Lussu Joyce

Il turco in Italia (ovvero l'italiana in Turchia)

Autore: 
Lussu Joyce

"Per dieci anni, dal '58 al '68, mi sono dedicata all'internazionalismo, ossia alla conoscenza partecipante del mondo “altro” previa cancellazione dell'eurocentrismo.” È la frase iniziale di questo interessante volumetto che ci dà conto del frutto più prezioso colto dalla scrittrice in questa sua fase “terzomondista” e “decolonialista”, Nazım Hikmet. Egli è anche il tramite che la consegnerà poi a quella causa che la scrittrice ha fatto propria con entusiasmo e coraggio, la causa curda. Per Joyce la scoperta di un nuovo poeta è qui anche scoperta di un nuovo modo di fare poesia e l'apertura di una nuova finestra sullo scenario delle tragedie dei popoli.

Hikmet è un poeta molto traducibile. Forse tutti i poeti sono molto traducibili, se si conoscono profondamente. Per conoscerli, è ovvio che non basta la filologia, e bisogna capire del poeta molto più di quanto non possa essere acquisito attraverso i vocabolari, le grammatiche e la storia della letteratura. Per cui, deve esistere un'affinità, una capacità di partecipazione al mondo poetico dell'autore, con le sue fondamenta morali e spirituali, del raziocinio e della sensibilità. Se c'è questa partecipazione, le differenti circostanze espressive e ambientali si assorbono facilmente per ricrearsi in forme simili e fedeli nel diverso linguaggio in cui vengono trasposte. Non conosco una parola di turco e non so quasi niente della letteratura turca...”Joyce Lussu è stata la principale traduttrice italiana del più importante poeta turco del novecento Nazım Hikmet. I suoi metodi non sono quelli dei traduttori convenzionali, ma si sostanziano di un dialogo continuo col poeta, attraverso il canale di lingue di comunicazione (nel caso di Hikmet un fantasioso francese) e del paziente lavoro di appropriazione dell'immagine e dell'intento poetico dell'autore. Va da sé allora che la traduttrice si sia concentrata esclusivamente sugli scrittori viventi e sui quegli scrittori che non aspirano ad una dimensione di poesia “pura”, rifinita tecnicamente, preziosa e formale, bensì su quelli la cui voce vuole incidere sulla realtà, vuole intervenire attivamente, una voce che non vuole cristallizzarsi in una fine cesellatura di parole, ma vuole soprattutto comunicare, arrivare a tutti il più chiaramente possibile. E allora ecco le parole di Hikmet, rivolte al suo traduttore russo: “Senti, fratello mio, se tu m'assicuri che sono bellissimi versi russi, va benissimo, ti credo, sono contento. Ma ti prego, non ne vale la pena, ti prego, voglio una semplice traduzione letterale in prosa, da cui chiunque possa capire quel che ho voluto dire.”
 
Questo Il turco in Italia ovvero l'italiana in Turchia nasconde più di una sorpresa. C'è la storia innanzitutto del rapporto di amicizia fra la Lussu e Hikmet, c'è un'agile biografia del poeta e una incisiva descrizione al lettore italiano di quello che era il suo orizzonte di pensiero, il suo metodo letterario, il suo scopo etico e poetico. I due si conoscono a Stoccolma ad un congresso per la pace. La Lussu accosta con estrema personalità la figura di quest'uomo biondo, slanciato e dagli occhi azzurri, che le viene descritto come il poeta più importante del secolo. Da lì nasce la collaborazione e l'amicizia, ed iniziano i viaggi della studiosa verso la Turchia.
 
