Luini Maria Giovanna

Una storia ai delfini

Autore: 
Luini Maria Giovanna

Maria Giovanna Luini è una scrittrice dei sentimenti. Scava. Cerca. Analizza. Prova a entrare e a narrare con gli occhi del cuore.
Il suo primo libro, ‘Esser grandi è una fiaba’ (Lampi di Stampa, 2006) è una raccolta di fiabe atipiche dove i protagonisti (aquiloni, perle, fate, ranocchie…) hanno qualcosa da lasciare al lettore che va ben oltre la semplice trama del testo. Fiabe per adulti insomma.

In ‘Una storia ai delfini’ la Luini si dedica al racconto di una vita. Quella di Lucia, una donna segnata dal passato che scrive per passione e ha deciso di raccontare proprio la ‘sua’ storia. Come se scrivesse un diario. Ma con la spontaneità dei dialoghi tra amici. Che in questo caso sono i delfini i quali la accompagnano in alcuni tratti di navigazione, perché Lucia vive su una barca al momento della narrazione. “Scrivere in mezzo al mare significa ignorare il mondo che dondola” (pag.27) spiega la protagonista consapevole delle sue stranezza ma altrettanto fiera di averle, segnali necessari per superare un passato difficile, pieno di ostacoli e dolori improvvisi.

Questo libro è stato pubblicato all’interno della collana ‘Declinato al femminile’ diretta da Francesca Mazzucato e prima ancora di addentrarmi nei meandri della storia vorrei precisare che non è un libro da e per donne. Non solo. Mi infastidisce quest’etichetta anche se taluni aspetti del romanzo possono trarre in inganno.

La storia è raccontata in prima persona, è appunto Lucia che decide e spiega. Porta indietro le lancette e inizia a ripercorrere le tappe della sua vita non senza frenate brusche e sorpassi. Ma.

Ma non crediate che Lucia sia la voce di una donna che ‘patteggia’ per le donne. Tutt’altro. Lucia è una donna analitica e pratica. Sa riconoscere gli errori commessi anzi, è impietosa nel tratteggiarsi inetta e sottomessa nella prima parte del romanzo. E’una donna che ha grosse difficoltà a provare sentimenti e ad abbandonarsi al piacere fisico e lo racconta senza filtri. Allo stesso tempo ama leggere e lo fa come antidoto a una realtà che non le appartiene, non la rende felice pur accettandola questa realtà in una sorta di tacito accordo con sé stessa. Poi la rottura. Avvenimenti improvvisi che la scuoteranno fino a mostrarle quei colori che le mancavano. Ripreso possesso di talune emozioni Lucia si lascerà amare anche se. C’è sempre un ‘se’ in un certo senso e qui è fortemente doloroso.

Ci sono due riflessioni che mi hanno accompagnato nel corso della lettura perché potenzialmente parti integranti della routine di ognuno di noi.

Si può accettare qualcosa che non si vuole? Si può davvero perdere tutto in pochi secondi?

Le risposte sono forse scontate ma non banali. Lucia arriverà ad accettare di essere venduta dal proprio uomo per prestazioni sessuali periodiche pur di non perdere quello che credeva essere il suo amore. E si, lo so, talune donne stanno scuotendo la testa ma a mio avviso è uno spaccato di vita molto realistico. Per amore siamo capaci davvero di tutto in certe condizioni. Specialmente se ci convinciamo di amare (a maiuscola). Convincersi. Crederci. Priorità. Il punto è tutto lì, mi sembra. Si perde la lucidità, la capacità di vedere la realtà per quella che è, il senso delle proporzioni e del rispetto per se stessi.

L’altra riflessione è purtroppo materia di tragedia giornaliera. Basta poco. Un incidente qualunque e qualcuno sparisce. Se ne va. Non ci pensiamo quasi mai, noi che ancora abbiamo tutti o quasi quelli che amiamo. Non lo facciamo perché temiamo. E’davvero un attimo. Nel romanzo, poi, la circostanza è proprio una di quelle banali eppure comuni che non vi svelerò ma che confesso mi ha fatto tremare perché l’ho vista applicata alla mia vita con una facilità sorprendente.

