Un libro per farsi fuoco, in omaggio all’omonimo racconto di Jack London (To build a fire, 1910).
Un libro per tenersi vivo, per attraversare: memoria e trasfigurazione, Hoggar e Bosnia, storia e leggenda. Maggiani si mette in cammino dietro e dentro l’inchiostro, lascia che la pagina assorba il ricordo e si faccia ponte tra deserto e foreste. Narra il cielo stellato del Sahara algerino, i tagil, il loro nomadismo istintivamente generato da quella che De Andrè definiva la stessa ragione del viaggio: viaggiare. E l’irrinunciabile presenza di un poeta al seguito delle loro carovane “a raccontare cos’ha visto di meraviglioso, che a tutti è inspiegabilmente sfuggito”.
Narra le sue mani e l’unicità di un posto inadatto alle complicazioni. Perché l’Assekrem è “davvero il buco del culo del mondo, è davvero il centro dell’Universo” e lì le complicazioni non trovano riparo. Lì c’è spazio per la magia della tamburina che spiega la bellezza senza specchi. Lì un traduttore non è solo anello di congiunzione tra quattro lingue diverse, diventa alaghj: fratello con cui spezzare quel pane “che è più antico ancora dei continenti”, mentre il tempo si fa attesa, sperando in una pioggia che porti indietro le rondini. Perché “in realtà i migratori non vanno da nessuna parte, i migratori ritornano, sempre e soltanto. Il loro andare e venire è un perpetuo ritorno”.
E torna tutto ciò che abbia saputo lasciare un segno. Negli occhi e sulla pelle. Torna la Perfetta, torna l’orsa Amapola, torna il tappollista Dinetto, torna l’armeno Zingirian, torna Tuzla e il suo ultimo giorno d’assedio con la gioventù inconsapevolmente festosa in piazza Kapija e la sua Collina degli Eroi.
La voce di Maggiani si intreccia alle false citazioni di Charles de Foucauld, la notte diventa veglia e le mani mappa per un sentiero a ritroso lungo le tracce impresse nella memoria e nei sensi. Perché la ricerca dell’etologo passa per i suoi stessi polpastrelli, per tutte le piccole ferite che si confondono tra le rughe dei suoi palmi e per quegli odori catturati e impressi nel cervello, che “rimangono per sempre e basta un pensiero per convocarli al naso”, con il corpo ad innescare il ricordo. Un ricordo che chiede ascolto.
“Il viaggiatore notturno” comincia proprio così: ascoltate. E non c’è contraddizione, non si tratta di metafora. È racconto orale trasposto su carta, deposito di fiato che vive attraverso la lettura.
L’autore ligure guarda alla tradizione, fa il calco agli anni in cui le storie si tramandavano di bocca in bocca e va oltre. Imprime al foglio, le sfumature preziose del parlato. Mescola al fantastico, frammenti di vissuto; fonde scienza e credenze popolari; dice la guerra e i sogni e inscrive il proprio nome nella grande letteratura dedicata al tema del viaggio, con il peso di uno stile denso dell’eco di quei libri consumati a centinaia da ragazzo nel bagno di casa, accucciato sulla poltrona della zia.
E il romanzo affascina, scivola via con elegante lentezza, tanto che il suo scrivere sembra fissato in una dimensione irreale, estranea al concetto di tempo. Come il vecchio del deserto la cui “esistenza è nuda e scalza di ragione”, come il leone morente, come i kubaci. Solo quando si sposta nel Caucaso, dove “la grande confusione di popoli ora è diventata una confusione di confini”, la narrazione si colloca in un preciso momento storico, acquisendo come proprio scenario la guerra in quella Iugoslavia che oggi è soltanto ex.
