La trilogia dei saggi dedicati da Lupi a Cuba si conclude con il suo scritto più emotivo, partecipato e intenso: “Almeno il pane, Fidel”, pubblicato da Stampa Alternativa a fine 2006. Corroborato da una laterale, intensa e instancabile attività pamphlettistica e divulgativa, sul web e non solo, è un chiaro atto di denuncia e una lucida condanna nei confronti del castrismo, del rovinoso “periodo speciale”, della malattia della contro-informazione comunista a firma Wu Ming o Minà e relativi epigoni e diadochi. È un libro scritto per Cuba, dalla parte dei cubani: pubblicato nel momento adatto, ben prima della caduta dell’ultimo, odioso avamposto marxista nel mondo civile. È un’arma, e un’arma necessaria per difendere il popolo dalle prevaricazioni e dalle violenze d’un regime che deve cadere.
Ribadiamo quindi qualche aspetto necessario: “Almeno il pane, Fidel” non è una guida turistica, e non è un reportage d’un viaggio vissuto per villaggi turistici e facili conquiste sessuali; è una testimonianza viva e credibile (Lupi, come sappiamo, è cubano d’adozione: ed era habitué dell’isola sino a qualche tempo fa, quando sua moglie Dargys è divenuta “sgradita” al regime per via dell’attività politica e letteraria del marito) delle condizioni di vita delle famiglie cubane nel “periodo speciale”: ossia dal 1989 ad oggi. Lupi è uomo di sinistra, convinto che non debbano andare smarriti gli aspetti migliori dell’esperienza rivoluzionaria. Attenzione: Lupi non è più comunista. Non risponde alle veline dei partiti comunisti e non deve riconoscenze particolari a chi impugna, nel 2007, l’ideologia della falce e martello: è cosciente del sangue di Budapest, di Praga, delle Repubbliche Baltiche, della mutilazione assurda dell’Istria costiera e di Fiume. È cosciente delle responsabilità di quel sangue, e delle motivazioni.
Non è parte di quei cittadini intossicati dalla menzogna: la menzogna atroce di chi si spaccia per difensore del popolo e dei poveri, quando la realtà è ben differente. Domandare ai cubani per risolvere dubbi residui. Leggere questo libro per capire. Per capire che il regime regala immagini sorridenti e solari, cartoline colorate acchiappaturisti, mentre priva i cittadini delle abitazioni a sua discrezione, traslocando famiglie senza difficoltà in contesti tendenzialmente decrepiti e fatiscenti. Anche cinque persone in venti metri quadri. Succede.
Per capire che il regime propone televisione propagandistica in tutti i canali, negando la parabolica in tutte le abitazioni: la verità è una e rossa, il resto è bugia occidentale o yankee. Non a caso Varela insegna: “tutti vogliono vivere nel tg”, perché davvero nei telegiornali Cuba è un po’ tutta un’altra cosa. La stampa è libera fin quando è castrista: l’alternativa è la galera.
Leggere questo libro per capire che i cubani non possono portare regali dall’estero ai parenti, a meno di non riscattarli alla dogana; e che in quella dogana passano molte ore, mentre agli stranieri non s’aprono le borse. Leggere questo libro per scoprire che per uscire dallo Stato Comunista si deve ricevere una lettera d’invito e si deve pagare per la propria libertà, pure per un breve periodo. Leggere per imparare che c’è differenza tra puta e jinetera; la jinetera è un’avventuriera, costretta dalla povertà a vendersi ai turisti: nulla la differenza rispetto agli anni di Batista.
Per scoprire che ogni impresa famigliare è sottoposta a tasse fisse e percentuali orrende sugli incassi: che siano ristoranti o “alberghi”, poco cambia. E così si lavora in nero. Stipendi? Dai 5 ai 35 dollari. È morale rubare allo Stato comunista, è giusto e opportuno. Anche perché è un regime che arresta chi non lavora per lo Stato, arresta l’antisociale.
Per immaginare cosa significa affrontare regolari black out energetici: luce, acqua, gas. Non è soltanto colpa dell’embargo americano. Cuba è ricca per via del turismo. Questi beni non vengono distribuiti ai cittadini: vengono usurpati da una struttura statale nata marcia (cfr. critiche di Stirner a Marx), da una minoranza di “uguali più uguali degli altri”, per dirla all’inglese. Ed ecco il comunismo alla tv: monologhi torrenziali quotidiani di Castro; tavole rotonde senza dibattito; nessuna libertà d’espressione, ridotta libertà di movimento. In carcere giornalisti e scrittori indipendenti. E il salario non basta nemmeno per mangiare. Questo è il Sol dell’Avvenire.
