Mancuso Vito

Rifondazione della fede

Autore: 
Mancuso Vito
Vito Mancuso prima che uno scrittore è un teologo ma prima di un teologo è una persona (e non un individuo), una persona coraggiosa, una voce che esce fuori dal coro, non animato da interessi di parte e logiche di potere, ma alla ricerca della verità. L’autore “combatte” la Chiesa, quella istituzionale, non perché la odi ma perché, come me, gli vuole bene è vuole che cambi; il suo attacco colpisce però al cuore, ne fanno le spese alcuni dogmi su cui la Chiesa fonda la sua teologia dominante. Un riformatore dunque, ma un riformatore che ha a cuore le sorti del cattolicesimo anche se si sente prima di tutto un cristiano, senza scordarsi di essere in fondo un uomo. Mancuso non va allo sbaraglio perché ha le spalle coperte da una salda preparazione e l’entusiasmo di che crede nelle proprie idee, idee che il teologo ha attinto da diverse fonti (riportate in fondo al libro) ma che lo stesso sa sviluppare ed armonizzare a dovere. Idee che comunque Mancuso non vuole imporre ma condividere, rimane perciò sempre aperto al confronto ed alle critiche, del resto l’autore non sentenzia mai se non in rari casi, e quando lo fa, si accompagna a quel rigore tipico di chi usa la ragione, consapevole del fatto che se ci è stata data una ragione allora un motivo ci deve pur essere. Vito Mancuso è la voce di quei (tanti) cattolici che la pensano come lui ma che non hanno le “armi” necessarie per affrontare sul “campo di battaglia” gli “avversari”. Scusate la premessa ma era inevitabile.
 
Il titolo originale dell’opera è: “Per amore. Rifondazione della fede”, l’autore nella prefazione spiega che la scelta di ripubblicare il saggio come “Rifondazione della fede” risponde solo ad un logica di maggiore chiarezza comunicativa. La precisazione è quanto mai opportuna perché è proprio dell’amore che Mancuso ci vuole parlare superando, ma non eliminando, l’identificazione Dio=amore di tradizione giovannea e proponendo l’assioma Dio=bene, sul quale bisogna rifondare la fede perché è il bene che definisce la volontà di Dio e non il contrario (Dio=amore non può che volere il bene). Sembrerebbe una quisquiglia e invece è una “mazzata” che ti arriva tra capo e collo perché, seppure il bene è sempre stato considerato come la naturale applicazione dell’invito all’amore verso Dio e verso il prossimo predicato da Gesù, non era mai stato assunto al massimo livello nel mondo della teologia, almeno non con questa chiarezza argomentativa (ma posso sbagliarmi perché i miei studi teologici non sono approfonditi). Il bene quindi come Verità (la maiuscola è d’obbligo) ma anche come fenomeno umano perché siamo capaci di bene se rimaniamo in ascolto del richiamo della grazia e trascendiamo noi stessi, elevandoci al di sopra del nostro “io”. L’adesione umana al bene, secondo l’autore, compie la libertà di cui siamo dotati e si concretizza nell’accettazione di servire qualcosa che è più grande di noi. Dio, quindi, non si tratta di conoscerlo ma di riconoscerlo, di viverlo, di entrarci in comunione perché il sapere da solo non conduce alla conoscenza della verità. A fare il bene guadagniamo noi stessi perché siamo fatti per il bene, l’uomo è infatti legato a Dio dall’eternità. La rifondazione parte proprio da qui, il cristianesimo viene perciò interpretato come un’adesione al bene per amore e non il semplice credere all’esistenza di Dio; il concetto è rivoluzionario. Alla luce di questa premessa, Mancuso tratta gli argomenti del male, del mondo, del peccato, della fede e dell’anima, offrendo al lettore una diversa visuale rispetto agli approcci classici e sicuramente li rende molto più chiari, più convincenti, più “moderni” se mi è concesso il termine, soprattutto non cade mai in contraddizione e non ricorre mai al dogma come scappatoia è questa è sicuramente una novità, una buona novità.
 
L’autore considera il male non come entità contrapposta al bene ma come negazione, privazione corruzione del bene, perché il male, pur provenendo dallo spirito, non ha un’origine propria come il bene (concetto che fu anche di Origene). Mancuso valuta il male come una componente indispensabile del processo della vita e solo se si assume il punto di vista dell’uomo ciò che in sé non è male lo può divenire, come a dire che è l’uomo e non Dio la misura del bene e del male.
 
