Loretelli Rosamaria

L'invenzione del romanzo - Dall'oralità alla lettura silenziosa

Autore: 
Loretelli Rosamaria

La lettura ad alta voce oggi è pratica diffusa solo nei luoghi deputati a readings letterari moltiplicati sia dalla legittima necessità per molti scrittori di farsi spazio nell’oceano dell’offerta editoriale che da un certo compiacimento modaiolo e spettacolare. "L’invenzione del romanzo" di Rosamaria Loretelli ricostruisce una storia della lettura dalla Grecia antica al Settecento, il secolo maggiormente implicato nelle argomentazioni della studiosa perché è allora che alcune trasformazioni diventano significative e il romanzo si afferma come genere letterario - a prescindere dagli episodi pur giganteschi del secolo precedente. In secondo luogo, e perciò, il volume è anche una storia delle forme narrative dall’epica classica in poi.

Nel Settecento, dunque, la letteratura diventa silenziosa e interiore. Assistiamo a uno spostamento di focalizzazione dalla voce e dai gesti allo sguardo. Si afferma il romanzo e tutto comincia a gravare sulla parola in sé, più che sulla sua esattezza come avrebbe detto più tardi l’imprescindibile Flaubert, sulla tessitura di un organismo complesso fatto di rimandi in avanti e all’indietro, di tracce proteiformi e piste secondarie di personaggi luoghi trame che l’oggetto romanzo garantisce in virtù di una costruzione materiale precipua – una segnaletica monumentale e fittissima che il romanziere trama e disperde attraverso l’opera a piacimento e in cui, come nella vita reale, i fili narrativi si accumulano dentro lo stringente accadere del tempo, ben al di là insomma del tempo astratto e mitico in cui ancora vive il capolavoro di Cervantes, con il quale pure molti fanno nascere il romanzo moderno. Pertanto, muta lo spazio temporale attraverso il quale percepiamo il contenuto del testo assieme al mutare delle posture corporali. Ed è piuttosto con Fielding per la Loretelli che si produce lo scarto davvero decisivo; lo scrittore inglese all’inizio del Tom Jones dichiara “apertis verbis” che si augura un lettore “bramoso di leggere all’infinito”. La storia assume un ruolo centrale e con essa il tempo, l’orizzonte d’attesa che il romanzo può soddisfare in modi più immediati. Lo scrittore di romanzi approfitta della lettura silenziosa e individuale, del supporto libro (che qualcuno non a caso ha definito l’oggetto tecnologico per eccellenza – kindle permettendo) e edifica un’architettura complessa in cui ci si può muovere a piacimento  - la metafora dell’edificio è spesa da Samuel Johnson a Henry James. Egli stesso rilegge e corregge. Il romanzo crea una dinamica di attese e rinvii in cui lo scrittore mistagogo porta il lettore dove vuole. Non solo. La nascita del romanzo inglese moderno comporta un cambiamento anche nel lettore; la lettura silenziosa beneficia dei progressi della tecnica (diversità e maneggevolezza del formato, chiarezza dei caratteri, introduzione di nuovi segni grafici ecc.), propizi alla concentrazione.

