Serial killer: una delle ossessioni mediatiche del nostro tempo; uno degli argomenti più discussi dalle televisioni, dai quotidiani, da diverse opere letterarie e cinematografiche. È uno dei fenomeni più drammatici della nostra società postindustriale, questo è innegabile; le ragioni e le dinamiche non sempre riescono a emergere. Non che non vengano studiate e indagate: piuttosto, da Lombroso in avanti esiste in proposito un’ampia letteratura, parte antropologica parte psichiatrica. Il discorso è che non mi sembra esistano i presupposti per la prevenzione della reiterazione e della proliferazione dei reati, stando alle cause probabili o plausibili che Lupi evidenzia. Se la responsabilità principe è sociale e ambientale – tragedie d’infanzia, fallimentari interazioni sociali o sentimentali, anomia – dubito che si possa intervenire altrimenti che con una rivoluzione culturale che vada sradicando dalle nostre esistenze ritmi e anomalie post-rivoluzione industriale. A partire dal ritorno alla terra, alla vita collettiva nei campi e via dicendo: a una società, quella viva sino all’ancient regime, che aveva la capacità di integrare paradossalmente anche chi era “inutile”.
Quindi, per carità: è importante analizzare le singole storie dei principali, odiosi protagonisti di questi omicidi: Lupi in questo è molto efficace, raccontando con un taglio giornalistico alla Augias d’antan questi fatti delittuosi, indagandone il retroterra culturale e sociale; tuttavia a fine libro si rimane soffocati da una cappa d’angoscia, espressione della consapevolezza dell’impotenza di noi cittadini di fronte alle deviazioni violente o omicide di qualche sfortunato.
Sino a oggi sono stato dell’avviso che se ne parlasse eccessivamente; quando ancora guardavo la televisione, negli anni Novanta, cambiavo canale qualora si parlasse di omicidi o parlavo ad alta voce durante certe cronache nei telegiornali. Repulsione assoluta. E mi irritava molto che ci fossero interviste ai serial killer, nelle carceri. Quanto spazio che poteva essere dedicato alle arti, alla bellezza, alla circolazione delle idee nuove; meglio ancora, alla denuncia della mafia, della camorra, della ‘ndrangheta, delle condizioni dei lavoratori. E mi offendeva il solo pensiero che un argomento del genere potesse attirare tanto le attenzioni del pubblico. Mi sembrava un chiaro segno di decadenza. Mi sembrava morboso, e mi sembrava utile a deviare l’attenzione delle persone dai reali problemi della Nazione. Adesso, pure con una gravosa serie di pregiudizi, mi sono avvicinato al libro di Lupi e ho capito che esiste una tecnica intelligente per analizzare questo malefico fenomeno. E ho trovato conferma a un’antica ed elementare impressione: queste morti avvengono fondamentalmente in America. In Italia, per fortuna, la tragedia dell’omicidio seriale è estremamente meno significativa. Eppure… il male che attanaglia gli States incute timore e angoscia anche da queste parti, quasi fosse un pericolo quotidiano, come sembra essere altrove.
Un libro sui morti per incidenti domestici, stradali o sul lavoro sarebbe decisamente più ricco di pagine sanguinarie: i dati sarebbero sinceramente spaventosi. Ma all’italiano piace pensare che il nemico vero sia un pazzo omicida, e allora continuiamo così, facciamo finta di non sapere che più spesso moriamo per strada o in casa o sul posto di lavoro. Oppure documentiamoci su questo più spettacolare e mediatico fenomeno: a questo serve questo saggio-reportage.
Oltre un secolo di delitti italiani, a partire dai casi del tardo Ottocento analizzati già da Lombroso. Ma il capostipite di questa orrenda genia dei massacratori – Lupi non lo nomina, ma voglio integrare queste mie reminiscenze scolastiche, magari a supporto di una seconda edizione – non era l’avvelenatrice romana Locusta, omicida, come Lupi ricorda, di Claudio e Britannico, ma Procuste: il primo serial killer della storia. Il nome è parlante: il brigante Damaste venne ribattezzato Procuste (“lo stiratore”) per via della tecnica dei suoi omicidi. La zona in cui operava, sulle rive del Cefiso, tra Eleusi e Atene, era l’incubo dei viandanti; catturati e massacrati a martellate su un letto scavato nella roccia, stirati o amputati a seconda della loro struttura fisica. Secondo la mitologia greca, venne fermato da Teseo che gli impose lo stesso trattamento che aveva riservato alle sue vittime. (cfr. Palazzi, “Mythos”, Bruno Mondadori, Milano 1990).
Lupi ci spiega che la categoria comprende uccisioni consecutive di vittime: qualora il massacro avvenga in un’unica soluzione, allora si preferisce parlare di “Mass Murderer”. Le donne tendono a uccidere con veleni o droghe; gli uomini a mani nude o con armi bianche. Non mancano naturalmente delitti con armi da fuoco. Tendenzialmente, i killer organizzati hanno un’intelligenza superiore alla media, un lavoro qualificato, un partner: sono caratterizzati da freddezza e narcisismo. I killer disorganizzati hanno un più basso quoziente intellettivo, un lavoro instabile, un’infanzia difficile alle spalle e una situazione famigliare e sessuale problematica o estremamente dolorosa. Lupi distingue tra il killer stanziale – legato a una e una sola zona – e quello “nomade”. Stabilisce interessanti parallelismi tra il mito letterario del vampiro (approfondiremo prossimamente nella scheda dedicata al suo libro sugli eredi di Dracula) e il fenomeno dei serial killer; notevole anche l’accostamento con il tabù del cannibalismo, tra le possibili spiegazioni di determinati omicidi. S’accenna a questo proposito alle campagne cinesi e sovietiche volte a sterminare, nel secolo scorso, il dramma dell’appetito infame di chi si nutre dei propri simili (allora è vero: i comunisti mangiavano i bambini…).
Qualche dato. In Italia, in vent’anni, abbiamo catturato 26 serial killer e 26 mass murderer. Circa una trentina rimangono a piede libero. Tendenzialmente operano nelle aree più ricche della penisola. In America, dal 1985 a oggi, avvengono tre omicidi seriali al mese. Insomma, ci siamo capiti: il cancro dei killer ci riguarda ma non ci deve ossessionare. Permettetemi di inserire qualche dato per farvi capire come e quanto lo Stato ci raggiri insistendo a parlare di serial killer, ora che conoscete i dati. Sulle strade muoiono 8000 italiani ogni anno. 300mila i feriti. Oltre 20mila i disabili gravi.
Ciascuno scelga il nemico più importante da indagare.
Io vi invito a navigare qui: http://www.vittimestrada.org/ - per capire che il vero serial killer è un altro. E ci sono parecchie domande da farsi e da fare a chi di dovere.
Non intendo in nessun modo polemizzare con Lupi, sottolineando questi dati; tuttavia voglio contribuire a restituire l’esatta centralità, in Italia, a questo tipo di tragedie. Insomma: chi vi scrive, è chiaro, giudica i serial killer cronaca nera da media italiota; Lupi ne ha fatto un’inchiesta. Spero sia utile alle forze dell’ordine e agli studiosi. Da cittadino e da giovane intellettuale, rispondo così.
“Questo è il mio libro più importante e pensare che non lo volevo fare...
