Mi accostai a questo libro perché il titolo mi suscitava una forte curiosità, diciamo così, geografica. Kurtalan infatti è al giorno d'oggi un cittadina curda sita nella provincia di Siirt. Vagheggiavo un giallo (l'enigma del titolo) a sfondo “curdo”, che potesse fornire uno sguardo narrativo “straniero” alle terre su cui temporaneamente mi trovo a vivere. Così non fu. Mi ritrovai davanti uno sconnesso e poco entusiasmante giallo sulle correnti eretiche della Chiesa alto-medievale. Col cuore del racconto situato fra Montpellier e Parigi. Insomma un epigono sia del Nome della Rosa sia di Dan Brown.
Il professore di Storia del Cristianesimo dell'Università di Montpellier, Nicole Lanoux, misantropo, introverso, preparatissimo e abitudinario, sta normalmente introducendo i suoi studenti ai misteri delle numerosissime eresie che spaccarono la Chiesa nei primissimi secoli d.c., quando un caro amico da Parigi ne viene a disturbare la tranquillità. Da un antiquario è riuscito a recuperare un antico scrigno in oro contenente testi risalenti, così pare, all'undicesimo secolo e il cui contenuto potrebbe sconvolgere la Chiesa di Roma, la sua buona reputazione e la sua missione in terra. Lo scrigno, trafugato dalle orde di Genghis Khan dalla sperduta sede vescovile di Kurtalan, era giunto a Parigi dalla Cina. Nessuno se non Nicole Lanoux è in grado di decifrare i testi che lo scrigno contiene: furono infatti scritti sulla base di complessi codici per essere trasportati in gran segreto lungo le impervie strade dell'Anatolia per raggiungere, da Roma, proprio Kurtalan. Erano gli anni dello scisma d'oriente e delle crociate che devastavano Istanbul e depredavano i villaggi anatolici per aprirsi la via fino al San Sepolcro. La chiesa di Roma, che rivendicava di essere l'unica vera rappresentante delle messaggio evangelico, perdeva pian piano le diocesi orientali divenute “ortodosse” e con furbizia politica cercava di guadagnarsi almeno la sede di Kurtalan, estrema periferia della cristianità, per poter arginare e poi pian piano recuperare le diocesi eretiche, ortodosse e ariane. Questo è il nucleo dell' “enigma di Kurtalan”. Le poco avvincenti peripezie del protagonista che l'enigma scioglierà, si svolgono a Parigi fra osterie, conventi e taxi.
L'autore Lucera, evidentemente molto preparato sull'argomento, alterna a capitoli narrativi capitoli didascalici, sotto forma di lezione universitaria di Storia del Cristianesimo. È per tutti noi un ripasso di argomenti perduti, con buona probabilità, nell'uggia di mattinate invernali di terza liceo: sguardo alla finestra e grossi sbadigli. Giustappunto una rinfrescata non fa mai male. Solo che la puntigliosità con cui Lucera ci spiega le dinamiche di scontro fra eresie e ortodossie, non è compensata da una vena narrativa che possa dirsi tale e l'occasione del ripasso va sciupata a causa di una freddezza nozionistica eccessiva. L'altro filone narrativo, che assieme all'anticlericalismo (definizione frettolosa, s'intende) dell'autore, lascia emergere anche un suo collegamento emotivo alle lotte politiche sanguinose degli “anni di piombo”, è avviticchiato attorno alla figura di un esule italiano che per motivi di anonimato lavora in un convento parigino, proprio quello dove Lanoux svolge il suo lavoro di decifrazione. Un amore maturato fra i vialetti della Sapienza, un colpo politico andato male, la fuga verso la Francia e la ricerca spasmodica di lei...
