Blissett Luther

Q

Autore: 
Blissett Luther

Omnia sunt comunes

Le sacre ragioni della fede alla ricerca di una religiosità meno ieratica e superba ma con il volto umano, che spezzi le catene salde e avvolgenti della gerarchie e renda tutti più uguali e liberi. I have a dream disse Martin Luther King ai suoi tempi, con i suoi "fedeli" in adorazione. E così forse cominciò un altro Luther, il famigerato Lutero, nel 1517, a Wittenberg, Germania.
Siamo nella terra teutonica ordunque, la cappa soffocante e invero dagli aspetti demoniaci denominata Medioevo sta per lasciar respirare la storia, timido ed insicuro s'affaccia il cosiddetto Rinascimento, una nuova età.
Teologi di giovane età, ricchi di ardori e timori, dubitano della Sacra Romana Chiesa, dei suoi dissoluti costumi, dei suoi sfarzosi fasti. E bruciando parole e pensieri come bracieri impazziti cui non manca combustibile da ardere, infervorano e incendiano animi di popolazioni geneticamente sfruttate ed abbrutite, di anime perdute dalla nascita e condannate dal censo, con il miraggio di una spiritualità più sostenibile sulla base di una materialità uguale per tutti, grazie alla parola del loro Dio.
Una storia, in questo testo, che dura quasi quaranta anni, violenta, cruda, cinica, spregiudicata, affascinante e complicata, metaforica se volete, come tutte le battaglie del mondo, perfida e senza scampo.
Sull'altare della speranza e della redenzione si preparano ad immolarsi illusioni e disillusioni, tenaci convinzioni e puerili ritrattazioni, oscuri giochi di palazzo e lucenti, fulgide prese di posizione. Siamo in guerra e che guerra sia. Non si faranno prigionieri. Speriamo solo che alla fine qualcuno vinca e qualcuno perda, per non dare vita all'ennesimo impasto di sapore consolatorio che rinvia l'eterna partita fra ragioni contrapposte al prossimo match.

In queste enormi distese ora selvagge ora faticosamente coltivate, dominate da spettrali castelli dei signorotti e inginocchiate alla ramificata e invincibile macchina del consenso cattolico, la sfida che anima e lancia come un treno il romanzo sarà tra due oscuri ma portanti architravi di questa architettura del terrore, di questo museo dell'intolleranza e della disperazione, di questo cruento e veritiero affresco dalle tinte gotiche che si chiama Riforma protestante.
Da una parte il protagonista, lio narrante, l'uomo che è stato tanti uomini, avvinto come cozza allo scoglio alla necessità di aggredire la vita ed in perenne fuga per non essere aggredito da chi la vita vuole strappargliela, colui che il fato premia e perdona a prezzo di peripezie quasi inverosimili, accordi improbabili e prezzi altissimi, discepolo luterano a Wittenberg e poi indomito protagonista degli episodi più sadicamente violenti nella Germania e dintorni di quegli incandescenti anni.
Il suo nemico è Q., multiforme alterego che appare e scompare solo per seminare la gramigna della divisione e perpetuare l'ordine precostituito, tenebroso come il male, scaltro come la faine, ossequioso come il serpente di corte, indomito, invisibile inafferrabile occhio e braccio della repressione papale.