Si tratta di un libro su commissione, ma su un argomento che mi interessava parecchio. Non sono capace di scrivere a comando su cose che non stuzzicano la mia fantasia. Olimpia è un editore intelligente e prima di chiedermi di scrivere un saggio sui serial killer italiani ha letto la narrativa e la saggistica cinematografica che avevo scritto. Il loro editor (che è una persona parecchio in gamba) ha pensato che un autore amante del cinema horror che ha scritto brevi romanzi con protagonisti serial killer, poteva fare un saggio narrativo sui serial killer italiani. Per essere sincero, avevo paura che mi accusassero di aver fatto una cosa commerciale, già scritta prima da autori più bravi di me. Antonio Celano – editor di Olimpia – mi ha convinto dicendo che avrei saputo fare una cosa originale. Credo che abbia avuto ragione perchè il libro è venuto bene, a differenza di tanti testi sulla materia, il mio si legge fino in fondo e non è un libro da studiare, ma un testo agile che racconta storie vere. Questo libro mi ha dato anche un po’ di notorietà perchè sono stato a parlarne da Corrado Augias su Rai Tre, da Luca Giurato su Rai Uno e su Odeon TV con Lamberto Sposini. Non solo. Ho girato una puntata di Delitti sul Mostro di Nerola che andrà in onda a settembre su History Channel e a ottobre-novembre su La Sette. Per me non è poco. A febbraio 2008 (per San Valentino) sempre per Olimpia uscirà un mio nuovo libro sugli Amanti assassini” – confida Lupi a fine maggio 2007.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Gordiano Lupi (Piombino, 1960), romanziere, poeta, saggista, recensore, soggettista, sceneggiatore, traduttore, editore italiano.
Gordiano Lupi, “Serial killer italiani”, Editoriale Olimpia, Firenze, 2005. Contiene una bibliografia essenziale.
È stato recensito o presentato da: Daniela Bandini su Carmilla / Bassoli su Lamette / Marco Giorgini su Kult / Enrico Pietrangeli in Beautiful Freaks / Giorgio Boratto su Mente Locale / Rassegna Stampa Cartacea / Intervista di Lorenzo Trenti su Thriller Magazine / Alessandra Clementi su Kataweb / Intervista su Delirio.net
Approfondimento in rete: Sito ufficiale di Gordiano Lupi / Blog di Gordiano Lupi / Casa editrice di Gordiano Lupi / Intervista di Giorgini (Kult) / E-book gratuiti / Lattanzi su Lupi / Controstorie (Letteratitudine) / MilanoNera / Racconti di Lupi
GORDIANO LUPI in LANKELOT
Gianfranco Franchi, Maggio 2007.
Commenti
E qui si conclude la mia monografia dedicata alla produzione letteraria di Gordiano Lupi, da autore almeno e non da traduttore, in attesa del suo "Dracula".
E' stato un grande viaggio e ho ripercorso antiche letture con crescente piacere. Spero che la visione d'insieme sia, a questo punto, chiara a tutti.
Saluto Gordiano e lo ringrazio di cuore per la (rara) disponibilità e per la costante collaborazione.
Giudico questa mia piccola monografia uno dei miei migliori tributi critici: soprattutto, la giudico necessaria. Ora esistono notizie, nel web, su ogni libro di Gordiano. Era ora.
In merito all'articolo tengo a precisare che volutamente ho omesso di nominare i serial killer esaminati da Lupi. Sappiate che c'è una scheda per ogni caso, da quelli delle bande di sicari a quelli dell'attentatore del Nordest passando - un innocente lo voglio nominare - per il povero Girolimoni.
Preferisco, per tutta quella gente, l'antica condanna Romana della damnatiocapite: nessuna visibilità e nessuna popolarità. Piuttosto dovrebbero diventare numeri, perdendo il nome. E venire indagati in quanto numeri. Chi è interessato troverà tutto nel libro, ottimamente e ampiamente documentato. A voi!
l'interesse, per serial killer e compagnia. perché un incidente sulla strada, sul lavoro, in casa, passeggiando, può capitare. ma uno che si mette ad uccidere, è raro. perché una persona può voler uccidere. in serie. perché un conto è l'attenzione che gli viene data dai mezzi di comunicazione etc, altro è il chiedersi come accade, che un essere umano si metta ad uccidere simili. ieri sera il tg2 ha aperto con la notizia di 4, dico 4, uccisioni. assassinii. compagni che uccidono le proprie compagne, uomini che uccidono figli e moglie e si suicidano etc. ci sono più domande. una è come mai un tg apra con 4 notizie di cronaca nera. e familiare. una è cos'altro è successo. una è come mai si hanno sempre più notizie di questi casi, seppure non mi sembra ci siano dati a dire di aumenti spaventosi di tale cose. si sa di dati sugli incidenti di lavoro. in casa. ma non ho sentito di aumento di omicidi in casa. ma forse sono poco informato su questo. comunque, discorsi lunghi. buon sabato sera;-)
ndr
Anche a te, buon sabato sera.
Il discorso è: "può capitare" di morire in strada, sul lavoro e a casa; ma capita sempre con una frequenza abnorme; e delle responsabilità precise esistono, e quei morti non devono sembrare normali. I tg e i quotidiani sono riusciti nella complessa impresa di normalizzarli, enfatizzando gli omicidi. Non ti sembra strano?
La morte, in altre parole, non fa notizia per la sua ingiustizia o la sua violenza. Fa notizia quando c'è qualcuno che accoltella o spara. Non quando qualcuno guida ubriaco o drogato, o quando guida dopo aver comprato la patente; non quando qualcuno assume i lavoratori in nero o non rispetta la 626; non quando qualcuno installa impianti elettrici difettosi. E' proprio su tutte queste morti che dobbiamo informarci e discutere; e la stampa dovrebbe informare.
Posizione poco popolare, me ne rendo conto. Ma immagino che se dovessi perdere qualcuno in questo modo reagirei maluccio, pensando che i colpevoli o il contesto è poco telegenico o mediatico per poter scuotere le coscienze.
Se volessi vivere in uno Stato-Far West, in Occidente, non avrei dubbi e andrei nell'incivile USA.
Mi permetto di copiare un frammento di testo-denuncia pubblicato dall'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada: mi sembra emblematico.
"Ogni anno scompare un paese di ottomila persone.
Tante sono le vittime delle strade italiane; 300.000 sono i feriti, ed oltre 20.000 i disabili gravi prodotti da questa guerra non dichiarata.
Il parlamento Europeo ha chiesto all?Italia di ridurre del 40% in dieci anni questi numeri. A ciò lo stato italiano ha risposto con un sempre calante presidio del territorio e con un grave ritardo nell?adeguamento degli organici delle forze dell?ordine e delle norme del Codice della strada.
Dopo ogni incidente grave, inizia un doloroso ed estenuante iter legale che dovrebbe portare alla individuazione delle responsabilità, alla punizione dei responsabili con pene commisurate alla gravità dei loro reati, e ad assicurare alle vittime o ai loro familiari un risarcimento equo. Anche in questo campo l?Italia si distingue negativamente dal resto d?Europa, con una giustizia lenta ed approssimativa, che calpesta continuamente la dignità dell?uomo e quei valori che la nostra costituzione dovrebbe tutelare. I problemi della sicurezza stradale e della giustizia riguardano tutti, nessuno escluso! Noi ci siamo uniti per fermare la strage ed affermare il diritto alla vita e alla giustizia."
http://www.vittimestrada.org/
la morte è normale.
non è che non fa notizia, nei casi che citi, perché se ne sente, e se ne scrive, almeno sul momento. solo che nessuno si mette a farne le ricostruzioni coi modellini in studio. per esempio.
ciauz.