È per calamitare l'attenzione di questi nuovi lettori che i teorici e romanzieri d’oltremanica saranno costretti ad approntare una nuova estetica del racconto. Peraltro, come ricorda l’autrice in un’intervista,  “non può essere uguale l’effetto di un racconto letto da un rotolo, come accadeva nell’antichità classica, o di una lettura in piedi da un volumone incatenato a un leggio, come era nel Medioevo, o di un abbandono al godimento di un volumetto in copertina morbida, scorso con gli occhi mentre si sta stesi su un letto o sdraiati su una spiaggia. Nel Settecento comparvero le poltrone, per leggere semisdraiati, le donne magari discinte. Ci fu chi si allarmò, allora, per le conseguenze “morali”. La lettura silenziosa gode di un maggiore abbandono, certo – trovo però meno convincente l’idea che essa rifletta una condizione di passività. Rimanderei al gran libro di Neil Postman Divertirsi da morire perché è al mondo video che possono agevolmente rimandare certe considerazioni che l’autrice fa a proposito del leggere come atto “naturale e meccanico” (con le drammatiche conseguenze, chez Postman, che registriamo qui e ora). Detto ciò, questo saggio di marcata robustezza teorica ci insegna a vedere nel leggere un gesto materiale, mostra come le posture corporali modifichino la percezione della storia: viviamo come leggiamo. Che “i testi non sono oggetti astratti (…) bensì il prodotto di menti e corpi in situazione”. Perciò, la differenza ha da fare con l’esperienza stessa non del leggere, ma del vivere (per chi se lo fosse dimenticato in questi strani tempi smemorati, viviamo solo nella storia, appunto).
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Rosamaria Loretelli insegna Letteratura Inglese presso il Dipartimento di Filologia Moderna dell'Università Federico II di Napoli. Si è occupata soprattutto della narrativa europea tra Cinque e Ottocento pubblicando tra l'altro Storie di vagabondi, Eurelle, Torino, 1993 e, con R. De Romanis, Il delitto narrato al popolo, Sellerio, Palermo, 1999.
 
Rosamaria Loretelli, “L’invenzione del romanzo. Dall’oralità alla lettura silenziosa”. Laterza  Bari 2010
 
Per approfondire: Intervista all'autrice: qui.
 
Michele Lupo, per Lankelot, Febbraio 2011
ISBN/EAN: 
139788842093886

Commenti

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[michele, loretelli] ecco l'articolo: non era on line perché mancava il tag di riferimento, "letteratura". Momento che sistemo l'impaginato...

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[l'invenzione del romanzo] Tutto, davvero, estremamente interessante.

"Detto ciò, questo saggio di marcata robustezza teorica ci insegna a vedere nel leggere un gesto materiale, mostra come le posture corporali modifichino la percezione della storia: viviamo come leggiamo. Che “i testi non sono oggetti astratti (…) bensì il prodotto di menti e corpi in situazione”."

> Stavo provando a rapportare queste sottili osservazioni con quella che potrebbe essere la nuova frontiera, vale a dire la lettura sulla "tavoletta digitale": in che società vivremo, leggendo così, senza più sentire odori o rumori, o ritrovare vecchi appunti e scarabocchi, ogni libro uguale all'altro, almeno nella confezione?

 

[loretelli] ho aggiunto

[loretelli] ho aggiunto qualche indicazione biografica relativa all'autrice, nel paragrafo "edizione esaminata e brevi note", proveniente dal sito di un suo editore.

E quanto al link all'intervista, ho tolto la url e lasciato solo la parola da schiacchiare. Come si fa a fare i link? http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=1557.0 la mia vecchia guida;)

[loretelli] grazie!

[loretelli] grazie!

[loretelli] penso che sarò

[loretelli] penso che sarò fra gli ultimi a rassegnarmi agli e-book, proprio un attimo prima di rischiare di perder troppo di ciò che accade - giuro, ne farei volentieri a meno

- ma non era il libro l'oggetto tecnologico perfetto?

[libro digitale] sono

[libro digitale] sono convinto che non attecchirà: d'altra parte non ha attecchito nemmeno diversi anni fa, quando per la prima volta provarono a convincerci che era un sistema migliore. In digitale leggeremo magnificamente quotidiani e riviste - come già succede - ma non vedo futuro per la narrativa o la saggistica o la poesia su una tavoletta di silicio.

Magari mi sbaglio, ma io la tavoletta la vedo complementare.

[Libro Digitale] Dipende da

[Libro Digitale] Dipende da come sapranno gestire la domanda. Ormai le grandi compagnie e i relativi pubblicitari sono arrivati ad un tale livello di capacità di condizionamento che se la giocano loro...purtroppo. 

[libro digitale] darti

[libro digitale] darti ragione, libro digitale, mi costa troppo