Il Comunismo – noi Europei sentiamo suonare campane già note – si ripete: a scuola propaganda e obbedienza al regime sono tratti distintivi dell’insegnamento; la sanità è grottesca, igiene minima e stanze malsane. Il popolo deve inventare la vita, sopravvivendo al comunismo e alla violenza della polizia, convincente arma del regime. Si viaggia su strade dissestate quando inesistenti. Magari su vecchie carrette URSS, a nafta.
Cuba è un luogo dell’anima, per Lupi. Un punto a capo, un intervallo, una fonte di rigenerazione. Speriamo che la controrivoluzione possa restituirgli l’isola, e che negli anni a venire possa raccontarci gli anni primi e fioriti di Cuba libera e democratica.
***
Il libro si apre con il solito omaggio a un autore amato: è Jose Martí, sebbene nell’introduzione (“Fuori dal coro”) Lupi si riferisca a un frammento, probabilmente estromesso all’ultimo istante, del poeta repentista Alexis Diaz Pimienta.
“Ho cominciato a scrivere un libro sulla vita quotidiana a Cuba nel 2000, dopo i miei primi viaggi e dopo molte lettura cubane. Devo dire che è stato un bene non aver trovato un editore e aver ricevuto valanghe di rifiuti per la prima stesura del libro intitolata Vedere Cuba dalla parte dei cubani. Quel testo era troppo didascalico e lacunoso, tirava conclusioni affrettate, era il libro di un turista (ce ne sono fin troppi!) e non di un vero conoscitore di Cuba. Adesso sono contento del prodotto. Ho salvato il salvabile dal vecchio testo e l’ho integrato con nuove riflessioni e considerazioni sulla vita quotidiana. Ne è venuto fuori un buon libro, forse il solo testo italiano che racconta Cuba dalla parte dei cubani, senza retorica e senza peli sulla lingua. È un reportage narrativo che si pone lo scopo di far conoscere la cultura cubana a chi non ne sa niente e soprattutto libera la mente dagli orpelli rivoluzionari e da troppi luoghi comuni. A Cuba non è vero che tutti hanno il minimo garantito per campare, che la sanità funziona e che la scuola è perfetta. È tutta propaganda. Sorpresi? Leggete il libro e scoprite il resto...” – svela Gordiano Lupi nel maggio 2007.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Gordiano Lupi (Piombino, 1960), romanziere, poeta, saggista, recensore, soggettista, sceneggiatore, traduttore, editore italiano.
Gordiano Lupi, “Almeno il pane, Fidel”, Stampa Alternativa, Viterbo 2006.
Collaborazione bibliografica: Maurizio Maggioni. Contiene una bibliografia essenziale.
È stato recensito o presentato da: Belfiore su Lettera 22 / Bassoli su Stradanove / Mazzucato su Books / Rassegna Stampa Cartacea / Evangelisti su Carmilla / Intervista su News Italia Press
Approfondimento in rete: Sito ufficiale di Gordiano Lupi / Blog di Gordiano Lupi / Casa editrice di Gordiano Lupi / Intervista di Giorgini (Kult) / E-book gratuiti / Lattanzi su Lupi / Controstorie (Letteratitudine) / MilanoNera
GORDIANO LUPI in LANKELOT
Gianfranco Franchi, Maggio 2007.
Commenti
ecco qua.
C'è da andare orgogliosi di avere scritto un libro così. Bravo Gordiano.
A proposito dell'utilissima recensione di Franco, a un certo punto parli di cuba come dell' "ultimo, odioso avamposto marxista nel mondo civile": la Corea del Nord è molto probabilmente ancora meno civile, però c'è anche lei ;)
Hai ragione, dimenticanza importante... la Corea del Nord è decisamente preoccupante. Ho il sogno nel cassetto di vedere anche le due Coree riunite prima dei 40 anni:). Significherebbe che il mio mappamondo del 1988 è diventato modernariato stupendo.
Ieri sera ho inviato questa mail alla trasmissione CHE TEMPO CHE FA (RAI TRE). La mail è questa: raitre.chetempochefa@rai.it. Se siete d'accordo con la mia impostazione inviate una mail di protesta alla redazione.
