Mamatas Nick

Come mio padre ha dichiarato guerra all'America

Autore: 
Mamatas Nick

Come può un artista dichiarare il proprio dissenso, tutta l’amarezza per l’imperialismo e per l’aggressività neocolonialista della sua nazione, tutta la perplessità per la paradossale condizione di vita di cittadini costretti a un’esistenza precaria e a uno stato di guerra senza fine?
L’attivismo politico è una prospettiva fallimentare, in questo periodo storico. Frustrante, e insensato spreco di energie. Il pamphlettismo decora le tombe, post mortem, e guadagna dieci righe nelle antologie. Siamo a un passo dal trionfo della dissimulazione onesta, cara al barocco. E quindi la satira e l’allegoria – in altre parole, le strategie letterarie pure – sono armi assolutamente vincenti. Perché la trasfigurazione prima della disgrazia ridicola d’essere americani sotto le amministrazioni Bush non poteva che essere questa: un bel giorno, un padre di famiglia – stanco della retorica delle celebrazioni del Patriot Day, 11 settembre – decide di costruirsi una bomba atomica reperendo materiali tra discariche e internet; assolda il figlio per accelerare i tempi; nasconde l’ordigno nel nano da giardino; finalmente, dichiara l’indipendenza, via fax, a tutti gli Stati del mondo e agli organi di stampa. L’indipendenza della sua casa, che diventa Regno di Weinbergia.

“Desidero pace e libertà per me stesso e per il mio Paese e dichiaro aperti i confini a chiunque sia interessato a porre fine a questi orribili conflitti e a condurre un’esistenza libera dalla paura di perdere il lavoro, o di dire la cosa sbagliata e di essere interrogati; un’esistenza in cui i nostri figli non crescano al solo scopo di essere arruolati” (p. 36) – e di andare a crepare in guerra.  

“Under My Roof”, nella versione italiana “Come mio padre ha dichiarato guerra all’America”, è narrato in prima persona dal figlio di Daniel, Herbert. Un dodicenne che riuscirà ad abituarsi sia alle strategie di resistenza attiva del padre e dei suoi brancaleoneschi aficionado, presto sbarcati da mezza America (tra loro, evasori fiscali, studenti e freak), sia alla nostalgia per la madre, riottosa a riconoscersi nella nuova casa-nazione. Casa nazione che diventa modello per tanti microcosmi americani: nel Vermont, nell’Idaho, nel Connecticut, in California, tutto a un tratto è un fiorire di dichiarazioni di indipendenza (d’altra parte, ricorda Mamatas, è nel dna degli USA: cfr. p. 60). 
“Perché? Perché non lo fate tutti, piuttosto! Questo Paese sta andando in rovina. Stiamo combattendo quaranta guerra con quaranta Paesi diversi, e per nessun motivo” (p. 30).

Mamatas dà vita a un affresco della quotidianità degli States, prendendosi gioco dell’invasiva presenza dei media televisivi (primo ostaggio di Weinbergia è il tizio delle previsioni del tempo: grasso e stupido, andrà in diretta anche dal salotto del Regno), dell’imbarazzante e assassina politica estera yankee, del proliferare di movimenti separatisti nelle terre di Uncle Sam, ma non delle ragioni del separatismo – e questo è importante – e poi del consumismo esasperato, della mediocre intelligenza delle truppe, delle vite trascorse nelle case, tra televisione e computer, più spesso per disoccupazione o per precariato cristallizzato che per relax e ricerca. L’esito è divertente e velenoso; in altre parole, memorabile e necessario. È un atto di ribellione letteraria, e politica. E davvero non si fatica a pizzicare ferite aperte: come il senso di impotenza di tutti i cittadini americani, di fronte a certi eventi e certe linee politiche. Penso a un passo come questo. Emblematico.
“Nessuno aveva una risposta, tranne una. Rassegnarsi a non essere altro che marionette nelle mani degli Stati Uniti” (p. 66). Già.

