I fratelli Marx, tanti aneddoti che gravitano intorno alla loro arte e alla vita privata. Ma saranno tutti attendibili? Davvero Minnie, la loro affettuosa madre, ha coltivato quattro talenti lanciandoli nel fatato mondo dello spettacolo? E la fortuna, casuale burattinaia della loro carriera, è l’unico fattore che ha trasformato quattro poverelli di periferia nel gruppo più pagato della Hollywood anni ’30?
Simon Louvish è un po’ cinico al riguardo. Ha già realizzato un lavoro certosino su uno dei maestri americani (da noi semplicemente ignoto) W. C. Fields e sa che non tutto ciò che luccica è oro autentico. Così, per non riscrivere l’ennesima biografia marxiana frutto di passaparola e aneddoti spiritosi, comincia a indagare. Vuole i documenti, prima di tutto: giornali d’epoca, recensioni, lettere private (anzi, privatissime), i vecchi registri di censo, le sceneggiature originali recuperate alla Library of Congress. E ancora: interviste ai diretti interessati, familiari compresi (Arthur si rifiuta) e, sopra tutti, Louvish si affida a una consulenza speciale: Paul Wesolowski, il maggior esperto mondiale dei fratelli Marx. Basti vedere le foto della sua casa: un museo tutto Marx Bros.
Così lo scrittore scozzese inizia il suo lavoro quasi scientifico – la razionalità di certo non gli manca, per trarre conclusioni sul vasto materiale analizzato – e non risparmia nessuno. Primo punto: la leggendaria ed estrema povertà dei fratelli Marx. Ma il quartiere a nord est di Manhattan, negli anni '80 dell'Ottocento, era davvero così infernale? Pare di no. Louvish parte alla carica e sfata il primo mito: i Marx non erano dei morti di fame. Non era un quartiere di banchieri chiaramente, ma sebbene fosse una sorta di ghetto popolato da immigrati tedeschi e irlandesi, poteva vantare una grande percentuale di lavoratori. Groucho descrive il nonno come un disoccupato pasticcione, ma Louvish scopre che per mantenere i figli riusciva comunque a lavorare di continuo – magari non limitandosi a un solo mestiere – e così poi i genitori dei Marx. La scoperta è che il tanto per sopravvivere c’era, e forse un po' di più. Delusi? E uno.
Poi si accanisce col cognome Marx. È vero, dai registri del periodo risulta la grafia Marks, ma non era l’unico nome che veniva trascritto in maniera oscena dai dipendenti dell’anagrafe (che avevano spesso a che fare con le pronunce più disparate, data la vasta gamma di accenti europei dei novelli newyorkesi). Del resto Marx era il nome che il papà dei celebri fratelli aveva scelto, modificando il precedente Marrix; non a caso i comici si firmavano Marx anziché Marks, dunque sarebbe bene prenderne atto definitivamente.
Louvish si occupa – ampiamente – del nucleo familiare in casa Marx e scopre un personaggio oscuro: la cugina Polly. Sfoglia molti registri e trova tanta confusione. Una sorella adottiva? Anche sulla data di nascita sembrano esserci imprecisioni. La test finale del saggista è che la ragazza fosse figlia di una zia (zia Hanna, che viveva con loro) ma avuta da signorina, adottata dunque dai genitori dei Marx per non dare scandalo. L’autore si accanisce poi sul grande mito della mamma tutto fare che con amore e pazienza trasforma i figli in star, come già aveva fatto con suo fratello Al, ricco attore e uno dei protagonisti del vaudeville americano.
Louvish scopre cose davvero interessanti. È vero, la cara Minnie è stata fondamentale per il loro inizio. Ma come ha potuto farsi strada nel becero mondo dei teatri di periferia? Una cara donnetta di casa, dolce e gentile? Ecco, sul suo carattere, il buon Louvish, ha qualche dubbio.
E grazie a recensioni entusiaste dell’epoca si scopre che… Minnie aveva il pugno di ferro e aveva presto scoperto qual è il fattore che spinge un uomo ad entrare in un teatro. L’amore? Più o meno… La carne.
