UNO E MAI NESSUNO
Ultimo romanzo pirandelliano "Uno nessuno e centomila" fu iniziato nel 1909, ma rimase a lungo incompiuto e vide la sua stesura definitiva, quando tra il dicembre 1925 e il giugno 1926 fu pubblicato a puntate su "La fiera italiana". L'opera, che accompagnò gli anni significativi della produzione del Pirandello, segna l'altissimo epilogo della tensione narrativa dello scrittore, egli stesso del resto, in una lettera autobiografica del 1912, parla di questo libro come del più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita. L'autore, infatti, ricollegandosi al Fu Mattia Pascal riprende quello che era stato il tema centrale del precedente romanzo datato 1904 e cioè la crisi dell'identità individuale che spinge inevitabilmente alla ricerca dell'autenticità. Il protagonista di "Uno nessuno e centomila" si accorge da una irrilevante domanda della moglie che ognuno si è costruito un Vitangelo a suo modo che non coincide col Vitangelo che lui stesso crede di essere. Si trova, in pratica, al centro di un gioco crudele di proiezioni falsificanti che dettano, però, imperiosamente le loro regole, un gioco all'interno del quale egli scopre che se il corpo può essere uno, una non è certo l'anima, la quale a dispetto della duplicità faustiana gli si complica in una sconcertante molteplicità. In questo modernissimo Secretum, quindi, dove non c'è nessun S. Agostino ad indicare, con la voce più profonda della coscienza, la verità assoluta da desiderare, dove la disperazione è affidata ad un amaro umorismo corrosivo e salvifico allo stesso tempo, l'unità dell'io si sfoglia in diverse stratificazioni. Moscarda, infatti, scopertosi prigioniero nella trappola dell'identità individuale imposta dai legami sociali, si pone l'obiettivo di distruggere le fittizie maschere attribuitegli, senza però la pretesa di costruirsi un'identità alternativa. Quella che per Pascal era il punto di arrivo, costituisce, quindi, per Moscarda il punto di partenza, egli, del resto, ha sin dall'inizio coscienza di non essere nessuno per sé, di esistere solo nella visione degli altri. Come annota Hesse nella Dissertazione inserita ne “Il lupo della steppa”, "Vitangelo fa parte di quelle anime particolarmente intelligenti che infrangono l'illusione dell'unità personale e sentono di essere pluriformi". All'interno dell'opera, dunque, le lucidissime riflessioni del protagonista inseguono le possibili obiezioni, le serrano in uno spazio sempre più ristretto e infine le uccidono con le armi delle loro rigide argomentazioni. Tuttavia gli immaginari interlocutori, incarnazioni delle obiezioni, più che aprire il monologo di Vitangelo in un dialogo, lo dividono in 2 livelli: uno esterno e falsamente rassicurante, l'altro interno ed inquietante, ma sicuramente più vero e nell'ambito del quale il "parlare pensato" del Moscarda certo intenzionale e rigoroso, è però strumentalmente proiettato verso un epilogo del tutto diverso in cui la spirale raziocinante si infrange in un liberatorio irrazionalismo. Vitangelo, infatti, attua la salvezza dalla ragione proprio attraverso un eccesso di ragione e questo perché giunta ai suoi limiti estremi la ragione stessa delira in labirinti cerebrali e muore trafitta dalle proprie stesse congetture. Il distacco totale del protagonista dalle false certezze pertanto, si attua durante una convalescenza, in sintonia con la diffusa concezione secondo la quale la malattia è sentita come una situazione in cui la facoltà percettiva, fuori dalle regole consuete, sembra dilatarsi e vedere con altri occhi. Una volta guarito, infatti, Moscarda è in una prospettiva completamente "altra", non vuole avere più nulla e cerca di seguire attimo per attimo l'evolversi della vita in lui e in ciò che gli sta attorno. In pratica non si limita a confessare di non sapere chi sia, ma afferma deliberatamente di non voler più essere nessuno. Rifiuta cioè di chiudersi in qualsiasi forma parziale e convenzionale e accetta di sprofondare nel fluire mutevole della vita morendo e rinascendo in ogni attimo, identificandosi con le presenze esterne ed occasionali senza poter più dire io.
Per questo del resto, arriva a negare anche il proprio nome inteso come segno che sancisce il rapprendersi della vita nell'individualità singola. Irrigidirsi in una forma, infatti, significa morire, Vitangelo invece, sceglie di vivere fondendosi nella totalità della vita, realizzando al massimo grado l'estraniazione dalla società e preferendo l'unione con la natura. Si assiste, pertanto, ad un recupero delle posizioni romantico-decadenti, tra uomo e natura si crea un'identificazione profonda che rimanda al panismo di D'Annunzio con la differenza che, mentre per lo scrittore di Pescara la fusione panica costituisce un'esperienza eccezionale accessibile solo al superuomo, per Pirandello è, per così dire, democratica, è proposta come modello per ogni uomo che sappia rompere il meccanismo delle convenzioni sociali ed estranianti da essa.
