZELEA CODREANU
 
Il saggio tratta anche della vita e l’opera di autori quali Carl Schmitt, Ernst von Salomon (da leggere assolutamente il suo I proscritti) e si avvia alle conclusioni ricordando in appendice la figura di un grande intellettuale contro: Adriano Romualdi. Prima di Romualdi, però, gli autori, con passione e sentimento, concludono idealmente l’iter della prima metà del Novecento: Da Silis Maria all’argine sinistro del Po (nelle loro intenzioni doveva essere il titolo originario). Perché questo percorso? Perché questo titolo? Perché l’ombra di Nietzsche, del Nietzsche della grande politica e dell’avvento del nichilismo, si espande sul Novecento con forza evocativa e profetica. Sull’argine sinistro del Po, invece, simbolicamente, si consuma, attraverso l’assassinio a tradimento di un giovane marò della X MAS, una stagione tragica e allo stesso tempo viva ed esaltante. Piero Menichetti, ragazzo sedicenne - uno dei tanti ragazzi che avevano scelto di non tradire l’ideale patrio, non tutti fascisti come si pensa - fu ucciso proprio su quell’argine. Nell’idea degli autori, questo ragazzo dimenticato dal tempo e dalla memoria storica resta a simboleggiare il crepuscolo delle illusioni. Quella sconfitta che andò oltre il contendere sul campo di battaglia, che segnò l’oscuramento di un’idea e dei suoi cantori superstiti, che sancì la dittatura della cultura che divenne egemone.

Il ricordo di Adriano Romualdi (uno dei pochi ad aver penetrato realmente l’universo evoliano), sviscerato empaticamente da Mario Michele Merlino, è un inno all’amicizia ed un attestato di stima incondizionata per uno dei pochissimi intellettuali che lesse in profondità il suo tempo e la sua cultura; un intellettuale contro - un vero antagonista di pensiero, unico nel suo genere -, che morì molto giovane e che lasciò negli anni Settanta, al suo mondo politico, ideale e culturale questo lucido pensiero: “Solo se la cultura di Destra saprà farsi portavoce dei valori della vita formulandoli con una durezza tanto più rivoluzionaria quanto più duramente si cerca di annientarli, solo allora essa adempirà alla sua funzione storica. Difficile dire oggi, a trent’anni di distanza, che questo compito sia stato adempiuto”.

Nelle conclusioni, il pensiero degli autori si sofferma sull’analisi della differente suggestione che il fascismo esercitava (esercita) in opposizione all’ideale comunista: “L’esito fallimentare del comunismo ha sradicato riflessione ed entusiasmo, mettendone a nudo il carattere prosaico. Al contrario, il fascismo, pur annientato e demonizzato, esercita una costante fascinazione sui cuori e sulle menti. Forse perché il suo carattere è l’atemporalità e l’universalità”.
 
ADRIANO ROMUALDI
 
Ottimo saggio, soprattutto per chi vuol saperne di più su autori poco e male distribuiti, Inquieto Novecento si avvale del differente modo di scrittura e di ricerca di due brillanti saggisti; l’uno (Sideri) più incline all’approccio storico, l’altro (Merlino) più lirico e poetico. Inquieto Novecento è, dunque, nella loro idea: un sogno, un’illusione, un ricordo, una professione di fede - critica e mai cieca. Un atto di riconoscimento ed omaggio, riflessione e poesia, verso la nostra storia (noi che abbiamo militato dalla “parte sbagliata”). Una poesia emanante il fascino di questo ideale atemporale che è stato, è, e resta il fascismo. La parola fascismo ha assunto nel tempo un’accezione negativa, persino inserita in alcuni vocabolari, ha provocato e provoca controversie ma resta, comunque, per qualcuno, a simboleggiare un tempo dell’anima sublimato dall’azione. Idea e azione si fondono, trovano un moto ed un corpo uniforme. E quella cultura che respira più o meno tali suggestioni e vicinanze, è sempre, comunque, al di là di come la si giudichi, romanticamente antagonista. Questo è, forse, il più grosso abisso tra la cultura di destra - i personaggi presentati in questo saggio sono tra loro molto diversi, ma hanno nell’antagonismo eroico e romantico il loro comune denominatore -, il comunismo e le democrazie liberali. Se poi vogliamo cercare una verità visibile, beh… affidiamoci alla nostra personale ricerca spirituale. Perché la verità dobbiamo cercarla in noi, nel nostro percorso interiore, emozionale e di vita. Ma, ahimè, purtroppo, la verità è invisibile ai mediocri dello spirito:
 