La narrazione procede per analessi, i concetti di spazio e di tempo di conseguenza risultano molto labili, ma contemporaneamente funzionali all’essenza stessa del libro. Maggiani è bravo a gestire i ripetuti flashback, riesce a mantenere uniformità senza smarrirsi e senza confondere, bensì dando spessore alla folla di personaggi che popolano le sue pagine: lontani e diversi, migratori ed erranti, uomini ed animali, tutti accomunati dal viaggio e dalla ricerca dell’utile bellezza da contrapporre al dolore e all’orrore del mondo.
Perché all’ombra del grande noce nel bosco slavo, come nel deserto sotto “un pozzo di acqua sellata profondo un infinito”, “la notte serve a riposarsi dai pensieri del giorno e il giorno non dà riposo ai pensieri della notte”, ma viaggiare rallenta gli affanni della mente e “chi ha davvero bisogno di pace non conta i chilometri”.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra nel 1951), è stato maestro carcerario, maestro di bambini ciechi, operatore cinematografico, aiuto regista, montatore, fotografo, pubblicitario, costruttore di pompe idrauliche, impiegato comunale. Legge di tutto, da Dylan Thomas a Stephen King. Ha sempre vissuto nella regione in cui è nato, ma intimamente si sente apolide, un cittadino del mondo. Ha scritto racconti su riviste italiane, spagnole, francesi, tedesche e inglesi. È editorialista per Il secolo XIX e scrive per La Stampa.
Nel 1987 ha vinto il Premio "Inedito - L'Espresso" con il racconto Prontuario per la donna senza cuore. Con Il Coraggio del pettirosso (1995) ha poi vinto il Premio Viareggio e il Premio Campiello; con La Regina disadorna (1998) ha vinto il Premio Alassio e il Premio Stresa di narrativa nel 1999. Nel 2005 ha vinto, con il romanzo Il viaggiatore notturno, i premi Ernest Hemingway e Parco della Maiella e il Premio Strega.
Maurizio Maggiani, “Il viaggiatore notturno”, Feltrinelli, Milano, 2005
Commenti
Coi miei tempi da bradipo...
Ora, rispetto alla promessa, sono a -3 :)
"Un libro per farsi fuoco, in omaggio all?omonimo racconto di Jack London (To build a fire, 1910).
Un libro per tenersi vivo, per attraversare: memoria e trasfigurazione, Hoggar e Bosnia, storia e leggenda."
> Jack London... è proprio il suo momento.
Davide Sapienza ne sarà entusiasta. In larga parte la riscoperta editoriale coeva dipende da lui. E altro ne verrà:)
Cmq - di Maggiani non ho letto niente, mi cominci a raccontare tutto tu. Vediamo...
"?Il viaggiatore notturno? comincia proprio così: ascoltate. E non c?è contraddizione, non si tratta di metafora. È racconto orale trasposto su carta, deposito di fiato che vive attraverso la lettura.
L?autore ligure guarda alla tradizione, fa il calco agli anni in cui le storie si tramandavano di bocca in bocca e va oltre. "
> Chiara tendenza contemporanea. Ben fotografata:)
Infine...
"Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra nel 1951), è stato maestro carcerario, maestro di bambini ciechi, operatore cinematografico, aiuto regista, montatore, fotografo, pubblicitario, costruttore di pompe idrauliche, impiegato comunale. Legge di tutto, da Dylan Thomas a Stephen King. Ha sempre vissuto nella regione in cui è nato, ma intimamente si sente apolide, un cittadino del mondo. Ha scritto racconti su riviste italiane, spagnole, francesi, tedesche e inglesi. È editorialista per Il secolo XIX e scrive per La Stampa."
> Certe biografie spiegano ai nostri concittadini come si vive di scrittura. Facendo altri lavori. Coscienza ormai acquisita (basta trovarli!;) ).
Bel lavoro Angela. Grazie.
A quel che leggo qui, trovo conferma della lettura de La regina disadorna. Lettura di qualche anno fa. Personaggi che si incrociano, viaggi verso bellezze nascoste, miscugli di storie. Maggiani l'ho anche sentito parlare, un tipo interessante. L'oralità come pietra d'angolo della sua scrittura, direi. grazie angela, fatto ritornare in mente La regina, grazie.
