“Le interviste impossibili” nascono da un’opera radiofonica, di carattere collettivo, risalente agli anni 1974 – 1975, poi raccolte in un volume, attualmente irreperibile, dal semplice titolo “A e B”, ossia le lettere con cui Manganelli identifica le domande e le relative risposte nel libro. Nell’attuale versione di Adelphi sono state inserite alcune delle interviste impossibili, rivolte a 12 soggetti, personaggi singolari e quantomeno famosi ormai defunti, da cui l’autore estrapola, con profondità e intelligenza, un’analisi sulla loro personalità, rivelando frammenti e parti nascoste dell’opera e, soprattutto, delle figure umane che erano state in vita. Manganelli, dunque, vaga in una galleria dell’altro mondo per chiamare a sé, in un incontro che sembra nascere dal caso, figure memorabili ormai fantasmi, quali: Fedro, Dickens, Tutankhamon, Casanova, Marco Polo, Harun al-Rashid, Eusapia Paladino, Re Desiderio, Nostradamus, De Amicis, Fregoli e Gaudì.
Dedica a ciascuno di loro qualche paginetta o poco più, concentrando le domande su aspetti precisi a cui i singoli protagonisti rispondono iniziando a colloquiare, lasciandosi andare in confidenze che ne mettono in risalto particolarità, aspetti poco noti, perplessità e ansie che li tormentavano in vita, come in morte. Per il lettore di oggi, non tutte le interviste sono riuscite e naturalmente comprensibili in ordine di curiosità per il soggetto che Manganelli aveva a suo tempo scelto, ma tutte risultano accumunate dal tema della morte o comunque da una disintegrazione del sé, in lettura parallela, tra lo status in cui essi si trovano durante l’intervista (il regno dei defunti, quindi) e quello che accompagnava la loro esistenza in vita.
Tra le tante si ricordano, per peculiarità dei caratteri e della menzogna ad essi correlata, quelle di: Casanova, leggendario sciupafemmine, di cui emerge il ritratto di un uomo superficiale, sfuggente e timoroso di essere inseguito per vendetta da donne incontrate sulla via, o dai loro mariti e amanti, infine da creditori e spie; poi quello di Dickens, che si sentiva un condannato a morte in cerca di redenzione attraverso la sua opera letteraria; segue Eusapia Paladino, potente medium in vita che si trova a disagio nel mondo dei morti che avevano occupato tanto posto nella sua vita; oppure Tutankhamon, figura solitaria e rattristata dall’eccessivo peso di quella responsabilità regale attribuitagli fin dalla più tenera età e che lo aveva portato, anche dopo la morte, ad un destino crudele, con quella condanna leggendaria sulla sua sepoltura; interessante poi quella di Fregoli da cui fa emergere la falsità dell’esistenza facilmente riconducibile a quel ritratto che l’intervistatore propone del personaggio: “lei era una figura da burla, e insieme c’era qualcosa di sinistro in quella sua mostruosa vocazione mimetica…essere altri, cogliere quei segni inconfondibili che fanno un essere umano così teatralmente riconoscibile nella folla degli uguali…Segni perituri, ma in qualche modo trascritti nel gran registro dell’universo. C’era in lei qualcosa della spia, dell’angelo custode burlone, del poliziotto, del delatore, e la plasticità del fantasma, dell’ectoplasma che esce dalla bocca della medium e si fa mano, vecchio con barba, gatto, fazzoletto..” (pag. 121, Intervista a Fregoli); degna di assoluto rilievo quella di De Amicis, il ritratto più angosciante (e deprimente, aggiungo io) per contrasto tra quello che rappresenta la sua opera più conosciuta, l’indimenticabile “Cuore”, e la figura umana che emerge grottescamente dall’intervista.
Il mito s’infrange dunque e le pagine si concludono con la bellissima, intensa intervista di Gaudì che fornisce un’immagine di interpretazione autentica dell’opera artistica “piena di vita, sregolata e sconcia” (pag.132). Gaudì si definisce “un mandriano di pietre, un lenone di sassi, un confessore di ciottoli, un corruttore di rocce, un missionario tra le sabbie, in essenza, un coltivatore di sassi” (pag.135) e poi risponde alle domande riempiendo di empietà la sua opera, giocando con le allegorie, persino su quella meraviglia che è la “Sagrada Familia” che egli dichiara “chiesa puttana” (pag.132), perché “è così pia; bisognava colmare di peccato un luogo sacro per essere assolutamente certi che il luogo fosse irrimediabilmente sacro. Ci voleva sporcizia, ambiguità l’ammiccamento di un occhio strabico e vizioso, un odore pietrificato di vino, bisognava aprire degli angiporti in una chiesa, farne una chiesa a ore, un luogo equivoco, perché se ne sarà accorto, nevvero, una chiesa è un luogo estremamente equivoco, tutti quei peccatori, quei peccatori attivi, si capisce, e tutta quella voglia di morte, quel grondare di sangue, e quale sangue, per le pareti. Nemmeno un bordello per alcolizzati e così assolutamente empio e dunque sacro” (pag.133).