La donna riempie di ballerine prosperose gli spettacoli dei suoi figlioletti (che diventano grandi in un baleno) aggiungendo paia di gambe ogni qualvolta l’occasione lo richieda. E il suo nome si fa sempre più strada grazie a tante altre sue compagnie di danzatrici che circolano per i vari teatri dell’America puritana. Un puritanesimo che, per fortuna dei Marx, scema sempre di più. Ecco allora primi successi del gruppo (non più gli Usignoli della loro adolescenza, ma la band tutta famigliare targata ormai Marx & Co) che ibridano belle ragazze e maschietti scalmanati (i due fattori sono indivisibili). Il primo grande mito – la simpatica matrona vecchio stampo – è incredibilmente incrinato.
Notevoli sono anche le scoperte fatte da Louvish per quanto riguarda il materiale perduto. Pubblica uno sketch scritto da Groucho (!), il testo di On the Balcony, un loro spettacolo teatrale, per non parlare dello straordinario recupero di sequenze tagliate dai loro film: un intero brano di Tre pazzi a zonzo, l’intera evoluzione della trama di Una notte all’opera, con tanto di date per ogni sceneggiatura, sinossi e ripensamenti.
Più documentate le notizie riguardo alla presenza marxiana in terra inglese, nei loro tour (il primo è fallimentare, il pubblico lancia loro delle monete pur di farli andar via dal palco) o nei disperati tentativi di Groucho di portare il suo show al pubblico europeo nei primi ’60 (qui Groucho vede il film dei Beatles, A Hard Day’s Night, e non ne rimane entusiasta).
Anche la vita privata è ispezionata, pur con il dovuto tatto, e mette in risalto i caratteri dei fratelli più di qualunque altro libro: Groucho (irascibile ed esibizionista), Chico (donnaiolo patologico), Harpo (buono ma folle), Gummo (buono e diplomatico) e Zeppo (invidioso e frustrato). Nessuno ce li aveva mai mostrati così.
A ciò si aggiunga una corposa contestualizzazione storica di ogni decennio del Novecento, che dimostra grande competenza soprattutto nel campo delle arti e dello spettacolo, nelle sue varie trasformazioni lungo il tempo, dei suoi miti e dei suoi scheletri nell’armadio. Come lettura leggera è improponibile, ma essendo un saggio, implica un approccio attento che verrà ripagato, eccome. Il bello, in realtà, è che un libro come questo non ha finale. Non c’è tutto quel che vorremmo sapere sui Marx, perché la loro storia rimane ancora un capitolo aperto. Insomma, un’indagine accurata davvero stimolante.
Curiosità.
Ad aprile di quest’anno uscirà la sua ultima fatica… si intitola Chaplin.
Non aggiungo altro.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Simon Louvish (Glasgow, 1947) è un critico e studioso cinematografico scozzese ma cresciuto a Gerusalemme. Ha frequentato la London School of Film Tecnique, dopo la quale ha girato dei documentari in Sud Africa, Grecia e Israele. Tra le sue biografie principali Stanlio e Ollio (Frassinelli, 2003), Chaplin: The Tramp's Odyssey (2009) Mae West:It Ain't No Sin (2007), Keystone: The Life and Clowns of Mack Sennett (2004), Man on the Flying Trapeze: The Life and Times of W. C. Fields (1997), Coffee with Groucho (2007).
Simon Louvish, “Monkey Business. The Lives and Legends of the Marx Brothers”, Faber and Faber, London, 1999.
Libri di Groucho Marx pubblicati in Italia
Letti, Lindau Torino 1995
Libri su Groucho Marx pubblicati in Italia
I fratelli Marx, William Wolf, Milano Edizioni Libri
Grouchismi, a cura di Robert S. Bader, Oscar Mondadori 2000.