Si dice che i grandi dolori hanno poteri ‘speciali’. In questo romanzo la Luini tenta di raccontarli, questi poteri, attraverso la voce della protagonista che si abbandona a un taccuini nero e lì inizia a liberare le prime storie imprigionate nella mente per combattere quel dolore che non passa. Inizia così il suo percorso di scrittura che la porterà ad abbandonare la professione medica per diventare scrittrice professionista.

Cos’è quindi ‘Una storia ai delfini’?

Il ‘ricordo straziante della mia felicità. Del senso perduto della mia esistenza.’ (pag.71)

Straziante. Perduto. Felicità. Esistenza. E’ tutto racchiuso in queste parole. Un romanzo di sentimenti che scorre fluido, una narrazione lineare eppure calibrata dove i capitoli scandiscono il passare del tempo, svelano le tappe della vita di Lucia.

Con un’annotazione finale che vuole essere un sussurro lasciato a mezz’aria: ‘quando fuggivo dallo strazio della disperazione le mie gambe correvano veloci e la ricerca affannosa dell’oblio consumava ogni energia: volevo disperatamente evitare i ricordi e i tormenti e fingere che valesse la pena di vivere. Poi qualcosa ha rallentato i miei passa e l’andatura più lenta ha permesso al dolore di raggiungermi.’ (pag.95) Una nuova consapevolezza, insomma, che mi è arrivata come un consiglio per il lettore, un modo velato per far notare come la frenesia, il corre sempre, ogni giorno e il tentare di fingersi felici ci portano, in realtà, a non capirci fino in fondo. A ergere barriere tra noi e quei sentimenti più profondi che tentiamo di soffocare senza riuscirci. Allora corriamo. E corriamo. Ma riusciremo a fermarci in tempo?

L’introduzione di Umberto Veronesi non è altro che l’occhio di un uomo dentro un universo femminile complesso ma pieno. Un occhio abituato purtroppo ai dolori umani ma che non smette di immergersi nei sentimenti.

Un’analisi più accurata di alcuni punti salienti del testo la trovarTe su Letteratitudine QUI.

Per capire meglio cosa intendo quando parlo di ‘scrittrice dei sentimenti’ suggerisco la lettura di questi flash narrativi reperibili on line di cui io mi sono innamorata: ‘L’atrio di afa e granito’, ‘Pezzi di me’, Alessandra e ‘Due passi storti in una mattina controllata’.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Luini Maria Giovanna (Lecco, 1970) ha pubblicato: "Esser grandi è una fiaba" (Lampi di Stampa 2006), "Una storia ai delfini" (Edizioni Creativa, 2007). Il racconto ‘la donna vestita di fiori’ è stato pubblicato nell’antologia ‘Concepts Moda’ (Arpanet, 2007). Premio speciale della Giuria Trofeo Penna d'Autore 2006 (sezione narrativa), Primo Premio sezione Narrativa Premio Letterario Internazionale Santa Margherita Ligure - Franco Delpino 2005. La trovate anche sul sito http://caffestorico.splinder.com  (la rubrica è "Il cassetto di MariaGiovanna"), su HISTORICA, l'e-magazine diretto da Francesco Giubilei, e sul sito http://www.patriziopacioni.it/  dello scrittore Patrizio Pacioni. E’ consulente scientifico e di sceneggiatura della casa cinematografica TAODUE Novafilms. Scrive recensioni su MANGIALIBRI (http://mangialibri.it )

APPROFONDIMENTI IN RETE:

I blog di MariaGiovanna Luini: http://mariagiovannaluini.splinder.com  e   http://mariagiovanna.typepad.com/ .

L’intervista alla Luini di Marco Mazzanti QUI e quella rilasciata sul portale Delirio.net QUI .

Il blog di ‘Declinato al femminile’.