Eppure, sopresa.
Non ci sarà bene, non ci sarà male.
La chiave di volta del romanzo, oltre ad apprezzare le mirabili navate di solidità storica e le imperiture colonne che sostengono emozioni derivate dal thriller a tinte di giallo, sono l'assoluta condanna e l'assoluta invincibilità di semi fervidi, insiti nei cuori, ovvero la volontà di potenza e distruzione, gemelli siamesi dell'amore ma loro esatto contrario, che fanno parte del bagaglio che ogni umano porta inesorabilmente annidato in sé nel suo terrestre viaggio.
Non ci sarà spazio per la pietà, avremo intense e fugaci comparsate dell'amore vivido e cupido, in un ' orgia di indeterminato e spietato furore come solo gli uomini sanno fare, in un cinica, barbara visione di un mondo che sta per partorirne un altro, come insomma dovette essere nel 1500 l'affrancamento dal giogo papale da parte dei germanici con tutti gli episodi collaterali ad esso legati, qui visti forse in un'ottica eccessivamente politica o meglio politicizzante a senso unico, ma che comunque trascinano il lettore nel magma di intrighi e passioni roventi, di eroismi e biechi opportunismi che finiscono per dipingere quel che di misero è annidato e nutrito dall'essere umano, con magistrali tocchi espressionisti simili a quelli propri di quel mago di disegnatore di nome Albert Dürer, più volte citato nel libro e certo protagonista pittorico nel ritrarre i mali rigurgitanti di un epoca tramortita dal suo stesso fervore.

Romanzo che si presenta strutturato in due patterns che si cibano uno dell'altro.
Una parte che predilige l'aspetto storico ed una più prettamente romanzesca, tenacemente ed inevitabilmente attorcigliate fra loro, quasi vittime di un folle amore scatenato dalla vis narrativa, senza che una possa fare a meno dell'altra, un meccanismo strutturale ben congeniato, spy story perfettamente disseminata in un romanzo storico di largo respiro.
Non c'è ad esempio l'affastellamento erudito e volutamente sia irritante che irriverente di un Eco versione "Il nome della rosa", anche se i lunghi passi volti a concatenare i vari eventi e a mostrare le differenze ed interpretazioni del dogma possono a volta lenire dolorosamente il ritmo incalzante e avvolgente del plot, ma si deve pur pagare qualche dazio al tentativo di immergere in un cupo e apocalittico realismo dal sapore mimetico una storia quanto ampia tanto misurata.
Una riuscita impalcatura, dunque, sorretta da uno stile che poco lascia all'immaginazione e all'ironia e che è tutto teso, linguisticamente e sintatticamente, ad accentuare la folle vertigine, l'immenso stupore, la continua paura e l'immane coraggio, con veloci passi in avanti che all'improvviso tornano indietro nel tempo, in un gioco di discrasie temporali volte ad impinguare la già grassa trama e a dare vigore alla suspence con improvvise delucidazioni e chiose in forma prima epistolare e poi diaristica del tenebroso e imprendibile Q., onnipresente e vigile, scaltro ed astuto.

Ed ora, l'autore.
Come forse noto Luther Blisset è uno pseudonimo che ha fatto impazzire i mesti agitatori del gossip letterario. Nonostante stili e stilemi compatti, con le variazioni di ritmo puramente congegnate allo sviluppo della trama, trattasi di autore collettivo, un gruppo di anonimi frequentatori della primordiale rete internettiana attualmente riunitesi sotto l'altra sigla-nome Wu-ming. Progetto interessante connotato da alcuni aspirazioni anti sistemiche che rivela una certa briosità artistico-rivoluzionaria (1).
Caso letterario del 1999, politicizzato quanto basta e con lusinghiero successo di vendite, "Q "rappresenta uno di quei casi ormai rari in Italia dove novità e tradizione si fondono in un unico continuum narrativo, producendo un libro che certo non aspira all'originalità assoluta ma che comunque vive di luce propria, riesce a non cadere nei facili tranelli tesi della narrativa mainstream di genere tanto che il finale, seppur abbastanza conciliante e in un mare di sangue buonista e rassicurante, lascia interrogativi e rappresaglie sentimentali che si insediano nel cuore del lettore e lo lasciano piacevolmente sospeso a punti interrogativi, posto che è chiaro l'intento di non dividere dicotomicamente il giusto dallo sbagliato ma rappresentare gli uomini come una aggrovigliata e contorta mistura di entrambi, lucidità e follia, sentimento e ragione, una contaminatio che bollisce le esistenze di ognuno e solo nell'assoluto e arbitrario rapporto tra cause ed effetti dà linfa e vigore a quella vertigine equilibrata, a quello squilibrio ordinato che nei vocabolari prende asfitticamente il nome di vita.
Qualche rammarico allora é forse per la forzata chiusa che seppur non intrisa della banalità aspira a summa teologica e a verità incontrovertibile mentre tutto il romanzo è percorso e suonato sulla incertezza e sulla certezza del dubbio. Rimane poi qualche perplessità di carattere estetico  sullo stile, il quale troppo spesso, per scelta certo, cerca il sensazionalismo del verbo crudo e ed espressionista quando non se ne avverte il bisogno, e soprattutto una eccessiva e probabilmente troppo reiterata sfacciataggine nello spiattellare in poche righe differenti visioni dell'ultraterreno in rapporto del terreno in chiave teo-filosofica.
Omnia sunt comunes. O perlomeno così si diceva.

