Per avere un’idea dell’atmosfera malinconica che pervade questo libro e del tono allo stesso tempo serio e canzonatorio del suo autore, al lettore curioso basta poco. Basta leggere le due brevi citazioni in epigrafe: Due più due non fa necessariamente quattro. Dipende dalla velocità del vento (Raymond Queneau); La nostra vita è una sciarada, sulle prime sembra xxxxyx, e invece è zxxyxz (Elio e le storie tese).
Libro particolare, Malinverno, di una particolarità di contenuto e di forma che coinvolge da subito. Sin dalle prime pagine il volume promette una lettura dolce, ma anche amara; tenera, ma anche dura e costantemente proiettata verso una dimensione sur-reale, che non è mai troppo lontana da quella reale. Le promesse sono mantenute fino alla fine, dove, inaspettata come nei gialli meglio riusciti, arriva una conclusione “gialla”. Il che è sorprendente per un libro che, alternativamente, è rosso come la passione, nero come la morte, grigio come la routine, verde come la speranza, ma giallo proprio mai.
Gianni Malinverno è un ragazzo solo. “C’è chi è solo perché non sopporta più gli altri e c’è chi è solo perché gli altri non sopportano più lui”. Gianni è solo perché tutti, chi prima chi dopo, se ne sono andati, genitori inclusi. Andati via, non morti, andati a vivere da un’altra parte, senza troppe spiegazioni né troppo preavviso.
I rapporti con i “datori di vita” non sono granché, eppure Gianni vive l’abbandono come un tradimento.
“Il padre era un uomo dall’aria paciosa, lenta e francamente un po’ idiota. Il dialogo con il figlio si limitava a sommarie indagini sulla sua vita sessuale e venivano sistematicamente gratificate con opportune menzogne che Gianni inventava per non dover rendere conto della sua inettitudine. Il padre approvava sventagliando il curioso sopracciglio unico di cui era dotato e dandosi una graziosa sistemata al pacco: era il suo modo di comunicare.
La madre, invece, era una donna dall’aria paciosa, lenta e francamente un po’ idiota. Il dialogo con il figlio si estendeva agli accertamenti della presenza della canottiera sotto la camicia che venivano sistematicamente frustrati con dei sinceri no che Gianni preferiva a eventuali richieste di accertamenti. La madre disapprovava guardandolo offesa e affrettandosi ad andare in cucina a sistemare qualcosa” (pp. 10-11).
Gianni è uno studente universitario, privo però dell’euforia goliardica che anima i suoi colleghi e della loro facilità nel socializzare. Gianni avrebbe anche voglia di stringere rapporti, ma è inibito dal fatto che tutte le persone che frequentano l’università sembrano conoscersi già da prima, infatti non ha mai assistito all’incontro tra due sconosciuti.
Gianni è silenzioso, apparentemente introverso, il tipico comportamento di chi nasconde una grande sensibilità. Sommata, nel caso di Gianni, a uno spirito d’osservazione decisamente sopra la media, cui non sfugge, ad esempio, il fatto che gli universitari si possono dividere in due categorie: chi aspira a far parte della futura classe dirigente, veste in giacca e cravatta e dice sempre “oh:” (“Oh: mio padre ha comprato quella macchina che ti dicevo; “Oh: stasera si va in discoteca”, p. 16); e chi aspira a essere l’alternativa all’attuale classe dirigente, veste con jeans scoloriti, maglioni sformati e dice sempre “’sto” (“Ci facciamo’sto giretto con la macchina di mio padre?”; “Ci facciamo ’sta canna in discoteca?”, p. 17).
L’unico vero amico di Gianni è Veleno, con cui condivide i sabato sera alla birreria Chinaski, con cui parla (poco), e di cui non approva la considerazione (poca) che ha delle ragazze. Le omissis, come le chiama lui, vanno, innanzi tutto, timbrate. Poi, eventualmente, si può valutare se approfondirne la conoscenza. Cose incomprensibili per Gianni, per il quale la timbratura prevede il corteggiamento, la frequentazione e soprattutto l’amore. Proprio come con Silvia, con cui le cose sembravano andare per il verso giusto, ma poi è finita all’improvviso. E da allora Gianni ha “adottato all’unanimità di se stesso” che non si innamorerà più.
Il destino, però, ci mette del suo e, da un giorno all’altro, si ritrova innamorato di Venere. È amore a prima vista, almeno per lui. Complice l’atmosfera natalizia, ogni piccolo gesto di lei assume per Gianni significati profondissimi e pensa quasi che si possa aprire il fatidico portone là dove si è chiusa la porta con Silvia.
