Bianciardi Luciano

Il fuorigioco mi sta antipatico

Autore: 
Bianciardi Luciano

"Il fuorigioco mi sta antipatico, come tutte le regole che limitano la libertà di movimento e di parcheggio. Vorrei che fosse abolito, anche per rendere meno monotono il gioco e gli schemi che gli allenatori definiscono 'tattici'. Il mio amico Campanati, capo degli arbitri, mi ha detto che sono state giocate partite sperimentali, senza fuori gioco, ma i risultati della prova sono stati del tutto negativi. Secondo Campanati, senza 'fuori gioco' non si potrebbe giocare perché cinque o sei giocatori stazionerebbero per novanta minuti nell'area del portiere. Forse ha ragione lui. Ma è triste che a questo mondo non si possa far nulla senza leggi restrittive della libertà e dell'estro". Ecco spiegata l'antipatia del titolo, l'afflato libertario e anarchico di Bianciardi (destinato forse in eterno a naufragare contro la pratica realtà) che l'editore 'sovraespone' per questa raccolta di interventi pubblicati sul Guerin Sportivo, dove lo scrittore grossetano, tra il 1970 e il 1971, finisce per sostituire Gianni Brera nella rubrica delle lettere al direttore. Il titolo risulta così un po' fuori centro, assume l'incipit per dare un taglio 'politico' anche a questi interventi di chiaro carattere disimpegnato, sebbene poi lo stesso tono di Bianciardi fosse spessissimo, persino nella sua opera principale, più lieve e ironico di come certi 'nuovi incazzati' ci porterebbero a credere oggi. Meno serioso, quindi, dei caratteri in copertina, meno minaccioso del logo del Guerin riportato sotto, Luciano Bianciardi si mostra anche in questa scrittura divertita e svagata, più che un incendiario, più che un intellettuale fuori dagli schemi, politici o editoriali, un uomo, di buon senso, un saggio lettore che sa vedere alla sostanza delle cose, al reale peso dei fatti umani. Capisco tutto, ma dire qui "Luciano ci invita alla militanza, ci invita a riprendere dove lui ha lasciato", ad incitare "Dobbiamo, se amiamo Bianciardi, se condividiamo la sua analisi [ndr: il grassetto, come più sotto, è mio, qui sottolineare che, forse involontariamente, ma pare si tratti di analisi sociologiche approfondite e minuziose finalizzate ad un manifesto politico] se vogliamo partecipare alla sua Utopia, ricominciare a fare quello che lui tentò di fare, con ben scarsa fortuna; dovremo in una parola riaprire il fuoco!", a mettere in evidenza a citare solo le affermazioni più forti, più di impatto e certo più che 'rivoluzionarie', più calde, più attuali è decisamente sviante: queste, giustissime e condivisibili, pagine si accompagnano a pagine e pagine di discorsi decisamente diversi e di altro tono, e basterebbe citare, al contrario, alcune fin troppo sbrigative affermazioni di Bianciardi, ad esempio sulle foibe, sulle imprese spaziali, sui matrimoni gay in Olanda, sul doping, o il suo entusiasmo saluto sulla ribalta internazionale della Cina di Mao per ottenere il risultato opposto.