“Gli uomini non sono tutti uguali. E neppure devono diventarlo! La vita vuole edificare se stessa in alto con pilastri e gradini: verso vaste lontananze essa vuole mirare e ancora al di là, verso bellezze beate, per questo ha bisogno d’altezza! E poiché ha bisogno d’altezza, ha bisogno anche dei gradini e della contraddizione tra i gradini e coloro che salgano! Salire vuole la vita e salendo negare se stessa”.
Friedrich Nietzsche, Delle tarantole in Così parlò Zarathustra

 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
 
Rodolfo Sideri, docente di Storia e Filosofia, saggista, si è occupato particolarmente di Nietzsche e del pensiero della Tradizione.
 
Mario Michele Merlino, docente di Storia e Filosofia, autore teatrale e poeta, ha curato articolisu riviste combattentistiche e non; per il Settimo Sigillo la ristampa dei Poemi di Fresnes, sue l’introduzione e la traduzione, e il libro Ritratti in piedi, antologia di figure della vicenda politica sua e di altri “camerati”.
 
Rodolfo Sideri – Mario Michele Merlino, “Inquieto Novecento”, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2002. Reperibile presso Libreria Europa, via Tunisi, Roma
 
Léon, Giugno 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com
 
In memoria di Paolo Di Nella e Sergio Ramelli, ragazzi caduti per la difesa di un’idea. Ai miei fratelli, nel comune percorso: quelli che furono, quelli che restano, quelli che saranno. A tutti i nomi e i volti oscurati dalla storiografia ufficiale. 
ISBN/EAN: 
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Commenti

"...uno dei tanti ragazzi che avevano scelto di non tradire l?ideale patrio..." - il fatto è che l'ideale patrio non era solo quello, che fu imposto con la violenza - altro che ideale astratto e "atemporale" - per più di vent'anni a chi non vi si riconosceva. Fortunatamente esistevano, prima, durante e dopo il fascismo, altre idee di patria meno esclusive ed aggressive.

Accetta almeno questa osservazione, svolta comunque nel pieno rispetto dello spirito con cui hai scritto l'articolo.

E chi ti dice nulla. Questione di punti di vista. Anzi, ti ringrazio dell'osservazione. Ci mancherebbe, spero che altri vorranno criticare lo scritto. Non mi piace parlar da solo;)Sull'ideale atemporale il discorso è comprensibile solo dall'interno: è il motivo per cui, chi più da vicino, chi più da lontano (sempre nell'ambito di una scelta in questa direzione), ha simpatizzato o aderito alle idee profuse da molti dei pensatori, scrittori e uomini d'azione presenti in questo testo.

Non credo si tratti solo di punti di vista. Esistono dei fatti non smentibili, capaci ancora di urtare il ricordo e la sensibilità di molti. Sarebbe bene tenerne conto, quando si parla di "ideale atemporale" riferito a quell'esperienza. Tutto qui.

E credimi, penso in parte di capire il senso in cui tu affronti e "vivi" la questione. Ho ascoltato in passato altre persone, a cui ho voluto bene, che si esprimevano in termini simili ai tuoi.

Ok Patrick, ma "ideale atemporale" non è un'offesa per nessuno. Io capisco che ci si può urtare nel sentir qualcuno proclamarsi fascista - ed io non ho mai inteso considerarmi tale, perlomeno nel senso della comune percezione del termine. ho fatte mie alcune suggestioni ed esperienze di questo mondo, ho fatto politica a destra quando non era come la destra di oggi, questo si. - ma lo stesso vale per chi si proclama comunista. Tante cose ci urtano. Bene è cercare di capire perchè in buonissima fede si fanno certe scelte senza voler toccare la sensibilità di chicchessia. Sull'oggettività della storia, come sai, e non parlo solo dei tratti più controversi, ho i miei dubbi. De Felice diceva che l'analisi storica è un continuo divenire, che essa può essere letta, riletta e reinterpretata nel tempo. Perchè il dovere di uno storico - dice sempre De Felice - è quello di non fermarsi alle verità ufficiali, ma di continuare a cercare. E tu, immagino, lo saprai molto bene.