NOTE

Si analizza qui Luther Blisset "Q", Torino, Einaudi, 2000.

Apparsa su Ciao.it

(1) Sul progetto Luther Blissett e le sue derivate e derivazioni completissimo ed esauriente è la presentazione fattane dagli stessi protagonisti su http://www.wumingfoundation.com/italiano/biografia.htm.

 

ISBN/EAN: 
9788806155728

Commenti

" I had dream disse Martin Luther King ai suoi tempi, con i suoi "fedeli" in adorazione. E così forse cominciò un altro Luther"

> Ocio: "I Have a Dream", direi.

"Il suo nemico è Q., multiforme alterego che appare e scompare solo per seminare la gramigna della divisione e perpetuare l?ordine precostituito"

> Roma insegna: Divide et Impera.

"con magistrali tocchi espressionisti simili a quelli propri di quel mago di disegnatore di nome Albert Dürer,"

> definire Durer espressionista, amice, è dura:)

"Caso letterario del 1999, politicizzato quanto basta"

> ecco, GRIDIAMOLO. Siamo alle solite.

"Qualche rammarico allora é forse per la forzata chiusa che seppur non intrisa della banalità aspira a summa teologica e a verità incontrovertibilei mentre tutto il romanzo è percorso e suonato sulla incertezza e sulla certezza del dubbio."

> occhio a "incontrovertibile".
Ciò detto: ma è sul serio opera di compagnucci? Allora si dimostra che il loro è dogmatismo, a ben guardare, e di quelli invincibili:).

" sullo stile, il quale troppo spesso, per scelta certo, cerca il sensazionalismo del verbo crudo e ed espressionista quando non se ne avverte il bisogno,"

> anche qua, appunto solo questo: quelle zecche non sanno nemmeno cosa sia l'espressionismo. Sanno bene cos'è il paraculismo, in compenso. E ci mangiano su.

Wu Ming. Niente, e niente falce e martello.
A casa, loro e le loro cause.

Edizione: EINAUDI.

ecchime. Allora. Corrette 1. 5. 7. Questa è passata direttamente qui da ciao senza che nessuno di oltre sessanta lettori avesse minimanente corretto il Baol :-). Non mi legge nessuno tranne te, in verità

Ma non dirlo. E' solo che io ti voglio bene e ti dico cosa penso. Là fuori è pieno di paraculi falsotti. Rimanga tra noi, eh?

(tutti ti leggono, scrivi bene.) (e lo sai)

poi.

3. Tocchi espressionisti non significa diventare un espressionista. Vedendolo oggi, quel pittore deforma alcuni tratti della realtà fino a sconfinare nell'irrealtà del reale. Ingigantire alcuni particolari fino a deformarli.Tratti e suggestioni apprese grazie a Buzzati

12. stupendo. approfondirai;)

Infine preciso. Ho scoperto il sito blissettiano ieri l'altro. ne ho appreso le velleità rivoluzionarie e sconfortanti da troppo poco. In realtà l'idea dell'autore collettivo mi piaceva. Il romanzo comunque come dico è pervaso da una certa matrice ideologica

picchiamola, 'sta matrice compagnuccia. Non ha senso, ecco. Solo questo. Se la tengano per loro. Non è richiesta e non è gradita.

chiudo: l'ho pubblicata perchè m'era uscita fuori scritta bene (ammetto, faccio il Narciso). Anche se di quattro mesi fa, forse oggi ne rivedrei l'ottica ed il giudizio, conosciuti meglio gli autori.

