Mahfuz Nagib

Il nostro quartiere

Autore: 
Mahfuz Nagib

 

Nagib Mahfuz, nel libro “Il nostro quartiere” (titolo originale “Hykâyât Haritnâ”), del 1975, ci presenta le cronache del caratteristico sobborgo egiziano in cui è nato e vissuto, intorno agli anni Trenta dello scorso secolo, attraverso le vicende quotidiane, particolari e spesso istruttive, dei suoi abitanti.

L’autore del libro, infatti, nasce al Cairo, più precisamente nel quartiere di Gamaliyyah, nel 1912. Premiato con il Nobel per la letteratura nel 1988, rappresenta, senza alcun dubbio, uno dei più prestigiosi scrittori arabi del ventesimo secolo.
Il suo romanzo, avvalendosi di uno stile semplice e lineare, di un’efficace combinazione di realtà e fantasia, rappresenta una sorta di notiziario, una cronistoria dettagliata del quartiere egiziano nel quale Mahfuz ha realmente trascorso l’infanzia e l’adolescenza; l’autore, con stile ed eleganza, ne delinea le figure principali, gli eventi più importanti, i misteri più curiosi, la vita di tutti i giorni, insomma, che nasce e si sviluppa nel labirinto di vicoli del suo quartiere d’origine.

Il testo si divide in settantotto brevi sequenze narrative – mai più brevi di una pagina, mai più lunghe di quattro – poco meno di ottanta rapidi flashes su un mondo che è per noi lontano, misterioso e fantastico, dal quale è possibile estrapolare frammenti di vita, di filosofia, di conoscenza del mondo orientale, per un libro che rappresenta un’interessante finestra aperta sulla realtà concreta del quartiere e, nello stesso tempo, su un microcosmo diverso dal nostro ed estremamente affascinante.

L’io narrante, che ci accompagna per mano alla visita di questo magico universo, è rappresentato da un bambino, lo stesso Mahfuz, che con occhi innocenti osserva e commenta gli avvenimenti, talvolta sorprendenti, magici e rituali che caratterizzano il modo di vivere all’interno del quartiere: questa voce semplice e innocente scopre, a poco alla volta, le curiosità offerte dalla vita e, mentre cresce, all’interno del quartiere, ci parla di vita, di morte, di religione, di filosofia, ci svela misteri e ci confida aneddoti particolari, sempre in bilico tra mito e realtà, verità e finzione, fede religiosa e ansie terrene.

L’architettura narrativa è, quasi sempre, elementare e immediata, volta ad entrare senza esitazioni nel vivo della vicenda. Il narratore intradiegetico, solitamente, ci presenta subito i protagonisti del racconto, i rapporti che intercorrono tra di loro ed il contesto nel quale si svolge l’episodio: poi passa a descrivere lo svolgersi degli eventi, spesso accompagnati dai discorsi diretti dei personaggi, definisce lo scioglimento narrativo e, da questo, trae utili e didascaliche conclusioni di tipo religioso e filosofico. La rassegna di personaggi offerti al lettore ripercorre la vita di un popolo sempre a metà strada tra passato e presente, antico e nuovo, fede religiosa e razionalità che, nel periodo esaminato all’interno del romanzo, sembra mostrare, di tanto in tanto, alcuni segnali di cambiamento, soprattutto in seguito alle influenze provenienti dal mondo occidentale.

Sin dai primi episodi, si comprende la vastità di temi che caratterizza il contenuto di questi brevi racconti.
Nel primo apprendiamo dell’esistenza del Grande Vecchio, l’anziano derviscio [1] a capo del grande monastero, personalità religiosa con la quale il piccolo narratore entra in contatto spirituale, per poi scoprire di aver incontrato un’autorità religiosa che nessuno aveva mai visto in precedenza, non essendo mai uscito dalla sua cella. Nei successivi, intriganti brani si parla d’amore, di morte, di filosofia e religione, ponendo in evidenza alcune particolari figure che agiscono all’interno del quartiere: uomini e donne, futuwwat [2] e dervisci, funzionari di stato e mendicanti, attraverso i quali Mahfuz inquadra la vita e le evoluzioni sociali all’interno del proprio quartiere e, allo stesso tempo, il processo di maturazione dell’io narrante e dell’intera civiltà araba che, a fasi alterne, sembra essere sul punto di cambiare, di aprirsi alle influenze occidentali o, in ogni caso, modificare le antiche e obsolete tradizioni legate al passato.