Con il solito disappunto ascolto intervista a Gianni Minà mentre racconta Cuba e il castrismo come vorrebbe che fosse, senza la minima obiettività storica. Per rendere un buon servizio alla informazione sarebbe interessante far suonare più campane e far parlare i tanti cubani fuoriusciti dall'inferno...
Il mio piccolo libro ALMENO IL PANE FIDEL ha raggiunto la seconda edizione, ma STAMPA ALTERNATIVA non dispone di mezzi mondadoriani per far conoscere la verità al pubblico.
Continueremo a provarci, comunque, con il sostegno dei tanti cubani che soffrono.
Un cordiale saluto
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Mi era già arrivata per mail, grazie.
Questo mi scrive un amico cubano:
(scusate gli errori)
Caro Giordano.
Anch'io scrisi a Firello in quell'ocazione e la risposta stata che quel bippp (autocensura) di Mina era ospite alla riapertura della nuova stagione di viva radio 2.Pur tropo siamo tropo lontani, siamo qualcosa exotica agli occhi degli italiani, che non ascoltano o non vogliono ascoltare, non rapresentiamo un pericolo migratorio o qualcosa di preocupante per la societa e lo stato italiano, siamo afasciannti divertenti e caldi strumento di vacanze, forse
interesante a qualche politico quando vuole usare parole stravagante e che li fa vedere colti e preparati, parole come diritti umani, liberta di sprezione, liberta di stampa.
Io certamente continuo a lottare, ma ormai di lettere e proteste sono quasi stufo, ormai sono divetanto un intolerante, quando mi chiedono dell'Italiano morto all'Avana rispondo si trovava nel posto svagliato nel momento svagliato, a venefici del padre che e diventato rico con una pizzeria in dollare a Cuba dove il popolo cubano non gli e permesso entrare.
saluti
XXXX
(tolgo il nome per la riservatezza)
"forse il solo testo italiano che racconta Cuba dalla parte dei cubani, senza retorica": mi sembra questa la strada da battere, anche negli anni a venire, caro Gordiano. Assicurare quel che altrove non è mai esistito, cfr. anche questa lettera che ci proponi.
E dopo la recensione di Franco non vedo davvero l'ora che il libro mi arrivi per poterlo leggere... !
Tienici informati, sono estremamente curioso di sentire le tue impressioni in proposito.
Oggi articolo su "Il Foglio" di G. Ferrara.
Recensione importante...
Letto anche questo. Impressionante, davvero. Necessario e obbligatorio a chi voglia farsi un'idea. Da Occidentale fondamentalmente ignorante del mondo diverso dal mio avrei voglia di chiedere a chi stia bene davvero Fidel Castro, perché non si riesca a cacciarlo, perché chi ha creduto in un certo tipo di rivoluzione non riesce a farne un'altra... ma mi rendo conto di rischiare di dire cose superficiali. A ragion veduta invece apprezzo molto la recensione di Gianfranco che tocca tutti gli aspetti fondamentali del libro.
Grazie Ilde. Ho cercato, come sempre, di essere chiaro e completo e rispettoso dei concetti espressi nel testo, per agevolarne l'assimilazione e l'interiorizzazione.
Se sono riuscito bene nell'impresa, merito primo è dell'autore dell'opera, e della sua coerenza nel tempo (adoro i richiami interni e le cifre autoriali).
http://www.rtsi.ch/podcast/
Questo è il link per ascoltare il GR della RADIO SVIZZERA dove Lupi ha parlato di CUBA e del futuro dopo FIDEL CASTRO.
Basta cliccare su RG - radiogiornale delle 12 e 30.
http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=3659
Guillermo Cabrera Infante e i fiancheggiatori di Castro - a cura di Lupi
CARO BERTINOTTI, QUESTA SE LA POTEVA PROPRIO RISPARMIARE?
Leggo su internet un messaggio del Presidente della Camera dei Deputati, on. Fausto Bertinotti e non credo alle parole che scorrono sullo schermo, forse è uno scherzo di Carnevale, visto che a Cuba non è ancora finito.
Caro Presidente, un anniversario importante è l?occasione per gli auguri da parte di chi ha vissuto i lunghi anni della Sua importante presenza nel mondo, presenza congiunta al cammino della rivoluzione cubana. Nessuno dei dissensi che abbiamo lealmente espresso può cancellare le speranze e le emozioni che hanno suscitato nella mia generazione e nel mio paese le donne e gli uomini della Sierra Maestra. Poi Cuba ha camminato con le sue gambe e ha interpretato, insieme a Lei, l?orgoglio di un popolo e di un?isola che vuole vivere la sua indipendenza e decidere autonomamente del suo futuro e del suo destino in un mondo di pace. Buona fortuna a Lei e al Suo Popolo, Presidente. Lunga vita, caro Comandante, un abbraccio e auguri per la Sua salute.