Hai i commenti, qua. Picchia duro, amice.

Questi fanno i compagni con einaudi. Da ridere.

infine: entro qualche tempo rivedo tutte quelle pubblicate su Lankelot per recidere refusi e per adeguare le note esplicative al format (a proposito, quelle dei film come funzionano?)

Alla grande, ma sulla questione-locandine ti lascio verificare. Hai dato e stai dando un enorme contributo. Già sai.

Logiche di mercato sinistro :-)

Uno di quelli che mi piacerebbe, e non poco, devastare. Ridendo e spargendo sale.;)

Aspetta che ti metto su tre quattro pezzi su Salvatores e ne riparliamo :-)

Sono qua che già gongolo.

CHE GUERRA SIA!
Q è un romanzo che sa proprio fare il suo lavoro, è un romanzo che parla, dio sia ringraziato (qualunque dio sia) se qualche libro ogni tanto parla. E pure tanto! E a tutti!!
Racconta una storia, oddio quanto mi mancano i narratori! Anzi, ne racconta 3!! La prima parte è decisamente più 'emotiva', drammatica, patetica, il dolore per la morte dei 'propri', delle proprie speranze; la seconda una storia da romanzo, un racconto meno partecipato ma più romanzato, romanzesco, e la terza una spy-story.
3 parti in un romanzo storico, politicizzato? Un romanzo a tesi? 'sti beatissimi cacchi!! Fila, scivola, inizi e lo finisci perché hai bisogno di leggere, devi sapere vuoi sapere come va a finire, se poi insieme alla storia arrivasse altro... ben venga se un lettore vede nell'invenzione della stampa internet e nelle trame per il potere delle guerre di religione quelle di oggi, ben venga visto che le guerre di religione non mi pare siano proprio finite e se qualcuno poi volesse capire invece di farsi esplodere... ma chiedo troppo ad un libro.
Se comunque è così bravo da scoprirle sarà anche capace di decodificarle, è comunque intrigante, solleticante, divertente. Leggi di pittori di rivoluzione religiose di tirannie politiche di stragi di fatti e uomini, evviva la Rowling se i bambini si avvicinano ai libri e dietro ai Mezzosangue e ai Serpeverde vedono l'eterno problema del razzismo, evviva Wu Ming (o i Wu Ming che mi interessa se lo scrivono in 5 10 o 120, in quanto hanno scritto l'Iliade e l'Odissea?) se qualcuno ci vede altro e legge storia e si informa su quanto gli succede intorno benissimo (se poi effettivamente avviene) se pongono il problema dei diritti d'autore, se impongono all'Einaudi di non reclamare tutti gli oboli che la legge impone ai lettori, se fanno parlare di copyleft, di copyright, di SIAE e tutto quello che c'è intorno, se ci guadagnano soldi, se poi usano tutto per fare 'politica', per fare 'critica letteraria': agire è l'unica cosa che si dovrebbe fare, e l'azione deve per forza essere raccontata, l'azione è massimamente prosa, anche quando è in ottava ariostesca.

Dio benedica la prosa e i prosatori.

Sir Lac, sono con te.
O lo si è letto bene, questo Q, o è molto difficile parlarne.
A suo tempo e altrove l'avevo recensito anch'io, non lo recupererò, promesso.
Ma.
Smettiamo per un attimo di fare politica e torniamo alla narrativa.
Q ha un impianto storico imponente: casulamente ho una laurea in storia del libro e assicuro che pochi altri autori potevano parlare in questo modo dell'epoca, dei luoghi e dei fatti.
Bernardino Bindoni, signori, è esistito, così come il suo censuratissimo libro "Il beneficio di Cristo" .
Ci ho fatto una tesi, sui Bindoni, e parlo con cognizione di causa.
Un libro che - Einaudi e politica e Wu Ming a parte - ho assolutamente apprezzato. Perché parla di una storia poco conosciuta, storia di uomini e di idee, lontano e forse neppure tanto.