Last but not least, delizioso segnalare la considerazione disastrosa del belpaese, anche in un contesto come questo che sembrava difficile potesse chiamarci in causa. Come scoprirete, serviamo per enfatizzare il ridicolo. Primo e unico Stato a riconoscere l’indipendenza della casa-nazione è la piccola repubblica di Palau, ricca di noci di cocco e di perle. Pronta a offrirle alle nazioni amiche. E la madre di Herb, fieramente statunitense, commenta, infastidita: “Taglieremo tutti gli aiuti finanziari a Palau, al Marocco, all’Italia e a tutti questi paeselli insignificanti che hanno deciso di usare tuo padre come un’arma contro di noi” (p. 87). Come darle torto. Paesello insignificante, come Palau e il Marocco. Questa la percezione di cosa nostra – casa nostra – all’estero, nello Stato egemone. Informate citizen silvio.

Under My Roof is a young adult book in that there is no cursing or sex... well, YA books are full of those things anyway. Well, there is this kid, Herbie, and he’s the hero and is wise beyond his years... no, wait, that’s in all sort of adult literature too now. Mmm, it’s short? YA books are still short, right? I mean, except for the War and Peace-sized brick of the last Harry Potter novel. But I do think kids should read this book. I mean, better they find out that the nation-state is a lie now, right? If you have some sullen cousin or nephew who is just beginning to slouch and respond to every query with a cracked-voice ‘Whutevah’, you should buy him or her this book for the holidays. It’ll be a life-changing event. For me, anyway.” (fonte: intervista rilasciata a Bookslut, 2007)

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Nick Mamatas (Long Island, New York, 1972), saggista e narratore americano. Scrive su disinformation.com. Ha esordito pubblicando il romanzo breve “Northern Gothic” (2001). 

Nick Mamatas, “Come mio padre ha dichiarato guerra all’America”, Cargo, Napoli, 2008. Traduzione di Sara Della Corte. Progetto grafico e logo design: Maurizio Ceccato – IFIX Project.
Collana “Biblioteca di Cargo”, 16.

Prima edizione: “Under My Roof”, Soft Skull Press, 2007.   

Approfondimento in rete: Nick Mamatas’ Journal / Bookslut / Wiki en / Intervista di M. Wascovich (2002) / Di Consoli intervista De Matteis, direttore editoriale di Cargo / Massena28

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Maggio 2008

Geniale la copertina dell'artista romano Maurizio Ceccato.

 

ISBN/EAN: 
9788860050137

Commenti

un bel giorno, un padre di famiglia ? stanco della retorica delle celebrazioni del Patriot Day, 11 settembre ? decide di costruirsi una bomba atomica reperendo materiali tra discariche e internet; assolda il figlio per accelerare i tempi; nasconde l?ordigno nel nano da giardino; infine, finalmente, dichiara l?indipendenza, via fax, a tutti gli Stati del mondo e agli organi di stampa. L?indipendenza della sua casa, che diventa Regno di Weinbergia.

"Stiamo combattendo quaranta guerra con quaranta Paesi diversi, e per nessun motivo?

Eh...

Niente male, eh? :)

"L?attivismo politico è una prospettiva fallimentare, in questo periodo storico. Frustrante, e insensato spreco di energie. Il pamphlettismo decora le tombe, post mortem, e guadagna dieci righe nelle antologie. Siamo a un passo dal trionfo della dissimulazione onesta, cara al barocco. E quindi la satira e l?allegoria ? in altre parole, le strategie letterarie pure ? sono armi assolutamente vincenti".

Chapeau!
Ho riletto il frammento un paio di volte, bello proprio bello. Pungente, corrosivo e cinico come le verità scomode.

(A latere: ma quanto leggi??!! Hai dei ritmi pazzeschi!! Inutile sottolineralo, è solo un modo per farti i complimenti. Grazie sempre.)

:). Questo periodo mescolerò narrativa e saggistica. Qui pubblicherò versioni estese di articoli che usciranno per altre testate. Lankelot viene sempre per primo;).

(e entro fine giugno, una volta smaltite le scoperte della Fiera, torneranno le riscoperte fuori catalogo;) )

Testo curioso e interessante. E mi chiedo due cose: che rilevanza ha avuto nella madrepatria? E di seguito: che distribuzione ha da noi? Immagino scarsa. Solo un piccolo appunto all'autore, da quel che mi pare di capire da ciò che hai scritto: credo che Bush o chiunque altro sarebbe stato - e sarà - uguale: i conflitti aperti resterebbero 40 e la situazione socio-economica sarebbe identica. é il sistema americano che è marcio al midollo. Il bello - si fa per dire - è che l'Europa lo sta esportando in toto, o quasi.