Al giorno d'oggi, in questa società mass-mediatica all'ennesima potenza, in cui ogni notizia è sacrificata al dio-share, in cui per essere ascoltati, bisogna prima essere visti, si deve essere "fortunati" anche quando si crepa, nel senso che se scivoli su una piastrella bagnata sei una morte da paperissima che non vale più di 1 rigo su di un giornale locale, mentre se un serial killer ti frantuma la testa a martellate, è addirittura il grande Bruno Vespa a dedicarti una puntata tutta in tuo onore. Lunga vita al dio-share! Buon sabato sera ragazzi!
Non dubito che la lettura di questo Lupi offra gli importanti spunti di riflessione offerti da Gianfranco. Ma sono con lui (e con Salerno) sull'abnorme impatto che questo tipo di omicidi suscita nell'opinione pubblica.
Procuste è un personaggio mitologico. L'Avvelenatrice Locusta è realmente esistita.
Lupi
Condivido l'opinione di Gianfranco. In Italia fa più vittime la strada di un serial killer e il pericolo vero viene da altre cose. Condivido pure che si dà troppo spazio a certe cose e che si fanno troppi libri e trasmissioni sulla cronaca nera. Però se guardate bene è sempre stato così, esiste un interesse morboso del pubblico su certi fatti. Dino Buzzati - che era uno scrittore notevole - faceva poesia con i suoi articoli di cronaca nera. Molti registi hanno realizzato capolavori descrivendo il male. Raccontare e indagare la vita di un serial killer equivale a scandagliare il mistero della mente umana, analizzare il male profondo. A mio giudizio è un lavoro affascinante, pure se inquietante.
Gordiano
Lombroso insegna...;)
"Se la responsabilità principe è sociale e ambientale ? tragedie d?infanzia, fallimentari interazioni sociali o sentimentali, anomia ? dubito che si possa intervenire altrimenti che con una rivoluzione culturale che vada sradicando dalle nostre esistenze ritmi e anomalie post-rivoluzione industriale. A partire dal ritorno alla terra, alla vita collettiva nei campi e via dicendo: a una società, quella viva sino all?ancient regime, che aveva la capacità di integrare paradossalmente anche chi era ?inutile?."
Quest'osservazione fa riflettere: sono d'accordo con un ritorno a ritmi più umani del vivere, quello attuale è una fabbrica di nevrosi, naturalmente auspicherei un benessere diffuso, elemento che non c'era durante l'Ancient regime, visto che i servi della gleba se la passavano piuttosto male.
Verissimo però che oggi produciamo e tendiamo a cestinare "rifiuti d'uomo" a velocità strepitosa, fatto che un tempo non si verificava (vedi il ruolo che avevano i vecchi, che erano pur sempre rispettati)
L'omicidio, seriale e non, suscita un interesse morboso, fomentato dai dannati media, su questo punto concordo con chi mi ha preceduto e con l'opinione di Gf.
Tempo fa ho letto un libro dello psichiatra Andreoli, Il lato oscuro, nel quale analizza numerosi casi di omicidio e le dinamiche che possono averli suscitati. Fu una lettura angosciosa ma a suo modo interessante, l'autore sa il fatto suo sull'argomento.
Una delle cose buone del regime pre-repubblicano: la cancellazione - o quasi - della cronaca nera nei quotidiani. E' una scelta etica che volentieri avallerei ancora. Lasciamola ai libri di Lombroso, Andreoli, Augias, Lupi. Analizzata con intelligenza, e di rado.
Non sono d'accordo. Eliminare la cronaca nera dai giornali è l'anticamera di eliminare tutte le cose che non vogliamo far sapere. A Cuba la cronaca nera non esiste per legge. Non se ne deve parlare. Non è un esempio da imitare.
Gordiano
Basterebbe segnalare - che so - le occorrenze. Analizzarle, rendere protagonisti dei notiziari gli omicidi (cfr. Cogne, tanto per dirne una) è un rischio clamoroso. Stesso vale per riproporre interviste in seconda serata. In fin dei conti, è un grande problema di agenda setting. Dare ai delitti la prima o la seconda pagina equivale a nascondere i problemi reali del Paese (a meno di non vivere in USA). Guarda, ad esempio, l'agenda setting dell'ANSA di questo momento: http://www.ansa.it/
in alto a sinistra - ma è prassi o quasi - appare l'aggiornamento di un indagine su un omicidio. Non una notizia, attenzione: l'aggiornamento dell'indagine. Non abbiamo problemi più gravi - stesso vale per Cuba - di un omicidio in famiglia, pure se drammatico? Non meriterebbe al limite spazio la commemorazione delle vittime? Se proprio dobbiamo informarci, informiamoci su chi è caduto...
Prova a domandare ai passanti - traslo il discorso sul "costume" - come si chiama la seconda figlia di Totti.
Scommetto che sanno quasi tutti che si chiama Chanelle, ma ignorano completamente che Bush ha rifinanziato la guerra per 100 milioni di dollari.
A me turba parecchio. E so di chi è la colpa...
Io credo, Gordiano, che lo spazio riservato alla cronaca nera e al costume cancelli lo spazio che andrebbe dedicato a tutto il resto. E i tg ne sono una macabra conferma.
Il problema dell'informazione di Cubavision e Granma - me l'hai insegnato tu - è che non esistono dibattiti, non esiste alternativa al pensiero-padre comunista, non esiste alternativa alla propaganda di regime. Come sotto il Fascismo in Italia: censura. Ma censurare la cronaca nera è un altro discorso. Basta non nasconderla: che è diverso da renderla protagonista assoluta ogni giorno. Penso questo, tutto qua:).
(se ci pensi, è un vecchio giochetto novecentesco. Deviare l'attenzione per evitare che si prenda coscienza dei reali guasti. Pensa alla nostra Italia: voglio lo stesso posto e gli stessi spazi della cronaca nera per denunciare: Privilegi dei Parlamentari, Finanziamenti ai Partiti e relativi Organi di Stampa e Case Editrici; Condizione reale dei Lavoratori, in primis interinali e precari; Indagini sui reali poteri delle mafie dalla Campania in giù; Indagini sugli Sprechi, e sui Finanziamenti-Frode; Indagini sulla ragione delle morti sulle strade, in casa, sul posto di lavoro. Continuo?
Dai Gordiano che m'hai capito...
Ti dico solo questo.
Se io scrivo "Annamaria Franzoni" tutti sappiamo di cosa sto parlando.
Se io scrivo "Alfredino" parecchi ricordano una diretta drammatica.
Ma se scrivo "editoria indipendente" nessuno ci capisce nulla.
Se scrivo "privilegi dei parlamentari" nessuno sa quantificarmeli.
Se scrivo "8000 morti l'anno sulle strada" ci crede solo chi ha perso qualcuno per strada, e pensa che sia normale, o "nelle cose".
A me non sta bene. Io so chi era Donato Bilancia, ma se provo a parlare di Modigliani o di Morselli per strada mi ridono in faccia. Bilancia suona a tutti. E' normale? No.
Insomma, Gordiano: tu che hai più ascolto di chiunque, qua dentro, datti da fare e difendi la giustizia anche in questo caso. Se posso darti sostegno, per quel poco che posso, eccomi qua. Ma c'è parecchio da smazzarsi... più che nell'editoria.