"Una parte che predilige l?aspetto storico ed una più prettamente romanzesca, tenacemente ed inevitabilmente attorcigliate fra loro, quasi vittime di un folle amore scatenato dalla vis narrativa, senza che una possa fare a meno dell?altra, un meccanismo strutturale ben congeniato, spy story perfettamente disseminata in un romanzo storico di largo respiro."

Sì. Ho letto anche altro di questi autori, ma davvero "Q" resta il miglior frutto della loro stagione.

Ops. Ad uso di chi non ha letto Q.

Nel Beneficio di Cristo viene fondamentalmente ripresa l?idea luterana e anabattista della ?salvezza per grazia?. Ovvero (chiedo venia a chi ha studiato teologia per la semplificazione), noi ci salviamo non per nostro merito, ma per i meriti che Cristo morendo in Croce ci ha guadagnato.
Portando all?estremo, la salvezza non dipende da noi.
Accettare una posizione del genere significava vanificare un intero impianto dottrinale, per non parlare del sistema delle indulgenze a pagamento, dell?assenza di necessità del Purgatorio (con tutto il corollario delle Messe di suffragio), del disconoscimento dell?autorità pontificia? Il mondo cattolico si divide. Alcuni vescovi sostengono le nuove idee, cercando di fatto il dialogo con i luterani che guadagnano terreno, altri, fedeli al papa, le avversano.
Pochi anni più tardi la Chiesa di Roma tenterà di porre un argine al fenomeno della libera interpretazione delle Scritture vietando la traduzione, la stampa e la diffusione di Bibbie nelle lingue volgari o in versioni latine non approvate.

E questo è un duplice inizio, fenomenale. Della storia della stampa e della storia della censura.

Apprezzabile anche la scelta linguistica che gli autori hanno portato avanti portando i personaggi a esprimersi in maniera bassa volgare, ad essere spicci e sbrigativi (purtroppo non trovo sul sito l'articolo che ne parla ma era decisamente ragionevole e interessante... magari più tardi avrò maggiore lucidità).

26.27.28 l'impianto narrativo (secondo me perché collettivo) mi ha assai intrigato. Raramente ho trovato forza e coraggio e una certa quasi misura. Solo che poi se scopo che il tutto era predestinato o comunque dovuto a certi discorsi, mi rimane difficile rimanere impassibile. Il tuo contributo, su ben altra opera, se non capisco male, mi pare davvero encomiabile. Qui Storia e fiction, narrativa e passione si fondono, e tranne che nel finale, in maniera direi coinvolgente. Rimane il fatto che talune parti sono evidentemente fuori dalle righe e anche lì è quetsione di ragionare se ne valeva la pena, se hanno senso nel tutto, se hanno coerenza e significato, etc etc

25. che guerra sia va bene :-).Purché non guidata da ideali ed idealismi che hanno senso di tradizione e non di novità e conservazione :-). Bello il tuo intervento, ma su certi temi prefererei tornare magari su autori (quali Balestrini, ad esempio) che hanno vissuto in pieno anche in carcere certe aspirazioni e contraddizioni in toto e pososno essere testimoni ed esempio.

Poi

29. La scelta linguistica è talvolta spiazzante e davvero trasportante. Ma non sempre (anzi, in pù parti) non così spiccia ome dici. Talvolta superflua e barocca, molto Eco e molto poco Q.. Certo squilibri dovuti alla messa in opera a più penne, ma certo ravvisabile e da evidenziare.