D'altronde, non è che lo scrittore si privi del piacere di amplissime parentesi extra-sportive in grado di portarlo a toccare i temi più svariati della società italiana e della politica internazionale degli anni Settanta (e tutto, non ce lo dimentichiamo, in una testata sportiva, follia pensarlo oggiCITAZIONE E PIè: pag. 5 "il giornale era aperto alla cronaca di costume e della società, anzi invitava tutti gli intellettuali dell'epoca alla collaborazione, indicando che dallo sport, dai fatto del giorno, dalle polemiche simili se non identiche a quelle di oggi, ci si poteva allargare e parlare dei temi sociali, politici, di costume e di morale. E gli italiani gradicano quel tipo di giornale, praticamente senza foto: lo testimoniano le oltre trecentomila copie distribuite settimanalmente", un altro tipo di giornale rispetto a quello di oggi), anzi, gran parte del piacere della lettura è dimentica della firma giornalistica e si alimenta della sola 'storia' del costume, della passerella di nomi e fatti che ormai competono alla storia e che invece i commenti settimanali dello scrittore possono permettersi di snocciolarci sotto il naso come niente fosse: è veramente un sorprendente piacere sentire parlare di Riva e Rivera, oggi così trattenuti, controllati, parchi e quasi saggi, come oggi si parla di Totti e Adriano, delle loro 'dittature' all'interno della squadra, dei pettegolezzi su di loro, sui loro amori; di come si inizi a parlare, purtroppo con sufficienza, di doping... di come prende improvviso corpo sui giornali il golpe Borghese, come venga esaltata la Cina di Mao (due esempi questi in cui il nostro scrittore si dimostra un po' troppo 'ottimista', per così dire), come vengano 'condannati' i Kennedy per il loro (presunto da Bianciardi) rapporto con la 'mafia' irlandese,... di come alcune lettrici chiedano maggiori chiarimenti sulla sua avversione per l'amore in macchina, di come Bianciardi incuriosisca i suoi lettori con piccole perle di storia risorgimentale (le vere condizioni in cui morì il conte Camillo Benso di Cavour o Anita Garibaldi, di chi sarebbe figlio Vittorio Emanuele II?,... ), di come, con la cautela che nasce dai rapporti di amicizia, cerchi di uscire limitando i danni dalle richieste di consigli per la lettura e di giudizi sugli autori e premi,... un mondo da rileggere, prima ancora che un piacere per la lettura, per l'intelligenza della penna, 'Il fuorigioco mi è antipatico' è un piacevolissimo documento di storia nostra che incanta, a tratti, scandalizzi, in altri, per come ci mostra l'immobilismo dell'Italia: non è degli ultimi anni che i tifosi delle squadre di calcio arrivano a spararsi, anche nelle serie più basse.
Ma nonostante questo l'intento di Bianciardi non è stato mai, sul Guerin Sportivo, quello di trovare una tribuna da cui portare un vivo attacco alla società che aveva stigmatizzato nei suoi pamphlet, considerando che si tratta dell'ultimo anno di vita dell'autore (??? già segnala di sapere che Bianciardi è in cura dai medici ("") e l'ultimo scritto è un compianto di Brera che da sole TOT settimane aveva affidato allo scrittore una nuova rubrica riappropriandosi delle risposte ai lettori) che rappresenterebbe, secondo la biografia ufficiale redatta dalla figlia Luciana, l'ultimo tratto di una parabola che ormai stava precipitando a picco; riporto di seguito quanto riportato nell'Antimeridiano, già quasi anastatica dell'edizione Bompiani di "La solita zuppa e altre storie" e "??La vita agra?"(NOTA A PIè: del passo citato l'unica variante è rappresentata dalla chiusa: "a soli quarantanove anni." invece di quella riprodotta qui di seguito):

"   Sempre nel '64, si trasferisce a Sant'Anna di Rapallo, in provincia di Genova, una sorta di fuga nella fuga. Si isola sempre di più, intristisce, rifiuta di portare avanti il filone che l'aveva reso famoso, la tematica "dell'incazzatura". ("Sto lavorando, ma per la pagnotta, devo ricominciare a lavorare per Il Giorno, che io speravo di evitare, per diversi motivi, collaborare a Le Ore, tutta roba che non mi piace molto, ma che altro vuoi fare? Leggo parecchio, la sera, un po' di tutto... E facciamoci coraggio.") La collaborazione iniziata a Le Ore proseguì su ABC, con una rubrica di critica televisiva, forse la prima di questo genere, che prese il nome di TeleBianciardi. Nel 1969 escono Aprire il fuoco, Daghela avanti un passo! e Viaggio in Barberia. Continua le traduzioni e le collaborazioni a periodici, tra i quali Kent, Playmen, e il Guerin Sportivo.