Condivido il tuo ragionamento in pieno. Il potere usa la cronaca nera, il calcio, le cose facili che piacciono alla casalinga di Voghera e all'operaio metalmeccanico in funzione di anestetico sociale. E' vero che in pochi conoscono Morselli, Boccardi, Penni, persino Bianciardi (Piombino è in Toscana ma non tutti conoscono Bianciardi. Tutti sanno chi è Bilancia, a grandi linee conoscono i suoi omicidi, così come sanno chi è Totti e come si chiamano i suoi figli. Perchè mi hanno chiesto di scrivere un libro sui serial killer invece di un romanzo ambientato a Cuba (che nessuno mi vuolo pubblicare e ne ho 3 inediti)? Perchè tutti conoscono il tema. Si vende bene...
Gordiano
non sono affatto d'accordo sul bandire la cronaca nera da testate giornalistiche e da tg..sono sicuramente dell'idea che le notizie del tg cosi come qualsiasi atto di natura giornalistica abbiano dietro una scelta e una selezione delle informazioni,
ma da quello che dici, gianfranco, ho la sensazione che tu descriva solo la parte "passiva" del pubblico informato.
il pubblico, a vario titolo, non solo viene informato, ma Si informa.
non caschiamo nel vecchio adagio che ad essere cattivi sono sempre gli altri: il potere, i politici, i grandi trust dei telegiornali..
sai che tipo di share ottiene una qualsiasi trasmissione sulla franzoni?
sai che tirata hanno le varie riviste patinate che annunciano l'arrivo della Chanelle di turno?
o dell'ultimo flirt della velina in voga?
non solo molte persone non vengono informate, molte altro NON vogliono informarsi..
quando si parla di sicurezza sul lavoro, di finanziamenti dei partiti, di meccanismo referendario, a moltissime persone, non gliene frega niente.
quando è caduto il governo, e i senatori incriminati hanno portato a giustificazione "non c'era la fiducia", la maggior parte delle persone con cui ho parlato (e con cui mi lamentavo dell'insensatezza di una considerazione del genere quando in una delle due camere si ha un vantaggio numerico cosi limitato)non sapevano assolutamente cosa fosse la mozione di fiducia, però erano informatissimi sui protagonisti di "un due tre stalla"..
ora è chiaro che lì non si tratta di cattiva informazione.
è disinteresse.
scusa se ho spostato un po' il tiro della discussione
è che non mi trovo molto con le considerazioni troppo manicheistiche.
anche perchè credo che un quadro più completo sia l'unico modo per affrontare davvero i problemi.
io non mi chiedo solo perchè ci siano certe riviste o certi tg o certe trasmissioni,mi chiedo perchè tanta gente li segua.
e mi sembra chiaro che la risposta non può solo essere "non c'è altro".
un bacio
buona domenica notte:)
Il problema è che la trasmissione sulla Franzoni non dovrebbe esistere, e i servizi sugli amori delle veline dovrebbero essere bisettimanali e in seconda serata. Poco a poco si rieducherebbero sia i media che gli spettatori a dare il giusto peso alle cose.
*
Sulla politica, il guasto primo è che il disinteresse è anche figlio di una delle peggiori fasi di corruzione della storia della Repubblica. E di troppe trasmissioni "poco equilibrate": chiaro che se consideriamo "Porta a porta" una trasmissione politica esemplare c'è qualcosa che non va... insomma: manicheo o no, ti dico: servirebbe una totale revisione dell'agenda setting, pur mantenendo - è un paradosso ma non troppo - gli stessi giornalisti di adesso.
mi sembra una visione troppo "dall'alto verso il basso".
è vero che l'agenda setting ha il potere di "costruire" problemi, ma è altrettanto vero che la scelta degli items avviene sia in base alle pressioni a vario titolo di gruppicoli di elìtes, sia in base ai sondaggi sul grande pubblico. è un po' come quando vendo un prodotto: mi informo se il target a cui lo destino lo comprerebbe.
io sono d'accordo con te nel definire certe trasmissioni "scandalose", ma so anche che i pochi programmi culturali che fanno in prima serata non sono seguiti.
non quanto la tua visione di un pubblico che brama nuova televisione dovrebbe far sperare.
ti pongo poi un ulteriore problema, il classico "chi controlla i controllori?"
tu dici che certe trasmissioni NON devono esistere, che altre sono poco equilibrate, che ai serial killer NON DEVE essere data notorietà.
sono posizioni intransigenti, chiaramente. l'informazione, per essere vera, deve essere libera. è chiaro che nessuno può sperare in una BUON COSTUME che vigila sui programmi che si e su quelli che no..
quindi CHI deve rivedere la programmazione televisiva?
CHI deve scegliere i programmi?
io preferisco che sia il pubblico a rispondere.
e il pubblico risponde con le sue preferenze accordate o meno
paradossalmente preferisco scelga liberamente di guardarsi l'isola dei famosi che essere costretto a non guardarla
Il pubblico è pericoloso. A Roma, secoli fa, si nutriva di spettacoli gladiatori, morte inclusa. Non era percepito come un problema.
Il pubblico, in certi casi, non deve avere nessun potere. L'ignoranza parla con lo stomaco, l'etica s'insegna con l'esempio. E' una questione complessa.
Dipende molto dalle ambizioni e dallo spirito di uno Stato. Se vuole rintronare il popolo, darà al popolo qualcosa di vicino alla stupidità e alla palude; o avallerà l'ingigantimento di determinate notizie false o inutili per la crescita collettiva.
La parola d'ordine dovrebbe essere, in primis: informare e non deformare. Da tutti i punti di vista, quel "deformare".
Da un certo punto di vista, questa illusoria democraticità è una clava. L'informazione statale o dei grandi gruppi industriali ha la grande scusa di dover conquistare audience o pubblico, e quindi diventa normale evitare certi problemi o dare loro meno spazio. Ci pensi? E' la migliore arma di chi non vuole impegnarsi. E' colpa del pubblico...il pubblico vuole sesso violenza distruzione, vuole choc.
Secondo me è troppo facile livellarsi verso il basso. E molto comodo...
io non credo che il mio discorso possa suonare come un "livellarsi verso il basso".ho detto che il tuo punto di vista era troppo dall'alto verso il basso, e la soluzione non può certo essere solo dal basso verso l'alto.
credo piuttosto nella proficuità dell'incontro delle due prospettive.
trovare il marcio solo da una parte è sempre un discorso di comodo.
da qualsiasi parte.
volevo solo restituirti la possibilità di considerare più prospettive per inquadrare il problema.
il fenomeno dei gladiatori rientrava nella logica "panem et circensem", di un sistema imperiale.
credo ne sia passato di tempo.
oggi le masse non sono più solo materiale per imbonitori.
spesso e volentieri la società civile(concetto che nella roma dei gladiatori non esisteva) ha avuto e ha ruoli determinanti.
inutile concentrarsi sulle colpe,
o puntare diti contro i cattivi che sono sempre spersonalizzati(le elites politiche, i grandi giornali)
questo a me sembra il modo più facile per disimpegnarsi:trovare i nemici, e i cattivi, mettersi fuori da un sistema e criticarlo tout court.
ogni problema è frutto di sinergie, una matassa complessa che è faticoso sbrogliare.
ma l'unico modo per farlo è considerare tutti i fattori concorrenti.
torno alla mia tesi:)
buona giornata
28 - "oggi le masse non sono più solo materiale per imbonitori".