Legali da legare, Bompiani Milano 1992
1978
Libri ancora inediti in Italia di e sui Fratelli Marx
Harpo Speaks!, di Harpo Marx e Roland Barber, Avon Books, New York, NY, 1961
Many happy returns, di Groucho Marx, Simon & Shuster, NY 1942
Son of Harpo speaks, di Bill Marx, Bearmanor Media, 2007
Growing up with Chico, di Maxine Marx, Prentice Hall, Englewood Cliffs, NJ, 1980
The Marx Brothers, di Kyle Crichton, Doubleday & Co., Garden City, NJ, 1950
The Marx brothers encyclopedia, di Glenn Mitchell, Batsford, London, UK, 1996
The Marx bros bio-bibliography, di Wes Gehring, Greenwood Press, Westport, CT, 1987
Groucho, Harpo, Chico and sometimes…Zeppo, di Joe Adamson, Simon and Schuster, New York, NY, 1973
The Groucho Phile, di Groucho Marx e Richard J. Anobile, Bobbs-Merrill Company 1976
The secret word is Groucho, di G. Marx e Hector Arce, G.P. Putnam’s Sons, New York, 1976
The Marx brothers scrapbook, di G. Marx e Richard J. Anobile, Darien House, New York, 1973
Hello I must be going, di Charlotte Chandler, Doubleday & Co., Garden City, NY, 1978
Groucho, biografia a cura di Hector Arce, G.P. Putnam’s Sons, New York, NY, 1979
Arthur Marx’s Groucho: A Photographic Journey, Arthur Marx Phoenix Marketing Services, 2001
Film dei Fratelli Marx su Lankelot:
Nel web
Luca Martello, 19 febbraio 2010.
Commenti
[louvish] Oh, finalmente.
[louvish] Oh, finalmente.
[louvish] scrivi: "Primo
[louvish] scrivi: "Primo punto: la leggendaria ed estrema povertà dei fratelli Marx. Ma il quartiere a nord est di Manhattan, negli anni '80 dell'Ottocento, era davvero così infernale? Pare di no. Louvish parte alla carica e sfata il primo mito: i Marx non erano dei morti di fame. Non era un quartiere di banchieri chiaramente, ma sebbene fosse una sorta di ghetto popolato da immigrati tedeschi e irlandesi, poteva vantare una grande percentuale di lavoratori. Groucho descrive il nonno come un disoccupato pasticcione, ma Louvish scopre che per mantenere i figli riusciva comunque a lavorare di continuo – magari non limitandosi a un solo mestiere – e così poi i genitori dei Marx. La scoperta è che il tanto per sopravvivere c’era, e forse un po' di più. Delusi? E uno."
> Beh, bisogna pur capire che genere di lavoro fosse:). Mica è il massimo della vita inventarsi un mestiere dopo l'altro:))).
[louvish] " Ma come ha potuto
[louvish] " Ma come ha potuto farsi strada nel becero mondo dei teatri di periferia? Una cara donnetta di casa, dolce e gentile? Ecco, sul suo carattere, il buon Louvish, ha qualche dubbi. E grazie a recensioni entusiaste dell’epoca si scopre che… Minnie aveva il pugno di ferro e aveva presto scoperto qual è il fattore che spinge un uomo ad entrare in un teatro. L’amore? Più o meno… La carne".
> ahahaha
[louvish] scrivi: "Come
[louvish] scrivi: "Come lettura leggera è improponibile, ma essendo un saggio, implica un approccio attento che verrà ripagato, eccome. Il bello, in realtà, è che un libro come questo non ha finale. Non c’è tutto quel che vorremmo sapere sui Marx, perché la loro storia rimane ancora un capitolo aperto. Insomma, un’indagine accurata davvero stimolante."
> Si direbbe che siamo agli albori del mito Marx. Proprio come è accaduto col mito Carroll, grazie alla biografia della Leach (ve ne parlo a breve. L'ha tradotta il Buttazzi!)
[bio carroll butt] Quello è
[bio carroll butt] Quello è un must, che come sai, aspettiamo da tempo!
[louvish lavori vari] hai
[louvish lavori vari] hai ragione, ma intendevo che il nonno non era disoccupato come invece diceva Groucho, era un appunto in quel senso :) Poi calcola che il babbo dei Marx faceva il sarto e riusciva a mantenere una quindicina di persone :))
[louvish] saranno stati
[louvish] saranno stati creativi come i nostri geniali napoletani...
[louvish] "Ad aprile di
[louvish] "Ad aprile di quest’anno uscirà la sua ultima fatica… si intitola Chaplin."
> e...?