Il mondo, per il teologo, non è né bene né male ma “espressione” della “forza” che lo governa. Chi possiede questa “forza” ha potere sul mondo, è la logica del più forte, quella del branco, dalla quale discernono l’entropia sociale e il nichilismo. Non c’è nulla che può opporsi vittoriosamente a questa “forza”, non lo può il diritto, né la cultura, né il valore, né il sapere e nemmeno la ragione, perché tutto è condizionato dall’uomo e dal suo tornaconto personale. L’uomo non fa nulla se non per suo vantaggio, solo l’esercizio del bene, in quanto contrario al proprio interesse, è disinteressato. Solo il bene può averla vinta sulla “forza” che governa il mondo (il bene si contrappone alla forza del mondo e non al male). Così, l’uomo, apparentemente libero perché dotato di libero arbitrio, è in realtà schiavo di questa “forza” e potrà divenire veramente libero solo se compirà il bene. Mancuso ci rassicura che Dio non è interessato al mondo ma all’uomo, l’incarnazione del Cristo ne è la testimonianza e la croce rappresenta la ribellione allo stato di necessità che governa il mondo, sul Golgota viene lanciato un appello all’uomo: tu non sei come il mondo, sei fatto diverso, sei capace di bene, allora compilo. E’ la legge dell’amore, quella che parla la cuore di ognuno di noi e che ci apre ad una nuova dimensione (soprannaturale). L’uomo però non riesce a compiere il bene (agh!), magari lo vuole pure compiere ma non ci riesce (doppio agh!), attratto com’è dal perseguimento del suo interesse personale (triplo agh!). L’uomo sarebbe quindi destinato alla sconfitta se non intervenisse Dio, nell’aprirsi alla grazia e nel seguire il suo movimento verso l’alto, l’uomo porta a compimento se stesso e va ad albergare nella gioia.
 
Mancuso continua a spiazzarci quando poi passa al peccato. Secondo l’autore il peccato infatti esiste come peccato del mondo, in altre parole il peccato è la stessa “forza” che governa il mondo. Il teologo precisa che il peccato è “necessario” perché solo nel mondo e nelle sue contraddizioni l’uomo può divenire libero, perché solo nel caos si può scegliere se compiere il bene oppure no. Secondo quest’ordine d’idee, il “peccato originale” non è che la mancanza di direzione dell’uomo, siamo noi quindi i novelli Adamo ed Eva e la cacciata dal paradiso non è che la nostra nascita voluta per farci divenire liberi, per farci divenire santi.
 
Mancuso conclude il libro parlandoci della fede e della sua inevitabile rifondazione. E’ questo il punto saliente di tutto il saggio come ci aveva anticipato lo stesso titolo. L’autore è convinto che ormai la fede come obbedienza non tenga più, che sia un concetto superato perché il mondo funziona anche senza Dio e non meno bene. La fede viene concepita dall’autore come la stessa libertà che realizza l’uomo, che lo pone nella gioia, portandolo al compimento del bene. Fede dunque come ribellione alla natura, reazione alla “forza” che governa il mondo, un secco no al mondo per amore della verità e degli uomini. Avere fede è amare a vuoto, è affidarsi senza certezze, è continuare ad amare nonostante il mondo. Contrariamente a quanto accade normalmente, nella fede l’oggetto della propria dedizione non viene padroneggiato (come, ad esempio, nel sapere) ma servito. Come già detto in precedenza, però, la vera fede non è quella ideologica (credere all’esistenza di Dio), la vera fede è l’adesione al bene. Essere cristiano non significa essere religioso ma essere un uomo che sceglie liberamente il bene, questa è la strada della salvezza e la si può percorrere anche fuori dalla Chiesa. Detto così può sembrare ovvio, scontato, perfino banale ma è come una lama tagliente che attraversa la storia della teologia e va a conficcarsi nelle viscere del magistero della Chiesa.
Dopo Mancuso niente sarà più come prima.
 
P.S. In questo libro, il teologo ci parla anche dell’anima ma ho preferito non leggere nulla in proposito perché, avendo già acquistato: “L’anima e il suo destino” dello stesso autore, non voglio assolutamente anticiparmi i contenuti.  
 
Edizione esaminata e brevi note:
titolo: Rifondazione della fede
autore: Vito Mancuso
edizione: Arnoldo Mondadori Editore spa - Oscar saggi maggio 2008
progetto grafico: Gianni Camusso
art director: Giacomo Callo
graphic designer: Pitis
illustrazione di copertina: Beppe Del Greco
 
Vito Mancuso (Carate Brianza, Milano 1962), dottore in teologia sistematica, ha studiato nelle facoltà teologiche di Milano, Napoli e alla Pontificia Università Lateranense di Roma. Insegna teologia presso la Facoltà di Filosofia dell'Università Vita e Salute San Raffaele di Milano. Collaboratore di Repubblica.
 