Eccome se lo sono, etta 1981, oggi più di allora. Ed è ancor più grave, perchè la scolarizzazione è infinitamente maggiore di allora. Le dittature democratiche dell'occidente hanno un potere estraneo ai regimi coercitivi, più forte di qualsiasi altro potere precdente: il potere subliminale dei media, la comunicazione distorta, la televisione. La televisione è l'arma più pericolosa che l'uomo abbia mai costruito, visto l'uso che se ne è fatto.
Completamente d'accordo con Leon e con Franchi. Cara etta, il problema sta alla radice: chi ha portato le masse ad un livello culturale così basso, stereotipato al massimo grado, trash per usare un'espressione moderna? Chi è stato a livellare ed appiattire la cultura? Chi se non i mass-media con la loro subdola propaganda, con la loro finta cultura, con l'etica delle veline e dei tronisti, con i valori di Costantino e Corona? Perchè ci si chiederà? e qui voglio risponderti le tue stesse parole: oggi le masse non sono più solo materiale per imbonitori: HAI PERFETTAMENTE RAGIONE OGGI LE MASSE SONO MATERIALE OLTRE CHE DEGLI IMBONITORI ANCHE E SOPRATTUTTO DEI GRANDI MARCHI E DELLA PUBBLICITA'. Basta vedere le ragazzine 13enni o sentire i loro ragionamenti. Menti ottuse oramai dalle Play-station, dai telefonini, dal PC, dal Messanger, dal divismo a tutti i costi. Una mente appiattita è più facile da controllare, sia dal punto di vista dei messaggi pubblicitari, sia e soprattuto dal punto di vista politico, dove - ed è cosa nota - i valori sono completamente scomparsi e si vota oramai solo sulla SIMPATIA. Ringraziamenti particolari vanno a Mike Bongiorno, Maurizio Costanzo, Pippo Baudo ed ai vari Cda di Rai e Mediaset. grazie per aver rovinato l'Italia, grazie per averla resa simile ai Paesi sviluppati, grazie di cuore!
Etta, intanto buona tesi:).
Scrivi: "questo a me sembra il modo più facile per disimpegnarsi:trovare i nemici, e i cattivi, mettersi fuori da un sistema e criticarlo tout court.
ogni problema è frutto di sinergie, una matassa complessa che è faticoso sbrogliare.
ma l?unico modo per farlo è considerare tutti i fattori concorrenti."
> no, fuori dal sistema non andrei. Quando e quanto e come ho potuto, ne sono stato parte cercando, nel mio piccolo, di dare contributi adeguati, come nel caso del sito in cui ci troviamo. C'è sempre del bene e c'è sempre qualcosa di buono da salvare. Nella fattispecie - torno in topic - questo libro, le ricerche di Lombroso,tutto quel che è non fiction e quindi indagine e analisi.
A livello catodico, l'unica soluzione sarà l'iper-specializzazione dei canali e la morte della tv generalista. Ciascuno deciderà come informarsi e da che parte stare; sarà spento, per capirci, il grande ripetitore, statale e privato, degli ultimi 60 anni.
I fattori concorrenti sono diversi e importanti. Io non sono marxista ma ti giuro che do molto peso a quello economico-politico, in frangenti come questo. Ne riparleremo cmq;)
Il problema mass-mediatico è un problema di potere. Per me. Nasce nel momento stesso in cui una persona espone le sue idee in un certo modo, ed è seguita, ed usa il modo che ha trovato a fini esclusivamente personali. Non sto parlando tanto delle idee che espone, ma del modo in cui lo fa. L'esposizione delle idee viene dopo. Se trovo un modo che funziona, posso, credo, tirare abbastanza cavolate senza pagarne le conseguenze. Di esempi mi pare ce ne siano in quantità.
ciauz.
La televisione è un centro di potere che livella verso il basso. Non so se avete notato l'arroganza di chi occupa posti di potere televisivo... si credono eletti da Dio. Parlo di gente come Santoro e di sceneggiate tipo: "Voglio il mio microfono!" Ricordate? E a chi non vine mai dato il microfono? Perchè lui ha titolo a spendere arroganza in TV e uno di noi no? Avete visto Gianni Minà domenica pomeriggio in Tv dalla Ventura rammaricarsi di essere stato esiliato dalla televisione? Magari fosse stato vero... è sempre stato là dentro a dire cose fasulle e a farsi pubblicità. A parte queste digressioni paratelevisive va anche considerato che la cultura è una cosa di elite e che la lettura, la scrittura, il cinema, il teatro sono per pochi. Triste ma vero. La TV che dispensa informazione popolare su veline, cronaca nera e cose di basso profilo è per tutti. Purtroppo.
Gordiano
allora, noto con piacere di essere in minoranza e la cosa mi è sempre piaciuta moltissimo:) (sul serio, mi sento bene nelle piccole nicchie di pensiero!)
anzitutto sono intervenuta in quanto il pensiero di GF mi sembrava un po' troppo estremista, e volevo dare il mio contributo alla riflessione, ma leggendo leon e salerno (non me ne abbiate) devo ricredermi:gf è un moderato!
non so da che tipo di studi veniate, ma definire la società civile unicamente come materiale per imbonitori(notate bene che io ho scritto, da brava democratica"non solo materiale per imbonitori")mi sembra assolutamente (questo si, assolutamente) anacronistico e contraddittorio rispetto a fenomeni sociali che testimoniano tutto tranne che siamo tanti burattini(per citarne alcuni onlus, oing, movimenti contro il nucleare, movimenti femministi, referendum popolari, partecipazione alla nascita della corte penale internazionale etc etc)
e poi credo facciate un po' di confusione tra "società civile" e "pubblico televisivo".
a salerno vorrei semplicemente dire che sono rimasta colpita (in senso negativo)dalla visione apocalittica della gioventù contempranea e del suo destino. playstation, pc e cellulari non appiattiscono nulla:sono strumenti come altri.
conosco centinaia di persone che usano queste tre cose, a cui affiderei volentieri il mio conto in banca(se lo avessi!)
inoltre, perdono, ma non ti sembra uno stereotipo(scusa) un po' troppo scontato?mi sono stupita di non leggere anche accenni a droga e alcool..
ma davvero pensi che siamo tutti qui solo a farci prendere in giro?
e che i GRANDI MARCHI ci levino la libertà..mi sembra una visione unidimensionale dell'essere umano..
sono 5 anni che studio condizionamenti sociali, mass mediatici, e politici, e so che cosa dico quando parlo di "condizionamento" ogni essere umano è condizionato dalla selezione sociale e culturale, ma c'è un ampio margine di libertà di cui usufrire.
marcuse diceva che la libertà è data dalla coscienza e conoscenza della struttura.
l'italia poi è un paese in parte rovinato da MOOOLte altre cose oltre la tv,e le scelte di palinsesto.
in conclusione, prima di scatenare le ire funeste di voi tutti (come quelle del pelide achille...!)
ma non vi sembra decisamente semplicistico pensare che il male sia sempre da un altra parte, sempre nelle sfere alte, sempre irragiungibile come concetto e quindi sempre facilmente condannabile?
io non dico che tv e affini non abbiano potere,che non ci siano scelte ragionate e sfruttate delle agende e che l'informazione in italia manchi..(l' avete letto la scomparsa dei fatti??).. ma da qui non riuscirei mai ad arrivare all'idea di un grande fratello cattivo che controlla tutti e che osserva tutti.
e non riesco neanche a concepire l'ossimoro di una dittatura democratica, mi spiace.
forse ignorate cosa siano le dittature.
ora sono pronta per prendere i vostri insulti!
vado a ninna:)
domani ancora tesi
Etta, in generale: le generalizzazioni non piacciono affatto neanche a me. Il mio discorso - cerco di tornare in topic - era molto chiaro: l'argomento di questo libro è giusto che rimanga patrimonio degli studiosi, e dovrebbe essere estraneo ai circuiti mediatici che sovraespongono, con la scusa del gradimento del pubblico, notizie di cronaca nera nei tg e nei programmi di approfondimento. Nascondendo il resto. Punto a capo:).