ISBN/EAN: 
9788889841242

Commenti

Grazie Barbara, grazie Lankelot!
Per amore siamo capaci di tutto, sì. Di lasciarci vendere da un marito, forse, o di rinascere dopo un lutto tremendo. Di amare qualcuno che non è mai stato nella nostra vita. Di scegliere il silenzio o una danza di delfini. Forse è questo il senso della prefazione di Umberto Veronesi, che mi ha commossa appena l'ho vista. Perchè è vero, Veronesi sa comprendere a fondo il dolore. Da anni lo accoglie come parte della sua vita e non lo sminuisce mai, non si abitua: lo guarda e prova ad alleviarlo, lo guarda e ne condivide una parte. Non l'ho mai visto affrontare il dolore altrui senza uno sguardo di totale partecpiazione.

Bella questa analisi, e bello anche il commento di Maria Giovanna Luini. Non abituarsi e non sminuire il dolore, mi ha colpita questa frase. Sul libro di Maria Giovanna ho già detto molto qui: http://balenebianche.splinder.com/post/14188554/Una+storia+ai+delfini

Aggiungo che sottoscrivo quanto dice Barbara Gozzi (e anche l'antipatia per l'etichetta): non è un libro da e per le donne. E' un libro per chi ama le storie e per chi non chiede a un libro di essere puro intrattenimento. Per chi permette alle storie di entrare nella propria vita e di cambiare la propria percezione del mondo. E' un libro, ricordando la frase di MG che mi ha colpita, per chi non si abitua e non sminuisce il dolore: per chi dal dolore e nel dolore vuole scavare e cercare. E, in definitiva, è un libro molto bello.

Non so perchè il commento precedente è apparso come anonimo... però era il mio.
:-)

sabrina campolongo

Ho letto la tua recensione, barbara e quella che hai segnalato sul link negli approfondimenti (da dove forse si evince qualche tratto più chiaro di questo libro senza dubbio interessante: il fatto che l'autrice sia un medico non è marginale, direi, anche forse solo a livello inconscio: ma non dico di più perché dovrei conoscere il testo... però come sostengo sempre di certe cose, per poterne condividere la verità, occorre l'esperienza diretta e quindi il discorso del dolore, magari non provato ma visto tante volte credo possa davvero trovare la sua giusta collocazione).

Il problema dell'etichetta invece ("non è un libro da e per donne") non mi è molto chiaro: è relativo alla collana in cui questo libro compare? [ma voglio lanciare una provocazione, sia a Barbara che a Sabrina: voi quanti uomini pensate possano capire davvero fino in fondo cosa una donna può fare per amore?]

@Ildelaura, no, assolutamente non è relativo alla collana, anzi. Mi piacerebbe dire che la collana è "declinata al femminile" perchè le autrici sono donne. E basta.
Temo di non saperlo spiegare bene quanto Francesca Mazzucato, pur avendolo sentito dalla sua viva voce, alla presentazione della collana alla fiera del libro di Torino, ma l'idea era quella di scegliere libri "necessari", libri che dicessero qualcosa. Agli uomini e alle donne.
Raccogliendo la tua provocazione direi che molti uomini capiscono _ ahimè_ fin troppo bene quanto una donna è disposta a fare per loro. :-)
Lasciando da parte l'ironia,invece, credo che diversi uomini riescano a comprendere le donne fino a quel "fondo" che gli fa dire "più in là di così non posso andare".
E penso che valga anche il contrario, onestamente. Anche l'intuito femminile si ferma, giustamente, davanti agli estremi misteri dell'essere maschio.
La differenza, forse, in letteratura, è che la dominanza degli autori maschi nelle nostre letture ci ha "abituato" a pensare come un uomo, mentre è meno vero il contrario. Di qui l'esigenza e il senso di collane come "declinato al femminile".
Non scrittura femminile, ma scrittura di donne.

Chapeau, Sabrina.

Intanto buonasera e benvenute su Lankelot a Maria Giovanna Luini e a Sabrina Campolongo. Felici di avervi tra noi, più felici ancora se vi piacerà partecipare - da qui in avanti - al sito, come critiche e come lettrici. L'archivio
( http://www.lankelot.eu/index.php?archivione=1 ) ospita circa 2000 pezzi: recensioni, saggi brevi, interviste, monografie e reportage.