Approfondimenti in rete:
 
nina_garbo, 7 ottobre 2009
ISBN/EAN: 
9788804579939

Commenti

Argomenti ponderosi e difficili, tempo fa avevo visto su Repubblica qualcosa di Mancuso, c'era stato uno scambio di opinioni anche con Enzo Bianchi, ma non ho seguito tutto.
"Essere cristiano non significa essere religioso ma essere un uomo che sceglie liberamente il bene, questa è la strada della salvezza e la si può percorrere anche fuori dalla Chiesa." ma la Chiesa come le ha prese queste osservazioni?

quanto alla teologia, ho provato ad avvicinarmi un po', ma non riesco ad appassionarmi, mi ci perdo dentro.
Quanto alla Chiesa, uno dei problemi è cambiarla dall'interno, come dici all'inizio, ardua impresa, specie adesso .

aggiungo qualche tag!
Letteratura - standard per le recensioni di libri - letteratura italiana, etc;) A domani per il resto
gf

www.lankelot.eu/index.php/format-letteratura-obbligatorio/

format libri:). Per qualsiasi cosa...

"Solo il bene può averla vinta sulla ?forza? che governa il mondo (il bene si contrappone alla forza del mondo e non al male). Così, l?uomo, apparentemente libero perché dotato di libero arbitrio, è in realtà schiavo di questa ?forza? e potrà divenire veramente libero solo se compirà il bene."

> Questo è un passo bellissimo: da meditazione.

5 - Tutto sta a intendersi su cosa sia il bene...

5 liberi per amare.....in sintesi

1 - La Chiesa ufficialmente tace ma qualche teologo di "grido" lo ha criticato pesantemente. In sintesi si dice che ha fatto la scoperta "dell'acqua calda" e cioè che non sono idee nuove. In parte è vero ma Mancuso cita le sue fonti e comunque nuovo è il collegamento teologico-logico che fa di queste idee e il discorso a me sembra che "fili", anzi, direi che fila proprio bene.

2 - Io sono appassionato di teologia ma non ho fatto studi teologici. Ma non è poi più ostica della soluzione del cubo di Kubrick

5 - Per Mancuso il bene è Dio. Che ne dici Franco di aprire sul forum una discussione sul libero arbitrio e sulla libertà dell'uomo in generale. Voglio dire quento siamo in realtà liberi in questo mondo, in questa nostra società? (Matrix docet)

7 - Esatto Marina ... in più aggiungerei che solo amando (nel senso cristiano, molto simile all'agape della terminologia greca) si è veramente liberi. In fondo però come asserisce Mancuso non si può amare senza fare del bene ...

Guarda, io ho frequentato per un paio di anni la Scuola teologico-pastorale nata qui in diocesi di Venezia, il primo anno è stata interessante, il secondo pesantissima e così ho lasciato perdere.
Il discorso è che credo di preferire una scuola biblica o la Lectio Divina, insomma il contatto diretto con il Sacro Testo.

è anche vero che probabilmente dipende molto da chi la insegna e come, io non ho retto all'analisi sezione per sezione del CCC.
Sarò limitata evidentemente.

10, 5. volentieri:)

12 - Ho fatto Lectio Divina per 7 anni consecutivi e sono d'accordo con te, s'impara molto di più dalla "meditazione" delle sacre scritture che dai libri di teologia. A me Mancuso affascina, quello che afferma è veramente rivoluzionario e poi è bravo ma veramente bravo a scrivere, te la spiega proprio bene la "sua" teologia. La scuola biblica non mi "piglia" invece, non ho conoscenze dirette ma secondo me l'esegesi pur essendo importante non è fondamentale. Forse avere più traduzioni o sapere che un termine può avere diversi significati risulta determinante ma per questo basta leggere ad esempio parallelamente sia il testo CEI e quello interreligioso ufficiale oppure "prendere" da altre fonti (apocrife, storiche, ecc ..., della serie non c'è solo la "bibbia" di Gerusalemme (quella con la copertina rossa per intenderci). Nella mia parrocchia la catechesi (sia ai bambini/ragazzi che ai loro genitori e ai nubendi) viene incentrata da diversi anni sull'ascolto della Parola. Veramente un pò tutto viene incentrato sull'ascolto della Parola anche le riunioni degli animatori e quelle pastorali (siamo un pò fissati)

13 - Non sei limitata e poi il CCC ... bè insomma

Personalmente le più belle lectio divine le ho sentite a Bose.
Riguardo la Scuola Biblica, per qualche anno, la faceva un sacerdote molto preparato della nostra parrocchia (poi trasferito con altri incarichi, i migliori.....li spostano quasi sempre)non in chiave strettamente esegetica, insomma spiegava proprio le basi in modo assolutamente non pesante. Una lettura così è interessante.
Dunque Mancuso: finalmente uno che parla chiaro! :)