L'epilogo del romanzo, in definitiva, risulta fortemente orientato verso la scelta irrazionalistica che lascia certamente intravedere il disagio storico, il fallimento dei miti, la mancanza di prospettive che segnarono il dopoguerra, un irrazionalismo, quello dello scrittore di Agrigento, sicuramente non ebbro e trionfante, ma che al contrario appare come dolente distillato di sconfitte storiche ed esistenziali. EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTELuigi Pirandello, nato ad Agrigento nel 1867, si laureò in filologia a Bonn nel 1891. Capuana lo introdusse nel mondo culturale romano. Iniziò così la sua attività letteraria e teatrale. Dal 1897 al 1922 si dedicò all’insegnamento. Nel 1934 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura. Morì a Roma nel 1936.Luigi Pirandello, “Uno, nessuno e centomila”, Feltrinelli, Milano 1999.Approfondimento in rete: Pirandello Web / Italia Libri.
PIRANDELLO in LANKELOT:
Angela Migliore
Originariamente apparso su Lankelot.com
Commenti
(aggiunto il tag "cognome autore";) ).
Ops, l'ho dimenticato ancora. Pardon.
"Rifiuta cioè di chiudersi in qualsiasi forma parziale e convenzionale e accetta di sprofondare nel fluire mutevole della vita morendo e rinascendo in ogni attimo, identificandosi con le presenze esterne ed occasionali senza poter più dire io. Per questo del resto, arriva a negare anche il proprio nome inteso come segno che sancisce il rapprendersi della vita nell?individualità singola." > splendido.
(sia la scrittura che il senso reale)
grazie...
"recupero delle posizioni romantico-decadenti": non credi che, sempre ormai con tensione prettamente moderna e modernista, almeno in narrativa egli sia profondamente permeato comunque da tale (tentativo) di recupero? Curiosità, eh, mica titolo di lezione accademica :-)
Uhmm, a me sembra un'osservazione attendibile.
Credi sia un'interpretazione forzata, distante dalle intenzioni reali dell'autore e invece comoda alla critica per trovare quella chiave di lettura fedele alle categorie del "sentimentale e rassicurante" di cui parlavamo altrove?
Credo sia tentativo di imprigionamento. Come Pirandello nella storiografia letteraria credo che sia usato ad arte (critica) per determinare un'evoluzione ed ammodernamento della stantia tradizione che aveva come avanguardia D'annunzio (sic). Non per denigrare, dico ciò, ma per dire. Altrimenti come ti spieghi che Tozzi (che aveva qualità e tensioni prettamente novecentesche) abbia aspettato 70 anni per essere se non altro "letto". E sono coevi, bada bene. Dico che Luigi era geniale, e in anticipo su tante tematiche. Ma la tradizione si innervava sulle sue pulsioni moderniste. Ecco, spero di essere stato chiaro. Altrimenti riscrivo
Credo di aver colto, sì. La critica crea delle categorie che finiscono col diventare soffocanti, imprigionano ed etichettano, sono d'accordo. E non mi spiego la scarsa attenzione prestata a Tozzi anche lui in frattura con la tradizione del romanzo ottocentesco, anche lui capace quanto Pirandello di focalizzare l'attenzione su ?quella sua vita interiore che gli si sovrappone sempre?.
eravamo nella dominazione crociana, durata fino agli albori degli anni '50. Certe categorizazzioni sono anche frutto di una filosofia critica assolutista, come poi successivamente quella marxista ( o di radice marxista). Ma visto che di Pirandello scrivi meraviglliosamente (e non solo di), ci darai qualche lettura dei suoi racconti ( che io trovai veramente belli. Non letti tutti, ma abbastanza)? That's the question
Troppo buono, grazie. Le novelle di Pirandello sono un ricordo quasi sbiadito, dovrei rileggerle per riscriverne...Non prometto per non deludere l'attesa, ma ci proverò. Intanto mi è tornata in mente la mia pagina su Tozzi.
http://www.lankelot.eu/?p=1075
per oggi sono saturo di letture, ma torno anche su Tozzi, c'è pure Gianfranco mi pare, mi sollazzerò con calma.
Ti riporto i link delle pagine di Franco su Tozzi, sono sicura non potrai non trovarle interessanti.
http://www.lankelot.eu/?p=951
http://www.lankelot.eu/?p=950
http://www.lankelot.eu/?p=949
Finalmente Pirandello!
crisi dell?identità individuale che spinge inevitabilmente alla ricerca dell?autenticità.
se il corpo può essere uno, una non è certo l?anima, la quale a dispetto della duplicità faustiana gli si complica in una sconcertante molteplicità. In questo modernissimo Secretum, quindi, dove non c?è nessun S. Agostino ad indicare, con la voce più profonda della coscienza, la verità assoluta da desiderare, dove la disperazione è affidata ad un amaro umorismo corrosivo e salvifico allo stesso tempo, l?unità dell?io si sfoglia in diverse stratificazioni.
Pensieri impeccabili, Angela. Grazie
Egli vive: "con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini": ecco visualizzato lo sbriciolamento del reale che da univoco (UNO) diventerà poliedrico (CENTOMILA) e sfocerà nel nulla (NESSUNO).
Ho sempre amato Pirandello, il suo modo di scrivere così semplice e lineare usato per dare immediatezza e comprensibilità a concetti complessi.
Raffaella
E' una semplicità funzionale alla complessità dei concetti che esprime, sì sono assolutamente d'accordo. Grazie a te per le letture sempre partecipi.
Di Pirandello avevamo scritto in tre sul vecchio Lankelot.com, spero di veder presto riproposti quei pezzi pure qui.
E se ci facessi dono anche di una tua pagina?