Questo piccolo e goloso libercolo raccoglie, sotto l'attenta ed appassionata supervisione di Paolo Terni, la trascrizione delle cinque puntate di "La musica e i dischi di...", andate in onda nel Luglio del 1980 e condotte dallo stesso Terni, che videro un indimenticabile Giorgio Manganelli confidarsi musicalmente dietro ai microfoni.
"[...] Mi pare di non aver quasi mai parlato di musica direttamente, frontalmente direi. E questo mi pare un indizio di un uso della musica diverso da quello del musicologo o dell'ascoltatore in generale. Io non sono un buon ascoltatore. Sono un ascoltatore maniacale, perché m'interessano alcune strutture, soluzioni, invenzioni che nella musica sono esplicite e che poi mi seguono in qualche modo quando io lavoro..."
Ecco un Manganelli riflessivo, quasi intimo, con la riservatezza e la "timidezza" che sempre hanno contraddistinto le sue apparizioni pubbliche. Ovviamente la ricostruzione dell'educazione musicale di Manganelli è solo l'epicentro dei quasi monologhi. Le strutture che Manganelli ammira e studia in musica sono le stesse che l'autore riesce a perseguire funambolicamente con la macchina da scrivere. Ecco, per esempio, come Manganelli resta affascinato da Haydn:
"[...] Direi che non c'è nessuna allegria né grazia. Sono parole che trovo estranee al discorso di Haydn che è di una purezza, di una pulizia e di un'asprezza ...[...] L'ho trovato anche un musicista difficile nella sua estrema linearità di percorso: tutta apparenza quella trasparenza..."
Non è difficile immaginare in queste righe una definizione del Manganelli scrittore. Più in là il discorso si fa più diretto, anche se non per questo meno affascinante e "insalubre":
"Questo è il punto fondamentale. Il dramma del musicista non è diverso da quello dello scrittore... Il musicista si trova, diciamo, di fronte a uno strumento che è molto più... che agisce molto più prontamente coi suoi incantesimi per mortificare il significato, mentre lo scrittore, purtroppo, deve portarselo dietro e deve ucciderlo passo passo!..."
Manganelli si dimostra un conoscitore molto meno maniacale di quello che si crede: diremmo, con Nietzsche, un grande ascoltatore umano, troppo umano. Ancora in questo passo:
"Direi che l'insegnamento musicale è fondamentale (ritorniamo alla minaccia pedagogica): ecco, l'insegnamento musicale è fondamentale per lo scrittore perchè gli insegna... gli pone di fronte la straordinaria e raggelante ironia della pura forma. Questa capacità del discorso musicale di non dover neanche - almeno apparentemente (perché in realtà sappiamo che non è vero, e questo possiamo anche esaminarlo) - di non dover affrontare l'onta del significato: questo è un privilegio che il letterato non può non invidiare continuamente..."
L'onta del significato. Il paradosso dal quale Manganelli ha sempre tentato di fuggire in una lenta discesa negli inferi dell'architettura linguistica.
Commenti
Avanti con l'archivio GM. :)
che chicca!
momento che aggiorno lo speciale...
www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2948.0 SPECIALE MANGANELLI! Sempre in progress...
come l'hai scoperto, Paul?
4. Sempre cercando libri per la tesi :)
Questo non ho voluto farmelo scappare. Manganelli che parla di musica classica fa impallidire Baricco quando scrive di lirica.
Mi sa che questa tua tesi ci farà più ricchi di conoscenza e di competenza manganelliana:). Grazie Paolo.
Paolo Terni poi è una "spalla" veramente competente.
Ecco, visti i miei interessi nel campo musicale, mi sa che questo è un consiglio di lettura da non lasciarsi sfuggire.
Gracias
6. Lo spero dai! :) Lieto di divulgare il verbo!
7. Una cultura musicale impressionante davvero. E poi riesce ad assecondare con vero garbo le riflessioni di Manganelli.