"C’è ancora qualche motivo di odio che mi manca. Sono sicuro che esiste " Louis-Ferdinand Céline
Céline, genio controverso della letteratura del Novecento, diede alle stampe questo breve e graffiante libello lo stesso anno in cui uscì Mort à crédit (1936), un anno prima dell’invettiva anti-ebraica contenuta in Bagatelles pour un massacre. Fu ispirato da un viaggio fatto a Mosca e Leningrado nel 1936 per spendere sul posto i diritti d’autore derivatigli dalla traduzione russa del Voyage au bout de la nuit: in loco, ebbe modo di osservare ad occhio nudo le contraddizioni e l’abominevole organizzazione sociale del regime comunista sovietico. Céline si trovò di fronte ad una realtà agghiacciante ed in qualche modo speculare rispetto ad un'altra consolidata e insinuante forma di dominio, quella capitalista, della quale il comunismo si vantava d’essere la sola alternativa possibile per arrivare ad una vera giustizia sociale e alla conseguente felicità degli uomini. Nell’ottica céliniana mai realtà dei fatti fu tanto artefatta da propaganda e parole.
IL PAESE DELLA “FELICITÀ” MECCANIZZATA
La pretesa di costruire un modello economico-sociale egualitaristico apparve a Céline, una volta a contatto col socialismo reale, non solo un nonsenso, ma una bugia vera e propria. In effetti, lo scrittore francese non ci mise molto a comprendere che le élites politiche, militari e dell’ordine pubblico rastrellavano le ricchezze del paese, lasciando il popolo si in una condizione di apparente uguaglianza, ma per difetto: e verso il basso. Le sperequazioni, ai suoi occhi, furono più che evidenti; l’uguaglianza, un falso ideologico:
“Perché il bell’ingegnere guadagna 7000 rubli al mese? Parlo di laggiù in Russia, e la donna delle pulizie solo 50? Magia! Magia! È che siamo tutti letame! Là come qui! … Tutta la Russia vive al dieci per cento del bilancio normale, tranne la Polizia , la Propaganda , l’Esercito…”.
Nel criticare il comunismo Céline gli pone come specchio proprio “l’odiato capitalismo”, lasciando ad evidenza ciò che la propaganda mascherava: l’esser due facce d’una identica medaglia. Capitalismo e comunismo, accomunati dal sopruso perpetrato ai danni dell’essere umano e dalla sete di potere. Bramosia dell’avere che ha innescato - tra i due orientamenti - una competizione economica (pre e post-bellica) travestita da competizione ideologica, divenuta egemonia dei due blocchi - col crollo del nazional-socialismo e del fascismo - nel dopoguerra: “Avari contro invidiosi! Era tutta qui, dunque, la gran contesa!”. Pertanto, nell’attrezzarsi alla contesa per il potere (che spesso è stata anche spartizione, aggiungo io… ), il comunismo ha mostrato il suo vero volto:
“Di soppiatto han preparato nuove scene… Neo-capoccia, neo-Cremlino, neo sgualdrine, neo-lenin, neo-gesù! All’inizio eran sinceri!... Adesso, hanno capito tutti quanti! (Quelli che non capiscono: al muro.) Non sono mica colpevoli, ma sottomessi… Non fossero loro, sarebbero degli altri… L’esperienza gli è servita… Stanno sulle difensive come non mai… L’anima, adesso, è la ‘tessera’…”.
E chi è contrario, dunque, è un eretico; come per i “padri inquisitori”, il verbo del Prolèt è come fosse un verso delle Sacre scritture:
“Quanti ne sono finiti sul rogo, di piccoli ostinati credenti, durante le epoche oscure? ...E in pasto ai leoni? …E nelle galere? …E inquisiti fino al midollo? Per la concezione di Maria? Per tre versetti del Testamento? Si posson più contare! I motivi? Facoltativi!... Non vale neanche la pena che ci siano!... I tempi son mica tanto cambiati per questo aspetto! Non è che siamo diventati più difficili! Possiamo tranquillamente crepare tutti per qualche accidente che non esiste! Un Comunismo in mutria!... Non ha importanza, davvero al punto in cui siamo! … Ma morire per un’idea di cui non capisco niente!... Si è puri anche senza saperlo, comunque!... A pensarci bene, che sia questa la Speranza ?”.