30. 31. nel mio quarto di copertina si rinvia ancora ad un titolo di DERIVE & APPRODI ora fuori catalogo che non ho potuto leggere, la mia dolce metà, pur apprezzando il romanzo, si è trovata decisamente un po' spaesata dal titolo di D&A, saggio di critica politica molto 'avvelenato', il che mi riporta ad una conclusione ovvia: dietro ci può essere di tutto ma l'opera letteraria in sé quando è valida resta, il saggio lo perderemo Q per un po' di più rimarrà forse perché più felice e perché, dovendo diluire le tesi e gli attacchi nella trama e negli intrecci, lascia più libertà di interpretazione al lettore.

Per il resto credo sia difficile trovare opere con tutte le parti al posto giusto, almeno opere che tutti i lettori trovino coerenti e corrette. Ed effettivamente il dover lavorare a più mani può inficiare l'organismo nella sua completezza, ma andrebbe fatta un'analisi puntuale e puntigliosa su questo, dimostrando che si possano riconoscere i diversi autori altrimenti rischiamo di indicare magari incoerenze che fanno parte della coerenza di una sola mano (dopotutto noi non siamo sempre lineari quindi...). Lo scarto tra Munster e le altre due parti è però evidentissima, il tentativo di sbancare i banchieri l'ho sentito anch'io fuori posto, molto Luther Blisset e poco Q però... chi di noi non passa dalle coccole al tifo da calcio?

Per il barocco... a volte posso essermelo perso, lo ammetto, in qualche maniera è nelle mie corde, apprezzo i labirinti (e ho apprezzato quel poco che ho letto Eco), ma mi sfugge il riferimento a Balestrini, probabilmente anche perché alla fin fine mi sono limitato a leggere il romanzo come tale ignorando tutto quello che doveva essere il riferimento ai nostri giorni. Se hai tempo e volontà, anche nel forum o con un messaggio in privato se ti pare che esca dai commenti sull'articolo (anche se credo che qui, per quanti si trovano nelle mie stesse condizioni) non stia male.

no su balestrini pubblico, tempo permettendo. E ne parliamo, sono qui per questo :-). Il barocco è una certa elaborata autocompiacenza nella divulgazione di (ovviamente rielaborate) teorie della fede che in un certo ritmo fluido e scorrevole e storico mi sembrano come massi che deviano il fiume(avremmo bisogno di edizioni comuni sottomano per esemplificare).
Eco per quanto mi riguarda è un grande saggista, non un romanziere, ma anche qui suppongo mi chiederai chiose, e dovrò dartele.
Poi.
****

Anche io ne ho fatto una lettura ingenua e non politica, ed ho apprezzato la prosa, ma non potevo non cogliere alcuni riferimenti che parevano fatti apposta a inviare messaggi più o meno autocompiacenti, politicamente autoreferenziali. Tolto ciò, che in realtà non inficia eventualmente la quasi perfezione di un romanzo, ti assicuro che certe prose più di parte sono certo politicamente scorrette ma perlomeno difendono le loro recinzioni ideali e la loro coerenza strutturale. Quello che mi potrebbe dare fastidio sono operazioni common people artefatte e senza nerbo, e questo non mi pare il caso, anche se. Rimane il fatto che il romanzo è buono, il resto mi lascia perplesso come cercavo di spiegare a Gieffe. L'ho pubblicata di getto trasposta da altro sito (peraltro con molti errori di battitura e ignoranza), sapendo la sua contaminazione e discutibilità e sperando di discuterne. Sei ordunque benvenuto. Sono a disposizione mail, basta che decidiamo da dove partire :-)

Beh partiamo da qui e inizia col dirmi dov'è che l'ingranaggio si è inceppato e ha svelato la costruzione dietro, dove hai sentito il marcio, un esempio tanto per vedere se, magari avvertito anch'io, ho evitato glissato o magari ignorato.

"se poi usano tutto per fare ?politica?, per fare ?critica letteraria?: agire è l?unica cosa che si dovrebbe fare, e l?azione deve per forza essere raccontata, l?azione è massimamente prosa, anche quando è in ottava ariostesca".