Segnalavo al contempo che in certi regimi è stata scelta una strategia che non trovo sbagliata: la riduzione o la cancellazione della cronaca nera. Peccato che quegli stessi regimi cancellavano assieme la libertà d'espressione e di disobbedienza al regime. Non metto sullo stesso livello la cronaca nera con la critica al regime: ci mancherebbe. Quindi giudico la cronaca nera estranea ai problemi di "libertà di stampa". La nostra società occidentale è ancora incosciente delle reali influenze della circolazione di notizie stupide o superficiali o esecrabili nelle case e nelle menti dei cittadini.
Quanto ai margini di libertà, il discorso si complica. Il condizionamento esclude la libertà assoluta. Ti rende miope o presbite o cieco da un occhio. Studiare non basta. Se le fonti non danno certe notizie, puoi avere anche 11/10. Non le vedi.
Nessun insulto, Etta, ci mancherebbe;) Sai, come dice giustamente Franco, studiare non è sufficiente, anche perchè spesso sono proprio gli stessi libri di testo per le masse, quelli ufficiali, che contribuiscono a drogare ulteriormente l'informazione (i testi universitari sono solo una base di conoscenza, ma la coscienza critica ce la facciamo noi, andando oltre quello che ci propinano). Che questo sia un mondo che, a differenza di tutte le epoche precedente, porti con sé un enorme male esistenziale è sotto gli occhi di tutti. Che sia un mondo in cui l'immagine, l'apparire, conta più dell'essere non lo affermo certo io adesso per la prima volta. Che il medium televisivo droghi la comprensione del reale, alteri come non mai la realtà, è fin troppo chiaro e limpido. Che la massificazione abbia cancellato le élites è anch'esso inconfutabile. E allora è normale che ci governino i Prodi e i Berlusconi, i Bush, i Clinton, i Blair, gli Zapatero o Chirac di turno. Com'è normale che in tv ci faccia la morale gente come Costanzo o Santoro. Dov'è la meritocrazia? Dov'è il pluralismo? Se non è dittatura questa, e delle peggiori, perchè, al contrario dei regimi coercitivi, qui non ci si ribella nemmeno. La televisione, in siffatto contesto, è proprio l'elemento che serve ad anestetizzare, ad addormentare le coscienze, annichilendo in sostanza ogni istinto di ribellione. Qui, su Lankelot, grazie alla strada tracciata dal buon Franchi, chi più e chi meno (pur partendo, a volte, da posizioni diversissime), queste cose le abbiamo tutte ben presenti e nel nostro piccolo le combattiamo sempre, come voce libera e non uniformata. Dittatura democratica, pertanto, è un'ossimoro apparente, visto che la democrazia attuale non è certo quella immaginata da Platone.
Siamo burattini.
Non siamo burattini.
Questo sistema è stato creato da persone.
E da noi stessi.
C'è del marcio...un po' ovunque.
è, credo, evidente, quali siano le informazioni che girano in gran parte in tv e sui giornali. certo che esiste anche altro. ma questo altro viene messo in minoranza. non vuol dire che non si possa sapere di questo altro, ma bisogna quanto meno andarlo a cercare. non c'è un'offerta paritaria dei vari tipi di informazione. e questo non credo si possa negare.
ci sono ad esempio varie rubriche di libri in televisione, ma, per quel che ho visto io, ad orari non sempre agevoli (magari però questo è dovuto ai miei orari). e di libri che parlano, non so, di slum, ce ne sono davvero pochi, ed è un fenomeno che riguarda milioni di persone. molti milioni di persone in più che, non so, una partita di campionato.
non a tutto viene data la stessa risonanza, e ci mancherebbe altro. però chi orienta certe scelte, beh, non lo fa a caso.
non saremo burattini, ma dobbiamo sempre giocare a Nota le differenze. Nelle vignette di solito sono 7. Mentre nella realtà.
Cara etta
1. Augurissimi anzi ?in bocca ad una mandria di lupi? per la tesi innanzitutto
2. D?accordo con Franchi che abbiamo trasbordato e perso di vista il punto di vista iniziale
3. Parti da un assunto sbagliato: non sei in minoranza, no di certo, in minoranza siamo io, Leon, Brancolini e quanti altri che parliamo di massificazione e stereotipizzazione culturale fin troppo palese nell?attuale società
4. non sono tipo da facili generalizzazioni e in più voglio attenuare il mio radicalismo affermando che la società attuale è ?per la maggior parte? materiale per imbonitori, ma non puoi non ammettere che oggi ?la forma? prevale nettamente sulla sostanza e la meritocrazia è andata da tempo a farsi benedire
5. i fenomeni popolari che hai citato hanno ? dal mio punto di vista ? più rilevanza mediatica che forza reale; mi limito al nucleare: l?Iran attualmente sta intensificando la costruzione di centrali nucleari, la Francia qualche anno fa si è resa protagonista dell?esperimento di Mururoa. Non siamo burattini, o almeno non lo siamo tutti, ma siamo ridotti a vivere in quelle che io definisco ?catacombe culturali?, ad esempio da qualche commento che ho letto qui sopra presumo che Franchi, Baol - tanto per citare due nomi - possano tranquillamente pubblicare un libro, solo che la loro valenza mediatica sarebbe pari a zero. Invece in libreria possiamo acquistare ? grazie alla TV ed alla pubblicità - il libro di poesie di Ligabue, quello di Paolo Crepet, Bruno Vespa, la Littizzetto, Gene Gnocchi, la Ventura, Totti??.
6. La visione apocalittica della gioventù contemporanea mi deriva dal fatto che già a 9 anni i bambini sono tutti rincoglioniti: su una classe di 20 alunni in media 7 fanno i compiti e fra questi solo 2 li fanno in maniera decente. I restanti 13 passano il pomeriggio nel seguente modo: ore 14/15 Dragon Ball ? ore 15/17 Play-station (gioco di St. Andreas credo che si chiami così, va per la maggiore) ore 17/19 attività sportiva (calcio in maggioranza ma anche basket) ore 19/20 ritorno a casa e tentativo di fare i compiti subito interrotto dal PC con collegamento ad Internet ore 21 film in Tv ma oggi c?è SKY (e c?è chi ha l?abbonamento) ore 22 a nanna??e domani uguale! Mi fermo ai bambini perché se passo agli adolescenti devo ? necessariamente ? aggiungere droga, scooter, scopate, jeans e felpe firmate!