Temi interessanti, non c'è che dire. E si dica pure che l'autore mostra di sentirli davvero, mostra di occupare più spesso che no i suoi pensieri con le problematiche politiche degli anni Settanta e con quella, si fa per dire, “eterna” del potere politico della Chiesa. Solo che il romanzo in questione, romanzo ancora non lo è. Una squadra di buoni editor potrebbero tirarne fuori qualcosa di commercialmente appetibile, sforbiciando, sfoltendo, riscrivendo dialoghi e soprattutto correggendo l'infinita sfilza di refusi (almeno più di un paio di centinaia) che infastidiscono l'occhio e talvolta addirittura falsano il significato. Sembra quindi più che altro un romanzo allo stato di bozza. E data la forma in cui si presenta mi sento di asternermi da qualsiasi tipo di giudizio nel merito dei contenuti. Qualcuno dice che pian piano la modalità “self-printing” cominicerà a far tremare le case editrici. È il primo self-printed libro che leggo. Se i risultati sono questi, di strada c'e n'è ancora molta, molta. Gli editori, seri, possono dormire sonni tranquilli.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE: Giuseppe Osvaldo Lucera, L'eretico e l'enigma di Kurtalan (Turchia sud-orientale), 2011, Youcanprint.it
GIUSEPPE OSVALDO LUCERA è nato a Biccari (Foggia) il 19 novembre 1947. Diplomato nel 1969. Ha lavorato nelle industrie alimentari e nella sanità privata. Cultore di storia risorgimentale. Ha pubblicato un saggio in quattro volumi sul fenomeno del brigantaggio: “Vicende di un’altra storia” ed un romanzo in due parti: “I due manutengoli”, editi dalle Edizioni Simple di Macerata. Ha pubblicato inoltre “Giuseppe Schiavone, brigante post-unitario”, edito da Biondi Editore.
Francesco Marilungo, febbraio 2012.
Commenti
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[l'eretico e l'enigma di kurtalan] dice francesco: "Mi accostai a questo libro perché il titolo mi suscitava una forte curiosità, diciamo così, geografica. Kurtalan infatti è al giorno d'oggi un cittadina curda sita nella provincia di Siirt. Vagheggiavo un giallo (l'enigma del titolo) a sfondo “curdo”, che potesse fornire uno sguardo narrativo “straniero” alle terre su cui temporaneamente mi trovo a vivere. Così non fu. Mi ritrovai davanti uno sconnesso e poco entusiasmante giallo sulle correnti eretiche della Chiesa alto-medievale. Col cuore del racconto situato fra Montpellier e Parigi. Insomma un epigono sia del Nome della Rosa sia di Dan Brown...."
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[lucera] Salve Francesco, ti
[lucera] Salve Francesco,
ti ringrazio per le critiche espresse sul mio lavoro: alcune condivisibili, altre serviranno a farmi riflettere ed altre ancora sono discutibili. La delusione per non esserti trovato di fronte ai tuoi “curdi” ha senz’altro inficiato il tuo giudizio che si presenta tranchant, duro e senza via di scampo, del quale accetto la responsabilità oggettiva dei tanti refusi, ma non quella soggettiva; accetto il nozionismo, ma quella fu la scuola che mi formò e di quella, oggi, ne vado ancora fiero. Ti ringrazio per l’epigono, ma il mio, come poi affermi, è ben poca cosa rispetto ai due che hai indicato e apprezzo anche il tuo astenerti dal giudicare i contenuti, i quali, essendo propri dell’autore, come tutte le idee degli altri, sono soltanto da criticare, pur rispettandoli, ma mai da giudicare. Non accetto, però, l’uso delle forbici perché sia lo scritto che il concatenarsi delle vicende rispecchiano l’autore, cosa questa che può piacere oppure no al lettore; come non accetto la conclusione che romanzo non è. A proposito, quando un romanzo è tale? Infine, il mio lavoro voleva argomentare circa il comportamento tenuto da tre eretici rispetto alle ortodossie del loro mondo: ribelli sì, ma conniventi con ciò che vorrebbero modificare, quindi lontanissimi da quelli veri che per difendere le loro idee preferirono il fuoco alla sottomissione.
[Eretico-Kurtalan]: Salve
[Eretico-Kurtalan]: Salve Giuseppe. Ti ringrazio per essere intervenuto. Purtroppo o per fortuna il lettore/critico è libero di esprimersi a seconda della sua sensibilità. Io non intendevo in alcun modo ferire. Ma non potevo nascondere la mia delusione nei confronti del libro. Il fatto che non ci abbia trovato dentro i curdi mi ha nfluenzato in piccolissima parte. In realtà gli argomenti che tu hai affrontato mi attirano, non ne so molto, vorrei saperne di più, grazie al tuo libro ho scoperto di più. Le critiche da me espresse, lo ammetto in certi casi trancianti, sono rivolte soprattutto alla forma. Capisco, le forbici non fanno piacere. Però ciò di cui mi rammaricavo durante la lettura era del fatto che, con una sistemazione maggiore, i contenuti avrebbero potuto essere fruiti molto meglio. Il richiamo a Eco o a Brown mi è stato dettato dall'argomento. Per quanto non apprezzi Brown, la veste narrativa che è riuscito a dare ai suoi temi riesce a coinvolgere molti lettori. In questo senso il romanzo non è, o non è riuscito. Ma questo è il mio modesto parere. Conta per quel che conta. Altri cento lettori, esprimerebbero cento pareri diversi.