Sul discorso della Patria: io non ho mai dubitato che vi fosse un diverso spirito patriottico anche in chi si ribellò al fascismo. E non voglio dire che uno avesse più diritto dell'altro ad esser considerato tale. Mi limito solo a constatare che non tutti coloro che aderirono al CNL avevano a cuore le sorti dell'ideale patrio. I partigiani comunisti (ed erano coloro che avevano in mano le redini, parliamoci chiaro), come ben sai, ci avrebbero volentieri fatto diventare una costola dell'allora Unione Sovietica: da una dittatura all'altra, anche qui senza entrare nel merito di quale fosse più cruenta (ed io, come immaginerai, non ho dubbi su quale fosse...)

Federico, ho appena trovato un romanzo incentrato su Evola "stregone" - forse ci risiamo. L'ho iniziato da poco, ti dirò in corsa. Prendi cmq nota: Manuela Maddamma, "Lascia che guardi", Fazi, Settembre 2005. Opera prima. La quarta è di Battiato. Si parla di "esoterismo nero". Maddamma "ha studiato a Parigi Filosofia e Storia delle Dottrine Esoteriche e Mistiche", vive e lavora a Roma, dice il risvoltino.
Per adesso si pescano incroci tra Crowley e Evola. Non so fin dove si spingerà - ma certo, è fiction... eh:).
Insomma, prendi nota, potrebbe - dovrebbe - incuriosirti da vari punti di vista.

http://www.fazieditore.it/f2/default.asp?p=RecensioniStampa&id=650 qui c'è la rassegna stampa "alta" (virgoletto a ragione).
Picchiano un po' sullo stile (a ragione, nel senso che è effettivamente un po' barocco e "nervoso", e la vicenda sentimentale sembra avere troppo spazio). Parrebbe un divertissement. Direi che a parte il libro di D'Agata non ricordo altro ambientato in Roma "esoterica", al di là del taglio che sta dando a Evola (non ho finito ovviamente).

A dopo

Grazie della segnalazione Franco, vedrò di rimediarlo e farmi un'idea anche io.

Su Evola e Crowley: Evola lo lesse con attenzione e ne scrisse sul brillante saggio sugli spiritualismi:"Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo". Ed. Mediterranee. Ovviamente non parla solo di Crowley, ma di Cristianesimo, Spiritismo, Psicologismo, Antroposofia, Teosofia, Satanismo etc. é un saggio che tende a una visione critica su tutti questi ambiti di "fede" e sul loro impianto (teo)logico. Un testo suggestivo.

Arpa, dà un'occhiata a questo articolo di fede:)

Ci sono alcun link decaduti: José Antonio, Militia, Schmitt, Von Solomon.

Rimedio! E pardon per non averli sistemati giorni fa

11 - Pardon? Ma non dirlo nemmeno per scherzo, Stakanov;)

done:)

9. Sì. Per ora sto leggendo quel che tu mi consigliasti. Prima di leggere quest'opera penso che approfondirò il discorso Evola, ma con lentezza e cautela, mi sembra l'unico modo.

"Proprio Julius Evola, filosofo della tradizione, ricercatore e saggista"

Leon spero apprezzerai questa piccola correzione: Evola insisteva sulla differenza tra "tradizione" e "Tradizione". Elevandone la concentrazione sull'altro termine, senso. Quasi mi vergogno a correggerti su questo autore, ma mi sembrava apprezzabile. Illuminante articolo e credo anche libro. Più avanti non me ne dimenticherò.

14 - Giustissimo Arpa, qui il discorso era a grandi linee, evidentemente. Comunque apprezzo;) Hai letto qualcosa di Evola? O hai curiosato sull'autore in generale?