N. Hikmet nasce a Salonicco da una famiglia di alta cultura e di raffinata educazione. Sua madre gli legge i poeti francesi, suo nonno scrive poesie nelle formule aristocratiche ottomane; nella scuola in cui studia insegna il più grande poeta turco del tempo, Yahya Kemal, che forse era innamorato della madre di Hikmet e che “aveva inventato una lingua poetica tutta nuova”. Alcuni esponenti della sua famiglia sono in contatto con il futuro padre della patria Atatürk, anch'esso di Salonicco, il quale li considera addirittura dei maestri. Ma la vita del poeta Nazım ha intenzione di prendere tutt'altra direzione. Viaggiando a diciott'anni per l'Anatolia scopre l'umanità e la dignità del popolo, che era rimasto sempre all'esterno della sua impeccabile educazione. In un primo momento sposa la causa patriottica e la guerra di indipendenza capeggiata da Atatürk ma, con le parole della Lussu, “Hikmet si stacca presto dal partito kemalista; incapace di risolvere il problema fondamentale della Turchia (la riforma agraria e l'inserimento nello Stato della maggioranza contadina), esso subiva una rapida involuzione conservatrice. I contadini e i pastori continuavano a vivere come ai tempi di Bisanzio e dell'impero ottomano, anche se dovevano cambiare i vecchi nomi tolti dal Corano con nomi nuovi e allegri.” È allora il momento di scoprire un altro popolo, un'altra lotta, un'altra tempestosa fase di cambiamento: Hikmet va a Mosca e scopre il fervore culturale della rivoluzione Leninista. Sono gli anni di Majakovskij, Chlebnikov, Esenin, Chagall, Meyerhold ed Eisenstein. Hikmet si abbevera avidamente a questa fonte di novità artistica e prova a trasportarla nel suo paese che vive ignaro di cosa sia la Rivoluzione d'ottobre. La Turchia però non è pronta a ricevere questi messaggi; la repubblica monopartitica è difatti un regime autoritario che non tollera visioni altre e che si inalbera in un nazionalismo strenuo, guardando più che altro agli esempi fascisti europei. Al ritorno di Hikmet in Turchia allora, insieme alla fama ed al successo, lo attende il carcere. Il primo arresto è nel 1929 e dura sette mesi. Poi ancora dietro alle sbarre nel 1931: il pubblico ministero chiede la pena di morte per propaganda comunista, ma la pena sarà di cinque anni di reclusione, probabilmente grazie anche all'interessamento personale di Atatürk. Nel '35 pubblica un volume antifascista intitolato “Ritratti”ed un poema chiamato “Un giovane abissino in Italia”, che suscita le ire e le proteste degli ambasciatori italiani. Poi dal '38 al '50 trascorre dodici anni di detenzione continua, privato a volte anche di carta e penna, e costretto a tenere a mente le proprie poesie per poi farle memorizzare ai suoi visitatori. Comitati per la sua liberazione vengono organizzati in Europa da Tristan Tzara e Breton. Dopo il '50 c'è la liberazione e il ritorno fra le braccia della seconda moglie, Munevver. Infine l'ultima fuga da quella patria che non l'ha capito, ancora verso la Russia. La moglie e il figlio non riusciranno a seguirlo. Solo dieci anni più tardi, grazie all'operazione di Joyce Lussu, che convince un ricco uomo d'affari italiano ad interessarsi alla causa del “più grande poeta del secolo”, la moglie Munevver e il figlio Mehmet, dopo una rocambolesca fuga da Istanbul, un naufragio nell'Egeo e una permanenza clandestina ad Atene, riescono a raggiungere il poeta a Varsavia. Ma nel frattempo egli si è sposato legalmente con la giovane Vera; del resto si sa, ogni vero poeta ha bisogno di almeno tutte e nove le muse!
 
Questi in breve i tratti biografici che ci riporta Joyce Lussu. Assieme a questo quadro generale, raccogliamo anche degli aneddoti curiosi, come appunto il racconto della fuga da Istanbul della moglie del poeta o la gita di quest'ultimo a Roma. In quell'occasione Joyce Lussu, apprensiva ed ingenua, si comporta come una guida modello, illustrando al poeta date e vicende della storia capitolina (fra gli episodi anche un incontro con Monica Vitti ed Antonioni) scatenando così l'ira del poeta turco: “Mi hai rovinato Roma. Non potrò più scrivere niente su Roma. Non riuscirò più a vedere Roma se non attraverso i tuoi occhi e le tue spiegazioni. Mi hai sciupato tutto!”. Una nuova gita italiana viene programmata pochi mesi dopo “ma intanto il governo era cambiato e il nuovo ministro degli interni, rifiutò di concedere a Hikmet il visto di entrata in Italia...Impassibile di fronte alle richieste di editori e uomini di cultura, Scelba ha voluto proteggere le nostre città dal pericolo di essere cantate da un poeta turco e antifascista.”
 