La guerra infurierà, profetizza Céline, annienterà ciò che resta degli uomini, farà repulisti per mezzo dell’ “Idea”. In fondo, Céline, per quest’idea, aveva pur simpatizzato. Questo scritto è il suo “mea culpa” per essersi così cocentemente sbagliato.
ETICA ED ESTETICA CELINIANA
Tutti o quasi gli esegeti del pensiero céliniano, e tra questi anche colui che ha introdotto questo volume per Guanda, si sono spesi, in fase di commento alle sue opere, a distinguere tra i virtuosismi estetici dell’impareggiabile modo di narrazione ed un’etica di dubbia “moralità” (nel migliore dei casi). Le parole con cui Giovanni Raboni introduce Céline sono emblematiche:
“Come tutto sarebbe più semplice e più comodo se le idee sbagliate producessero automaticamente e infallibilmente soltanto dei brutti libri! Purtroppo non è così; ma prenderne atto è, a volte, così doloroso, che preferiamo fare i finti tonti, giocare a rimpiattino con il nostro acume estetico, riempirci le orecchie di cera come Ulisse prima di passare davanti alle Sirene, pur di non ammettere nemmeno con noi stessi che un grande scrittore può avere nutrito, o comunque espresso, convinzioni che ripugnano alla nostra sensibilità etica. Il caso Céline è, in proposito, d’una completezza esemplare”.
Più che a Mea Culpa, che il traduttore vede come un’opera che getta luce sull’inquietante realtà del socialismo reale, Raboni si riferisce alle opere successive di Céline e in particolare a Bagatelles pour un massacre, L’Ecole des cadavres e Le Beaux Draps. Proprio Bagatelles, suscitò nel dopoguerra l’indignazione dei più per invettive come queste:
“Dio solo sa come L’Ebreo cerca di pulirsi, di raffinarsi “arianamente” per poter meglio ingannarci, impaniarci. Malgrado questo lavorìo, rimane dopo tanti secoli l’insorpassabile gaffeur dei cinque continenti”.
Ho preso un’affermazione a caso tra le tante su questi toni contenute in questo pamphlet estremo ed insidioso, che tra le pieghe e più di altri mostra l’anima anarco-rivoluzionaria di Céline. Il tema del mimetismo ebraico che si fa potere è qui gridato in maniera estrema e senza limite. Questo spaventa in Céline, il suo essere l’unico vero esteta dell’anarchismo che diventa messaggio etico, esistenziale. A leggerlo bene, sia nella forma che nella sostanza, Bagatelles non è molto diverso dagli altri suoi scritti: l’impatto ideale ed emotivo è fortissimo; truce, impietosa e corrosiva la forma letteraria. Come nel Voyage, in Mort à crédit e in Mea Culpa, le parole sono fuoco, energia, potenza e liberazione. Finalmente qualcuno senza briglie, un’esteta, un puro, un assoluto. Non possiamo prenderlo a pezzi. Per questo, Céline, o lo si ama o lo si odia. Non esistono vie di mezzo.