7. Io non penso che siamo tutti qui solo a farci prendere in giro, NE SONO ASSOLUTAMENTE CONVINTO, beh non voglio certo offendere la tipologia dei tuoi studi, ma se dopo 5 anni hai questa idea del ?condizionamento? che è fin troppo evidente anche ai loro creatori, pensa che ho seguito una trasmissione in cui l?ideatore dei reality diceva che la gente si è oramai stufata perché aveva capito che era tutta una montatura della vita reale???Oggi ogni trasmissione televisiva viene calibrata sul target di spettatori che si vuole colpire, esistono studi in merito, esistono figure professionali che hanno il compito di trovare il modo di accattivare quella porzione di pubblico (vedi AMICI della De Filippi calibrata sui giovani tra i 17 e 25 anni), altre persone che si occupano di inserire una determinata categoria merceologica in quel determinato settore, altre figure che per pubblicizzare i prodotti inventano nuove mode e nuovi stereotipi. Si perdono posti di lavoro per un punto in più o uno un meno di share?? e te mi dici che il condizionamento non esiste? L?ampio margine di libertà di cui usufruire e la libertà data dalla conoscenza della struttura di cui parlava Marcuse è MOLTO LIMITATA OGGI, per non dire inesistente. E qui ti invito a leggere il commento di Brancolini
8. L?Italia è un paese rovinato da MOOOLte altre cose, su questo non ci piove, ma la Tv e i palinsesti danno il loro ?pesante? contributo, basti pensare alla Giustizia penale che è diventata una vera barzelletta (l?ultima è stata la reazione di Corona, che si professa innocente e giura vendetta! Poveretto!) utile solo per alzare lo share (processo alla Franzoni su tutti).
9. Il male è solo nelle sfere alte? Sicuramente no, ma il pesce puzza dalla testa!
10. Infatti io non ho mai parlato di un ?grande fratello cattivo? che controlla tutti e che osserva tutti, io parlo solo dell?andazzo attuale del nostro tempo, al quale, volente o nolente, ci si deve abituare: vince chi riesce ancora a ?ragionare con la propria testa?
11. Infine, forse è vero, io ignoro cosa sia una dittatura, ma te ignori cosa sia la libertà.
12. Niente insulti per te cara, ma solo una civile discussione??
Sottoscrivo in toto Salerno 38.
oltre a condividere molti dei messaggi soprariportati (Leon, Franchi, buona parte di Salerno) torno in tema. Conosco bene il sito delle vittime della strada, ebbi a collaborare con loro qualche anno fa per lavoro (un convegno, nello specifico). Persone serie, dignitose nel dolore e nel rivendicare. E quoto in pieno il taglio dato alla recensione e le osservazioni che fa Gianfranco a latere della lettura. Quel che penso della televisione e del suo attuale "uso" da parte della classe dirigente penso che sia noto alla maggior parte degli utenti. Invito tutti però a riflettere sulla necessità di non abolire la cronaca (non per forza "nera"), ma semmai di auspicare un suo radicato interessamento a tanti temi (ad esempio oltre la strada, il sottobosco dei clandestini, il lavoro nero, la violenza sulle donne non eclatante ma pregna di sofferenza, l'assenteismo negli uffici pubblici bla bla bla). Tutti cancri silenziosi che ammorbano la nostra "nazione" (virgolette necessarie)
rispondo punto su punto (a salerno)
1.grazie:)
2.assolutamente concorde, mi sposterei da una qualsiasi altra parte, ma non so dove.
3. non so se sia una frase detta con desiderio o con rammarico, ma credimi, non siete affatto in minoranza.se poi con questo intendevi che la mia testa è stata "globalizzata" o "mangiucchiata dai media" come quella di molti,allora è un' altra storia[:):):)]
4. non sarai tipo da generalizzazioni ma le fai, la generalizzazione è quando prendi un assunto qualsiasi e lo estendi senza criterio a tutta la fetta di torta che ti interessa.tipo "i bambini a nove anni sono tutti rincoglioniti".
notare che la mia controrisposta a queste affermazioni non è mai stata "NON SONO TUTTI rincoglioniti".
5. ho citato solo parte di quello a cui mi riferivo, movimenti sociali, forme di associazionismo,social forum e ong.
riguardo al condizionamento televisivo, alle trasmissioni trash, alle scelte di agenda setting, e al tourbillon per le veline di turno, se hai letto i miei topic, hai notato che concordo sullo schifo che se ne ricava.evidente.e so anche che schifo gira nel mercato dell'editoria.fidati.
ma questo mi sembra che non lo noti.
anzi che non lo notiate.
continui a ridirmi cose su cui ti ho già detto che sono "in parte" d'accordo. quello su cui non concordo è l'estremismo delle posizioni. perchè è sempre viziato in partenza da parzialità, da scelte prospettiche.
mi sembra (esempio)che tu dica nero, e per il solo fatto che io dico grigio, mi rispondi come se avessi detto bianco.
io ho capito quello che stai dicendo te, ma te hai capito quello che sto dicendo io?
6. ma tu hai mai lavorato con bambini?
o con adolescenti?
scusa te lo chiedo perchè non capisco su quale base questo accanimento contro i giovani.
no perchè E' un accanimento.
spero non sia perchè hai captato qualche discorso "sul muretto".
la storia delle felpe firmate invece mi interessa di più.
ho ai piedi delle adidas e la borsa di carpisa.
questo ai tuoi occhi fa di me una persona con meno potenziale rispetto a te?
o livellata?
la borsa e le scarpe spiegano perchè io sia qui a difendere un punto di vista più positivo sulla società attuale e un modo di combattere i condizianamenti prendendone coscienza piuttosto che mettermi etichette "IO sono l'unico che ha capito, voialtri NO"
(questo era un po'offensivo, scusa, mi faccio prendere la mano)
7. puoi offendere tranquillamente i miei studi,
ma mi interessa di più un'altra cosa.
che idea pensi io abbia del condizionamento?
se è parziale, provvisoria, a sua volta condizionata da parametri spazio temporali, problematicizzata e libera da stereotipi in voga, allora i miei studi sono stati fatti bene.
vedi la storia del bianco e del nero di prima? dici che per me il condizionamento non esiste. non l'ho MAI detta una cosa del genere.forse la vuoi pensare tu. so che esiste, ma non credo sia quella soluzione senza via d'uscita che descrivi te.
la teoriadell'agenda setting ha mostrato come si può decidere su cosa la gente deve ragionare, ma non ha mai dimostrato, ne quella, ne gli studi lazarsfeldiani, che si può dire alla gente "cosa pensare".
(ps: so come funziona l'individuazione del target di destinazione.
ho fatto ricerca sociale. ma questa è un'altra cosa)
8.9. nulla da dire
10.perfettamente d'accordo. vince chi ragiona con la propria testa.
è quell che sostengo da sempre (anche in questodibattito)
la cosa che ti contesto è che da quello che dici sembra che la testa ce l'abbia solo chi dici te.
11.spero tu abbia capito quello che volevo dire.
perdona i toni, a volte eccessivi.
vado a studiare:)secondo me serve;)
41 - ci lavoro io coi bambini (sono educatore), Etta, e ti posso dire che la maggior parte sono obesi per le schifezze che mangiano e rincoglioniti da tv e playstation. La situazione nelle scuole, poi, è tutt'altro che rosea. Il mestiere di genitore ed educatore oggi, proprio per tutti i motivi che ho indicato nei miei interventi, è infinitamente più complicato di quello che era solo 30-40 anni fa.
