Marías Javier

Domani nella battaglia pensa a me

Autore: 
Marías Javier

“Forse siamo fatti in ugual misura di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere. E mi spingo a pensare che sia la finzione a raccontarci tutto questo, o meglio, a servirci da promemoria di quella dimensione che siamo soliti lasciare da parte al momento di raccontare e di spiegare noi stessi e la nostra vita. E oggi il romanzo è ancora la forma più elaborata di finzione”.
In quest’ottica Marías sceglie di dedicarsi alla menzogna dello scrivere, collocandosi nel dubbio, nell’incognita di un condizionale plausibile e tuttavia mai avverato. In quel futuro remoto cancellato dal fato e dalle scelte più o meno consapevoli. Recupera il lato b dei giorni, ipotizza su ciò che non è e non sarà, ma avrebbe potuto essere e usa la morte come innesco delle storie nelle storie che decide di narrare.
La morte ridicola, la morte tragica, la morte celebrata, la morte invocata, la morte inattesa, la morte orrenda. Le pagine del suo “Domani nella battaglia pensa a me” si aprono con un cadavere e una dissertazione sulla morte. Lo spagnolo parte dalla più definitiva delle fini, comincia dall’omèga ignorando l’alfa in un percorso a ritroso che non pretende traguardi. Perché “un romanzo non soltanto racconta, ma ci permette di assistere a una storia o ad alcuni eventi o a un pensiero, e nell’assistervi ci permette di comprendere”.
Il plot, pertanto, si fa pretesto: lo scrittore inventa, dà forma a fatti e personaggi, “gioca come un bambino con la carta” e intanto sviscera domande, congetture e riflessioni che cercano appiglio nel lettore.
Marta Téllez si spegne nell’abbraccio di uno sconosciuto la cui vita si incastra in ciò che rimane del mondo della defunta: tra le sue lenzuola, tra le immagini del film alla tv durante le loro ultime frasi, tra gli aeroplani di carta sul lettino del figlio di lei. Fedele al titolo della commedia di cui è spettatore dal piccolo schermo senz’audio, ricorda la notte. Ricorda e resta inchiodato alla memoria, come in un incantamento, stregato da una scomparsa di cui è l’unico ad essere al corrente. Le esistenze degli altri proseguono ignorando una verità ineluttabile che lui solo conosce e che incrinerà gli equilibri già precari di un’intera famiglia.
Deán non sa. Eugenio non sa. Luisa non sa. Juan non sa. Non sanno che si è trasformata in passato, colei che ricordano come futuro e il non sapere è presupposto di comportamenti che, diversamente, sarebbero rimasti loro estranei. Il gap con la realtà è colmato attraverso un raccontare che procede per analessi, alternando prima e terza persona. Marías si serve di Víctor per dipanare la narrazione, al contempo dando spazio ad “una voce che non sembra appartenere del tutto all’autore né al narratore”. Una voce che si interroga su “cosa sia a decidere che si fermi ciò che era in movimento”, che riflette su “come tutto si comprima e ci sembri poco una volta terminato”, testimoniando una “coscienza che bada a quel che accade e a quel che non accade, ai fatti e a ciò che non riesce, all’irreversibile e all’irrealizzato, allo scelto e al rifiutato, a ciò che torna e a ciò che si perde, come se tutto fosse uguale: l’errore, lo sforzo, lo scrupolo, la nera schiena del tempo”.

Dentro la storia, per sottrazioni e poi oltre, nelle infinite pieghe che la vita prende, che non ha preso e che avrebbe potuto prendere. Il romanzo si sviluppa seguendo la duplice direzione del reale e del possibile, perché “ciò che è stato è composto anche da ciò che non è stato e ciò che non è stato può ancora essere”.  
L’intimità della morte è la scintilla che incendia la parola ed offre allo scrittore madrileno l’opportunità di trasporre su carta pensieri non comuni su argomenti di particolare rilievo. E allora ecco che il racconto passa in secondo piano, le vicende dei vari personaggi diventano cornice.
La mente va oltre la confessione, la rivelazione della verità taciuta, subendo, invece, il fascino di quella voce che punteggia la narrazione con sfumature di natura, potremmo azzardare a dire, filosofica.

