Pirandello Luigi

Il fu Mattia Pascal

Autore: 
Pirandello Luigi

Pubblicato nel 1904, inizialmente a puntate dall'aprile al giugno dello stesso anno, sulla rivista quindicinale "La Nuova Antologia" e poi in volume, “Il fu Mattia Pascal”, presenta in forme pienamente mature i temi più tipici di Pirandello e sperimenta soluzioni narrative nuove. All'interno dell'opera, infatti, fa una prima prova altamente significativa la poetica dell'umorismo che lo scrittore teorizzerà in maniera completa quattro anni più tardi nel volume omonimo che non a caso, nella prima edizione, reca la dedica "Alla buon'anima di Mattia Pascal bibliotecario".
La realtà quindi, nell'ambito del terzo romanzo pirandelliano, viene grottescamente distorta, ridotta a meccanismo bizzarro mediante il gioco del caso che se da una parte suscita il riso, dall'altra mette particolarmente in evidenza l'autentica sofferenza del protagonista sia quando questi si trova imprigionato nella trappola della vita sociale, sia quando ne viene escluso provandone conseguentemente una disperata nostalgia. Serio e ridicolo, tragico e comico, del resto, nella vicenda di Mattia Pascal sono indissolubilmente congiunti secondo il meccanismo del sentimento del contrario, in perfetta corrispondenza con l'intera struttura dell'opera all'interno della quale si approfondiscono i motivi contraddittori dell'esistenza umana, dominati dal caso e si interiorizzano nell'estrema consapevolezza di un personaggio che racconta in prima persona la sua singolarissima avventura cercando di inseguirne i significati.
Tuttavia, com'è ben evidente nelle due premesse, si tratta di un romanzo molto lontano dalle forme della narrativa ottocentesca, che appaiono ormai superate e impraticabili, data la nuova visione del mondo aperta e relativistica, che si è imposta nella modernità. La scoperta eliocentrica di Copernico, infatti, cambia radicalmente la condizione dell'uomo gettandolo nella solitudine delle sue incertezze e nelle sue contraddizioni. Diseredato, non più re di un universo che, per onorarlo, si muoveva intorno a lui, ma ridotto su un "granellino di sabbia che gira, gira senza sapere perché", l'uomo si adatta alla nuova concezione della sua infinita piccolezza. Dunque Pirandello si sofferma sulla infelicità tutta leopardiana di questo uomo moderno, frodato dal progresso delle scienze e, in particolare, sconvolto per le conseguenze della teoria eliocentrica.
Copernico, in pratica, diventa simbolo della svolta narrativa compiuta, appunto con “Il fu Mattia Pascal”, la sua scoperta fa da discordante controcanto alla ingannevole varietà delle apparenze accettata dal senso comune, denunciandone, rispetto alla realtà, l'implicita contraddizione in cui, del resto, l'umorismo consiste. Figlio della rivoluzione copernicana, quindi, Mattia è un essere senza certezze e senza vocazioni, unica sua qualità la consapevolezza: vive, infatti, la sua complessa avventura con la piena coscienza dei suoi limiti, si giudica leggero, inetto, ingenuo e, al tempo stesso, sventato.
Ma il suo caso non si risolve tutto nell'inettitudine e nel disadattamento che pure lo accompagnano per tutta la vita. Egli costituisce, in effetti, il grottesco antieroe di Pirandello, coinvolto in bizzarre soluzioni, ma anche capace di uno slancio che sembra andare oltre le miserie contingenti della sua vita quotidiana e farsi esemplare, come d'altronde, di significato universale diventa il suo irrimediabile fallimento. Tuttavia il protagonista del romanzo, è ben lontano da quegli eroi estraniati, portatori di lucida coscienza, che popolano la narrativa e il teatro pirandelliani. La condizione di "forestiere della vita", del resto, non costituisce, per lui, una condizione privilegiata, ma privazione, limitazione, ancora invischiato com'è nell'errore di un viscerale attaccamento all'identità e ai legami sociali.
Quella che Mattia vagheggia, infatti, non è la vita che lo scrittore considera vera , non è il fluire indisturbato e mutevole, ma all'opposto, è proprio il meccanismo delle forme costituito dalle istituzioni sociali. Si tratta, dunque, di un eroe non ancora all'altezza del suo compito, lontano dal "filosofo" pirandelliano, poiché pieno di nostalgia per la trappola, desideroso di far parte del falso e vano gioco delle apparenze, incapace di passare in mezzo all'umanità con sorridente distacco.
Cosa, quest'ultima, che appare particolarmente evidente all'interno del romanzo nelle cui pagine è narrata la storia di una progressiva, faticosa presa di coscienza attraverso sviamenti, illusioni, smentite della realtà ed errori pagati a caro prezzo; una storia raccontata dallo stesso protagonista, il quale giunto al termine della propria singolare vicenda, mette per iscritto la sua ricostruzione. L'impianto dell'opera, quindi, può senz'altro definirsi autodiegetico, si tratta, in effetti, di un romanzo autodiegetico a focalizzazione interna. In pratica colui che vede non è colui che parla, la prospettiva che orienta la narrazione non è quella di chi narra, bensì quella di chi viene narrato, di chi agisce nella storia.
Il lettore, quindi, non dispone di una visione superiore che intervenga autorevolmente e significativamente a segnalare e correggere gli errori, ma è sempre indotto a viverli con il personaggio e a vederli con i suoi occhi e i suoi sentimenti proprio secondo la scelta dell'autore che, attraverso la collocazione del punto di vista allo stesso livello della materia narrata, intende dare il senso della relatività del reale, della parzialità soggettiva delle prospettive da cui può essere contemplato. La struttura de “Il fu Mattia Pascal”, del resto, riflette la particolare visione del mondo che è propria di Priandello e rivela con piena evidenza il suo distacco dall'impianto del romanzo naturalistico.
Tuttavia nonostante il suo relativismo e la sua critica distruttiva all'idea di un ordine coerente del mondo, nonostante le cospicue innovazioni introdotte, lo scrittore non fa esplodere la struttura romanzesca tradizionale trasformandola in un organismo del tutto aperto, sarà Joyce a mettere in atto questo processo in maniera definitiva, benché Pirandello sia comunque ben cosciente del fatto che l'ordine in certo qual modo strutturato della sua narrazione costituisca una mera convenzione. Mattia Pascal, infatti, confessa di aver scritto la sua storia solo per distrazione, mettendo cioè tra parentesi la consapevolezza del totale relativismo proprio della visione moderna, che bloccherebbe la ricerca di un senso globale della realtà e quindi la stessa scrittura. Del resto, solo dimenticando convenzionalmente questa presa di coscienza il protagonista può raccontare la sua storia, ma proprio questa confessione è come un ideale segno meno posto dinanzi a tutta l'operazione, che mette il lettore in guardia sulla sua natura puramente convenzionale, dissolvendo preventivamente l'illusione del suo carattere solidamente coerente e organico.
L'opera di Pirandello, infatti, mette in evidenza in tutte le sue parti la situazione di tremenda crisi di un personaggio spesso contraddittorio, protagonista di una sconfitta che va al di là delle sconfitte, ad esempio, dei vinti di Verga ed assume un senso universale. Un personaggio il cui desiderio di spezzare le catene delle convenzioni con le quali la società imprigiona, il cui slancio verso la riconquista di un'originaria purezza e autenticità falliscono perché la vita deve comunque darsi una forma e se te ne imponi una nuova, fai tanta fatica a sostenerne i condizionamenti e i compromessi, di cui non puoi liberarti, che sei costretto a rientrare precipitosamente nella vecchia, la quale, pur con i suoi originari limiti e la sua falsità, ti rende possibile la vita, impedendoti d'essere altro da te, inchiodandoti a una identità fittizia, ma inalienabile.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Luigi Pirandello, nato ad Agrigento nel 1867, si laureò in filologia a Bonn nel 1891. Capuana lo introdusse nel mondo culturale romano. Iniziò così la sua attività letteraria e teatrale. Dal 1897 al 1922 si dedicò all’insegnamento. Nel 1934 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura. Morì a Roma nel 1936.