> Non so. E' appunto uno dei principi dell'ingegneria sociale cara ai compagni. Agire pretende coerenza e preparazione, la scrittura di genere mi sembra un viatico all'industrializzazione. Alla produzione seriale, e via dicendo. Ma parlate del libro, evitiamo di andare sempre all'essenza - che magari qualcuno sbadiglia, di fronte al nucleo delle cose.

30. Parlo di Q, ma occorre che spieghi. Il beneficio di Cristo (stampato da Bernardino Bindoni nel 1543) causa un terremoto (il poveretto, che compare nel libro, verrà esiliato per dieci anni da Venezia e non vi farà più ritorno). Sono idee nuove che il mondo cattolico non riesce, non può o non vuole accettare. Idee in qualche modo elaborate nel pensiero di Lutero, che però sconfessa presto gli anabattisti a lui ispirati. In Q la tragedia di Munster ricalca questo processo: voglio dire, se si ha presente la storia politica e religiosa del tempo non si può non apprezzarne la ricostruzione anche narrativa.
I giochi di potere delle gerarchie ecclesiastiche, l'importanza della stampa nella diffusione delle idee, i contatti con l'Oriente (innegabili nella Venezia cinquecentesca)... non so cosa ci si possa leggere dietro, a parte forse che la storia si ripete, come dice sir Lac...

Fai capire anche a me dove Luther Blisset si trasforma da buon storico ad abile politicante, perché evidentemente sono tra quelli cui la cosa è sfuggita...

Esistono libri a cui bisogna guardare con pregiudizio perché legati a una certa logica di sinistra? Che caspita. Abbiamo appena finito di combattere quelli che volevano si facesse così con gli autori di destra.

D'accordo, ma questi fanno sul serio. Io leggo regolarmente le loro newsletter. Sembrano stalinisti di primo livello. Iscriviti e dai un'occhiata, torniamo a parlarne tra 3-4 notiziari di quella gente. Fanno spavento.

(e altro che ostracismo nei confronti degli autori di Destra. Questi meriterebbero di tornare sui banchi di scuola per studiare tutta la storia di URSS, CAMBOGIA, CINA, CUBA, JUGOSLAVIA e via dicendo. A dosi pesanti).

Ho capito, ma Q resta un libro. Se andavo a leggermi alcuni discorsi di Hamsun (o altri...) forse non mi sarebbe venuto voglia al tempo di leggere i suoi romanzi. E avrei sbagliato.

Questi si servono dell'arma del consumismo culturale - la scrittura seriale, con tutti i canoni della scrittura di genere - per fare battaglie politiche. Io politicamente rispondo. Esteticamente altrettanto. Eticamente pure: io sto con gli Oleandro e con Il Foglio, ora: quelli con Einaudi.
La coerenza quelli non sanno nemmeno cosa sia. Io sì.
E ho pagato tutte le mie scelte.

(loro magnano scrivendo "letteratura", che è abbastanza raro).

Ma certo, Franco. Lungi da me difendere 'sti qui, lungi da me difendere la militanza politica nella cultura. Ma è bene conservare una mentalità laica, altrimenti si finisce per essere militanti in senso opposto (coi paraocchi, i furori, i pregiudizi di tutti i militanti).

Sull'arma del consumismo culturale, loro sicuramente la usano. Ma la cultura ha i suoi meccanismi di diffusione e riproduzione, li ha sempre avuti. Sono rari gli autori che ci sono stati tramandati i quali sono rimasti totalmente al di fuori di quegli schemi.

Pensa che anche in Viaggio al termine della notte la critica marxista voleva vedere politica, accusava Celine di servirsi dell'arte per propagandare idee politiche o atteggiamenti culturali ed esistenziali giudicati nocivi.