Marías scrive di Víctor e Marta, dell’insonnia del re, degli amori infedeli. Ma solo in superficie. Sotto il primo strato del romanzo ne troviamo un secondo ben più interessante: si tratta delle considerazioni sulla volontà, sul nome, sulla memoria, sulla colpa, sulla vita spesso intesa come “tradimento e negazione continui di ciò che vi è stato prima”, sull’inganno e la sua scoperta che ci mostrano l’instabilità persino del passato, “sullo spazio immobile che ci fa viaggiare nel tempo”. Ed è in questi frammenti e nella struttura ciclica con cui vengono riproposti certi temi (a partire da quello racchiuso nel titolo, omaggio al Riccardo III di Shakespeare), che questo libro si dimostra vivo.
Vivo contrariamente al suo stesso leitmotiv, vivo contrariamente alla dissimulata morte del romanzo annunciata da Kundera. Perché se è vero che “Domani nella battaglia pensa a me” non svela alcun aspetto sconosciuto dell’esistenza, è vero pure che ci offre interpretazioni nuove, portandoci ad una conoscenza parziale, soggettiva, ma irrinunciabile.  

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Javier Marías è nato a Madrid nel 1951. Ha insegnato negli Stati Uniti, a Oxford e alla Complutense di Madrid. Ha acquistato larga notorietà in Europa con alcuni romanzi di carattere psicologico: Domani nella battaglia pensa a me, Un cuore così bianco, L'uomo sentimentale. Tradotto in tutto il mondo e vincitore dei più importanti premi letterari, è anche traduttore e saggista.
(fonti: antenatiwikipedia)

Javier Marías, “Domani nella battaglia pensa a me”, Einaudi, Torino, 2005
Titolo originale: “Mañana en la batalla piensa en mí”
Traduzione di Glauco Felici
Pp. 283

Approfondimento in rete: Rai News24 / Wuz /javiermarías.es / Marías su Berlusconi /

Marías in Lankelot:
Marías Javier - Domani nella battaglia pensa a me - monnalisa
Marías Javier - Domani nella battaglia pensa a me - AngelaMigliore Marías Javier - Un cuore così bianco - AngelaMigliore

 



Angela Migliore, ottobre 2007

ISBN/EAN: 
9788806173104

Commenti

Bentornata in veste di lettrice critica, Angela!
A stasera per i commenti;)

Aspetto con curiosità i commenti, intanto vi propongo un paio di citazioni preziose, a parer mio.

NOME/MEMORIA 
"Che disgrazia sapere qual è il tuo nome senza conoscere il tuo volto domani, i nomi non cambiano e rimangono fissi nella memoria quando rimangono, senza che nulla e nessuno possa strapparli via. (...) Che disgrazia sapere qual è il tuo nome anche se ormai non conoscerò il tuo volto domani, il volto che smettiamo di vedere un giorno si metterà a tradirsi e a tradirci nel tempo che gli appartiene e che gli rimane, andrà discostandosi dall'immagine in cui lo abbiamo fissato per condurre la propria vita nella nostra volontaria o infelice assenza". (pagg. 149-150)

RICORDO/REALTA'
"quel che succede non succede del tutto fin a quando non viene scoperto, fino a quando non lo si dice e fino a quando non lo si sa, e nel frattempo è possibile la trasformazione dei fatti in puro pensiero e in puro ricordo, il loro lento viaggio verso l'irrealtà è comnciato nello stesso momento in cui si sono verificati; e il conforto dell'incertezza, che è a sua volta retrospettiva". (pag.55)

Quel frammento nome-memoria è commovente. Di una bellezza incredibile.
Estremamente vero.
*
sul frammento ricordo-realtà, e sulla retrospettività dell'incertezza... passo da meditazione:). Vengo a leggerti.