CÉLINE: UN AMORE OLTRE LA LETTERATURA
Pertanto, e come avrete capito, il mio amore per Céline è totale: dal Voyage a Bagatelles a Rigodon, nulla mi è estraneo; posso aver preferito l’uno piuttosto che un altro, per argomento o interesse contingente, ma la molteplicità è sempre ricondotta ad unità ideale quando penso a Céline. Per tutti questi motivi, distinguere tra etica ed estetica in tale personaggio è un nonsenso nei termini e nella pratica. È un artificio ideologico di cui si sono serviti gli intellettuali di regime (democratico) nel dopoguerra per non oscurare due immense opere letterarie quali Voyage au bout de la nuit e Mort à crédit. Se devo scegliere tra Voyage e Bagatelles scelgo certamente il primo, ma non per un discorso etico, soltanto per amore letterario. In fondo, ciò che amo in Céline è proprio il suo esistenzialismo-realismo anarchico, contro il mondo moderno e al servizio di nessuno. Considerando il recente passato, ed un presente di uomini votati al “leccaculismo”, è un pregio ascrivibile a pochi. Per ciò che mi riguarda, mi batterò sempre per divulgare i suoi testi, nessuno escluso. E non mi interessa se siano politically correct o meno.
Curiosità: In appendice al volume possiamo trovare: Mea Culpa per anime interdette di Arina Istratova; “Presentazione di Mea Culpa sul giornale indipendente del 1° Agosto 1991” ; “Céline, Argon, Triolet, itinerari incrociati” ; “Primavera 1934. Céline, lettera a Elie Faure” in cui il grande narratore esordisce con queste emblematiche parole che dovrebbero chiarire una volta per tutte la sua natura:
“Caro Amico. Sono anarchico da sempre, non ho mai votato, non voterò mai per niente né per nessuno. Non credo agli uomini.”
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Louis-Ferdinand Destouches, detto Céline (Courbevoie, 1894 – Meudon, 1961) medico e scrittore francese.
Louis-Ferdinand Céline, “Mea culpa”, Guanda, Parma 1995.
Introduzione di Giovanni Raboni.
Prima edizione: 1936.
Articoli e Approfondimento in rete: Louis-Ferdinand Céline / Chez.com (LFC) / Levity / Antenati.
Léon, Agosto 2005.
Originariamente pubblicato su Lankelot.com
IN LANKELOT:
Céline Louis-Ferdinand - Bagatelle per un massacro - franchi
Céline Louis-Ferdinand - Colloqui con il Professor Y - franchi
Céline Louis-Ferdinand - Le onde - franchi
Céline Louis-Ferdinand - Mea culpa - Léon
Céline Louis-Ferdinand - Storia del piccolo Mouck - franchi
Céline Louis-Ferdinand - Viaggio al termine della notte - franchi
Commenti
Federico, segnalazione tecnica. Bisogna inserire sempre i tags! (cfr. ISTRUZIONI). Te li sto inserendo a mano io. Basta indicare le voci cardine, separate da virgola (ad es: Celine, Mea Culpa, Libri). Vanno messe nel riquadro subito successivo a quello dell'articolo.
Sono obbligatorie. Servono a indicizzare il pezzo nel motore di ricerca.
Ok, al prossimo ci provo. Ma non t'assicuro niente. Mi scuso preventivamente se mi dovessi impiccare...
ma va, è facilissimo.
Sotto la corniciona per scrivere il pezzo c'è una cornice piccola.
Là scrivi in tondo separando con le virgole.
Se il nome dell'opera è formato da più parole, scrivile senza virgole in mezzo; metti la virgola alla fine. Esempio: Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate, libri
Se vuoi mettere anche il nome dell'autore: William Shakespeare, Sogno di...
(stesso principio: la virgola solo a fine tag)
Fatto, ma in questo pezzo ho avuto problemi con gli spazi, non è che quando puoi aggiusti un pochino?
Devi farlo da solo, non è difficile. Puoi intervenire da te sui tuoi scritti: reimpaginarli. Fai prove...
tutto tramite il "retro".
In merito al testo, anzi in merito alla citazione che hai riportato da Bagatelle. Al di là del tono snobistico, non c'è da convenire con Raboni? Di fronte a frasi simili, la condanna o l apresa di distanza, o quantomeno una forte contestualizzazione non è necessaria?
Diciamo che potrebbe risultare opportuna. Necessaria è una parola grossa. Per me Céline era un provocatore, e come tale esasperava i toni su tematiche spesso difficili. Di la da ciò, amo il suo modo di far letteratura. Amo il suo genio e il suo spirito antagonista.