Probabilmente non avevano torto. Céline non è un esempio di letterato puro e fulgido. Era chiaramente politico. E questo non solo alla luce di quel che ha scritto "crescendo" o "invecchiando" o "rivelandosi". Il discorso è che dietro a certe scelte estetiche si sprigionano evidenti scelte politiche ed esistenziali, sempre. E a questo non c'è rimedio.
***
Io so soltanto - al di là di questo - che qualcosa stride quando certa gente campa sulle spalle dell'industria editoriale del forzista e al contempo si nutre con i danari di chi frequenta i centri sociali, in parte. Allora, queste zecche imparino da Roversi, e imparino sul serio: e si sciacquino la bocca prima di parlare di politica facendo editoria dalla parte dei padroni.
*
Tanto parlarne serve a poco, è sempre questione di minoranze. Ma io dico che serve pure per decidere da che parte "Non Stare". Se quelli ricevessero e leggessero il libro tuo e di Spadaro impazzirebbero, ma già lo sai. E a me sembra folle e inumano: in altre parole, ideologico.

La cultura conosce diversi meccanismi di diffusione e riproduzione; oggi è più chiaro che in passato. E appunto, ribadisco, è questione di scelte. Ognuno prenda parte, secondo la sua sensibilità etica ed estetica. Piuttosto che diventare come questi, io da 16 mesi lavoro altrove e scrivo pubblicità. E' più onesto, faccio un altro lavoro e non mi spaccio per rivoluzionario della cultura con certi editori. Se torno a fare Letteratura a tempo pieno so già che non può essere con gli editori-distributori, è LOGICO.

Come sai sottoscrivo (purtroppo ;)) tutto quello che dici. Però i marxisti su Celine sbagliavano perché combattevano il suo romanzo con armi improprie. Anzi, sbagliavano perché volevano combattere un romanzo. Un romanzo, si legge, si discute, non lo si combatte. È medioevo.

Questo per tenere rigorosamente distinte le categorie del giudizio politico da quelle del giudizio critico-artistico. Confonderle è deleterio.

Premetto di non aver letto Q. Ce l'ho, ma non l'ho ancora letto (quindi cambia poco, il succo è: Non ho letto Q).
Però, si dice pubblicano con Einaudi, e non sono coerenti. I loro libri adottano il copyleft, e via. Einaudi accetta il copyleft. Anche Pispisa ha pubblicato La città perfetta secondo questa modalità. A me sembra una cosa importante. Non sono coerenti perché Einaudi è di chi sappiamo? Allora andiamo da Feltrinelli, che però a quel che sembra non è che tratti tanto bene i suoi dipendenti. Guardiamo che hanno fatto in questi giorni i giornalisti di Repubblica, anche lì, niente. Credo che, ormai, per editori come Einaudi, Feltrinelli, Rizzoli, e così via, dire che appartengano a una sfera politica piuttosto che ad un'altra...mah. Sono Grandi Editori, e si comportano nè più nè meno. Esattamente come i Grandi Dittatori. Nè più nè meno. Credo.

Un romanzo si legge, si discute, non si combatte quando non ha più significato politico. Dante non ha scritto per amore della conoscenza e della lingua volgare, ha scritto per picchiare duro e fare fuori rivali e nemici. E' storia vecchia. Adesso possiamo leggerlo con altro sguardo.
Questo mi auguro varrà per libri come questo, ammesso che abbiano valenza per ragioni lessicali, linguistiche o storico-letterarie. Mi permetto di dubitarne, da quel che leggo, ma sono convinto che mi smentiranno.

Feltrinelli? Andrea, dimmi dove e quando ne ho parlato bene. Feccia peggiore, perché alleata all'ex PCI a suo tempo, oggi dominante nel mercato tra librerie e distribuzione.
No, l'alternativa non è Feltrinelli né il gruppo editoriale "L'Espresso" o come si chiama. Io parlo di cultura indipendente, VERA.

Quanto ai "grandi editori", così come ai piccoli che ambiscono a essere come loro, io dico che c'è un solo atteggiamento da tenere, e non è amicale né piacevole né confidenziale né tollerante.