Francesco Marani prende tutta la sua vita nella mano. Scrive versi per costruire una mappa della memoria. I luoghi e i paesaggi in cui ha vissuto diventano gli strumenti esistenziali di un’autobiografia che tiene sempre conto della necessaria continuità tra passato, presente e futuro. Imprescindibile legame senza di cui non sarà mai possibile capire, nel bene e nel male, la nostra presenza nel mondo.
Falso Plurale (Book editore, pagine 128, euro 15), secondo libro di poesie di Marani, è il tentativo riuscito di far parlare la vita attraverso una serie di fotogrammi diaristici. Qui è l’esperienza a essere l’elemento di invenzione che riesce a dare alle parole un significato preciso, quello che va oltre la fisica percezione e elabora un tessuto interiore di trame e percorsi che conducono il poeta nel cuore di un mutamento, dove è intimo il vincolo tra l’umano e il divino.
“La poesia di Francesco Marani – scrive Giorgio Bàrberi Squarotti nella postfazione – è un magnifico esempio della reinvenzione della lirica in veemente contraddizione con le attenzioni, oggi, per gli argomenti minimali, la conversazione, la comunicazione quotidiana.
Marani indaga i suoi giorni, le sue scoperte e le sue visioni delle stagioni e delle montagne solitarie ed eccelse, fra emozione di grazia del cielo consapevolezza dell’inadeguatezza a comprendere fino in fondo il significato dell’essere, materia e anima”.
Il poeta si rivolge al tempo. Il rapporto quotidiano con il suo mutamento concede la possibilità di scandagliare il passato per costruire con le parole e il pensiero un presente che gli consenta di sopportare il peso di un futuro incerto.
Nella poesia di Marani il tempo è un’ “apparenza di diversità”, uno “scrigno che conserva le cose”, una “Bibbia degli attimi” in cui è racchiuso il destino che ferisce con le sue improvvise apparizioni.
Falso Plurale è un intreccio di domande sull’essere e il tempo. Il poeta, soprattutto attraverso la frequentazione dei non – luoghi, percorre le strade che non si vedono della vita. Il tutto è in attesa di essere svelato. Soltanto il contatto tra il tempo e la sua anima rivelerà alla nostra inquietudine quell’infinito capace di durare oltre il relativismo delle piccole e umane verità, che da sole non bastano a spiegare il mistero della presenza umana nel universo. “Ora il tempo ritorna – operazione mia più semplice / una scultura pura di colori/ difficile solo trovarne lo spessore/ se non scavando attorno all’anima/ che tutto conserva e tutto rende/ voluttuosamente intricato, senza un perché”.
Il tempo che passa è per Marani una condizione esistenziale. Dentro il suo magma, gli uomini devono immergersi per toccare e sentire la vita.
Essere e tempo sono sempre in simbiosi nel viaggio della memoria di Francesco Marani, poeta dell’esperienza che si insinua nelle ferite e nelle lacerazioni del mondo con il linguaggio della memoria.
La sua testimonianza di uomo tra gli uomini va oltre il paesaggio umano e morale, fa i conti con la persistenza e il mutare della storia, vista come una “trasmigrazione, un dono/ che pòstula un tormento/ congiungersi di eventi/ l’incontro tra la fiamma e il vento”.
Nel silenzio delle cose che gela il cuore, il giorno che non comincia mai, ma che sempre accade, sarà – dentro il flusso del tempo circolare – il punto di domanda per chiedersi se la vita ha una vera fonte.
Edizione esaminata e brevi note
Francesco Marani vive a Modena. Professore ordinario di Diritto civile all’Università di Modena e Reggio Emilia. Per i tipi di Book editore ha pubblicato La casa dei due podestà (2006), e la raccolta di poesie L’inesistenza (2009).
Francesco Marani, “Falso plurale", prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti, Book editore, Ro Ferrarese, 2010
(Nicola Vacca, anteprima per Lankelot. Questa recensione uscirà mercoledì 4 agosto su Linea quotidiano nella rubrica Nel verso giusto).
Commenti
[francesco marani] scrive
[francesco marani] scrive Nicola: "Falso Plurale (Book editore, pagine 128, euro 15), secondo libro di poesie di Marani, è il tentativo riuscito di far parlare la vita attraverso una serie di fotogrammi diaristici."
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