Queste le sconcertanti parole di Bertinotti, un Presidente di una Camera dei Deputati legalmente eletta dal popolo che scrive a un dittatore che dal 1959 governa Cuba facendo il bello e il cattivo tempo, senza curarsi di indire nuove elezioni, ma restando al potere senza alcuna legittimazione. Ma lo sa Bertinotti che Cuba è il paese al mondo che produce il maggior numero di esuli per motivi politici? Ma lo sa Bertinotti che neppure dal Cile di Pinochet scappava tanta gente? Pare proprio di no, perché gli auguri del Presidente della Camera dei Deputati non si limitano alla festa di compleanno e alla speranza di buona salute, ma vanno ben oltre. Si parla di importante presenza nel mondo congiunta al cammino della Rivoluzione Cubana. Ma lo sa Bertinotti che un po? di tempo fa, se fosse stato per Castro, sarebbe scoppiata la Terza Guerra Mondiale?
Nessuno nega che gli uomini della Sierra Maestra abbiano suscitato emozioni e speranze in tutti noi, ma analizziamo la storia e rendiamoci conto di quanti ex rivoluzionari hanno dovuto subire un ingiusto esilio. Huber Matos fu uno dei primi. Carlos Franqui è ancora uno di loro, scrive articoli e libri nei quali condanna il castrismo come una delle tante forme di caudillismo latinoamericano. Haidé Santamaria si è suicidata per la disillusione rivoluzionaria e perché non condivideva la svolta autoritaria del castrismo. Per tutta risposta il regime l?ha condannata alla scomparsa da tutti i libri di storia cubana, come si sono dissolti nel nulla Franqui, Matos e molti scrittori cubani dissidenti. Ma lo sa Bertinotti che a Cuba ci sono centinaia di prigionieri politici in carcere solo per aver espresso opinioni diverse da quelle del regime? Cuba ha camminato con le sue gambe e ha interpretato l?orgoglio di un popolo che vuole vivere la sua indipendenza? ma ci rendiamo conto delle assurdità affermate dal Presidente della Camera dei Deputati? Da quando in qua una dittatura, uno Stato di polizia, interpreta l?orgoglio e il sentimento del popolo? Non mi sono mai vergognato così tanto di essere italiano, neppure quando l?onorevole Silvio Berlusconi ci faceva fare magre figure internazionali ovunque andava. Caro Bertinotti, questa lettera di auguri se la poteva risparmiare, anche in considerazione di un ruolo che dovrebbe rappresentare l?unità nazionale. Non possiamo sentirci rappresentati da un uomo politico che glorifica un dittatore. Credo che lei non abbia mai letto Cabrera Infante, ma la invito a ponderare le pagine di Mea Cuba dove il grande scrittore cubano chiede che la storia giudichi i fiancheggiatori della dittatura castrista come complici di un governo liberticida che ha prodotto milioni di esuli. La storia non assolverà Castro, mi creda, ma non sarà tenera neppure con chi rende vita facile a un dittatore che ha obbligato gran parte del suo popolo a vivere in esilio.
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
Purtroppo, come si suol dire, deve pure "accontentare la base", Bertinotti. Certo che il saluto a Castro è raccapricciante davvero.
Agghiacciante:
http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=3864
Il Granma esce in edizione italiana
"Discutibile iniziativa dei comunisti italiani"
A firma Lupi.
Di male in peggio e questa gente ci governa!
Hanno perso il senso del ridicolo.
E dicevamo della Lega e di Calderoli?
Gordiano
Niente è peggio del Partito Comunista.
Va bé, non esageriamo, Gianfrà non spariamo a salve adesso. Esistono diverse realtà di Partito Comunista. In Italia, ad esempio, c'è stato molto di peggio. E anche altrove. E ha fatto anche cose molto buone, quando equilibrato in un sistema di opposizioni in relazione parificata. Credo che in questo caso serva contestualizzare, tanto più che, pur riferendosi a realtà di categoria condivisa, ogni espressione aveva pur limitata autonomia e regia in certa dose indipendente, nazionalmente. Non idealizziamo un'idea, risultante in pragmatiche mai esattamente corrispondenti, in negativo, suvvia.
