Marilungo Francesco

Turchia: Democrazia "Sì" democrazia "No"?

Autore: 
Marilungo Francesco

Esattamente trent'anni fa un colpo di stato manu militari scioglieva il parlamento turco e assumeva il controllo della situazione. Circa due anni dopo, con 80.000 fra giornalisti, sindacalisti, insegnanti, politici, avvocati, universitari e civili in prigione e con 30.000 di loro in attesa di processo, l'elettorato turco andava obbligatoriamente al voto per un referendum che avvalorasse la nuova costituzione. Ieri, 12 settembre, a tre decenni di distanza e proprio nel giorno dell'anniversario del colpo di stato, l'elettorato turco è tornato al voto per pronunciarsi sulle modifiche a quella costituzione proposte dal partito di governo islamico-moderato AKP. L'affluenza è stata circa del 77%. Il “Sì”, ovvero l'approvazione delle modifiche proposte, ha vinto con una percentuale schiacciante del 58%.Vediamo brevemente cosa si è andato a toccare della costituzione e poi cerchiamo di dare qualche elemento in più alla riflessione.

Il vero oggetto del contendere è il raggio di potere concesso all'esercito, da sempre in Turchia estremamente influente e ritenuto organo di garanzia del laicismo e dello statuto repubblicano da parte dei nazionalisti, di destra e di sinistra. Le modifiche proposte dal ruling party AKP, intendono limitare il potere militare, togliendo ai tribunali militari la possibilità di processare dei civili e conferendo ai tribunali civili la possibilità di processare esponenti dell'esercito, dando loro la facoltà di portare a giudizio alcuni dei responsabili del colpo di stato del 1980. Inoltre le proposte di modifica cambiano lo statuto dell'ordine dei procuratori e degli avvocati (corrispondente al nostro Consiglio Superiore della Magistratura), aumentando il numero dei membri e cambiando le modalità di nomina degli stessi. Ed ancora si è inteso cambiare la Corte Costituzionale, portandola più strettamente sotto il controllo dell'esecutivo. Dei 17 suoi membri, 14 verranno nominati dal Presidente e 3 dal parlamento. Altri cambiamenti riguardano i diritti civili, con riferimento ai lavoratori (che ora potranno essere iscritti a più di un sindacato), alle donne e ai disabili. E ancora possiamo accennare al fatto che le restrizioni per i viaggi all'estero dei cittadini turchi verranno allentate e solo nel caso in cui un cittadino sia soggetto ad indagini giudiziarie si vedrà vietata l'uscita. Questo in estrema sintesi il contenuto del pacchetto di riforme.

L'andamento del voto vede la vittoria del “Sì” nella stragrande maggioranza delle provincie turche. Solo nelle regioni costiere (in particolare quelle dell'Egeo e del Mediterraneo, escluse quindi la provincia di Istanbul e quelle del mar Nero) ha vinto il “No”, il rifiuto alle modifiche. Per il resto la vittoria del “Sì” è stata schiacciante. Nelle provincie dell'Est, quelle con più alta popolazione curda e considerate generalmente più arretrate e conservatrici, l'affluenza alle urne è stata molto più bassa a causa dell'appello al boicottaggio del voto lanciato dal partito di rappresentanza curdo BDP. Il BDP ha chiamato i propri elettori al boicottaggio poiché considera che il primo ministro Recep Erdoğan e il suo governo abbiano disatteso le promesse di occuparsi fortemente della questione curda al fine di risolverla; e in più i partiti curdi auspicano una riforma della costituzione decisamente più ampia che contempli delle autonomie “federaliste” per la loro etnia. A sinistra il principale partito d'opposizione, il partito repubblicano CHP fondato nientemeno che da Atatürk, ha impostato la sua campagna elettorale votata al “No” sostenendo che l'intenzione di Erdoğan sia quella di asservire l'ordine giudiziario a quello esecutivo e allo stesso tempo di indebolire il ruolo di bilanciamento svolto dall'esercito. In diverse zone del paese si sono registrati scontri fra gente intenzionata a votare e gruppi che volevano impedire la votazione.

Il pacchetto di riforme, così come il risultato positivo uscito dalle urne, è stato sostenuto dall'Unione Europea che vi vede un allargamento della presa democratica del paese e un passo in avanti lungo la strada che porta a Bruxelles, sebbene critiche individuali da parte di europarlamentari o di testate giornalistiche europee non manchino. Dall'America invece il risultato sembra essere accolto con qualche dubbio e qualche diffidenza in più. Il voto infatti si è tradotto in una specie di suffragio, a favore o contro, il primo ministro ed il suo partito di impostazione economica liberista e culturale islamica, sia pure moderata. Possiamo infatti ipotizzare agilmente che non tutto il 77% confluito ai seggi fosse perfettamente informato sui contenuti del voto, anche per la difficoltà tecnica dei contenuti stessi. Ed in più possiamo testimoniare come la campagna elettorale, lungi dall'essere un serio e composto dibattito che spiegasse su cosa si andasse a votare, sia stata più che altro strutturata su slogan e su raduni di piazza a cui si dava notevole eco mediatica. Erdoğan e compagnia con questo risultato hanno posto una seria ipoteca sulle elezioni governative in programma per il prossimo anno. Ecco dunque che l'America vede con sospetto lo strapotere populista di questo partito islamico, in un paese strategico per le questioni mediorientali, che negli ultimi tempi ha voluto mostrare una spiccata autonomia in campo di politica estera. Pensiamo soprattutto all'accordo con l'Iran ed il Brasile per lo scambio di un certo quantitativo di uranio, oppure alle frizioni con Israele per la vicenda della flottiglia Mavi Marmara scontratasi con la marina israeliana a maggio.

