Troisio Luciano

La ladra di pannocchie

Autore: 
Troisio Luciano

Tempi di fame nera; di stupendi posti segreti; di giochi dal sapore di riti iniziatici; di antiche credenze popolari fatte di streghe falciatrici e di sacramenti simili ad atti magici, giacché la confessione era “un sollievo anche respiratorio, straordinaria terapia delle colpe e dei lutti, fornita gratis dalla Chiesa, che funzionava alla perfezione, e non era stata ancora sostituita dai centri di igiene mentale”. Tempi di scorribande nel “campo grande” dove “si correva alla gioiosa integrazione, tutti una risma coi figli dei padroni” ad affondare avidamente il viso nel rosso delle angurie; a rotolarsi sull’erba verde brillante, malamente ricoperti da “braghesse lacere ereditate e ondulanti in esubero come tendaggi”; a farsi scherzi “agevolando, così le prime indelebili ispezioni”.
L’occhio del lettore percorre, avido, le righe e le pagine diventano tela con le parole ad imprimere immagini e colori; a rendere tutte le sfumature di un affresco di inchiostro che prende forma attraverso la narrazione della storia di una donna, nel cui stesso nome è racchiuso l’incantesimo di una tinta che copre, avvolge e supera le altre per fascino ed intensità.
Nerina oltrepassa la linea divisoria tra povertà ed opulenza, da ladra di pannocchie “sceglie poi di votarsi al Dio delle messi, spendendo tutte le proprie forze per l’affermazione del mais transgenico al fine di migliorare le condizioni del terzo mondo”, senza tuttavia riuscire a risolvere il dissidio col “suo paese interno, colla morte e coi suoi morti”.  Di fronte ad Ananke, dea della necessità, che si diverte a sconvolgerle l’esistenza, la protagonista cerca rifugio nell’universo fiabesco, in quel fitto boschetto percorso dall’acqua canterina di un limpido ruscello, tra piante frondose e deliziosi animaletti, anestetizzando la vita attraverso la fuga dalla realtà. Il sonno traghetta Nerina verso la regione dell’inconscio dove ella combatte la sua depressione latente lasciandosi trasportare in una dimensione parallela ingenuamente lontana dalla concretezza dei problemi quotidiani, immersa nella totale perdita di coscienza capace di offrirle tregua, “nell’annullamento volontario e quasi ipnotico della sua personalità” al quale assiste, incantato e al tempo stesso turbato, Antonio: innamorato affabulatore che guadagna, raccontando, la chiave d’accesso all’animo della sua adorata. Un animo del quale si fa involucro un corpo per la cui descrizione sembra non bastare la splendida sequela di aggettivi che l’autore snocciola nel secondo capitolo della seconda parte del libro e con i quali riesce a tratteggiare i contorni del ritratto di una donna che nonostante la metamorfosi in signora borghese, conserva intimamente memoria del suo passato, delle sofferenze patite e “mai dimentica di essere una serva dalle gambe secche”.
Il romanzo disegna, infatti, la parabola esistenziale di “una gentile lottatrice, stanca per continua sfida ma ben lontana dal cedere, come potrebbe essere un’invincibile mangusta sempre circondata da cobra, destinata a continui combattimenti estenuanti ma vittoriosi”, suggerendo pertanto, straordinaria capacità di vincere ogni prova, ma anche l’oneroso obbligo di dover profondervi eccessiva energia”.
Ne emerge, quindi, una Nerina consapevole delle sue origini umili e perciò perfetto simbolo della trasformazione territoriale e culturale che investe il Veneto di quei tempi . Una Nerina figlia di Conche e di quella terra che con gli anni conosce il progresso senza tuttavia rinnegare le proprie radici e le proprie tradizioni. L’autore, del resto, attraverso il suo libro strutturato in tre parti, preziosi tasselli di un unico grande mosaico, abile nel racchiudere in un perfetto equilibrio il fascino di più generi: dalle mirabili descrizioni proprie della narrativa di viaggio, alla favola tipica della letteratura infantile sino ad arrivare alla denuncia sfiorando il manifesto, quanto contenuti, lega indissolubilmente la vicenda della protagonista a quella della sua terra ricavandone una suggestiva simmetria che non tarda a conquistare il lettore servendosi di una scrittura che si distende lungo le pagine, agile e lucida, in uno stile capace, mediante l’eleganza della semplicità, di rapire, simile ad uno specchio, il riflesso di quella luce aguzza ed insostenibile che brilla negli occhi intelligenti del volto di bimba presentatoci sin dalle primissime righe e che si spegne soltanto dopo alcuni colpi dritti al cuore allorquando le “luci del cinema cominciano immediatamente ad affievolirsi con lente vampe di rosso che sbiadisce sui bordi esterni pulsando in sbavature sempre più estese di buio profondo e nero”.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Luciano Troisio (Monfalcone, 1948), giornalista, critico letterario, poeta e narratore italiano. Ricercatore nel Dipartimento di Italianistica dell’Università di Padova, insegna Letteratura Italiana Contemporanea. È stato docente nelle Università di Pechino, Shanghai, Bratislava e Lubiana.

Luciano Troisio, “La ladra di pannocchie”, Manni, Lecce, 2004.
Il romanzo è strutturato in tre parti, titolate “Ladra di frutta”, “Il karma di Dora” e “OGM: il Dio del mais”, suddivise rispettivamente in 7+3+3 capitoli, a loro volta ripartiti in brevi paragrafi.

TROISIO in LANKELOT:
Troisio Luciano - La ladra di pannocchie a cura di Monego
Troisio Luciano - La ladra di pannocchie a cura di Migliore
Troisio Luciano - La ladra di pannocchie (con intervista all'autore) a cura di Franchi
Troisio Luciano - Parnaso D'Oriente a cura di Monego
Troisio Luciano - Parnaso d'Oriente (con parole d'autore) a cura di Franchi
Troisio Luciano, Ruffato Cesare - Folia sine nomine secunda a cura di Monego
Troisio Luciano - Tirtagangga e varie sorgenti (con intervista all'autore) a cura di Franchi

Angela Migliore
Originariamente apparso su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788881764549

Commenti

"Tempi di fame nera; di stupendi posti segreti; di giochi dal sapore di riti iniziatici; di antiche credenze popolari fatte di streghe falciatrici e di sacramenti simili ad atti magici" > sembra terra di Celti, è il Veneto. A ben guardare. Grande incipit.

"le pagine diventano tela con le parole ad imprimere immagini e colori; a rendere tutte le sfumature di un affresco di inchiostro che prende forma attraverso la narrazione della storia di una donna, nel cui stesso nome è racchiuso l?incantesimo di una tinta che copre, avvolge e supera le altre per fascino ed intensità".

> Magister Troisio ne sarà orgoglioso.

Conservo ancora la lettera entusiastica del prof. :)

Tornerà tra noi, appartiene allo spirito di questo luogo. Da sempre.

è un libro che ho molto apprezzato anch'io, tra l'altro ne è derivata poi un'amicizia con l'autore, mio conterraneo.

Aspettiamo un paio di ritorni importanti, allora. E intanto solo pochi giorni fa, mi sono accorta di un' altra vecchia conoscenza unitasi al gruppo staff...

Dicci dicci, Angela;)

Beh io ho un gap di quattro mesi da recuperare. Voi avrete notato la cosa ben prima di me. Mi riferisco a Paolo-matrivian

Ah. Attualmente residente a Roma. Pensa tu. Per quello, immagino, è così offline;)