Premetto che non sono mai stato a Cuba, però ho due figli di mia cugina che ci sono andati due anni di seguito restando, ogni volta, una ventina di giorni e alloggiando in una Casa particular. Non mi hanno raccontato nulla, ripeto nulla, ma penso che particolarmente significativo sia il fatto che, al ritorno del secondo viaggio, hanno stracciato le loro tessere di iscrizione ai DS.
IL GRANMA ESCE IN EDIZIONE ITALIANA
Discutibile iniziativa dei comunisti italiani
Grande notizia per tutti noi. A breve esce il Granma in edizione italiana. Ce lo regala il buon Diliberto, uno che tempo fa ha detto che vorrebbe andare a vivere a Cuba, ché a lui quel sistema di governo piace parecchio, non comprende cosa ci sia che non va. Diliberto è comunista, pensa di trovarsi bene in mezzo ad altri comunisti, cosa se ne farebbe di orpelli inutili come elezioni, libertà di parola e movimento, iniziativa privata, stampa pluralista e indipendente? In Italia invece mancava qualcosa, ché qui da noi è pieno zeppo di anticastristi brutti e cattivi, gente come me che non sa cosa voglia dire vivere in un Paradiso socialista. In Italia mancava uno dei principali organi di propaganda del governo di Fidel Castro, mancava il Granma tradotto per il popolo comunista, a uso e consumo di Vattimo, Pitzorno, Minà e compagnia cantante. Ci pensa Diliberto, amici comunisti, vi rende tutti felici, adesso una volta al mese fa stampare il Granma in italiano e lo allega a La Rinascita della sinistra, ché se la rinascita della sinistra passa per la propaganda a un dittatore stiamo freschi! La versione italiana del Granma sarà tale e quale la cubana, stessi caratteri rossi, ma sul frontespizio in alto a destra ci scriveranno Italia, tanto per differenziare. L?accordo è già pronto e il direttore del Granma, Lázaro Mújica García, è contento matto, ma Fidel e Raúl sono più contenti di lui, povero velinaro di professione stile televisione italiana ai tempi della diccì. Le prime otto pagine del nuovo Granma italiano saranno dedicate a Che Guevara per ricordare i quarant?anni dalla sua morte, così per mettere tutti d?accordo, ché su Che Guevara c?è poco da dire, lui era davvero un grande. Maurizio Musolino forse ha capito che il Granma non è il massimo della obiettività e non vuol rimettere la faccia, dato che sembra un giornalista vero. Per questo ci tiene a dire che il Granma italiano racconterà le trasformazioni cubane senza fare propaganda, ma lasciatemi dire che ci credo poco, ché se al Granma togliete la propaganda resta niente. Musolino sceglierà i contenuti, mica pubblicherà tutto, lui è persona libera e sa bene cosa interessa in Italia dei problemi cubani. Racconta che il Granma è un giornale che promuove il dibattito e da un po? di tempo segue l?interessante evoluzione del pensiero cubano. Certe cose mi fanno andare in bestia, proprio non lo sopporto di essere preso in giro da un castrista italiano, davvero la razza peggiore, sono più realisti del re. Il caro amico Musolino ha mai letto il Granma? Diliberto ha mai seguito una mesa redonda su Cubavison? Parlano solo comunisti e gente del governo, poi si danno sempre ragione. Concludono che sono proprio bravi, che la rivoluzione è mas solida y fuerte, che gli imperialisti non passeranno, che il popolo è con Fidel ed è pronto a seguirlo hasta la muerte? Il TG4 di Emilio Fede, al confronto, diventa un?oasi di libertà. Non bastava il Granma Internacional, pubblicato dal 1996 e consultabile su internet ogni giorno. No, serviva proprio che i comunisti italiani dessero al regime di Fidel Castro una nuova possibilità propagandistica. Tanto ne ha poche? E ai dissidenti chi dà la parola? Al popolo cubano martoriato dalla dittatura chi lo fa parlare? Tutto questo rasenta l?assurdo ed è vergognoso che un partito di governo sedicente democratico faccia da fiancheggiatore a una dittatura che affama un popolo intero e lo costringe a fuggire in cerca di un futuro migliore.
