Dal delitto di Marostica al giallo di Omegna, passando per gli omicidi politici di Fioravanti e Mambro e per le banditesche e assassine imprese di Bonnie e Clyde: “Coppie diaboliche” è uno schedario di omicidi caratterizzati da una stretta collaborazione tra individui uniti da un legame passionale non estraneo alla morbosità. Questo legame passionale non è sempre amoroso; non mancano, nella galleria, fratelli, sorelle, padri e figli: talvolta non estranei all’incesto. Scritto con piglio cronachistico da Gordiano Lupi (già autore di “Serial killer italiani”, strutturato sempre come schedario tematico accompagnato da un’introduzione analitica) e dalla scrittrice e criminologa Sabina Marchesi, “Coppie diaboliche” propone opprimenti e angoscianti interrogativi a proposito del lato oscuro degli esseri umani: Lupi e Marchesi ricordano che siamo tutti potenziali assassini, e che la differenza tra noi e chi delinque e uccide è che il filtro della coscienza, dell’educazione e delle leggi in noi non è venuto meno, non s’è sgretolato; fattori scatenanti potevano e possono esseri vari e imprevedibili, disastrose fatalità o episodi di violenza, crolli psicologici e disordini emotivi. Il contesto e la casualità degli eventi vanno a incidere significativamente, in altre parole, su sensibilità a volte già gravate da terribili sofferenze vissute nell’infanzia, o caratterizzate da complesse dinamiche di interazione sociale o di affermazione individuale.
La loro inchiesta – circoscritta al Novecento e ai primi anni del Duemila, in Occidente – testimonia che non esistono elementi dominanti né fattori preponderanti nel determinare l’innesco di questi fatti delittuosi; possono esserne protagonisti individui borghesi o popolani, formidabili poliglotti o appena alfabetizzati, cittadini di una metropoli come di una provincia; protestanti, cattolici o ebrei; al limite l’atteggiamento ricorrente è la freddezza e l’assenza di rimorso, almeno nell’elemento incube della coppia. Nemmeno la ribellione o l’egocentrismo sembrano essere elementi nucleari o fondanti; sono atteggiamenti o approcci rappresentativi ma non esclusivi.
La coppia omicida si forma, tendenzialmente, per tratti complementari; c’è un elemento incube – di norma l’esecutore degli omicidi – e un elemento succube, soggiogato e sedotto; aiutante e di rado materialmente assassino. La coppia vive una sensazione di invulnerabilità, non estranea – nei soggetti più consapevoli, e nei casi di chiara premeditazione – al delirio di onnipotenza.
Uno dei punti di forza dell’opera sta nella capacità di integrare nelle schede reminiscenze cinematografiche o letterarie; non è difficile riconoscere la cifra stilistica lupiana in diversi frangenti, in questo senso (cfr. collegamenti ipertestuali alle recensioni dell’opera omnia, in appendice). Queste integrazioni dimostrano come la sensibilità estetica di diversi artisti ha cercato di illustrare senso e significati di eventi altrimenti indecifrabili, se non come atroci e improvvise esplosioni di lombrosiana pazzia; l’impresa non è evidenziarne le attenuanti, ma i fattori scatenanti: l’intelligenza non sta nella descrizione degli effetti e dei dettagli sanguinolenti, ma nella ricerca delle cause e nello studio dei contesti. Sarebbe rassicurante se da un’analisi come questa emergessero ripetizioni e costanti, magari a distanza di nazioni e di generazioni; purtroppo non è così e l’unica percezione comune e condivisa è quella di mortiferi, animaleschi inneschi che traviano esistenze altrimenti estranee all’esercizio della violenza.
Rischiamo la vita in strada e nel posto di lavoro, noi italiani contemporanei; l’assassino seriale è la strada, l’assassino seriale è la fabbrica. I numeri sono ben diversi e le dinamiche decisamente più atroci. Paradossalmente, sono meno imprevedibili. Non dobbiamo dimenticare che il differente impatto mediatico degli omicidi seriali rispetto alle “disgrazie” sul posto di lavoro o nelle strade inficia e altera le nostre percezioni di ciò che è realmente pericoloso, e di quel che andrebbe seriamente denunciato e combattuto. Questo libro – questo tipo di ricerca, intendo – potrebbe rivelarsi decisivo se accompagnato da un’opportuna e ulteriore serie di ricerche sociologiche e psicologiche: vostra figlia, ormai dovreste sospettarlo, non è Erika da Novi Ligure e voi rischiate di crepare molte decine di migliaia di volte più facilmente al volante che per le coltellate di un’adolescente viziata, dissociata e ribelle – con la complicità del suo succube fidanzatino. Ma su quel volante non si scriveranno inchieste.
