Luzi Mario

Introduzione alla poesia di Mario Luzi

Autore: 
Luzi Mario

Cinque anni fa scompariva Mario Luzi, una delle figure cruciali della poesia italiana. Luzi non è stato soltanto un protagonista della cultura italiana del Novecento. La sua esperienza lirica lo ha reso testimone del proprio tempo. Basti pensare a libri fondamentali come La barca e Onore del vero, basilari capitoli di riferimento per una generazione intera che in quei versi scopriva il volto autentico della propria esperienza.
Il poeta ha scritto versi nella convinzione che nell’essere c’è il tutto. Alle diverse attestazioni dell’essere dedica i suoi sforzi poetici. Con generosa umiltà di cuore e da grande artigiano della parola, Luzi scende nell’intimità della sua coscienza, tocca con il pensiero e con l’anima le corde del sentimento dei suoi affetti più cari.

Poeta di pensiero e di interrogazione, Luzi non ha mai smesso di cercare il vero nel verso. Fedele al suo dettato esistenziale in tutta la sua opera non si è mai allontanato dalla vita, di cui non gli interessavano le risposte ma gli infiniti punti di domanda. Luzi è sul mistero dell’essere che si sofferma, soprattutto nella poesia degli ultimi periodi. Quasi a voler suggerire una conclusione ad un percorso tematico iniziato anni addietro con quella straordinaria poetica dell’interrogazione bruciante, assillante sul divenire e sui mutamenti che ha fatto di lui un grande del secondo Novecento. Nella prefazione a Autoritratto (Garzanti, pagine 463, euro 27), il libro antologico cui il poeta stava lavorando personalmente e uscito postumo nel 2007, Luzi scrive: "L’identificazione tra letteratura e vita fa sì che la lettera non possa essere considerata un marmo, ma sia suscettibile di continuo incremento di vita in chi la riceve. Si è poeti nel cercare appunto, dentro il linguaggio, attraverso l’inesplicabile del linguaggio, questa ragione primaria".
La sua poesia alta è sempre attenta a quell’ordine universale d’amore che ha nella fatica della preghiera la sua radice.

Nella poesia nulla si spegne dell’essere e del suo splendore. L’ultimo Luzi (Sotto specie umana, Dottrina dell’estremo principiante) medita sui tempi della vita, coglie i segni della sofferenza, del male, del dolore, raccoglie le briciole della sua esistenza per non disperderle.<<Tutto compiutamente/si riempie> se non ci perdiamo, se non ci allontaniamo dal pensiero. Siamo creature soltanto se restiamo nelle adiacenze dell’umano, tutto il resto è vaniloquio.
Alta è sempre stata la concezione della poesia che Mario Luzi ha avuto nel corso della sua lunga vita. Navigando da saggio protagonista nella cultura nel Novecento, egli è stato sempre fedele a una visione classica della poesia. Il punto di partenza di una poesia, per Luzi, è quel qualcosa che viene dal fondo, come il baricentro di un piccolo terremoto, come un’onda che sale su. Lui la poesia l’ha sempre sentita così, proprio come un’onda che porta in superficie le cose - molto sedimentate, molto assimilate dalla sensibilità e dalla coscienza - che non si notavano più. Con la poesia le cose improvvisamente vengono in superficie e prendono senso, significato, diventano importanti e riorganizzano un po’ tutto il pensiero e tutto il sentimento del mondo intorno a loro. Il poeta si è congedato scendendo definitivamente in quell’essere che ha interrogato per una vita intera. Elevando l’essere oltre il visibile. Luzi ha intuito nella meraviglia del perenne la necessità di chiamarci creature nel silenzio dell’universo dove "la vita si trasforma in sé perpetuamente/informa alla sua oscura norma i vivi,/la loro intelligenza , adopra/la carità del loro soma,/ sommamente è fedele a se medesima".
Luzi è stato un poeta fortemente legato al tempo in cui ha vissuto, che ha visto nella compartecipazione di ogni presenza umana al miracolo della vita che sopravvive al mutamento la riposta all’interrogazione inquietante sul mistero dell’essere. Nel soffermarsi a meditare sul suo tempo, ha indicato nella lingua poetica la ragione su cui scommettere per dare un senso all’inerzia delle cose. Il varco della parola si insinua luminoso nel sonno dei sentimenti, nella ferita delle passioni "l’essere se stessi fino in fondo" è il pensiero supremo di cui non dobbiamo avere più paura.
Luzi è consapevole che la poesia per capire l’uomo deve parlare del tempo in cui vive. "Vado affermando - ha scritto poco prima morire -, forse da sempre nella mia lunga esistenza ma più segnatamente negli ultimi anni, che la poesia è la vita ,e se oggi la vita ci chiama a prove difficili e drammatiche , la poesia non può eluderle. La poesia non è serva di nessuno , serve solo la verità, ed è o dovrebbe essere la più alta testimonianza del tempo in cui si vive".
Nella scrittura e nel dialogo con l’essere la sua opera mostra ancora oggi una forza spirituale, etica e morale. Alla fine del suo viaggio ci ha lasciato quella pura assolutezza che felicemente coniuga creato e increato.
 

Edizione esaminata e brevi note

Mario Luzi (Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005) è stato un poeta e scrittore italiano. In occasione del suo novantesimo compleanno era stato nominato senatore a vita della Repubblica italiana.

Mario Luzi, "Autoritratto", Garzanti, Milano, 2007

Nicola Vacca, Lankelot 2010

ISBN/EAN: 
9788811632085

Commenti

[luzi] Nicola scrive: "Cinque

[luzi] Nicola scrive: "Cinque anni fa scompariva Mario Luzi, una delle figure cruciali della poesia italiana. Luzi non è stato soltanto un protagonista della cultura italiana del Novecento. La sua esperienza lirica lo ha reso testimone del proprio tempo. Basti pensare a libri fondamentali come La barca e Onore del vero, basilari capitoli di riferimento per una generazione intera che in quei versi scopriva il volto autentico della propria esperienza".

buona lettura!

(grazie Nick!)

[luzi] splendido questo

[luzi] splendido questo passo: ""L’identificazione tra letteratura e vita fa sì che la lettera non possa essere considerata un marmo, ma sia suscettibile di continuo incremento di vita in chi la riceve. Si è poeti nel cercare appunto, dentro il linguaggio, attraverso l’inesplicabile del linguaggio, questa ragione primaria".

grazie per avercelo insegnato.