Qui:
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=1559.0

trovate una pagina guida, con tutti i link principali; i format per gli articoli, lo spirito che anima questo sito dal 2003 e via dicendo. Sono - siamo - a vostra disposizione per ogni approfondimento e ogni delucidazione, nel forum o in privato.

Intanto, rinnovo il benvenuto, e...

... e vi ringrazio per questo primo, fascinoso confronto.

Con l'occasione saluto e omaggio Barbara per la nuova condivisione, e Ilde per aver discusso dell'essenza dell'opera, come sempre.

A stanotte (o domattina, se preferite) per i miei commenti.
Buon proseguimento,

gf

" Il problema dell?etichetta invece (?non è un libro da e per donne?) non mi è molto chiaro: è relativo alla collana in cui questo libro compare? "

> Intendevo dire semplicemente che un libro scritto da una donna, la cui protagonista o comunque dove gli eventi vertono intorno a donne è bollato (troppo spesso) come testo PER donne cioè destinato a essere letto e apprezzato da donne. Cosa che invece io non credo. Poi. E'chiaro che l'uomo (ma anche la donna) che certa il mistero, il fantasy, il noir, le indagini, il sesso dettagliato... tutti questi lettori di certo non si avvicineranno a questo libro. Punto. Però mi è capitato davvero molte volte di vedere uomini storcere il naso quando leggono il nome dell'autrice (femmina) e dalla breve trama sulla quarta colgono la presenta o comunque una propensione al punto di vista di femminile... 'ecco, ti pareva, roba da donne'. Invece no. Non è detto almeno. Secondo me è un libro, questo di MariaGiovanna, che potrebbe far riflettere anche gli uomini.

" voi quanti uomini pensate possano capire davvero fino in fondo cosa una donna può fare per amore? "

> concordo con quello che ha già espresso Sabrina.
Aggiungo che ogni tanto noi donne ci mettiamo del nostro, nel celare troppo cosa proviamo o quanto amiamo barra stiamo male. Poi ognuno ha i suoi limiti. Non credo affatto al mito dell'uomo rude che pensa solo allo sport, alle macchine e al bar (quindi agli amici con cui sparare a zero di prestazioni sessuali). Ci saranno si, anche quelli. Però siamo tutti gradazioni. Così come esistono donne che muovono abilmente pedine, che simulano sentimenti e che capiscono quando 'c'è qualcuno al loro amo' e se ne approfittano.
Gli uomini possono capire. Eccome.
Però sta anche a noi spronarli a volte. Lasciarci andare anche a una sana litigata rivelatrice (anzichè preferire i silenzi). Confessare paure e debolezze. Ammettere che non ce la facciamo a fare tutto (anche se così vorrebbe la società dove la donna è moglie, madre, oggi anche lavoratrice per esigenze economiche poi curatrice della casa poi... ci siamo capite).
Secondo me è un dare/avere insomma. Con le dovute eccezioni.

grazie a franchi per il benvenuto.
Io e i format abbiamo di solito dei problemi per cui per un po' magari mi limito a leggere e assorbire. :-)

Grazie per il benvenuto! Sono registrata da qualche tempo, stavo... prendendo le misure! Leggo molto qui, aspetto il momento per rompere il ghiaccio. Ormai è rotto, direi...

11. Ave, Sabrina!
Il nostro format è molto semplice, ti assicuro: si tratta semplicemente del paragrafo "edizione esaminata e brevi note", da copincollare e completare nel tuo file .doc prima di pubblicare il pezzo:).
Le informazioni sono quelle basilari (brevi note biog., riferimento bibliog., link per approfondire in rete). Tutto semplice ed essenziale.
Vedrai;)

12. Ave, MariaGiovanna:).
Direi che il ghiaccio s'è finalmente dissolto.
Noi siamo qui per confrontarci con te e imparare da te.
Qui siamo tutti felici di imparare, io per primo, sempre.

Un sorriso,
gf

Prima domanda per Barbara e Maria Giovanna.

Barbara scrive:
"Il suo primo libro, ?Esser grandi è una fiaba? (Lampi di Stampa, 2006) è una raccolta di fiabe atipiche dove i protagonisti (aquiloni, perle, fate, ranocchie?) hanno qualcosa da lasciare al lettore che va ben oltre la semplice trama del testo. Fiabe per adulti insomma."