Quello che avvince e diverte in Malinverno, non è tanto il seguire Gianni nei suoi movimenti, quanto leggerne i pensieri, o, meglio, il retro pensiero che accompagna, precede e commenta ogni cosa che accade, è accaduta o sta per accadere.
Fondamentalmente tendente al triste, ma mai catastrofista, Gianni registra e analizza tutto, aggiungendo un ingrediente raro e decisivo per il sapore della lettura: la levità.
La levità e una spruzzata di ironia q.b. rendono la ricetta del volume molto più vicina a quella della fiaba che non a quella del romanzo.
Raccomandato per chi considera lo stupore un valore da riscoprire.
Si consiglia la lettura nei mesi invernali.
Ideale per "sorridere ed emozionarsi a intermittenza, come le lucine di Natale".
EDIZIONE ESAMINATA
Fabio Lubrano, Malinverno, Zandegù Editore, Torino, 2008, pp. 238. Postfazione (Il libro postumo di uno scrittore vivente) di Matteo B. Bianchi, in cui si ripercorrono le vicissitudini editoriali del libro prima di approdare nella collana I fichissimi di Zandegù.
BIOGRAFIA AUTORE
Fabio Lubrano (Ravenna 1973), scrittore italiano. Vive a Milano dove lavora come analista informatico. Nel 1995 ha pubblicato L’amore è una brutta cosa con un bel nome nei millelire di Stampa Alternativa. Suoi racconti sono apparsi nelle riviste’Tina, Fernandel e Linus e nelle antologie Kaori non sei unica (Tempi Stretti), Miguel son sempre mi (Tempi Stretti) e Scontrini (Baldini Castoldi Dalai). È il batterista del gruppo rock Malomodo. Il suo blog è malinverno.splinder.com
Paola Biribanti, gennaio 2010
Commenti
Venere che ride. "Che risata
Venere che ride.
"Che risata di classe, pensò subito Gianni, diametralmente opposta a quella delle oche che fanno finta di essere oche che fanno le oche. Una risata che lasciava intendere la sofferenza di sapersi coabitare con la sofferenza".
paola biribanti su un libro
paola biribanti su un libro ZANDEGU'!
(homepage;) )
PS Mauxa mi respinge le mail da un po'... mi sa che è ora che tu abbia un account lankelot. E' roba di gmail, non fa scherzi;)
Sto risolvendo il problema
Sto risolvendo il problema dell'indirizzo mauxa. Cioè: me lo stanno risolvendo.
Quanto a Zandegù, è stata una piacevole scoperta. E' la casa editrice "più giovane d'Italia". L'editore (editrice) è Marianna Martino, classe 1983.
Paola, l'editore più giovane
Paola, l'editore più giovane d'Italia non è più Marianna Martino da circa un annetto ;)
A parte questo non ho mai letto un libro Zandegù ma sembra lavorino bene, distribuzione CDA, bella grafica dei libri e una buona rassegna stampa ogni nuova uscita. Sui contenuti dei libri non posso dire niente, so che sono specialiazzati in narrativa surreale e che il loro target è prevalentemente giovanile.
"Fondamentalmente tendente al
"Fondamentalmente tendente al triste, ma mai catastrofista, Gianni registra e analizza tutto, aggiungendo un ingrediente raro e decisivo per il sapore della lettura: la levità. La levità e una spruzzata di ironia q.b. rendono la ricetta del volume molto più vicina a quella della fiaba che non a quella del romanzo".
> A chi potresti assimilarlo, tra i contemporanei? E tra i letterati del Novecento? Se sei in cerca di qualcosa di simile, prova a misurarti con "Lo stagno delle gambusie" di Unterholzner, altro esordiente, edito MZ
Sì, Paola, Francesco (classe
Sì, Paola, Francesco (classe 1992, diciottenne da qualche ora) ti sta comunicando che è lui - con historica - a detenere questo primato, adesso. Ma a parte questa simpatica sfida tra giovanissimi...
Zandegù è un editore che ho studiato lateralmente, diciamo "sbirciato", tra fiere e chiacchierate con qualche amico. Ho avuto difficoltà a decifrare quanti vivai avessero oltre alla scuola di AB che tutti conosciamo. Prima o poi me li pappo e ti dico - non nel 2010, credo:)
Non sapevo di Francesco. Non
Non sapevo di Francesco. Non potevo immaginare. Allora complimenti! E in bocca al lupo!