Marani Diego

Nuova grammatica finlandese

Autore: 
Marani Diego

Diego Marani e l'inossidabilità della confusione

Generazionale. Diego Marani, autore di un ottimo romanzo (Nuova grammatica finlandese, Bompiani) e di altri episodi minori ma comunque decentemente assortibili fra le letture d'ognidí, è di sicuro un autore generazionale, sebbene dotato di moti d'animo trans-epocali ancora forse da sviluppare (e di agganci teorici fortunatamente sia ben- che ben-retro-databili, nel campo della narrativa moderna: Gadda, Calvino, Yourcenar, Borges, spesso traditi ma presenti tamquam umbrae). Al contempo, però, il tema fisso affrontato resta eterno come l'acciaio – o meglio come la lignea essenza della Storia, che si lascia bruciare ogni energia pur riciclandosi di continuo, senza perdere un atomo della sua originaria conformazione –: ecco, la tematica fissa di Marani (ferrarese trapiantato a Bruxelles) è l'identità del singolo uomo posta in rapporto esclusivo e polemico con la memoria, seppur anche relata a ciò che ne consegue: la comunicazione, la realtà, la poesia, l'amore, eccetera.

Dunque, Marani io l'ho incontrato lungamente a Lubiana nel febbraio scorso, ho scritto a suo proposito in un giornale lubianese e lui ha scritto di me sulla illustre ''Domenica'' del ''Sole - 24 Ore'', cosí ora mi sembra doveroso (dopo che interessante per voi lettori, certo!) rendergli l'onore in Patria, tramite questo modesto approfondimento a proposito del suo pensiero trainante – altresí definibile poetica.

Una poetica, la sua, di certo trainante ma un tantino facile a dedursi, sinceramente. Ed anche sospetta?

No. Questo no. La sincerità rientra nel corpus di Marani e se qui si parla di dubbi, dubbi onesti sono, di quelli che non tirano a vendere copie. Ma che anche restano troppo confinati, in quanto a soluzioni prospettabili dall'autore stesso, nel campo delle odierne situazioni fattuali. Mi spiegherò: che un tale Massimiliano (il protagonista di Nuova grammatica finlandese), una volta rimasto del tutto senza memoria (non sa neanche come si chiami, perché tantomeno saprebbe in quale lingua chiederselo), sia un fuscello nel mare delle possibili coscienze profonde mi sembra ovvio: l'uomo appena nato, se, come questo, avesse circa trent'anni, non potrebbe far altro che lasciarsi avviluppare dalla possibile identità piú a lui vicina – in questo caso quella che gli propone il medico finlandese che lo ha strappato alla morte per lesioni. Ma quel che non si capisce è l'integrità mentale di quest'uomo, la sua razionalità e maturità affettiva, comportamentale e sociale (direi sommando il tutto ''aritmetica''): se costui tornasse ad essere bimbo dovrebbe apparirci un minorato mentale talis et qualis. Invece no: Massimiliano resta quel che si suppone facilmente che sia stato, extra-mnemonicamente parlando; e assurdamente, cosí stanti le cose, tenta pure di ricostruire se stesso come se fosse uno che avesse sempre saldo il proprio cordone ombelicale con il proprio passato, pur non essendone conscio. Da cosa deriva, allora, mi chiedo, questa illogica maturità ultra-cosciente del protagonista?

Ecco: qui risiede la scontatezza risoluzionale (e/o generazionale) di Marani: o tale improbabile maturità di Massimiliano deriva dalla sua considerazione basilare simil-post-sessantottesca dell'italiano oggiultraquarantenne, o, tertium non datur, sta tutta nella forza dell'uomo in quanto uomo – l'uomo-cittadino-del-mondo, sottintende, penso, l'autore – ossia l'uomo che può essere se stesso anche al di fuori del proprio contesto linguistico e perfino mnemonico.