> Cosa intendi per fiabe per adulti? Esopo, Fedro, Andersen: sono leggibili tutti, sempre, su diversi livelli. Stesso vale per Calvino.
Forse non per la Donoghue:
http://www.lankelot.eu/index.php?tag=emma-donoghue

Considerando lo sfondo saffico, riesco a pensare "fiabe per adulti".
Pensando a cosa significa oggi "per adulti". Pensando alle fiabe in assoluto, non riesco a fare distinzioni.

"Per amore siamo capaci davvero di tutto in certe condizioni. Specialmente se ci convinciamo di amare (a maiuscola). Convincersi. Crederci. Priorità. Il punto è tutto lì, mi sembra. Si perde la lucidità, la capacità di vedere la realtà per quella che è, il senso delle proporzioni e del rispetto per se stessi."

> È così naturale e così complicato, amare.
Sentire di amare non richiede - la letteratura insegna: sin dal medioevo, c'era quel poeta che cantava la regina che non aveva visto mai - nemmeno l'esistenza dell'amato, o dell'amata. Amare non dipende da chi è amato, amare è uno stato mentale. Purtroppo non coincide con la realtà: non sempre. Né significa appartenenza, possesso, reciprocità. E' un disordine che può essere stupendo, quando l'amore si realizza. Il paradosso è che può essere stupendo restando astratto (e forse proprio per quello...)

E' una follia splendida e naturale, ma follia rimane. Non ha senso, ha solo significati. Per quei significati scriviamo e viviamo.
Non credo più che esista intensità differente nell'amore d'una donna o d'un uomo. Ognuno ha avuto le sue esperienze di vita, e senza entrare nella storia personale vorrei dire proprio il contrario; sono gli uomini ad avere problemi a dimenticare, non le donne. Quando si amava davvero, dico: perché in quel caso (unico?) si ama per sempre, indietro non si torna.

Allora dico piuttosto una cosa. Che è difficile non aver conosciuto una donna che mentisse dicendo di amare. A volte, amava amare.
E' un po' diverso. Fa confusione... e fa danni.

"Si dice che i grandi dolori hanno poteri ?speciali?. In questo romanzo la Luini tenta di raccontarli, questi poteri, attraverso la voce della protagonista che si abbandona a un taccuini nero e lì inizia a liberare le prime storie imprigionate nella mente per combattere quel dolore che non passa."

> Questa è una soluzione bellissima.

"un modo velato per far notare come la frenesia, il corre sempre, ogni giorno e il tentare di fingersi felici ci portano, in realtà, a non capirci fino in fondo."

> Ocio a "corre"(re)

"Poi qualcosa ha rallentato i miei passa e l?andatura più lenta ha permesso al dolore di raggiungermi.? (pag.95) "

> Ocio a "passa"

> L'andatura più lenta - il diverso respiro, intendo - è padre di scrittura. E' il primo intervallo che determina l'espressione del dolore, non l'esperienza del dolore, nel momento.

"Un’analisi più accurata di alcuni punti salienti del testo la trovarTe su Letteratitudine QUI."

> Ocio a "trovarTe".

Perché la versione estesa è lì e non qui? Guarda che siamo gelosi di te eh? :)

Noi - Lankelot dico, non io come Lankelot, Lankelot inteso come sito - siamo più vecchi di qualche anno (credo che siamo tra i dieci siti letterari più "vecchi" del web, considerando l'alta mortalità, col nostro aprile 2003), e nasciamo proprio per la critica letteraria, rock e cinematografica (da un anno pieno, anche per la divulgazione scientifica). Non privarci del nostro pane:).
Le versioni estese vanno pubblicate qui, possibilmente. E' una preghiera:). E magari anche altrove, in contemporanea: magari proprio dal buon Massimo, che ha dato vita a un bel progetto.

