Manfredi Gianfranco

Ho freddo

Autore: 
Manfredi Gianfranco

Gianfranco Manfredi è sempre stato un eclettico e stravagante outsider. Un outsider di lusso tanto nella musica leggera, da cantautore negli anni Settanta (e oltre: 1993, “In paradiso fa troppo caldo”), quanto nei fumetti, quanto nella narrativa. Ricordo di aver cominciato a sentir parlare di lui da ragazzino, tardi Ottanta-primi Novanta: avido lettore di fumetti italiani, nato e cresciuto con le creazioni di Casa Bonelli – in primis, Dylan Dog – m'ero appassionato a una sua “variazione sul tema”: si chiamava Gordon Link, formato e periodicità bonelliana, edizioni Dardo. Gordon Link era un Dylan Dog kitsch e caotico: fu protagonista di una curiosa e ludica serie di avventure paranormali. A proposito di paranormale tra i personaggi c'era, ricordo bene, un'assistente dell'investigatore dalle generose forme. Mi ha aiutato a crescere sano. Forse si chiamava Olga o Helga, qualcosa del genere. Potrei sbagliare.

 

Gordon Link giocò molto sui gadget, ché quelli erano gli anni dell'ultimo boom dei fumetti italiani in edicola: da qualche parte conservo un poster, forse firmato, e ricordo assieme la promozione delle varie anime di Gianfranco Manfredi; sul fumetto pubblicizzò il nuovo album (1993), tramite il fumetto rilanciò il vecchio e apprezzato romanzo “Magia rossa” (Feltrinelli, 1983; Gargoyle, 2008). Dovrei aver ricevuto copia della vecchia edizione Feltrinelli proprio grazie a Gordon Link. Ma la memoria può essere imprecisa...

Nei primi anni Novanta, in adolescenza, associavo a Gianfranco Manfredi da Senigallia tre etichette: romanziere gotico, sceneggiatore di fumetti gotico/fantasy, cantautore sfortunato e irriverente. Subito dopo, ritrovando il suo nome in qualche Dylan Dog post guarigione di Sclavi, avevo pensato che finalmente GM avesse trovato una collocazione adeguata. Non mi sfuggirono i primi numeri del suo nuovo – stavolta nuovo – fumetto, “Magico Vento”, western noir-horror, dalle atmosfere diciamo alla Zagor di Tiziano Sclavi: ma con altre e diverse contaminazioni. E omaggi a Poe.

Sedotto e affascinato, come sempre, dagli artisti laterali, minori o non pienamente espressi, aspettavo da anni l'esplosione di questo creativo. Vorrei poter dire che “Ho freddo” sia il più importante passo della sua carriera da narratore, ma non ho letto nient'altro dopo “Magia Rossa” (qui la bibliografia dell'autore) e ammetto la mia mediocre preparazione, in questo senso: gli altri sette romanzi di Manfredi mi sono sfuggiti.

Sta di fatto – e veniamo all'opera – che “Ho freddo” è un romanzo gotico di buona fattura: eccezionalmente documentato (cfr. nota dell'autore, in appendice), notevolmente metaletterario (Lovecraft, Sade, Laclos, Stoker tra gli autori più o meno direttamente omaggiati), discreto nei dialoghi (si sente il mestiere del fumettaro: negli sketch, nei capitomboli nel parlato) e complesso sino alla cerebralità nell'intreccio. Semplificando un po', potremmo dire che si tratta di una matura, consapevole e altra indagine sui vampiri e sul vampirismo, allegoria d'una società e d'una cultura, quelle occidentali, che stanno piombando in un clima allucinato e distruttivo, e cercano senso e spiegazioni nel fantastico, nel diabolico, nell'irrazionale; l'autocontrollo, la disciplina e l'apertura mentale di pochi illuminano le tenebre del tempo. Spiegando cosa si nasconde dietro certe fantasie...

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Notule sulla trama. 1796. Viene riesumata la salma di Abigail, morta a ventidue anni. Sotto lo sguardo di due gemelli, Aline e Valcour, il padre le spacca il cuore.

