Viatico alla (ri)scoperta di Leo Longanesi, editore, illustratore, giornalista e scrittore italiano padre del “Borghese”, il bianciardino “I borghesi in gelatina” è un piccolo assaggio dell'intelligenza e dello spirito caustico di questa potente e anomala figura della cultura italiana del Novecento. Nel frammento, Longanesi medita sulle ultime, caute e ottimiste parole di Cavour in punto di morte: “Abbiamo fatto l'Italia, sì, l'Italia: e la cosa va”.
Siamo una misteriosa “cosa” che va, considera l'autore, una cosa che va perché è sempre andata, e non se ne conoscono le cause: “forse noi non riusciamo a scoprire il segreto senso che promuove e alimenta la vita italiana”. D'Azeglio avrebbe integrato: “Il primo bisogno d'Italia è che si formino Italiani dotati d'alti e forti caratteri. E pure troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: pur troppo s'è fatta l'Italia, ma non si fanno gl'Italiani”.
Ma Longanesi, a posteriori, può ribadire che la forza organizzativa che ha fatto le ossa al paese è stata la vecchia borghesia, madre di un esercito di uomini mediocri, ma con le ossa dure (come l'ammiraglio Riboty), e di menti come quelle di Giolitti e Pacinotti. La nuova borghesia – oggetto dei suoi strali – è debole e fiacca: sembra quasi avverta il peso d'una storia in cui non vuole riconoscersi, perché impone dei doveri patriottici – perfino il sacrificio della vita – mentre si preferisce restare concentrati sui quattrini. Sul loro insensato accumulo, e sulla loro successiva ostentazione.
Le nuove differenze tra i borghesi si limitano agli zeri dei conti in banca: “è una differenza di zeri tra gente che vale zero”, scrive, magnifico, Longanesi. L'ideale di bellezza è condiviso da piccoli e grandi borghesi, formati sulle stesse innocue letture; qualunquisti e apolitici, sanno soltanto d'essere genericamente ostili alla monarchia, che non più esiste. È questo il substrato del sostegno popolare a partiti esecrabili, contenitori vuote di idee inesistenti, come l'odierna creatura brianzola Forza Italia o la cattocomunista (ossimoro!) minestra fuori dal tempo del Partito Democratico. Il niente che domanda appoggio a intelligenze da niente. Inevitabilmente, riscuote consenso.
La nostra classe dirigente, insegna l'artista, “manca di fantasia e vive nel disordine: disordine tecnico, disordine politico”: ha normalizzato le crisi, è sempre pronta a invocare l'intervento dello Stato di fronte ai disastri delle imprese. Lo Stato, dal canto suo, affida il cittadino “a cattive scuole, a cattivi militari, a cattivi funzionari, a cattivi dirigenti, poi lo abbandona ai grossi borghesi”.
Non rimane che consumare e obbedire, e leggere giornali propaganda quando borghese quando proletaria: il cittadino è schiacciato dalla marcia di questi due grossi elefanti.
Storicamente nemico della borghesia al caviale, forza populista che scimmiotta gli operai, l'anarchico di destra sapeva bastonare con equidistanza e decifrare e leggere tutti i segni di decadenza della prima Italia repubblicana. La bontà delle sue osservazioni è particolarmente chiara a quelle rabbiose minoranze di intellettuali e cittadini del 2009, avide di capire di chi sia la responsabilità della crisi politica, economica e culturale della Nazione, desiderose di nomi dopo tanti studi sugli effetti e sulle cause del malessere e della recessione (d'ogni genere).
Libello da sfogliare e interiorizzare in quindici minuti. Successivamente, si pretende il lettore piombi in libreria e rilevi quanto possibile – quanto rimane – della produzione longanesiana. Nessun partito se ne potrà appropriare: l'iconoclastia à la Grosz, antiborghese e livorosa, non torna comoda a nessuna forza politica. Chi può dirsi nemico dell'unica classe sociale esistente in Italia, se non un artista?
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Leo Longanesi (Bagnacavallo, 1905 – Milano, 1957), giornalista, disegnatore ed editore italiano. Fondo e diresse "Il Libraio" (1946-1949) e "Il Borghese" (1950-1957); diresse diversi quotidiani e collane editoriali.
Leo Longanesi, “I borghesi in gelatina”, I Bianciardini – Stampa Alternativa, 2007. Nessun codice EAN/ISBN.
Prima edizione: Non indicata. Datazione plausibile: post 1945, la Monarchia è caduta.
almenouncent@riaprireilfuoco.org Comitato Antifondazione Luciano Bianciardi. Casella postale 37 58017 PITIGLIANO – GR
Cosa sono i Bianciardini? Scopritelo qui. E come riceverli? Qua. Vuoi leggerli gratis? Tutti quanti? Accontentato. Qui.
Approfondimento in rete: Wiki it / Scuola romana / Repubblica Letteraria.
In Lankelot:
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio 2009.