A presto,
gf

Mi scuso per gli errori nel testo. Colpa mia.
B

"Perché la versione estesa è lì e non qui? Guarda che siamo gelosi di te eh? :)"

Mi dispiace sai?e non poco,per quello che dici qui perchè ricordo benessimo di averti mandato una mail per spiegarti com'è nata la prima analisi e del mio desiderio di parlarne anche su Lankelot... a quanto pare non ci si prende comunque, anche a chiedere... ° _ °
Allora mi scuso con tutti per come ho gestito le analisi del testo pubblicate in due spazi web diversi, non era mia intenzione creare problemi in nessuna delle due 'parti'. Né volevo fare delle diversità. In realtà sono nate proprio in due momenti diversi, non importa.

(Barbara, non devi scusarti. Davvero. Se ti scusi mi scuso io.
Perfetto così, credimi. Era solo un invito ad ampliare-ripristinare. Sai che la mail che dici non me la ricordo?)

E sui refusi non preoccuparti. Capitano a tutti:).
E' solo che ci aiutiamo così, correggiamo sul campo, tutti correggiamo tutti. Questo sito è un'officina per noi, sempre al lavoro;) ).

Torno su di qualche commento. Fiabe per adulti. Ho messo quel sottotitolo e me ne sono pentita appena il libro è uscito. Non ha senso, ma ormai... Avevo pudore a dichiarare "queste sono fiabe", temevo che qualcosa non andasse bene per i bambini. Chissà perché, poi. Mi sono resa conto rapidamente che i bambini amano quelle fiabe, molti mi hanno chiesto "Perché hai scritto per adulti? Sono per tutti". La prossime fiabe usciranno con Lampi di Stampa nel 2008 ("I racconti delle bacche rosse"), la prima cosa che con Michela Pizzi di Lampi di Stampa abbiamo detto: "Niente più definizioni, le fiabe sono per tutti".

Franchi, quel che hai scritto sull'amore mi gira in testa da questa mattina. C'è qualcosa di molto vero, e anche di pauroso, credo, nelle tue parole.
E, dato che hanno innescato delle riflessioni dentro di me, le ho rilanciate qui, intanto:
http://balenebianche.splinder.com/post/14333669/Quando+un+uomo+parla+d%2...

Spero che non ti dispiaccia.

Amo amare, a volte. Lo so. Ma amo/ho amato uomini reali, vivi, veri nella loro complessità. Amo travolgendomi perdendomi esaltandomi distruggendomi. Amo così, da togliere il fiato. Senza pudori remore maschere. Senza protezioni per l'anima. E non mi viene in mente di chiedermi se sono corrisposta. Perché in fondo, e qui so di suscitare le peggiori reazioni, non è così importante.

Maria Giovanna, non mi viene in mente niente da aggiungere.

Quanto al male d'amore. Prendo da tutto ciò che che riesco, sono curiosa di tutto. E ricordo una frase spizzicata da un film leggerissimo con qualche risata messa qua e là: "E' una vita che sto male per evitare di soffrire". Trattenersi, essere attenti, evitare e rimuovere. Per non soffrire. Quindi soffrire peggio, perché non si vive. No, non fa per me. Non più. Le occasioni sono pochissime, ma a volte vale la pena di rischiare, di soffrire per un amore che ti riempie di senso la vita.

24:
Bene. Sono felice che l'osservazione fosse sensata.
Fiabe, allora, fiabe pure. Fiabe.

25.
Sabrina:
"Franchi, quel che hai scritto sull?amore mi gira in testa da questa mattina. C?è qualcosa di molto vero, e anche di pauroso, credo, nelle tue parole."

> Grazie a te per aver letto, interiorizzato e riproposto. Sì, c'è qualcosa di pauroso in quel discorso. Il rischio che sia vero.

28.
MariaGiovanna:

"Trattenersi, essere attenti, evitare e rimuovere. Per non soffrire. Quindi soffrire peggio, perché non si vive. No, non fa per me. Non più. Le occasioni sono pochissime, ma a volte vale la pena di rischiare, di soffrire per un amore che ti riempie di senso la vita."

> Quando la Letteratura restituisce alla vita allora la Letteratura ha avuto senso. Grazie per le condivisioni.

http://www.youtube.com/watch?v=_F29DDC_sKQ

30 > La musica - e il video di questo pezzo degli Splipknot - vengono in aiuto.