Pagine magnifiche, dunque, di irresistibile richiamo per fantasmi che vogliono dare una testimonianza atipica, fuori dagli schemi, o semplicemente approfondita delle loro stravaganti personalità. Un’edizione schietta quella di Adelphi ma che difetta di un corollario introduttivo necessario e di sicuro interesse per incastrare quest’opera in un certo percorso intellettuale e biografico di Manganelli. Inquietante è poi la scoperta che, all’originaria raccolta, seguirà un’intervista a Dio, rifiutata dagli editori, e recuperata coraggiosamente solo nel 2008.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Giorgio Manganelli, “Le interviste impossibili”, Adelphi, Milano, 1997, pag. 140.
Prima edizione: "A e B", 1975.
Commenti
Intervista a De Amicis (a cura di Carmelo Bene) audio (una chicca).
parte 1
http://www.youtube.com/watch?v=yrKva7kWYj4
parte 2
http://www.youtube.com/watch?v=GWHIyPl3mOU&feature=channel
La parte su De Amicis merita la lettura integrale. :)
1. SE NE SCONSIGLIA vivamente l'ascolto da parte di chi vuole mantenere un buon ricordo, almeno di "Cuore" :)
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2948.10 Speciale aggiornato!
"Manganelli, dunque, vaga in una galleria dell?altro mondo per chiamare a sé, in un incontro che sembra nascere dal caso, figure memorabili ormai fantasmi, quali: Fedro, Dickens, Tutankhamon, Casanova, Marco Polo, Harun al-Rashid, Eusapia Paladino, Re Desiderio, Nostradamus, De Amicis, Fregoli e Gaudì."
> Mi sembra un'idea talmente folle che la categoria "genio" viene scavalcata, a pie' pari:)
"Un?edizione schietta quella di Adelphi ma che difetta di un corollario introduttivo necessario e di sicuro interesse per incastrare quest?opera in un certo percorso intellettuale e biografico di Manganelli. Inquietante è poi la scoperta che, all?originaria raccolta, seguirà un?intervista a Dio, rifiutata dagli editori, e recuperata coraggiosamente solo nel 2008".
> Punto esclamativo per entrambi i tuoi rilievi. Per diverse ragioni. L'edizione 2008 non mi sfuggirà:).
Volo a sentirmi Bene-De Amicis...
(sempre applausi per Movi. Grande contributo, ancora;) )
1. e 2. il caso di dire che Manganelli mi ha infranto il "Cuore"
4.
quello che fa rispondere a Gaudì è fuori dal mondo, l'intervista che ho preferito più di tutte...:)))
5. mi sono dovuta cercare in internet quando uscirono Le interviste Impossibili. Un saggio introduttivo o qualche nota non doveva mancare. Non so in altre edizioni, ma in questa che ho letto io non c'è nulla.
5. Ovviamente l'intervista a Dio è da recupero assoluto...:D
?Il mio regno fu una grande illusione, un miraggio perfettamente concluso in cui donne e uomini vissero per qualche generazione, come se fosse un'imitazione dell'eternità. come palcoscenico, come illusione io amo il mio regno; come potenza, ormai l?ho dimenticato; ora è sabbia, come doveva essere; potrei ricordarlo come cosa dolce ed effimera; ma perché ricordare quel catalogo di angosce che fu il mio regno? Preferisco rammentare il mio rubino, la rete di perle con cui copersi uno sfregio sul corpo della donna che amavo. Naturalmente, anche quella era una allegoria: la cicatrice amata genera perle. Quelle perle non hanno mai cessato di abbagliarmi?
(pag. 75, Intervista Harun al-Rashid, califfo di Bagdad)
fantastiche! Queste m'incuriosiscono non poco, dovrò recuperarle!!!! Mi sembrano geniali.
Manganelli aveva una profondità straordinaria nella scrittura, chissà cosa avrà fatto dire a Dio......
De Amicis: appena ho tempo vado ad ascoltare quello che hai segnalato, personalmente detesto il libro Cuore.
9. Io non oso pensare davvero cosa abbia fatto rispondere a Dio, se ne hanno negato la pubbblicazione...
Cuore: io l'ho amato moltissimo :********(
1 aaghhahahah è inascoltabile :))
11. sigh :(
9 erano altri anni, c'erano più censure, adesso l'avrebbero pubblicato subito, credo.
13. non so,ho letto in giro che Adelphi che ha i diritti sull'opera omnia, non ha voluto pubblicarlo (e stiamo parlando di tempi recenti, Le interviste impossibili sono state ripubblicate nel 1997, non 30 anni fa), quindi preso a cuore da piccolo editore e pubblicato "solo" nel 2008. Vedremo comunque di trovarlo per capire :D
[interviste impossibili,
[interviste impossibili, manganelli] articolo segnalato da wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Le_interviste_impossibili
olè.