Silvia Maccarini non era una di quelle donne fragili e viziate che conducono la propria esistenza lamentandosi e per questo ottenendo sempre un’assoluta quanto ingiustificata commiserazione. Apparteneva piuttosto a quella categoria di donne, risolute e distaccate, ben determinate a seguire gli estri di una vitalità capace di schermare il fondo sentimentale del proprio carattere. E pur tuttavia è con il disagio bruciante e paralizzante, provocato in lei dall’amaro fiele della delusione amorosa, che si apre un altro romanzo, il secondo di Maria Giovanna Luini, “Le parole del buio”. Capiamo subito che la protagonista è inavvertitamente piombata in una sorta di claustrale disperazione. L’atmosfera è corrusca, solo parzialmente stenebrata dalla fedele presenza dell’amica Carlotta e dall’inattesa comparsa di un nuovo pretendente a nome Bruno.
Entrambi vorrebbero aiutarla ad evadere dalle oscure segrete della depressione: l’una facendo leva invano sul grimaldello della ragionevolezza, l’altro ricorrendo all’inutile espediente di una complicità povera di contenuti, ma ricca di lusinghe sessuali. Ma come può una donna sottrarsi ai languori della malinconia, dopo aver visto i colori appaganti di una vita che l’ammaliava impallidire fino al cupo grigiore di sensazioni senza mordente? Le piaghe della sofferenza provocate dall’abbandono di Marcello, il chirurgo che da lei ha attinto linfa vitale per sopravvivere ad una sfavorevole contingenza famigliare, restano inguaribilmente aperte. Lo strappo furioso di un’improvvisa passione amorosa, la virulenza del suo incontenibile ardore sessuale hanno agitato le acque stagnanti della sua rassicurante quotidianità, infradiciato la sua ricca vegetazione interiore, lasciando dietro al loro passaggio uno scenario profondamente devastato.
Pur tra le anguste pieghe di una relazione adulterina, Silvia ha assaporato per la prima volta l’ardente frenesia di uno slancio amoroso; ha sentito il cuore, illuso e felice, correre senza freni fino a restare impigliato tra le reti di un amaro risvolto. Fino a quando Marcello, premendo senza un’apparente ragione l’interruttore della luce, ha decretato la fine di un sogno, di un amore la cui fine era già contenuta nel suo inizio. E benché sia ormai incapace di trovare dentro di sé una vena di entusiasmo, Silvia resta aggrappata al drappo segreto della nostalgia, consentendo ai ricordi di affluire, pur straziandole l’animo. Perché qualcosa in fondo a lei attende ancora e spera contro ogni irragionevole previsione. E la rende sorda ai richiami della carta bianca, dei pressanti consigli di Carlotta e della fantasia lussuriosa di Bruno.
Dopo “Una storia ai delfini” anche in questo nuovo romanzo Maria Giovanna Luini non depone i vestimenti del dolore e tiene a ribadire che l’amore è una tragedia nel pieno senso della parola. Tanto nella vicenda di Silvia, quanto in quella precedente di Lucia, l’amore è portatore di sventura e di dramma umano. Il viaggio nella disperazione della protagonista ci viene reso con cruda fedeltà, attraverso le lente tappe di una disperata resistenza.
E’ questo un libro che si gioca dunque tra passione e smarrimento, desiderio e insoddisfazione, nostalgia del passato ed inquietudine del presente, quella battaglia che in fondo è l’amore. Il tutto raccontato con uno stile fluido ed equilibrato, schivando con maestria le molte trappole che un argomento, romanzato innumerevoli altre volte, avrebbe potuto disseminare lungo il percorso.
Maria Giovanna Luini sembra consapevole che nella forma letteraria queste dicotomie troppo spesso tendono a risolversi in maniera troppo banale. E per questa ragione lascia invece che esse continuino a premere, pagina dopo pagina, alla ricerca di un drammatico silenzio, fino alla fine. E alla fine non resta che prendere atto dell’abisso di dolore in cui precipita l’esistenza umana, ogni qualvolta venga attraversata dal rovello dei coinvolgimenti affettivi. E rilevare quanto i termini della sofferenza siano sproporzionati rispetto alla nostra capacità di sopportazione.