Anch'io.
Drieu La Rochelle ha un'altra classe, ragazzi. Tutto un altro mondo. Ripubblicherò le oldies.
"ciò che amo in Céline è proprio il suo esistenzialismo-realismo anarchico, contro il mondo moderno e al servizio di nessuno. Considerando il recente passato, ed un presente di uomini votati al ?leccaculismo?, è un pregio ascrivibile a pochi. Per ciò che mi riguarda, mi batterò sempre per divulgare i suoi testi, nessuno escluso. E non mi interessa se siano politically correct o meno".
Politicamente corretto è categoria americana o wasp, cassiamola. Intellettualmente accettabile è categoria logica e individuale, quindi affrontiamola. Ci sono dei passi nei suoi libri - sai a cosa mi riferisco - che costituiscono la testimonianza dei deliri di un paranoico, a sfondo razziale. Io non riesco a trovarli accettabili da nessun punto di vista. Nemmeno da quello della scrittura.
Questioni di punti di vista (so a che ti riferisci, e posso capire). Per me anche i passi più controversi denotano lo spirito antagonista (e provocatore) di Céline.
Ma l'antagonismo non è una categoria bastevole a trionfare su tutto. Io non voglio essere antagonista dell'umanità, voglio essere antagonista di dio o del marketing o del tubo catodico.
Ma certo, diciamo, per capirci meglio, che mi piace il suo "spirito provocatore".
D'accordo. Ma le provocazioni destinate a ricordarci che è possibile leggere l'umanità per razze e non per etnie, per dna e non per culture, per congetture e non per prove non hanno sempre troppo senso. Io capisco il concetto di gruppo alfa nei branchi di lupi, e al limite negli esseri umani. Trovo splendidi gli ebrei alfa, per capirci.
Questo è un discorso un po' complesso che giuro che prima o poi approfondisco. Ti dico solo che quello che secondo me animava Céline non era l'odio razziale a priori, ma più che altro la dimensione e la responsabilità storica che, a torto o ragione, Céline credeva avessero gli ebrei.
Bene...approfondirai. Ti assicuro che l'idea che un popolo intero abbia responsabilità storiche - ossia: paghi le colpe dei padri dei padri dei padri - riesco a trovarla lineare solo nella logica della tragedia Greca. Mi stupirai, oppure scriverai una tragedia Greca.
Ma no, non c'è da stupire, è solo un'analisi storica. E come tale opinabilissima. Condivisibile o meno che possa essere. E comunque, non è sulla storia degli ebrei, ma sulla contingenza di quel tempo.
Io non dimentico di essere contemporaneo. Attendo comunque;).
Purtroppo è un tema rischioso da affrontare. é terreno minato. Ma vedremo..
La mina che esplode per prima è la reminiscenza.
Qui il codice IBS non lo legge. Metto il link. Per acquistarlo lo trovate qui: www.internetbookshop.it/libro/CCC333FGDF3Y1CC/CELINE_LOUIS-FERDINAND/MEA...
solo per dirti che ho letto & apprezzato "Morte a credito" rompendo un silenzio celiniano che durava dalle Bagatelle.