Luigi Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”, Einaudi, Torino 1993

Approfondimento in rete: Pirandello Web / Italia Libri.

PIRANDELLO in LANKELOT:


Angela Migliore
Originariamente apparso su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788806177454

Commenti

"desideroso di far parte del falso e vano gioco delle apparenze, incapace di passare in mezzo all?umanità con sorridente distacco".
> in altre parole, un esteta illuminato:).

"Tuttavia, com?è ben evidente nelle due premesse, si tratta di un romanzo molto lontano dalle forme della narrativa ottocentesca, che appaiono ormai superate e impraticabili" sintetizzata la svolta mirabilmente, sebbene non ami il Pirandello narratore.

"quindi, può senz?altro definirsi autodiegetico, si tratta, in effetti, di un romanzo autodiegetico a focalizzazione interna"

Yes, è esattamente. Così.

e chiudendo con lode, se mai ti capitasse ti suggerisco le pagine dedicate a Pirandello da De Benedetti ne "Il romanzo del Novecento", ammesso e non concesso che non ti siano note. Son convinto che illuminerebbero le solide argomentazioni già esplicate nonché aprirebbero nuove prospettive di approfondimento.

Letto il De Benedetti, ma qualche anno dopo rispetto alla stesura di questa pagina. Erano i tempi di Letteratura italiana 2...sembra una vita fa :)

1 > Un esteta illuminato e intrappolato nella terra di mezzo della distanza che copre due opposte polarità. Funambolo in bilico sulle proprie dicotomie.

Io ero a letteratura italiana 1...meravigliosi tempi che furono :-)

Il De Benedetti: un mito!!!!!!!
bellissima pagina, Angela!
"Il lettore, quindi, non dispone di una visione superiore che intervenga autorevolmente e significativamente a segnalare e correggere gli errori, ma è sempre indotto a viverli con il personaggio e a vederli con i suoi occhi e i suoi sentimenti proprio secondo la scelta dell?autore che, attraverso la collocazione del punto di vista allo stesso livello della materia narrata, intende dare il senso della relatività del reale, della parzialità soggettiva delle prospettive da cui può essere contemplato. La struttura de ?Il fu Mattia Pascal?, del resto, riflette la particolare visione del mondo che è propria di Priandello e rivela con piena evidenza il suo distacco dall?impianto del romanzo naturalistico. "
Fondamentale, direi