5 - Lo stesso metodo che uso io;)

Cargo nasce da una costola de "L'ancora del mediterraneo", attiva sin dal 1999. Una delle poche - l'unica o quasi - realtà editoriali indipendenti e pulite di Napoli. La distribuzione è sicuramente nazionale, credo PDE ma potrei sbagliare.
Forse non ha ancora adeguata visibilità in libreria, trattandosi di un marchio nuovo, prevedibile purtroppo.
*
Credo che Mamatas concordi con te: "I mean, better they find out that the nation-state is a lie now, right?"

;)

In calce all'articolo trovi il link alla (bella) intervista rilasciata da De Matteis a Di Consoli.

Qui un primo estratto.
Data - 25 gennaio 2008.
Fonte: Letteratitudine di Massimo Maugeri

Dopo quasi un anno di fermo (il tempo di cambiare promotore, e aumentare il numero delle uscite) ?L?ancora del Mediterraneo? e ?Cargo?, le sigle editoriali napoletane, tra le principali del Sud, tornano fra qualche giorno in libreria. Dopo aver fatto esordire scrittori come Saviano, Pascale, Lucente e Zaccuri, e dopo aver pubblicato libri di Berardinelli, Naldini, Cederna, Fofi e Niola, si prevede un anno molto ricco per la piccola casa editrice campana. Il direttore e fondatore delle sigle è Stefano De Matteis, nato nel 1954 a Napoli e formatosi, sin dal 1977, a Milano, lavorando da Feltrinelli, da Garzanti e, dal 1985 al 1992, con Mario Spagnol della Longanesi. Nel 1992 De Matteis decise di ritornare a Napoli, dove prima ha fondato una rivista con Gustav Herling (?Dove sta Zazà?), poi ha collaborato a ?Il mulino? e alla pugliese ?Argo?, fino a fondare, nel 1999, ?L?ancora del Mediterraneo? (?Cargo? nascerà, da una costola de ?L?ancora?, nel 2005).

De Matteis, perché nel Sud Italia non è mai nata un?editoria forte, a carattere industriale?

Primo, perché al Sud non c?è mai stata una vera imprenditoria di mercato. Secondo, perché l?editoria non è mai stata vista come un?attività remunerativa, ma semplicemente come qualcosa che rientrava nei lussi dell?assistenza istituzionale. Quindi non si è mai costituita un?imprenditoria che lavorasse sulla cultura. Non a caso a Napoli c?è San Biagio dei librai, invece non esiste un San Biagio degli editori. La storia editoriale meridionale è soprattutto una storia di tipografie e di librai.
(... segue sul sito di Maugeri)

Quanto alle reazioni in patria e non, a parte i link integrati nell'articolo (cfr. bookslut o wiki en), qui:
www.softskull.com/detailedbook.php?isbn=1-933368-43-8

c'è la pagina dell'editore americano.
Ave!

9 - Giusto, i link. Ogni tanto mi sfuggono. Vado a leggere.

Capperi! Non ho capito però se la scrittura sfocia nella satira pura o in un separatismo allegorico.

direi entrambe le cose a un tempo.

davvero interessante. ;) la scelta del nanetto, poi... (simbolo del cattivo gusto e della, spocchiosa, voglia di mettere in mostra il potere "conquistato"... per me.) lo metto in lista. (anche la "cargo". ce l'ho sotto casa e me l'hai fatta scoprì tu... ma vedi le cose della vita... ;))

Cargo dovrebbe - come Ancora del Mediterraneo - essere un vostro orgoglio cittadino. Mi stupisco che non abbia ancora l'adeguata e meritata risonanza mediatica...;)

Quanto a Mamatas, dai un'occhiata, post lettura, anche al suo blog. Il ragazzo è folle e ha dei numeri.

il libro è fantastico! ... ottimo suggerimento.
la paranoia post 11 settembre in effetti è surreale, e ancora non se ne esce.
che dire?
grande mamatas, sono pure andata a vedere il suo sito. simpatico ragazzo. ho guardato anche il sito di cargo, ma è ancora in costruzione. datecene notizia.
w weinbergia!

Grazie, Emilia.
Commento eccezionalmente gradito considerando che quest'oggi mister Bush ha bloccato mezza Roma - perché, bontà sua, cerca ulteriore supporto militare. Eh.

Aspettiamo tutti che i siti di Cargo & Ancora del Mediterraneo vengano aggiornati e ampliati, credo e spero non manchi molto.

Ave!