Io le aspetto. Complete e appassionanti, come questa.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Gordiano Lupi (Piombino, 1960), narratore, saggista, polemista, editore.
Sabina Marchesi (Roma, 1963), giornalista, scrittrice e studiosa di criminologia.
Gordiano Lupi, Sabina Marchesi, “Coppie diaboliche”, Editoriale Olimpia, Firenze 2008. In appendice, bibliografia essenziale.
Approfondimento in rete: Marchesi in Wikipedia / Marchesi in Progetto Babele / Sito ufficiale di Sabina Marchesi / Sito ufficiale di Gordiano Lupi / Lupi in Tellus Folio / Lupi in Myspace
Recensioni – Interviste: Radiorai 2 / Arteinsieme / Qlibri
Opere di Lupi recensite in Lankelot:
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio 2008
Commenti
A voi, l'ultimo Lupi.
Tema quantomai attuale. Lo scatto di follia, secondo gli scienziati della mente, è un nonsenso in termini. Nel senso che la follia non è mai improvvisa, al contrario cresce e germoglia diabolicamente in noi per una confluenza di molteplici fattori, innati e appresi, sociali e individuali. Ed aun certo punto si manifesta, spesso assai virulenta. E Lupi e Marchesi, a quel che scrivi, mi pare riescono bene a evidenziarlo.
Delle coppie citate, per motivi derivanti dalla mia militanza politica a destra, ho approfondito a 18-20 anni solo le vicende di Giuspeppe Valerio Fioravanti e la fidanzata Francesca Mambro.
sì. Se la scienza riuscirà a evidenziare ricorrenze allora saremo sulla strada per arginare questo fenomeno, pure già relativamente contenuto. La mia impressione è che una società come quella postindustriale non faccia che acuire determinate sensibilità all'innesco. Per fortuna, ripeto, sporadicamente. Significa che i filtri funzionano.
il libro è molto bene composto , scattante ed incalzante nell'indagine.
Anche in serial killer Lupi si era inoltrato nel delitto analizzandone le cause predisponenti nell'individuo e quindi entrambi i testi costituiscono oltre che buona e vivace scrittura anche un porsi nel fatto come cittadino e uomo capaci di riconoscere la giustizia ma non per questo, fermarsi lì.Indubbiamente quello che colpisce di più in questa analisi è la mancanza di empatia dell'assassino.......l'essere "altro" dai fatti e
distaccato massacrare come se scattasse dei video............non suoi
ma compiuti da lui o loro......che restano intrinsechi ad un
normale quortidiano nel quale riescono spesso per molto a convivere.
Ho sentito i pochi minuti che Radiodue ha dedicato a Lupi intervistandolo su questo libro: Erika e Omar, diceva l'Autore, sono quelli che restano più presenti, per svariati motivi (anche per vicinanza temporale, ritengo).
Sì, una bella ricerca, mi ha fatto piacere leggerne qui su lankelot.
"Queste integrazioni dimostrano come la sensibilità estetica di diversi artisti ha cercato di illustrare senso e significati di eventi altrimenti indecifrabili, se non come atroci e improvvise esplosioni di lombrosiana pazzia; l?impresa non è evidenziarne le attenuanti, ma i fattori scatenanti: l?intelligenza non sta nella descrizione degli effetti e dei dettagli sanguinolenti, ma nella ricerca delle cause e nello studio dei contesti"
Bellissima chiave di lettura.
Vi ringrazio per il passaggio e per la condivisione, Patrizia e Ilde.
Gianfranco Franchi sa essere sempre un grande lettore e un abile recensore. Non è facile recensire un libro come questo,lo ammetto. Lui ha saputo trovare molte chiavi di lettura originali. Ho detto che Erika e Omar è il caso più eclatante e importante perchè è la storia che ho raccontato mettendoci più cuore rispetto alle altre. Erika e Omar sono due protagonisti negativi di una vicenda che suscita emozioni contrastanti. Spero di averle messe bene in evidenza, senza ergermi a censore e senza condannare a priori...
Sabina Marchesi è molto importante nell'economia del libro, sia per la ricerca delle fonti che per un'ottima analisi crimonologica.
Gordiano Lupi
Ti ringrazio, Gordiano. Ti dico, non ho mai avuto l'impressione che tu condannassi o ti ponessi da censore. Anzi: a un tratto, per dirti, leggendo ho evidenziato la parola "bravata" - adottata come sinonimo di omicidio - proprio perché mi sembrava un termine troppo neutro. In realtà ci stava, perché due righe più in alto caricavi di un aggettivo forte l'omicidio in questione.
Grazie ancora per la condivisione.
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(sulla questione dei ragazzini di Novi, secondo me dai il massimo quando segnali quel che avviene loro post-condanna. Le osservazioni sono equilibrate e giuste).