1970-1971
   Bianciardi torna a Milano; ha ormai imboccato la via dell'autodistruzione attraverso l'alcol ("sopportatemi, duro ancora poco", diceva a chi gli era vicino), che lo porterà alla morte, il 14 novembre 1971, un mese prima del compimento dei quarantanove anni."(NOTA A PIè: le ultime lettere a cui risponde Bianciardi compaiono nel numero del Guern Sportivo del 15 novembre 1971, il giorno successivo al decesso). Nulla, della prossima fine, traspare dalle righe del 'giornalista', nulla che faccia pensare alla malattia o alla tristezza che segnala la biografia, ma di certo neanche l'impeto, l'assalto di... insomma, leggendo non si sente Bianciardi "urlare al mondo la sua rabbia e il suo grido di rivolta" (pag. 4) ma anzi, se non si avverte neanche l'ineludibile picchiata, pare invece che Bianciardi si diverta, si delizi a rispondere ai suoi lettori, a rispondere telegraficamente alle loro '10 domande 10', a mischiare calcio tennis letteratura politica e pugilato, a parlare da giornalista sportivo 'amatoriale', da podista 'professionista', da toscano sgraziato senza peli sulla lingua, da letterato prestato alla vita vissuta di donne di sport di amicizie, gli piace confrontarsi, esser trattato da pari dai lettori (e dalle lettrici), essere sfidato da loro nelle similitudini tra sport e storia, nelle classifiche tra pittori, attori, politici, grandi uomini d'Italia, a indignarsi (anche un po' sì, un po' ogni tanto sì) davanti a quelle che oggi chiameremo lobby e Bianciardi, nell'italiano ancora che frequenta 'negro' e 'invertiti' (penso al contemporaneo Scerbanenco), chiama più genericamente 'mafia', intendendola, così, a differenza di alcuni politici di primo piano dei nostri giorni".

No "Il fuorigioco mi sta antipatico" non è un manifesto politico, ma è una lettura piacevolissima che ha al suo interno i pensieri di Bianciardi, un uomo che non odiava gli uomini e avrebbe voluto che capissero... molte cose che ancora non hanno capito. Neanche lontanamente a volte.
Basterebbero certe opinioni sul calcio o sul pugilato o sul ciclismo per farci apprezzare lo sguardo ironico con cui l'uomo spazia conscio dei propri limiti, si avverte la consapevolezza della fallibilità umana, della mancanza di sovrastrutture che dettano agli uomini etiche superiori inviolabili, se non fosse per questo stile così caldamente umano il contrasto con tanti orpelli reazionari oggi ce lo farebbe sentire come una sorta di illuminato.

Persona di buon senso, si definiva anarchico, sponsorizzava squadre di calcio autogestite dagli stessi giocatori e si avventurava in affermazioni di questo tipo 'Il divorzio, di qualunque tipo, è un rattoppo su qualcosa di finito male. La battaglia per il divorzio è una battaglia di retrovia. Occorre battersi contro il matrimonio' (risposta del 15 novembre 1971 al ciclista Vittorio Adorni) proprio quando l'Italia riusciva ad ottenere la fatidica via di uscita dal matrimonio, quando finalmente riusciva a sciogliere questo nodo indissolubile, affermazioni di buon senso che neanche a 30 anni di distanza sono riusciti a trovare pieno compimento, un uomo aperto e franco, qui in questo libro lo si può apprezzare come tale piuttosto che come autore, si possono apprezzare le sue opinioni e le sue utopie, un uomo che non si lamentava delle nuove generazioni ma riusciva a capire la situazione mutata (nella stessa risposta a Vittorio Adorni scrive: 'Il problema dei giovani però non è facile. I tempi sono cambiati: oggi a quattordici anni i ragazzini vogliono già la motocicletta, il giradischi stereofonico, Non vogliono faticare: ma questo dipende dal fatto che noialtri abbiamo lavorato perché così fosse. Noialtri abbiamo lavorato per far sì che i nostri figli non debbano soffiare il vetro. I giovani d'oggi sono magari scontenti (del brodo grasso) e danno la colpa a noi. Ma é nella logica delle cose, mi creda')... peccato che alla fine sono sempre e solo le opinioni di un singolo, isolato, emarginato, organico a niente che possa dare svolte alla società italiana. Uno spirito anarchico e di buon senso che non poteva però adattarsi all'Italia e agli italiani senza un trapasso diciamo politico, che accordasse, che cercasse di sfumare mitigare i contrasti che potevano nascere fra una mentalità già così aperta e...