Risultato, ora sulla scrivania ho "Nord". Ma non ne scriverò, preferisco che i Céline mancanti siano tuoi
ave caro
[Louis-Ferdinand CéLine-Fede]
[Louis-Ferdinand CéLine-Fede] Non so se lo sai Fede ma è uscito questo libro, penso possa interessarti parecchio, ti lascio un link di un articolo dove se ne parla:
http://lf-celine.blogspot.com/2011/06/robert-poulet-il-mio-amico-celine.html
[Céline-Fede] Altra cosa che
[Céline-Fede] Altra cosa che magari può interessarti:
http://www.minimaetmoralia.it/?p=4684
[Céline] A maggio uscirà per
[Céline] A maggio uscirà per Lantana questo libro. Se riesco, lo leggerò volentieri:
" LUCETTE DESTOUCHES – VÉRONIQUE ROBERT
Céline segreto
Traduzione di Maruzza Loria
Postfazione di Francesco Piga
prezzo: euro 14,50
uscita: 25 maggio 2012
Compagna di vita dello scrittore per venticinque anni, dalla fine degli anni Trenta fino alla sua morte, Lucette Destouches divide con Céline l’esilio dalla Francia, la condanna per antisemitismo, l’ostracismo della critica e della pubblica opinione. Di Céline, che Lucette aiuta anche nella sua professione di medico assistendolo come infermiera, vive la solitudine e le ire, le malattie e le sofferenze fisiche e morali, così come il grande amore verso i numerosi animali che affollano le loro case. Il gatto Bébert, innanzi tutto, il pappagallino Toto e tutti gli uccelli che Lucette ospita nella sua stanza da bagno, la cinquantina di cani tra cui Delphine, che per mesi, dopo la morte di Céline, lo aspetta ai piedi della sua poltrona. Nei dodici brevi capitoli che compongono il libro, Lucette racconta brevemente la propria infanzia, i primi passi nel mondo della danza e la particolare tecnica che poi insegnerà a uomini e donne. Ma la maggior parte delle memorie sono dedicate alla vita con lo scrittore. Molto più giovane di lui, Lucette incontra l’autore di Viaggio al termine della notte a ventitré anni. Nasce immediatamente un rapporto fatto di poche parole, ma in cui ciascuno riconosce il bisogno assoluto dell’altro. Nelle memorie di madame Destouches, il vero cognome di Céline, compaiono innumerevoli personaggi della vita letteraria, artistica e intellettuale francese del Novecento, da Sartre a Gaston Gallimard, da Albert Camus a Marcel Aymé, da Dubuffet a Paul Morand a Arletty. Una galleria di schizzi, tratteggiati con poche ma efficacissime parole, così come con leggerezza sono rievocati anche i momenti difficili della povertà e dell’esilio. Lucette non si sofferma mai sulle sofferenze patite. Cerca piuttosto di mettere in luce quelle del marito: fisiche, in seguito alle ferite riportate durante la prima guerra mondiale, ma anche psicologiche, per la condanna e l’ostracismo che hanno segnato la sua esistenza. Queste memorie, che Lucette ha scritto con la collaborazione di Véronique Robert, e che in Francia hanno ispirato un testo teatrale, sono una grande dichiarazione di amore e di fedeltà. Colpisce la dedizione totale nei confronti di un uomo che pur macchiandosi dell’infamia antisemita resta tra i più grandi scrittori del XX secolo.
Lucette Destouches-Almonzor, moglie di Louis-Ferdinand Auguste Destouches, detto Louis-Ferdinand Céline.
Louis-Ferdinand Céline (1894-1961) è autore di otto romanzi a sfondo autobiografico (tra i più noti, Morte a credito e Viaggio al termine della notte) e di tre libelli antisemiti che gli valsero, dopo la fuga attraverso la Germania in fiamme, l’esilio in Danimarca e un processo per collaborazionismo. Rientrato in Francia nel 1951, Céline visse isolato a Meudon, tornando alla ribalta con i tre grandi romanzi della cosiddetta «trilogia tedesca» (Da un castello all’altro, Nord, Rigodon).
«È con te che voglio finire la mia vita, io ti ho scelto per raccogliere la mia anima dopo la mia morte» Louis-Ferdinand Céline
«Per comprendere Céline, Malraux diceva che bisogna rapportarsi a Lucette, perché lei sola ne aveva una conoscenza istintiva, quasi animale. È questo che ha ispirato il testo a due voci: un ritratto sincero, incisivo, generoso» www.babelio.com
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[Véronique Robert avec
[Véronique Robert avec Lucette Destouches] qui qualche notizia: http://carmadou.blogspot.it/2011/03/celine-secret-veronique-robert-avec.... - dice: "comprendre Céline même après cette lecture reste impossible."