Per quanto mi riguarda la valutazione è decisamente complessa. È innegabile infatti che alcuni contenuti delle riforme vadano verso un aumento democratico ed è vero che uno stato in cui l'esercito sia sempre sull'attenti, sempre immune e sempre pronto ad intervenire nella politica difficilmente può raggiungere un livello di libertà e di maturità civile pienamente democratico. D'altro canto però il fatto che un referendum costituzionale si trasformi in un suffragio a favore di una persona e di un partito, innalza la soglia del sospetto. Il partito di Erdoğan ha sempre sostenuto di voler entrare nell'Unione Europea, ma le lungaggini del processo ed i nodi che restano ancora da sciogliere hanno aumentato il cosiddetto euroscetticismo nel paese. Negli ultimi tempi il pimpante ministro degli esteri Davutoğlu non ha rinunciato a mostrare i frutti della sua politica estera “neo-ottomana” e a giocare un ruolo predominante nella regione, riallacciando i rapporti con quelle che erano le vecchie provincie dell'Impero; in special modo la Turchia intende assumere un ruolo di arbitro nei Balcani. Che uso può fare allora di un tale bacino di voti un governo che ogni tanto sembra volersi divincolare dall'Occidente e che riconosce la sua matrice culturale nella religione islamica? Possibili derive sono in agguato, dopo che l'esercito, difensore della laicità, è indebolito e la magistratura diventa sempre più controllata dall'esecutivo. Le variabili poi sono numerose. Gli Stati Uniti stanno abbandonando l'Iraq, che confina con la Turchia e con essa condivide la questione della minoranza curda. Per la Turchia passano i profughi afgani che vogliono raggiungere il sogno dell'Europa. I negoziati di pace fra Israele e autorità palestinese sembra si stiano riaprendo, ma un fallimento di quest'ultimi potrebbe innescare ulteriori violenze e scontri. Nell'autunno prossimo l'Europa si andrà a pronunciare sul contenzioso di Cipro, da anni uno dei nervi scoperti della Turchia. Insomma di carne al fuoco ce n'è a sufficienza. La galoppata economica della Turchia fa sperare che nel paese si vadano diffondendo sempre più la consapevolezza civile e le garanzie sociali. La speranza è che la Turchia nei prossimi anni sappia mostrare al mondo il volto di un paese islamico che sappia fare i conti con il laicismo, che sappia garantire democrazia e libertà d'espressione: così che molti “integralisti” d'occidente possano finalmente capire che l'islam non è un o il nemico, ma una delle possibili espressioni culturali dell'essere umano ed in quanto tale pacifica ed equilibrata. Così che molta gente d'occidente possa smettere di proporre di bruciare Corani e possa iniziare a discutere dei veri motivi che portano al conflitto con la parte mediorientale del globo, scansando le differenze religiose e culturali. Le guerre le combattiamo per l'economia e per il controllo delle risorse...lasciate stare il Corano o la Bibbia. Quella è letteratura, quella lasciatela a noi!

RASSEGNA:

http://www.hurriyetdailynews.com/n.php?n=___-2010-09-12

http://www.hurriyetdailynews.com/n.php?n=pro-pkk-protesters-attack-turkish-voters-2010-09-12

http://www.hurriyetdailynews.com/n.php?n=the-election-atmosphere-moda-versus-uskudar-2010-09-12

http://www.hurriyetdailynews.com/n.php?n=leader-of-turkeys-main-opposition-did-not-vote-sunday-2010-09-12

http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_12/turchia-referendum-costituzione_3fd2bb44-be94-11df-b1cc-00144f02aabe.shtml

http://www.repubblica.it/esteri/2010/09/12/news/referendum_in_turchia_vince_il_s_avanti_con_le_riforme_costituzionali-7007880/

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20100911/pagina/09/pezzo/286643/?tx_manigiornale_pi1[showStringa]=turchia&cHash=929dfe40d0

http://www.nytimes.com/2010/09/13/world/europe/13turkey.html?pagewanted=1&_r=1&ref=europe

http://www.lemonde.fr/europe/article/2010/09/12/les-turcs-approuvent-la-reforme-de-la-constitution_1410193_3214.html#ens_id=1405465

http://www.thetimes.co.uk/tto/public/sitesearch.do?querystring=turkey&p=tto&pf=all

ISBN/EAN: 
OOOO

Commenti

(Referendum): Un piccolo

(Referendum): Un piccolo contributo sul referendum costituzionale svoltosi ieri in Turchia.


A stasera!

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[referendum] subito in prima!

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[referendum turco] intanto per ringraziarti per la condivisione dell'articolo, e per l'enorme contributo dato alla chiara e lucida conoscenza di quanto sta avvenendo. Preziosissimo.

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(Turchia sì-no): Il tema suscita accaloramenti anche in Italia: http://www.fainotizia.it/2010/09/13/addio-alla-turchia-laica-ora-%C3%A8-un-califfato-ottomano

(turchia) oggi 16 sett. se ne

(turchia) oggi 16 sett. se ne parla sul Secolo IT: pagine 1 e 10, ne scrive Alberto Pasolini Zanelli. Titolo: "Ma cosa vuole di più l'Europa da Istanbul?" 

(Turchia): Ecce link:

(Turchia): Ecce link: http://www.secoloditalia.it/publisher/In%20Edicola/section/  Grazie Franks!

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[referendum turco] questa tua pagina è arrivata al momento giusto: ci stavi addestrando a decifrare le dinamiche politiche in corso, coi tuoi articoli su pamuk (e non solo). Aggiungo, ai complimenti per la qualità dell'articolo, quelli per la selezione della rassegna stampa. Internazionale, pure. Chapeau:).