Sto analizzando quanto riesco attentamente "Imperialismo pagano", su consiglio del solito Chevalier. Poi mi attrae decisamente qualche altro titolo, che credo di riuscire a trovare in rete, e dopo le dovute pause di riflessione e decantazione dei concetti fortissimi, presto esaudirò.
Mi sto rendendo conto che non si può non prescindere da una certa conoscenza della metafisica orientale, soprattutto per le questioni che meno mi convincono, e credo non sarà ostacolo facile e veloce da superare. Comunque la lettura va avanti, con parecchie sorprese e timidi entusiasmi, che ho bisogno ferreo di razionalizzare. Ma mi è subito sembrato grande carattere nelle idee e nell'antitesi al consueto. Utile assolutamente, non so ancora in che lunghezza accordabile o temibile. Ma sto procedendo :)

Però inizio a comprendere in una luce nuova molto di quello che hai detto in passato e che ripeti abitualmente. Il tuo mondo è meno lontano, non dico ancora più mansueto :)

Imperialismo pagano è figlio del periodo speculativo di Evola, quello in cui partori il complicatissimo saggio teoria e fenomenologia dell'individuo assoluto. A sé stante è un testo anche fuorviante ma necessario per comprendere - laddove si vada avanti nel leggerlo - l'evoluzione del pensiero evoliano. I saggi sulle metafisiche orientali (sul buddismo:La dottrina del risveglio - sul tantra: lo yoga della potenza - sul taoismo: tao tze ching - e sempre sulla pratica applicata e l'ascesi attiva tantrica: la metafisica del sesso) li ho letti tutti tra il 2001 e il 2004, in un periodo in cui ho letto moltissimo sulle dottrine orientali, culminando con la tesi sullo Steiner. Sono testi complessi che aiutano a comprendere come si fortifichi il pensiero evoliano. Ma i saggi fondamentali per avere una più limpida cognizione del suo pensiero sono, in ordine temporale Rivolta contro il mondo moderno, Gli uomini e le rovine, Cavalcare la tigre. Cavalcare la tigre è il mio preferito, a tratti il più controverso. Rivolta è un testo sterminato, invece, ricco di suggestioni. E poi C'è Il cammino del Cinabro, che è introvabile e fuori catalogo da una decina d'anni. é quello di cui scriverò prossimamente, essendo riuscito a procuramelo a Giugno.

Se come credo non potrai seguire questo lungo percorso ti consiglio comunque Cavalcare la tigre e Rivolta, due testi unici nel loro genere, e complementari. Felice che il mio mondo sia meno lontano: ovviamente non è solo Evola ma forse è il pensatore (usando un termine volutamente generico) che mi ha influenzato di più nella mia propensione antagonista e antimoderna;)

Grazie davvero per gli utili inquadramenti. Pensavo principalmente a Rivolta contro il mondo moderno, che comprerò sicuramente. Anche Cavalcare la tigre, probabilmente. Adesso è già doccia fredda Imperialismo, e non provavo tale piccante curiosità per un autore da tempo, senza di voi non avrei mai scoperto nulla di simile.

Sempre stima e cortese rispetto, aumentati direi :)

bene, bene. E andiamo:)

18 - Sono davvero felice, perchè so che tu leggerei Evola con il giusto senso critico, e soprattutto non gravato da ideologie. Essendo un personaggio cosi unico nel suo genere, considerato (spesso a torto: per ignoranza, direi) controverso, ha insinuato nel "potenziale" lettore approcci opposti, ambedue sconsiderati. Coloro che lo avversavano per partito preso, e coloro che lo amavano, sempre per partito preso. I primi criticando senza leggere (la spocchia dei cosi detti intellettuali di sinistra italiana è spesso pari alla loro ignoranza), i secondi leggendo e fuorviando in alcuni casi, e in altri citandolo senza averlo mai letto. In effetti, e qui posso confermare per esperienza sul campo, nelle sezioni dell'msi prima e di a.n. poi Evola è stato comunque, bene o male (in a.n. molto meno a dire il vero), ritenuto un riferimento. Solo che in pochi lo avevano letto e ancor meno capito. Per tutti questi motivi Evola è un personaggio che va restituito alla giusta luce, perchè frainteso, nel migliore dei casi. L'unico esegeta serio fu Adriano Romualdi, intellettuale missino morto molto giovane (a proposito, ti consiglio il suo testo " Su Evola", utilissimo per rendere più accessibile il pensiero evoliano, edito da Mediterranee). Io non ho la pretesa di dire di aver capito e interiorizzato tutto, ci mancherebbe, ma sono più di dieci anni che lo leggo. Anni nei quali mi sono procurato e ho letto una ventina di sue opere più alcuni saggi critici sull'autore. Senza mai farne apologia però, sempre criticamente. Questo è l'unico approccio valido per provare a capire e interiorizzare. Ma, come ripeto, non ho dubbi che sia nelle tue corde questo tipo di approccio.