Gordiano Lupi
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Blog: www.quasiquasifaccio.splinder.com
Cinema anni Settanta: http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=84&color=maroon
Oblò cubano: http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=65&color=blue
Commento alle opere edite a cura di G. Franchi: http://www.lankelot.eu/?p=1754
Tutti i libri di Gordiano Lupi su Cuba, i romanzi di ambientazione caraibica e i romanzi di Alejandro Torreguitart sono conservati presso UNIVERSITY OF MIAMI - CUBAN HERITAGE COLLECTION - c.a. Esperanza Bravo de Varona - Otto G. Richter Library - P.O. Box 248214 - Coral Gables - FL 33124 - 0320 - Phone 305 - 284 - 4900 - Fax 305 - 284 - 4901
19. Diliberto e chi come lui da la nausea.
Complici e fedeli a dei mostri.
Ma c'è stato, e c'è, anche di peggio. E, lo penso ancora, esistono differenze che risiedono sulle diverse realtà e persone. Il Partito Comunista, numericamente, credo sia stato globalmente il più assassino di tutti. Ma immagino non sia questo il nodo. In Italia, e in altri posti, ha rappresentato speranza, contro nemici localmente più forti e altrettanto spietati. In certi casi ha fatto cose buone, incarnato in persone che erano, o sembrano, oneste e sincere. E' servito a mitigare, certo non può essere mai stata soluzione, questo mi pare ormai assodato. Bisogna razionalizzare, anche con fatica, non cadere nella facile tentazione di aver additato il nemico totale, altrimenti ci si schiera dalla parte dell'assoluto, e in queste faccende è un rischio troppo alto. Oggi non è più come ieri, noi dobbiamo essere più lucidi delle ideologie.
22. Lupi conduce una battaglia che è intrisa di giustizia e verità. Per rispetto alla sofferenza del popolo cubano non aggiungo altro. Lasciamo che parlino le testimonianze.
Sì, naturalmente. Non esiste il male assoluto e bisogna riconoscere le sfumature di buono. Ma: quando abbiamo a disposizione tanti documenti storici; tante testimonianze di sofferenza di popoli diversi, per mano dei regimi c.; nuovi e approfonditi studi sugli "esordi" dei regimi c., che attestano sterminii etnici, direi ante-litteram nel Novecento, o sterminii di censo, hapax o quasi; come si può, nel 2007, non avere qualche difficoltà a mantenere in vita quel nome, e a farne derivare 3 partiti parlamentari e non so quanti extra?
E' una domanda che rivolgo a noi, e al nostro tempo.
http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=3939
Lupi: "Disordini a Cuba sulla spinta birmana. Marta Beatriz Roque e Antúnez arrestati per aver manifestato pacificamente davanti al Ministero della Giustizia"
"come si può, nel 2007, non avere qualche difficoltà a mantenere in vita quel nome, e a farne derivare 3 partiti parlamentari e non so quanti extra?
E? una domanda che rivolgo a noi, e al nostro tempo."
Avendo votato (con fatica) una coalizione con dentro Diliberto e C. me lo chiedo spesso.
Anzi è obbligo chiederselo, con buona pace della Bindi e compagnia.
E' vero che al momento credo sia più deleteria la coalizione CDL, con dentro post-fascisti che hanno ereditato il peggio del passato e fascisti di nuovo conio (F.I. e Lega), dove al posto dell'olio di ricino c'è il palinsesto mediaset; ma questo non esime chi ha tracciato quella maledetta croce sulla scheda elettorale di interrogarsi sulla compatibilità di certi figuri al governo dell'Italia.
Purtroppo l'emergenza anti-Berlusconiana ci ha indotto spesso a soprassedere su tante cose (le invereconde uscite dei Diliberto, tanto per dire)e a dare per scontato un bipolarismo del cacchio come il nostro.
Per il resto ben venga il risveglio del popolo cubano.
Questi disordini, se si riveleranno tali, sono una notizia bellissima.
Sottoscrivo. Speriamo, davvero, che sia il principio di una scossa democratica.
Pure io ho votato una coalizione con dentro Diliberto & c. ma l'alternativa qual era? Votare una coalizione con dentro Calderoli & c... Grillo non ha tutti i torti.
Gordiano
intervista su Cuba rilasciata al periodico Focus Storia di Marzo:
http://www.focus.it/Storia/speciali/La_rivoluzione_cubana_sogno_infranto....
Due link dove si parla di MI CUBA: Cuba en el Mundo:
http://www.cubaenelmundo.com/ e La Nueva Cuba:
http://www.lanuevacuba.com/archivo2009/Mar/felix-luis-viera-35.htm.