Non voglio certo affermare che quanto troviamo di ancora valido di Bianciardi nei nostri giorni sia frutto del caso, di un pensiero che a volte c'ha preso a volte ha fatto cilecca, devo ancora leggere molto di Bianciardi per poterlo apprezzarlo a pieno, però riequilibrare questa sua collaborazione al Guerin Sportivo mi pare decisamente doverosa perché si sappia che cosa si sta per acquistare, che cosa si leggerà, che è poi qualcosa di assolutamente piacevole, torno a ripeterlo, ma di certo né letterario né politico, sono contributi sparsi, non organici se non tenendo presente che vengono riuniti dal frutto di una sola mente.

Al momento non posso proprio dire che l'interesse stia nella firma dell'autore in sé ma piuttosto nei fatti che vengono commentati, dallo sport (e seguire le tribolazioni di Riva e Rivera come fossero quelle di Vieri, Inzaghi, Del Piero e Totti è veramente impressionante, dà il polso della situazione, ci mette proprio di fronte ad una realtà che non è mai cambiata, anzi pare in parte ridimensionata con dei giudizi moralmente meno pesanti sui vostri eroi della 'pedata domenicale', come si diceva sul Guerin Sportivo) alla politica alla cronaca al costume alla storia d'Italia. È veramente interessantissimo vedere come fatti che per noi ormai appartengono alla storia all'epoca apparivano come news, notizie appena battute, si pensi ad esempio al tentato golpe del generale Borghese (in un primo tempo molto ridimensionato da Bianciardi [cit]), e vederle riprese, evolversi, sentire quali erano i pensieri, la varietà di domande che anche lettrici rivolgevano all'autore di Grosseto magari con la comunissima richiesta di rispondere a '10 domande 10', telegrafiche, di valore, in cui Bianciardi doveva fare una veloce classifica di autori italiani, di pugili, una nazionale di toscani che ne affrontasse una di lombardi, doveva illustrare certe affermazioni in precedenza accennate tipo come sarebbe morto veramente Cavour e Anita Garibaldi, perché Vittorio Emanuele I sarebbe stato figlio di mugnaio, che cosa avrebbe dovuto dare Fanfani ai comunisti (prossimi al governo) per farsi eleggere presidente della Repubblica, cosa dovesse fare il presidente della FIorentina per salvarla dalla retrocessione, perché ce l'avesse tanto con Helenio Herrera o Nino Banvenuti, cosa pensasse delle novità librarie 'Io e lui' di Moravia o 'Love story' o di Bevilacqua, perché ritenesse Mao Tse Tung un grande politico, perché la famiglia Kennedy sarebbe stata perseguita dalla mafia irlandese, cosa sia veramente la mafia,... quando anche non "l'amore in macchina" e l'importanza della verginità per una donna.
E questo anche se si nota, col tempo, una maggiore richiesta di confronti sportivi piuttosto che storici o letterari, di gossip su Riva e Rivera, al centro di 'scandali' rosa all'in domani della sconfitta col Brasile nel, per noi, mitico mondiale di Italia Germania 4 a 3 (e tutte le cattiverie che i lettori riuscirono a dire ai nostri azzurri, tutt'altro che da tutti unanimamente esaltati)
È un libro che invita a rileggerlo con una piccola enciclopedia vicino per capire tutte le sfumature, cosa si sapeva di alcune cose, dei fatti, perché certe risposte oggi paiono 'originali', a volte molto molto moderne (come l'abolizione del matrimonio stesso, preteso da Bianciardi, mentre l'Italia passava al divorzio, era l'istituzione del matrimonio stesso da attaccare!) altre un po' leggere, diciamo così, su Mao, troppo roseamente incensato, sulle foibe (in cui se non erro c'è solo una rapida battuta oggi non completamente accettabile: [cit]), sul doping ([cit]), sul tentato golpe del generale Borghese (anche se col tempo pare il suo giudizio un po' modificarsi anche se non ricapita più ad affrontare il tema direttamente, per cui non possiamo accertarsi direttamente dal testo se si fosse ricreduto sulla sua pericolosità).
Non sto qui a criticare la ripetitività di alcune pagine (si tratta sempre nella stragrande maggioranza dei casi di risposte date a lettere di lettori che probabilmente non leggevano sempre il Guerin Sportivo per cui sentivano l'esigenza di continuare a chiedere perché ce l'avesse con Benvenuti o chi volesse come presidente della Repubblica o quale nazionale fosse più forte) o ad attaccarmi a certe frasi troppo isolate che troviamo buttate lì in un contesto così diverso dal nostro ([matrimoni tra uomini in olanda] o l'uso della parola negro di cui già avvisa ampiamente la prefazione, il politically correct sta massacrando la nostra lingua non poca, non si riesce più a capire come ci si debba rivolgere ad un 'uomo di colore', ad un 'ipovedente' o 'non vedente', ad una 'signora anziana', ad un calciatore che ha perso una finale...).
È bello anche vedere il tono con cui si scambiano botta e risposta lettore e scrittore, non risparmiandosi accuse di faziosità (accettate dallo scrittore) cecità e altro (memorabile una chiusa di Bianciardi ad un lettore particolarmente pepato: "Stia male"), le accuse di eccessiva salacità, di poca salacità e così via.