(sottoscrivo in toto il discorso sull'approccio critico)

Sì, sì, aspetto golosamente quando scriverai di Evola esaurientemente, col giusto respiro, e so che ci sarà tanto da discutere. Mi auguro però, e con la paura di una noia esasperante, che non si incapperà in commenti facili e inutili stigmatizzati di pregiudizio che falcia la ragione in due tronconi soli.

Questo sito è la prova che si può provare a parlare di tutto, senza la paura di etichette e di preservazione di odii soggettivi, composti di semplificazioni deficienti ricerca di comprensione: perché qui si respira onestà intellettuale, nobiltà di riconoscere le proprie debolezze e le proprie lacune, e anche le correlate paure. Se non si ha paura di essere onesti, e se ci sono i presupposti perché sia possibile esserlo senza essere deboli per questo, l'intelligenza, la letteratura, l'arte e il pensiero possono ancora vivere. In contrasto con l'orgoglio e il settorialismo ideologico o collettivistico che figlia ottusità involutiva, che impedisce al pensiero di essere autentico.

Questo posto ha dimostrato e sta dimostrando di non aver paura di mettere in discussione le singole identità, nei loro steccati, se l'obiettivo è la sincerità e la cognizione di qualcosa di più grande, e soprattutto di più bello; che non è verità ma ci piace vederne i riflessi qua e la.

Grazie a tutti noi per il coraggio, e ce ne vuole davvero, di essere autentici, al di là dei talenti e della cultura. Questo è il vero seme.

Quoto e plaudo all'ultimo commento.

Di Evola ho a casa Cavalcare la Tigre, dono di un grande amico che -- ora comprendo -- con quel regalo voleva insegnarmi l'importanza di osservare il mondo anche col "cannochiale rovesciato" (da punti di vista anomali rispetto alla formazione di ognuno) (grazie Sergio).

Ci tornerò su, finora l'ho consultato in modo estemporaneo e a balzi soprattutto per (ammetto) corroborare certi miei pregiudizi.

:).

Mi unisco al plauso di Patrick anche io, Gianluigi.

PK, hai per le mani Cavalcare la tigre e gli ha dato solo occhiate a sbalzi? Per corroborare tuoi pregiudizi? MALE, MALISSIMO;) A parte gli scherzi, spero che la tua curiosità ti spinga ad addentrartici per bene prima poi, perchè letto a sbalzi perde davvero molto: ti dico, è già difficile trovare unità leggendolo tutto d'un fiato se non si è letto alcuni Evola precedenti (calcola che è il mio Evola preferito: quindi, devi!;))

Ho letto anch'io questo libro nei miei anni "goliardi".

Quante belle cose che trovo, qui! Ma è merito di chi?

Questo è senz'altro tuo, Léon. (Credo di aver capito l'origine del tuo nome...:))

Al termine della lettura del libro, mi sono detta che il Novecento così presentato non era affato inquieto, ma caso mai straordinariamente prevedibile. Un delirio di onnipotenza declinato in tutte le sue forme. Molto più inquieto sarebbe stato integrare nella riflessione autrici come la Scott, o la Stein.

Grazie comunque per la bella lettura.

Ci rivediamo.

26 - Hai letto questo libro, giusy? mi fa davvero piacere vista la distribuzione quasi inesistente (tu di dove sei? io di Roma e conosco l'editore che è romano). Ho avuto modo di parlare anche con i due autori, Merlino e Sideri, persone molto preparate che di tanto in tanto incontro alla Libreria Europa.

Ovviamente Léon viene da Léon Degrelle, sei la prima (o quasi) che indovina al volo;)