I gemelli, di origine francese e adozione inglese, sono appena sbarcati in America, in cerca di libertà e democrazia (duecento anni fa sembrava possibile). Fronteggiano come possono le contraddizioni yankee (come la schiavitù, ma non solo...), cercando di dare esempio diverso nel trattamento dei cittadini. Sognano davvero un mondo nuovo: vogliono animarlo e popolarlo. Sono figli di un medico che amava gli esseri umani e il suo lavoro sino all'estremo limite del sacrificio. Non credono in Dio, apparentemente. Sono esperti di malattie infettive: Valcour segue le prime ricerche di Jenner con grande entusiasmo (cfr. p. 351). Investigano sulla consunzione che sta portando via tante vite...

Vampirismo in America? Sembra una forma di tubercolosi, accompagnata da disturbi nervosi: il malato cerca sangue per nutrirsi. I due giovani francesi, memori della ferita rivoluzionaria d'infanzia, sono intrisi d'una sensibilità, d'una umanità e d'una apertura mentale che consentirà di squarciare il velo della superstizione delle comunità americane. Tra i comprimari di lusso della loro impresa, un curioso sacerdote olandese, Jan Vos, che viene da mestieri ben diversi – forse, come scoprirete, questa sua vocazione nasconde segreti...

Sostiene la Lipperini che questo libro sia romanzo storico, inchiesta giornalistica e saggio antropologico: goth. Peccato che concluda la sua buona analisi scivolando nella palude nebulosa dello strampalato e inconsistente “New Italian Epic” di wuminghiano e recente, discutibile conio: lasciamo che la stravaganza del compagno che spesso sbaglia, pubblicando collettivo per un'azienda del (suo) premier, rimanga borborigmo decifrabile per i suoi simili: a loro soli ridotto e rivolto. Etichettare un romanzo come questo con la dicitura “neo-epico” è abbastanza grottesco. L'epica è altro, nessuna neolingua potrà mutarne l'essenza. I letterati italiani ne sono consapevoli e fieri. Giù le mani dall'epica. Godiamoci piuttosto la facilità di scrittura di questo appassionante e atipico narratore di genere (assemblatore di generi: postmoderno, nothing new) dalla discreta sensibilità sociale, domandiamoci perché il nostro tempo sia così avido di letteratura vampiresca, in tante nazioni, e aspettiamoci – è una pretesa sensata – un buon film tratto da questo primo volume delle avventure dei gemelli Aline e Valcour.

Mi piace pensare che la fortuna dell'opera accompagni più di un lettore sulle orme della passata produzione di Manfredi. Sclaviano nel citazionismo a ogni livello, intelligente nell'amalgamare suspense e indagine, realismo e fantasia, andrebbe considerato come una porta per accedere a molti mondi, e ad artisti nuovi. Chissà che i fanatici di Barker e King non possano trovare italico appagamento nelle pagine di questo poliedrico, irrequieto artista.

Sanguigno, metodico e sorprendente.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Gianfranco Manfredi (Senigallia, 1948), scrittore, sceneggiatore e musicista italiano. Qui la bio.

Gianfranco Manfredi, “Ho freddo”, Gargoyle, Roma 2008. Prefazione di Loredana Lipperini.

Approfondimento in rete: Rassegna Stampa / Ho freddo

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Novembre 2008.


ISBN/EAN: 
9788889541258

Commenti

Ualà.

Questa recensione è apparsa in piena influenza ambulante, da queste parti. Tutta colpa di un "Magico vento" :)

" A proposito di paranormale tra i personaggi c’era, ricordo bene, un’assistente dell’investigatore dalle generose forme. Mi ha aiutato a crescere sano"

ahaahahhhahahah

Io di Gordon Link non ne sapevo niente. E meno male, in tempi passati forse mi sarei anche infuriato. Alcune copertine sembrano veri e propri plagi :)

però era divertente, sai? E poi lei...;).
Come narratore mi ha convinto molto di più.

Da questo libro aspetto il commento di mio padre. Io amo Magico Vento, mi ci sono affezionato dal primo numero e non posso più fare a meno. L'ultima creatura invece, Volto Nascosto, dopo un inizio discreto, si è rivelato una cazzata pazzesca.

"Volto nascosto" è un titolo abbastanza infelice, in effetti.
Sembra un richiamo sbagliato al Volto di Lucca:).
Fammi sapere cosa ha detto tuo padre...

[Manfredi] Secondo te, perché

[Manfredi] Secondo te, perché il nostro tempo è avido di lettaratura vampiresca?