"In quest?ottica Marías sceglie di dedicarsi alla menzogna dello scrivere, collocandosi nel dubbio, nell?incognita di un condizionale plausibile e tuttavia mai avverato. In quel futuro remoto cancellato dal fato e dalle scelte più o meno consapevoli. Recupera il lato b dei giorni, ipotizza su ciò che non è e non sarà, ma avrebbe potuto essere e usa la morte come innesco delle storie nelle storie che decide di narrare."

> Formidabile.

"Perché se è vero che ?Domani nella battaglia pensa a me? non svela alcun aspetto sconosciuto dell?esistenza, è vero pure che ci offre interpretazioni nuove, portandoci ad una conoscenza parziale, soggettiva, ma irrinunciabile."

> Molto bene. Ho sentito parlare diversi lettori forti, amici, di questo libro e di Marias, in generale. A questo punto mi dichiaro persuaso dell'opportunità di leggerlo. Il quadro è estremamente interessante, sei stata di una chiarezza esemplare.

Ottimo lavoro, come sempre.

Il titolo è una maledizione shakespeariana. "Tomorrow in the battle think of me, and fall thy edgeless sword; despair and die!" (Riccardo III, Atto V, leggo in rete).

Curiosa scelta. "amori infedeli ma solo in superficie"

> Sta parlando a una donna perduta...?
gf

E che maledizione... "Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa. Che io pesi domani sopra la tua anima, che io sia piombo dentro al tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia. Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori"

grande pezzo. e, sembra, grande autore. unico appunto, nelle "brevi note", probabilmente trascritte dalla quarta, credo, citi "vincitore dei più importanti premi letterari". ecco, sarebbe meglio poter dire quali, o non mettere affatto tale dicitura, perché è troppo vaga come affermazione.
altra cosa, nei commenti riporti la pagina da cui hai tratto i vari brani, perché non farlo anche per le parti che hai riportato nel pezzo?
forse, non siamo che potenzialità inattuate.
ciao;-)
ndr

7- No, non parla ad una donna perduta. E' il mio solito errore di punteggiatura. Correggo:
"Marías scrive di Víctor e Marta, dell’insonnia del re, degli amori infedeli. Ma solo in superficie".

5/6- E' un gran bel libro. Denso, come non ne leggevo da un po'. Anche a me è stato caldamente consigliato da un amico e siccome adoro i suggerimenti in materia di lettura, non me lo son fatto dire due volte. Ma scriverne, è sato faticoso. Ultimamente mi è sempre più difficile...

8- E' una maledizione fortissima. Ed ha grande ridondanza nel testo, perchè viene riproposta ciclicamente ogni volta ampliata di un verso. L'impatto è tremendo. In più ammetto candidamente di non aver mai letto il Riccardo III, se non qualche riga in lingua originale durante le lezioni di letteratura inglese al liceo. Il ricordo, pertanto, era inesistente e se Marías non avesse inserito la sua "nota per appassionati di letteratura" in cui svela la citazione shakespeariana, così come la "nota per appassionati di cinema" in cui scrive dei film di Leisen ("Ricorda la notte) e di Welles (Campanadas a medianoce, nella versione italiana Falstaff), non avrei mai saputo individuare le fonti.

9- Contenta la mia pagina ti sia piaciuta.
Quanto alle note biografiche, no, non le ho trascritte dalla quarta di copertina. Derivano da wikipedia e antenati, come ho scritto in parentesi citando le fonti. Su wikipedia sono elencati i premi, se vuoi li riporto anche qui. Si tratta del premio internazionale di letteratura Impac, del Nelly Sachs, del Rómulo Gallegos e del Prix Femina Etranger.
Per la mancata indicazione delle pagine, ti dirò che la mia è un'omissione  voluta. Probabilmente contestabile, ma voluta. Mi piace che leggendo il pezzo, ci sia ritmo e i numeri, a mio parere, stonano. Infatti integro le citazioni amalgamandole al resto della pagina, cercando di non perdere in organicità. Tuttavia virgolettando ed evidenziando in grassetto, non credo di far torto all'autore. Nel commento è diverso, lì secondo me si può fare a meno della musicalità.