Splendida pagian come ormai sono abituata a leggere dalle tue parti.
La regina disadorna forse non l'ho capito, mi aveva lasciato delle perplessità, un senso di incompiutezza.
Questo l'avevo evitato un po' per quel primo approccio non felice e poi per quello Strega.
Ma forse si può provare a recuperare, magari in biblioteca.
"viaggiare rallenta gli affanni della mente e ?chi ha davvero bisogno di pace non conta i chilometri?."
Chiusa molto bella.
2- Jack London, già. Anch'io sono rimasta colpita dalla coincidenza. Ci sono nomi che riemergono prepotenti e sanno stringere nodi importanti tra ricordi e progetti.
Maggiani mi è stato regalato per Natale da un'amica. Mai letto prima, però adesso la curiosità di proseguire c'è... Ho una lista di arretrati interminabile, che non esaurirò mai. Perchè ogni lettura ne porta altre e i vecchi propositi ingialliscono. Vedremo...
3- Sì, è la caratteristica più spiccata di quest libro. Almeno a mio parere.
4- Eh, Maggiani è una dimostrazione palese dell'impossibilità attuale di vivere per scrivere e scrivere per vivere.
Ho inserito appositamente questa biografia dal sapore del curriculum vitae.
Spero la tua ricerca finisca presto e con la giusta soddisfazione.
Ti auguro tutto il bene possibile. Lo meriti ampiamente.
Contenta la pagina ti sia piaciuta. Compatibilmente con la mia proverbiale pigrizia, provo come posso a contribuire alla nostra splendida isola .
5- Grazie a te, Andrea, per la lettura partecipe e per il parallelo con un altro Maggiani che non conosco affatto.
Ti andrebbe di scriverne?
6- Grazie, Ilde. Sai quanto sia prezioso per me il tuo apprezzamento. Quindi è bello constatare con quale entusiasmo accolga la mia pagina. Tu e Andrea avete citato entrambi "La regina disadorna", ma con pareri contrastanti, a quanto mi è sembrato di capire. Propongo anche a te ciò che ho chiesto a lui poco sopra: scrivine e proviamo insieme ad orientarci un po' nella bibliografia di Maggiani, che non pare affatto scarna. Ti va?
10. uhm. La regina disadorna è lettura troppo vecchia per scriverne, risale al 2003 e giù di lì, prestato da un amico. Mi piacque, da Genova ad un'isola sperduta in un Oceano (non ricordo quale), Genova e la seconda guerra, il porto, le strade, le donne, lo zafferano (mi pare), morti strane, magia...ho come dei flash, immagini. una spiaggia tropicale e una barca che viene da una nave con sopra un francese, una bellissima ragazza indigena ed un prete di Genova figlio di figlia di e storie che si intrecciano. ecco. scriverne ora, no, mi dispiace. se capita la rilettura, volentieri;)
ciao!
Mi unisco ad Andrea (l'ho letto anch'io troppo tempo fa e non sono riuscita ad apprezzarlo, dubito che lo rileggerei) ma rilancio: scrivicene tu, Angela. Può darsi che entrambi ritroviamo conferme.
A presto!
"La narrazione procede per analessi, i concetti di spazio e di tempo di conseguenza risultano molto labili, ma contemporaneamente funzionali all?essenza stessa del libro. Maggiani è bravo a gestire i ripetuti flashback, riesce a mantenere uniformità senza smarrirsi e senza confondere, bensì dando spessore alla folla di personaggi che popolano le sue pagine [...]".
Sembra estremamente affascinante. Davvero nelle mie corde. Anche per quanto riguarda la trama. Penso che me lo procurerò presto. Muchas gracias, Angela!
10/13- Se avrete pazienza di aspettare i miei tempi da orso in letargo, proverò a scrivere anche de "La regina disadorna", con la speranza che mi piaccia almeno quanto questo appena letto.
14- Bene, Paolo. Mi fa piacere!!