Studiare è utile sempre, ma non solo quello che ci dicono. L'università, come ripeto, serve solo ad una formazione minima. Vale un 10 per cento se presa criticamente, il resto lo facciamo noi.
infatti leon, sono d'accordo con te..quando parlo di studio non intendo "testi universitari", ma di ricerca a vario titolo, anzitutto personale.
quanto ai bambini, credo siano una grande risorsa, e con quelli con cui ho avuto a che fare, come animatrice, ho l'impressione che siano una grande risorsa.
per tutti
e per tutto
il conformismo della prima infanzia è frutto di processi di socializzazione, non va preso tout court come fenomeno negativo
ps:scusa per la ripetizione, dettata dalla fretta(stavo andando a pranzo!
Dunque ultima replica punto per punto e poi ci salutiamo da buoni amici (almeno spero)
3. ?siamo in minoranza? era una frase detta con rammarico, non volevo certo dire che la tua testa era stata ?globalizzata?. E? d?uopo a questo punto un vecchio aforisma ?chi capisce patisce? nel senso che più uno è consapevole di quello che sta succedendo, più soffre perché non vi si può porre rimedio.
4. cara la frase ?i bambini a nove anni sono tutti rincoglioniti? non può essere considerata una generalizzazione perché è la pura e semplice verità, constatabile nella nostra realtà quotidiana e dall?orario pomeridiano che ti ho lasciato nell?altro commento.
5. puoi citare tutti i movimenti sociali e forme di associazionismo esistenti oggi: ripeto non sono in grado di condizionare un bel niente! Altro esempio: l?opinione pubblica americana è contraria alla guerra in Iraq??.l?opinione pubblica italiana è contraria alla partecipazione delle truppe italiane alla missione di pace??..dove sono i soldati americani e italiani?
Riguardo al condizionamento televisivo ecc. ecc. non avevo letto le tue precedenti affermazioni e di conseguenza non conoscevo di preciso la tua posizione in merito per cui è stato un banale fraintendimento, perché anche a me le tue ? inizialmente ? erano sembrate posizioni estremiste ma nel senso opposto. Quindi hai ragione perché non avendo letto ho male interpretato ciò che stavi dicendo e me ne scuso.
6. Il muretto dal quale parlo è la scuola elementare dove insegno. Circa l?accanimento sugli adolescenti ti rimando alla trasmissione di Lucignolo andata in onda ieri sera su Italia 1, dove in una scuola si è assistito ad una ragazza che ha fatto la lap-dance (ignuda come mamma l?aveva fatta) nel bagno dei disabili, mentre un?altra ha fatto un pompino ad un ragazzo nell?ora di storia, altre due ragazze si sono baciate e l?operatrice ha affermato che le hanno coperte loro perché la loro intenzione era quella di andare su Internet e farsi pubblicità per entrare nel jet-set. Ad un professore hanno calato le brache, ad una altro lo hanno costretto ad urlare come un forsennato, il tutto chiaramente ripreso dai video-fonini (che male poi possono fare questi strumenti sono parole tue ricordi?) e dato in pasto a Lucignolo.
Circa le felpe, altro fraintendimento o rovesciamento di posizioni: non intendo certo dire che chi indossa una marca vale meno di un altro, ma il contrario. Oggi si fa a gara a chi indossa la griffe migliore, ha chi ha l?auto più lussuosa, le scarpe più fighe, si sono persi di vista i veri valori, non sono le marche il mio bersaglio quanto piuttosto le MODE che esse creano. Esempio: hai mai fatto caso che oggi anche le ragazzine obese indossano il top? Presumo già la tua risposta: cosa c?è di male? Dico io: c?è di male che non gli sta bene, ma loro sono talmente affascinate dall?idea della moda che non se ne rendono conto?.se sei una cicciona di 100 Kg, forse dovresti evitare di scoprire la pancia. Altro esempio: tuo padre è un operaio o un disoccupato: non puoi permetterti le NIKE, eppure se il bambino non le indossa sarà considerato alla stregua di un diverso e preso in giro e deriso dai compagni. Il padre per accontentare il figlio ha 3 vie: 1) trovare un nuovo lavoro (si e quando?) 2) trovare un secondo lavoro (fattibile, ma pover?uomo) 3) trovare altre vie meno ?convenzionali? per fare soldi (la via seguita dai più: i soldi facili!)
Vedi, non è mia intenzione di impancarmi a giudice dicendo ?IO sono l?unico che ha capito, voialtri NO?, sono piuttosto un fautore de ?In medio stat virtus? (il giusto sta nel mezzo), per cui si dovrebbe spiegare a questi giovanotti che se magari indossano pantaloni non di marca, certamente non saranno inferiori a chi invece li ha! Ma questa è pura utopia! Vedi cara, te ed io possiamo fare questo discorso perché capiamo il meccanismo e le logiche che vi sono dietro, ma prova a farlo capire ad un adolescente che vuol far colpo su di una ragazza!
7. non volevo offendere i tuoi studi, anche io ? come te ? a volte tendo a infervorarmi e mi faccio prendere la mano, circa la tua idea del condizionamento ora mi è chiaro che hai una visione anticonformista rispetto all?anticonformismo di massa. Si, hai ragione, la verità sta nel grigio, per cui né la tua (ammesso che era bianca perché ripeto non ho visto i tuoi precedenti commenti), né la mia. Inoltre chi ha mai detto che non esiste una via d?uscita? Anche se io ?la vedo nera?, continuerò a battermi fino alla fine per contribuire a creare una società migliore e a far si che i giovani ?pensino? con le proprie teste liberi da ogni tipo di condizionamento.
10. ?la cosa che ti contesto è che da quello che dici sembra che la testa ce l?abbia solo chi dici te ?(MI DISPIACE DAVVERO SE TI HO DATO QUESTA IMPRESSIONE: RESPECT FOR YOU AND YOUR OPINION, d?altro canto avevo già detto alla fine dell?altro mio commento che questa era una discussione civile e non era mia intenzione di offendere nessuno, per cui mi scuso se involontariamente l?ho fatto.
Studiare serve! Eccome se serve! Anche se ha ragione Leon: l?Università ti da il 10%, la coscienza critica te la crei te da sola! Rinnovo gli auguri per la tesi!
apposto!
nessun fraintendimento e nessuna scusa.
non ce ne è bisogno:O)
sui bambini rinco...non sono d'accordo.ma rispetto la tua opinione.
quanto a lucignolo l'ho visto.
rimango della mia idea..il cellulare è uno strumento.
e come ogni strumento prende il valore e il senso che gli da chi lo usa.
ti può servire quando un fratello va a lavorare lontano.
o per riprendere schifezze varie di "attrici" in erba.
sta a te.
per il resto, grazie.
è stato un bel parlare.
non mi capita tutti i giorni di confrontarmi in maniera intelligente.
un saluto e buona giornata:)
chiara
credimi con i bambini ci convivo.....rinco non nel senso che lo sono, ma nel senso che lo diventano a furia di "bombardamenti mediatici e non". Il nostro compito è proprio quello di evitare questo. Chiaro, dipende sempre dall'abuso che si fa di uno strumento: Internet ad esempio, usato nel modo giusto, come in questo caso, è piacevole, però al tempo stesso nasconde numerose insidie. E' stato un bel parlare anche per me, del resto, mi fa sempre piacere ascoltare un'altra campana, soprattutto se la pensa in maniera diversa da me. Buona giornata anche a te. A risentirci. Luigi
Or ora su Odeon tv c'è l'autore, con Sposini e una presentatrice davvero niente male, che racconta del suo libro.
Evidentemente una replica!
:)