“Il nostro quartiere”, insomma, è un’opera interessante e utile per comprendere gli usi e i costumi di una cultura distante dalla nostra, quale quella egiziana. Pur essendo, alle volte, difficile comprendere il significato di alcuni termini in lingua araba e apprezzare alcune novelle, sinceramente troppo allegoriche, vaghe e confuse, è un libro affascinante e ricco di sfumature, scritto, con efficace stile “realistico”, da uno dei maggiori esponenti della narrativa araba contemporanea, il quale, sempre in bilico tra passato e presente, realtà e sogno, misticismo e razionalità, ripercorre la storia e la vita dell’Egitto degli anni Trenta, raffigurando tutta la vitalità della popolazione, originale e multiforme, che abita le splendide vie del Cairo.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Nagib Mahfuz (Il Cairo, 1911 - 2006). Laureato in filosofia, impiegato nella pubblica amministrazione per gran parte della propria vita, è scrittore, saggista, giornalista e sceneggiatore cinematografico. Primo scrittore arabo a ricevere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1988.
Nagib Mahfuz, “Il nostro quartiere”, Feltrinelli, Milano, 2002. Prima edizione ne “I Narratori” settembre 1989. Traduzione dall’arabo di Valentina Colombo.

Titolo dell’opera originale: “Hykâyât Haritnâ”, 1975.

Antonio Benforte, 12 dicembre 2004.

1- Dal persiano darwish ‘mendicante’, poi ‘chi osserva voto di povertà’ , con il termine derviscio si indicano i membri di una confraternita mendicante musulmana.
2 - Esponenti della Cavalleria Spirituale Islamica.

ISBN/EAN: 
9788807811807

Commenti

Antonio inaugura l'archivio MAHFUZ!

Mahfuz ha uno stile immediato che mi ha affascinata al ritorno da un viaggio a Il Cairo. Ho letto Il vicolo del mortaio e mi ero ripromessa di dedicarmi alla Trilogia del Cairo, ma non ho mantenuto la promessa. Vorrei ricordare, l'attentato subito ad opera degli integralisti islamici che, per motivi sempre legati alla religione, lo avevano condannato a morte. Lui aveva scelto, nonostante tutto, di continuare a vivere tra la sua gente.

http://it.wikipedia.org/wiki/Naguib_Mahfouz

già, dovremmo aggiornare la bio, Ant.
E' morto nel 2006...

pardon, non avevo visto

ottima integrazione, Ant.

La includo anche qui:

"E se ne è andato anche Nagib Mahfuz, uno dei più prestigiosi scrittori arabi del Ventesimo secolo.
Aveva 95 anni, ed era stato premio Nobel nel 1988.
Ho letto solo due libri di Mahfuz: Vicolo del Mortaio e Il nostro quartiere. Lui, in realtà, ne aveva scritti una quantità enorme ma dalle nostre parti non era poi tanto famoso.
La sua scrittura era leggera e delicata, i suoi racconti essenziali ma allo stesso tempo nitide fotografie della società egiziana, in bilico tra passato e presente, antico e moderno, religione e razionalità.
Le sue storie si leggevano tutte d'un fiato, e sembrava quasi di attraversarle, quelle strade del Cairo, quei mercati affollati, incontrando uomini, donne, anziani e bambini di un mondo lontano e magico.
Ci mancherà, Nagib Mahfuz.

Antonio Benforte, "Rapace".

"Il testo si divide in settantotto brevi sequenze narrative ? mai più brevi di una pagina, mai più lunghe di quattro ? poco meno di ottanta rapidi flashes su un mondo che è per noi lontano, misterioso e fantastico, dal quale è possibile estrapolare frammenti di vita, di filosofia, di conoscenza del mondo orientale, per un libro che rappresenta un?interessante finestra aperta sulla realtà concreta del quartiere e, nello stesso tempo, su un microcosmo diverso dal nostro ed estremamente affascinante."

> Sai che la struttura mi stuzzica parecchio? E' un'idea che andrebbe adottata e applicata...