Gian Paolo Grattarola
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Maria Giovanna Luini (Lecco, 1970) ha pubblicato: "Esser grandi è una fiaba" (Lampi di Stampa 2006), "Una storia ai delfini" (Edizioni Creativa, 2007). Il racconto ‘la donna vestita di fiori’ è stato pubblicato nell’antologia ‘Concepts Moda’ (Arpanet, 2007).
Maria Giovanna Luini – Le parole del buio – Edizioni Creativa 2008
LUINI in LANKELOT:

Commenti
GPG sulla nuova Luini!
Ora dovrebbe andar meglio.
"L?amore è una tragedia nel pieno senso della parola. Tanto nella vicenda di Silvia, quanto in quella precedente di Lucia, l?amore è portatore di sventura e di dramma umano. Il viaggio nella disperazione della protagonista ci viene reso con cruda fedeltà, attraverso le lente tappe di una disperata resistenza."
> Non in assoluto, e non per sempre, e non per tutti. Come per ogni altra dinamica umana, la parola chiave è "impermanenza" e "transitorietà". Nessuna tragedia è senza termine, e molte conoscono una soluzione. La letteratura deve insegnare anche questo, è giusto.
Sei d'accordo?
"E alla fine non resta che prendere atto dell?abisso di dolore in cui precipita l?esistenza umana, ogni qualvolta venga attraversata dal rovello dei coinvolgimenti affettivi. E rilevare quanto i termini della sofferenza siano sproporzionati rispetto alla nostra capacità di sopportazione".
> E la gioia, amice GPG, dov'è? La ragione per cui ci battiamo e decidiamo di legarci, di rischiare e di vivere una storia, dov'è? La felicità, la speranza, il sogno...
mostriamo anche il bene. Serve.
3-4. Personalmente sono d'accordo con te. Non è questo il mio punto di vista. Si tratta del messaggio che sembra affidarci l'autrice attraverso le vicende di questi due libri. Ogni qualvolta l'amore attraverso le esistenze umane esse sembrano piegarsi in preda ad una sofferenza infinita, senza possibilità di rialzarsi.
Quello che preme raccontare alla Luini è una forma di dolore che sembra non trovare ragione né conforto. Non sono due libri consolatori, tutt'altro.
Il finale, in entrami i casi, non è risolutivo.
Gian Paolo
Allora sentiremo il parere dell'autrice, caro Gian Paolo.
Anche lei è iscritta su Lankelot. Sarei felice di leggere la sua replica. Diglielo pure, quando hai un momento.
E dille che spero sia una risposta "universale" e non "particulare", non ho intenzione di scendere sul piano delle esperienze personali (non è giusto, non mi va e non mi piace).
Danke.
Le ho già inviato il link Gianfranco.
Attendiamo il suo parere.
Grazie a te.
Gian Paolo
;)
Il dolore di Silvia è proporzionale all'amore che ha provato. Che prova ancora. L'assenza di indifferenza è residuo e segno di emozione vissuta e ripetibile. Si ama e si soffre, si ama e si vive. Si ama e si è felici. Il dolore senza rimedio (ma è senza rimedio?) probabilmente si presente più spesso alla scrittura, ma nascosta dietro è la luce di ciò che è stato e, probabilmente, sarà di nuovo. Magari non immortalata dalla penna, la felicità.
L'amore non porta sventura, è la sventura che insegue fatalmente l'esistere e può intrecciarsi con l'amore. Ma di amore e di sventura si può sopravvivere.
Va bene.
Grazie, e ogni migliore auspicio per il tuo nuovo libro.
Grazie Maria Giovanna anche da parte mia.
Gian Paolo
grazie a voi!