Quell’insostenibile grandezza dell’essere
A quattro anni dalla morte pensavamo di aver letto tutto di Mario Luzi, il più grande poeta italiano del secondo Novecento. L’esponente più significativo dell’ermetismo fiorentino ha scritto poesie fino agli ultimi giorni della sua vita. Ma non pensavamo che avesse lasciato il suo libro testamento.
Lasciami, non trattenermi (a cura di Stefano Verdino, Garzanti, pagine 154, 19 euro) presenta inediti assoluti scritti da Luzi nell’ultimo anno di vita. In linea con la ricchezza problematica dell’ultima fase, il volume esplora nelle situazioni concrete le manifestazioni dell’essere tenendo conto dell’evento che si realizza nella grazia, che prende forma nel mutamento che si trasforma in divenire.
Luzi scava nell’infelicità incompiuta del suo privato per corteggiare quell’ideale perenne di compimento che il mutamento consegna all’essere. Il poeta ha scritto versi nella convinzione che nell’essere c’è il tutto. Alle diverse attestazioni dell’essere dedica i suoi ultimi sforzi poetici. Con generosa umiltà di cuore e da grande artigiano della parola, Luzi scende nell’intimità della sua coscienza, tocca con il pensiero e con l’anima le corde del sentimento dei suoi affetti più cari.
La bellissima "parlata" dedicata alla moglie è un monologo interiore, una crudele requisitoria esistenziale che attraversa la vita intera. Luzi scrive la parte finale del suo viaggio celeste e terrestre:"Dove mi porta, dove mai vuole che arrivi,/questo cammino di deliquio. A un ravvedimento, /a una conversione?/Sciocco non ci fu rancore,/ci fu sola e sovrana l’opera del tempo/e della vita che ora si risente/in tutta la sua tortuosa serpentina/di amore e di dolore, traverso le stagioni/e i volti e le persone…/C’è questo, sì,/ e c’è perché tu sei il mondo/nel vivo delle vita".
In queste poesie ultime Luzi interroga nuovi codici terrestri, chiede ancora alla sua esperienza di fare il rendiconto dell’evento, condizione imprescindibile di quel mutamento del quale l’universo fa parte. La sua poesia alta è sempre attenta a quell’ordine universale d’amore che ha nella fatica della preghiera la sua radice.
Nella poesia nulla si spegne dell’essere e del suo splendore. L’ultimo Luzi s insinua nelle ferite dell’essere, coglie i segni della sofferenza, del male, del dolore, raccoglie le briciole della sua esistenza per non disperderle."Tutto compiutamente/si riempie> se non ci perdiamo, se non ci allontaniamo dal pensiero. Siamo creatura soltanto se restiamo nelle adiacenze dell’umano, tutto il resto è vaniloquio.
Alta è sempre stata la concezione della poesia che Mario Luzi ha avuto nel corso della sua lunga vita. Navigando da saggio protagonista nella cultura nel Novecento, egli è stato sempre fedele a una visione classica della poesia. Il punto di partenza di una poesia, per Luzi, è quel qualcosa che viene dal fondo, come il baricentro di un piccolo terremoto, come un’onda che sale su. Lui la poesia l’ha sempre sentita così, proprio come un’onda che porta in superficie le cose - molto sedimentate,molto assimilate dalla sensibilità e dalla coscienza - che non si notavano più. Con la poesia le cose improvvisamente vengono in superficie e prendono senso, significato, diventano importanti e riorganizzano un po’ tutto il pensiero e tutto il sentimento del mondo intorno a loro. Adesso il poeta si congeda scendendo definitivamente in quell’essere che ha interrogato per una vita intera. Per l’ultima volta eleva l’essere oltre il visibile. Dalle oscure profondità del tempo il poeta esprime nella meraviglia del perenne la necessità di chiamarci creature nel silenzio dell’universo dove "la vita si trasforma in sé perpetuamente/informa alla sua oscura norma i vivi,/la loro intelligenza , adopra/la carità del loro soma,/ sommamente è fedele a se medesima". Nella scrittura e nel dialogo con l’essere il grande poeta mostra una forza spirituale, etica, morale. Alla fine del suo viaggio ci ha lasciato quella pura assolutezza che felicemente coniuga creato e increato.
BREVI NOTE
Mario Luzi (Firenze, 1914 – Firenze, 2005), poeta italiano.
Per una biografia dettagliata, cfr. wiki it
Mario Luzi, “Lasciami, non trattenermi”, a cura di Stefano Verdino, Garzanti, Milano 2009.
pagine 154, 19 euro.
Nicola Vacca
(articolo pubblicato su Linea quotidiano)
Commenti
neo nick!
Importante contributo: inauguriamo l'archivio Luzi, a partire da questi scritti pubblicati postumi.
grazie al poeta Nicola Vacca.
"Lasciami, non trattenermi (a cura di Stefano Verdino, Garzanti, pagine 154, 19 euro) presenta inediti assoluti scritti da Luzi nell?ultimo anno di vita."
!
"In queste poesie ultime Luzi interroga nuovi codici terrestri, chiede ancora alla sua esperienza di fare il rendiconto dell?evento, condizione imprescindibile di quel mutamento del quale l?universo fa parte."
> vedrò di comperarlo appena posso. Non capita spesso di sentirti parlare di poesia italiana con questo trasporto e tutte queste emozioni. E' molto bello quando accade, proprio perché di rado accade.
Grazie Nicola.
Ricorda sempre che se hai vecchi articoli da ripubblicare, apparsi magari qualche anno fa sui quotidiani o sulle riviste e oggi non più reperibili se non in emeroteca, noi siamo disponibili e orgogliosi di restituire loro luce e consultazione pubblica, naturalmente indicando la fonte della prima pubblicazione in calce.
veramente emozionante la lettura che Nicola Vacca fa di Luzi e del suo raccogliere "briciole di esistenza per non disperderle" .
Anche la concezione poetica che è quella di fare emergere il sommerso la sento in pieno e l'ho avvertita nella profonda lirica di Luzi.
Grazie Nicola