[manfredi, vampiri]

[manfredi, vampiri] francamente non riesco a capirne le ragioni. Immagino sia perché ci sentiamo vampirizzati, giorno dopo giorno, dalla vita metropolitana/cittadina: frenetica, ansiosa, caotica, burocratizzata. E non riusciamo a capire cosa sia che ci sta rubando l'anima e l'intelligenza, e il tempo.

[Manfredi - Vampiri] Magari

[Manfredi - Vampiri] Magari esistessero dei veri e propri vampiri e non vampiri di terza categoria come la Santanchè. 

[Manfredi- vampiri- ] é una

[Manfredi- vampiri- ] é una possibilità in effetti.....bisogna pensarci.

And: Ahahah! Quella è un'autentica virago!

[Gargoyle] Leggo sul sito

[Gargoyle] Leggo sul sito della Lipperini che la Gargoyle prende un nuovo corso rinunciando alla sua fisionomia originaria.

Ho trovato qui il comunicato della casa editrice. Che dire, è un peccato davvero.

[Gargoyle] Quello che mi

[Gargoyle] Quello che mi chiedo è: prima di cambiare dovevano quindi chiudere, per non snaturare la "bella idea"? Non lo so. Forse sì, o forse avrebbero potuto, che so, cambiare nome alla casa editrice (che poi sarebbe stato uguale a chiudere, più o meno). O forse, ancora, ridimensionarsi, fare meno uscite, puntarci di più...non so eh. Ma, è una cosa fattibile? Magari cambia perché nel nostro paese non esiste un mercato abbastanza grande per il genere di letteratura proposta da Gargoyle. Non so quali siano stati i problemi di Gargoyle, ma se è questione di sopravvivenza, ben venga questa apertura. Magari se sono arrivati a questo può essere anche perché a tanti piaceva questa casa editrice, ma l'hanno poco pubblicizzata. Mi sembra comunque che quella di "aprirsi" verso altri generi, o altre letterature, sia una tendenza in atto da anni tra le case editrici italiane...

[Gargoyle] Non lo so Andrea,

[Gargoyle] Non lo so Andrea, ho anche io tanti dubbi (penso solo alle persone che ci lavorano e delle quali non si sa nulla). Pero', se si trattasse solo di una scelta di sopravvivenza che ti porta a pubblicare libri come quello su Simoncelli o Steve Jobs, forse sarebbe meglio mettere la parola fine. Non vedo che male ci sia a chiudere un'esperienza. 

[Gargoyle - And] Nessun male

[Gargoyle - And] Nessun male a chiudere l'esperienza. Ma cosa sarebbe stato detto? In Italia non si legge, l'horror come genere non va (ma solo Twilight...è horror, a proposito? Non ho idea), un vero peccato, una casa così interessante. Ciò che rimane dietro è il gruppo di persone che ci lavora(va?), di cui si sa niente, mah. Va beh. Più che altro è il dire/nondire, propendere per ipotesi più che per altre direi "a sensazione", cosa che non è un male, eh, ma di sensazioni ce ne possono essere tante, e tutte valide per chi le sente. Poi, boh.

[gargoyle] ho diversi amici

[gargoyle] ho diversi amici che lavoravano per loro - e una che ancora lavora per loro. Mi spiace per i vecchi amici che hanno chiuso la loro esperienza, è sempre una questione dolorosa. La loro è stata comunque una grande e bella avventura. Spesso degna di elogio, soprattutto per la coerenza.

I nuovi proprietari sono i tipografi della Pisani. Giudizio sospeso, ma mi sembra chiaro che l'intento di "normalizzare" una casa editrice nata con la sua chiara inclinazione specialistica sia sbagliato. E se posso aggiungere una cosa... e basta con le piccole case editrici che imitano il mainstream. Ma che senso ha? Non condivido.

Vorrei dire altro, ma mi limito a questo - solidarietà a chi ha fondato e diretto e animato la baracca, e a chi l'ha colorata di vita, e a chi l'ha raccontata alla stampa. Bravi ragazzi.

[gargoyle] il nostro

[gargoyle] il nostro contributo alla vecchia, vera Gargoyle sta in 2 pagine piene di schede: anni di letture e di apprezzamento. http://www.lankelot.eu/Gargoyle

alè.