E questa risposta io non la avvaloro, perché sono convinto che l'animale-uomo non possa restare insieme aritmetico e spersonalizzato: se non sa chi è, l'uomo perde la concezione di tutto, comprese le abilità strumentali che si direbbero istintive presso altre specie animali (e intendansi: persino le piú elementari norme di autoconservazione, come il mangiare e addirittura il respirare, in certi casi-limite) e… perde anche la voglia di tirare a campare, altro che andarsi a cercare un'altra identità! Tutt'al piú diviene un pazzo-pazzissimo: assassino seriale o altro d'innominabile.

D'altronde, la Nuova grammatica di Marani può anche esser vista con altri occhiali… magari cosí prenderebbe (lo spererei) le fattezze di un interrogativo che resti tale, senza sottintese risposte; che so, forse questo mio, angosciante: ''Quali forme ha la sostanza primaria di un uomo? Può essa scorrere sottocutaneamente, tranquillamente, senza perdersi nel delirio della coscienza? E, se non appare e non può apparire in ogni caso, essa COSA È?''

Vista con il beneficio del dubbio, la Nuova grammatica finlandese di Diego Marani mi farebbe infatti addirittura accettare, in conclusione, certe sue aderenze alla moda filosofica del tempo in cui viviamo (il cittadino-del-mondo). Spero che un siffatto dubbio (che vorrei indirettamente proporre a questo mio stimato autore e buon conoscente) non si tramuti mai profondamente in una una delle drogate certezze oggi circolanti. Preferirei nel caso leggere Céline, anche tradotto in dialetto veneto. O D'Annunzio (entrambi molto solidi in quanto a dubbi… rocciosi dubbi e difficili da spaccare col bisturi come purtroppo lo sono invece i nostri vani filosofeggiamenti. Evidentemente le droghe che assumevano questi ultimi erano meno forti dell'epoca in cui siamo).

Sergio Sozi

P.S.

E l'inossidabile nostra ''confusione'', quella del titolo? Ecco, sta nell'auspicio che rivolgo all'autore: acché ci offra delle incertezze meno ''incerte''. Se no, parlo col cuore, le sue lettere sentite, impressionistiche ed instabili, se le porterebbe via il vento degli anni, neanche quello dei secoli. Mi aspetto una inossidabile confusione, nel prossimo, spero meditato, suo libro in via di realizzazione. Frangar non flectar, Diego.

BREVI NOTE

Diego Marani (Tresigallo, 1959), scrittore e traduttore italiano.

Diego Marani,"Nuova grammatica finlandese", Bompiani, Milano 2002

http://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Marani

Sergio Sozi, 2006. Prima pubblicazione: rivista Idealia.


ISBN/EAN: 
9788845251702

Commenti

Neo SOZI!

Be'... sono meditazioni spontanee e sincere sulla lettura di quell'ottimo romanzo, valide dunque solo per chi lo abbia letto, credo.

Va solo meglio precisato un passo un po' ''oracolare'', questo:

''(...) o tale improbabile maturità di Massimiliano deriva dalla sua considerazione basilare simil-post-sessantottesca dell?italiano oggiultraquarantenne, o (...)''

Ecco, tale ''considerazione basilare'' e' la convinzione che l'uomo non possegga una personalita' ed un'identita' singola, propria, autonoma ed innata, ma che queste vengano formate dall'ambiente, dalla societa'.

Questo passo andava specificato per togliere qualche nube dalle riflessioni, penso.

Ultima noterella obbligatoria:
mi sono permesso di ''vivisezionare'' questo romanzo solo dando per scontato il fatto che esso e' sicuramente uno dei migliori usciti in Italia dal Duemila a oggi - come dimostrano anche, oltre all'assegnazione del Premio Grinzane Cavour, le numerose traduzioni che se ne son fatte soprattutto in area mitteleuropea, Slovenia compresa, dove ho avuto l'onore di compilarne la postfazione per l'editore lubianese Modrijan.

Qualcuno di voi lo ha letto?
A me ha colpito sul serio, anche stilisticamente (aspetto che considero importantissimo).

(non ho letto, amice, mi spiace)

Te lo consiglio, Gianfranco. Oltretutto e' ambientato in buona parte a Trieste. Ed e' l'opera della maturita' di Marani, nonche' il suo miglior romanzo.

(prendo nota, molto volentieri)