Quello che più conta però è che insieme a queste notizie aneddotiche o biografiche, viene fuori dalle parole della Lussu anche lo spessore umano ed artistico di questo poeta che il frequentatore di librerie italiane cataloga, del tutto riduttivamente, come “poeta d'amore”. Lussu traduce qui brani di poesie e lettere. È lui che spalanca “le porte della poesia turca alla natura e all'uomo”, che, in una tradizione in cui la poesia era considerata come compiaciuto gioco di palazzo, pensa “che la poesia debba essere innanzitutto utile, utile a tutta l'umanità, utile a una classe, a un popolo, a una sola persona, utile a una causa, utile all'orecchio”. Con lui la realtà concreta, con i suoi fatti ed i suoi sentimenti, entra nella poesia. “Come nell'inferno dantesco, cronaca e politica diventano materia poetica, e l'autore è sempre personalmente e appassionatamente impegnato nelle vicende che descrive.” La poesia di Hikmet non cerca la fama o la bellezza fine a se stessa egli “crede alla funzione della poesia come strumento per affinare l'intelligenza e la sensibilità dell'uomo; non ricerca del bello in sé, ma uso di ciò che è bello per approfondire il colloquio fra gli uomini.”
 
...non ci si può saziare del mondo
Mehmet
non ci si può saziare.
Non vivere su questa terra come un inquilino
oppure in villeggiatura
nella natura
vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre
credi al grano al mare alla terra
ma soprattutto all'uomo.
Ama la nuvola la macchina il libro
ma innanzitutto ama l'uomo.
Senti la tristezza
del ramo che si secca
del pianeta che si spegne
dell'animale infermo
ma innanzitutto la tristezza dell'uomo”. (N. Hikmet)
 
Questo libretto di presentazione di Hikmet fa luce anche sull'apertura di una fase decisiva per la scrittrice italiana. Joyce Lussu: “L'esperienza turca mi convinse che i veri poeti sono quelli che ci rendono un po' più intelligenti, non soltanto per osservare la realtà, ma per parteciparvi attivamente. Un vero poeta non canta la rivoluzione: fa la rivoluzione cantando. Per rivoluzione non intendo solo l'azione politica organizzata; ci sono mille modi di farla, anche nei minimi rapporti quotidiani, come atto di vita e di autonomia contro le incrostazioni del conformismo. Un vero poeta è una forza liberatrice.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE:
 
L'edizione esaminata è stata pubblicata dal Centro Internazionale per la Grafica di Venezia, 1991. Poi è stata edita da Transeuropa, 1998.
 
Su Lussu, scrittrice, traduttrice e partigiana:
 
Francesco Marilungo
ISBN/EAN: 
00000000

Commenti

[lussu] neo franz!

[lussu] neo franz!

[joyce lussu] proviamo a

[joyce lussu] proviamo a tracciare tre strade diverse, a partire da questa nuova scheda del nostro Francesco.

ISTANBUL in Lanke. http://www.lankelot.eu/Istanbul

ROMA in Lanke. http://www.lankelot.eu/roma

LETTERATURA TURCA in Lanke: http://www.lankelot.eu/letteratura-turca

[lussu-curdi] dimenticavo:

[lussu-curdi] dimenticavo: http://www.lankelot.eu/curdi CURDI in lanke

[lussu] francesco, grazie per

[lussu] francesco, grazie per averci insegnato qualcosa di nuovo e di antico come questo: "Un vero poeta non canta la rivoluzione: fa la rivoluzione cantando. Per rivoluzione non intendo solo l'azione politica organizzata; ci sono mille modi di farla, anche nei minimi rapporti quotidiani, come atto di vita e di autonomia contro le incrostazioni del conformismo. Un vero poeta è una forza liberatrice."

... con le parole dell'autrice. Splendido, punto. Merci.

(Lussu): Parole dense,

(Lussu): Parole dense, piacciono moltissimo anche a me! E' sempre importante reindirizzarsi alle forze primigenie e vitali della letteratura...Forse in questo abbrivio di nuovo millennio avremmo bisogno di più "forze liberatrici", di più poeti calati nel fango di questo presente e che diano ad esso dignità umana!

Per ora, dopo quest'introduzione dell'autrice italiana, andremo ad ascoltare la lezione di N.Hikmet.

[lussu-hikmet] 2011 allora

[lussu-hikmet] 2011 allora significherà: reindirizzarsi alle forze primigenie e vitali della letteratura. Scopo del gioco: restituire dignità al presente.

Adesso siamo ben focalizzati;).