Certo, al di là delle notizie in sé poi interviene l'interesse per Bianciardi, per ciò che pensava e come la vedesse su molte cose, sulla politica lo sport e l'arte, si apprezza l'uomo a 360°, l'uomo che parla dei figli, dell'arte contemporanea, del cinema,... e i suoi giudizi su cui soffermarsi un pochino:
- Mao e la Cina
- la sinistra non più rivoluzionaria, Togliatti e l'accordo scellerato col centro
- il Bianciardi sportivo
- il matrimonio
- il pugilato e gli sport pericolosi
- 'la tassa sugli stupidi'
- perché è giusto pagare Riva più di Saragat
 


 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Luciano Bianciardi (Grosseto, 1922 – Milano, 1971), traduttore, giornalista, scrittore, critico televisivo, sceneggiatore italiano. Si laureò in Filosofia presso l’Università di Pisa. Esordì pubblicando il romanzo “Il lavoro culturale” e il libro-inchiesta “I minatori della Maremma” (in collaborazione con Carlo Cassola) nel 1956.

Luciano Bianciardi, “Il fuorigioco mi sta antipatico”, Stampa Alternativa Nuovi Equilibri, Pavona 2006.

Approfondimento in rete:

- Ribolla 2004

- Il porto ritrovato

- biografia su Wikipedia

- biografia sul sito della RAI

- per una lettura (di parte) sulle sorti della Fondazione Bianciardi (sulla lettura - di parte - del problema tecnico in cui è incorso l'Antimeridiano la controlettura - dell'altra parte -), per la stessa lettura da parte di Ettore Bianciardi, sarebbe scorretto non segnalare almeno il sito della Fondazione Bianciardi

- il blog di Ettore Bianciardi

- la notizia della morte dell'editore di Playmen per cui scrisse anche Luciano Bianciardi [1 ,2]

 

Bianciardi Luciano - Da Quarto a Torino - franchi

Bianciardi Luciano - Il fuorigioco mi sta antipatico - Emanuele Lacopo

Bianciardi Luciano - Il lavoro culturale - AngelaMigliore

Bianciardi Luciano - L'integrazione - franchi

Bianciardi Luciano - La mamma maestra - franchi

Bianciardi Luciano - La solita zuppa e altre storie - Emanuele Lacopo

Bianciardi Luciano - La tradotta per Mosca - franchi

Bianciardi Luciano - La vita agra - franchi

Bianciardi Luciano - La vita agra - Gordiano

Bianciardi Luciano - Non leggete i libri, fateveli raccontare - Paola Biribanti

Bianciardi Luciano - Non leggete i libri, fateveli raccontare - franchi

Bianciardi Luciano - Un occhio a Cracovia - franchi

Bianciardi Luciano, Cassola Carlo - I minatori della Maremma - franchi

ISBN/EAN: 
9788872269596

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