4- Due frammenti bellissimi, sì.
(Perdona la banalità del superlativo, ma non trovo altra definizione)

Grazie ancora, Angela.

"Forse siamo fatti in ugual misura di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere."
>mi colpisce questa citazione in incipit, che trovo molto vera.
Libro molto denso mi pare, di notevole potenza riflessiva e ottimo lavoro di sicuro.
Non è male l'idea di "personalizzare" un minimo gli articoli, io invece metto sempre i numeri di pagina della citazioni, perché pesno che se qualcuno ha la stessa edizione e vuole trovarsele in fretta....

15- Grazie a te, Franco. Sempre.
Comincio a convincermi che abbia trovato il modo per moltiplicare miracolosamente le ore della giornata: leggi e recensisci a ritmi impressionanti, sei "in fase creativa totale", prontissimo tutte le volte ad accogliere ogni nuova pagina con commenti puntuali e generosi. 
Marziano?? :)

16- Sì è un gran libro, Marina. Smaltiti i miei arretrati, penso di tornare su Marías. Le aspettative sono davvero alte.

Sono il demone legione! :).

E' solo il vantaggio del precariato della partita iva. Lavoro 3 ore al giorno, le altre 14 sono suddivise tra letteratura, amici, amiche, famiglia. E qualche film. Certo, niente weekend alle Barbados.
Ma è stato un intervallo di vita speso bene, me ne accorgo ora che sta per finire. Il sito è cresciuto, armoniosamente, e si è potenziato molto: nuovo archivio, nuove opzioni, nuovi collaboratori, nuovo forum, nuovo server. E siamo quasi a quota 2000 articoli, adesso:)
Merito di tutti.

Molto, molto interessante, anche questa pagina me la sono letta un paio di volte (ed ecco perché poi non recupero mai tutti gli arretrati: dovrei vivere su Lankelot per leggere tutto!!!) e ho seguito con interesse i commenti.
La tua lettura fa venire voglia di conoscere l'autore, e questo romanzo di romanzi - se ho capito bene. Le promesse sono alte anche per noi, direi.
Condivido l'idea di una personalizzazione delle citazioni mentre non scarterei l'idea (fa un po' libraio e un po' bibliotecario, mi rendo conto, ma può essere d'aiuto, senza scherzi) di mettere il numero complessivo delle pagine di un libro quando compiliamo la sua "scheda tecnica".

Hai addirittura bissato la mia pagina!! Che onore, Ilde!
"Domani nella battaglia pensa a me", mette proprio voglia di approfondire Marías, ma più che definirlo romanzo di romanzi parlerei di storie nelle storie. Per via degli intrecci plurimi tra le vite dei personaggi e non solo.
Quanto all'indicazione del mumero complessivo di pagine, niente in contrario. Prova a proporlo nel forum tra i suggerimenti e vediamo Franco e gli altri cosa ne dicono.

Altro fattore degno di nota all'interno del libro, è il ruolo di ghost writer del protagonista Víctor, con tutte le approfondite riflessioni che Marías ne fa conseguire.

19- Merito soprattutto tuo, ogni tanto è bene sottolinearlo!
(OT: cambiamenti lavorativi in vista? In bocca al lupo!)

20, 21.
Sono già d'accordo, sull'indicare le pagine. Cominciamo ad aggiungerla nei nuovi pezzi. E' utile, sì.

23. Crepi il lupo;)

iniziato ieri, mi sembra molto interessante

Aspetto di conoscere il tuo parere, allora!

M'ha preso molto all'inizio, la scena della morte di lei è da applausi. Pesante in mezzo, 50 pagine le avrei saltate a piè pari. Bello il finale. Tutto sommato mi è piaciuto.