Commenti
Un assaggio di Longanesi...
che potrete scaricare qui:
http://www.riaprireilfuoco.org/Bianciardini/Scarica_Bianciardini.htm
ahah! Ma il cattocomunismo non è del PD, anche se nel PD ci sono cattocomunisti. Il cattocomunista è Don Peppone, e ce ne fossero, tra i dirigenti PD, di quella fattura!
"ha normalizzato le crisi, è sempre pronta a invocare l?intervento dello Stato di fronte ai disastri delle imprese"
siamo sempre in emergenza, in crisi, e gli industriali prendono questo a pretesto per non investire nel futuro. siamo un paese all'incontrario, di solito è nei momenti di crisi che si sviluppano tecnologie per saltare gli ostacoli che si presentano, invece da noi ci si rifiuta con il fatto che altrimenti non ci si può più permettere il ferrari, maserati, il suv, e così via.
D'altronde siamo in un paese dove chi viene corrotto viene condannato, e chi ha corrotto non viene toccato per legge, ed anzi risarcito economicamente, mentre l'ex-capo dell'opposizione compra un appartamentino alla figlia a NY con i proventi dei diritti delle vendite di un suo libro (che hanno comprato non certo altri elettori che non i suoi, eh. dunque ha sfruttato il suo essere capo dell'opposizione, si fa per dire, per vendere un libro e farsi compere).
Come dicevo, Don Peppone era di un'altra pasta.
Ma perché ho scritto "Don Peppone"??
Boh.
(-:
2, ce ne sono, ce ne sono. L'altro giorno stavo studiando l'esemplare biografia del loro nuovo segretario, lo scrittore (!) Franceschini. E' proprio la dimostrazione che al compromesso storico, infine, siamo arrivati; ma con quanto ritardo, e con quale scarso senso delle condizioni e delle necessità reali del popolo...
"D?altronde siamo in un paese dove chi viene corrotto viene condannato, e chi ha corrotto non viene toccato per legge, ed anzi risarcito economicamente, mentre l?ex-capo dell?opposizione compra un appartamentino alla figlia a NY con i proventi dei diritti delle vendite di un suo libro (che hanno comprato non certo altri elettori che non i suoi, eh. dunque ha sfruttato il suo essere capo dell?opposizione, si fa per dire, per vendere un libro e farsi compere)."
> E' come dici, e la cittadinanza ne ha ovviamente le tasche piene. Questi partiti sono mostri clientelari, e quindi incontrerai più d'uno che fingendo indifferenza ti dirà che in fin dei conti è brava gente, e che ci si può fidare. Ti credo, gli passano il pane - e a volte anche le bistecche:).
In ogni caso, la lezione di Grosz - e di Longanesi - potrà ampiamente tornarci comoda, vedrai.
4. Ma no, ma no! Intendevo "cattocomunisti" non compromessi. Il cattocomunista era chi, comunque, sapeva ancora trovare una mediazione tra questi due aspetti, e sapeva qual era la parte "catto" e quale quella "comunista". I cattocomunisti che dici te, invece, fanno confusione, miscelano questo e quello a seconda dell'occasione e del tornaconto politico.
Poi sarà che io a certe definizioni conferisco sempre un po' di nobiltà e idealità rispetto alla realtà, eh.
5. Solo parte della cittadinanza ne ha le tasche piene. Una minima parte. Appunto perché ci sono privilegi da difendere.
:)
4, 6. capisco, e condivido.
4, 5. Minima non so, non rappresentata né dai partiti né dai media sicuramente sì. Se Grillo avesse la compiacenza di tornare a fare il comico si potrebbe cercare un portavoce più consapevole, trasparente ed equilibrato per rivendicare diritti e intraprendere battaglie politiche. Magari quelli di Casaleggio & Associati hanno idee diverse in proposito...
ave ottimo
"La nostra classe dirigente, insegna l?artista, ?manca di fantasia e vive nel disordine: disordine tecnico, disordine politico?: ha normalizzato le crisi, è sempre pronta a invocare l?intervento dello Stato di fronte ai disastri delle imprese. Lo Stato, dal canto suo, affida il cittadino ?a cattive scuole, a cattivi militari, a cattivi funzionari, a cattivi dirigenti, poi lo abbandona ai grossi borghesi?.".
E non è che sia cambiato gran ché da ciò che ci divceva Longanesi. Ottimo recuperare quest'autore. Ma questo è il primo pezzo su di lui qui su Lankelot, Franco? Non c'era altro, mi pare?
Ultimamento mi sono imbattuto spesso in Longanesi, più dal lato "politico" e di organizzatore culturale che da quello letterario.
Il personaggio aveva grandi doti e sfortunatamente ancora non è stimato come dovrebbe. Certo è che molte sue prese di posizione, secondo me, risentono non tanto del suo passato di fascista ("Mussolini ha sempre ragione")e poi di frondista anti-antifascista, quanto del clima politico della guerra fredda: il che lo portò probabilmente ad azzardi e al discutibile tentativo di costruire, con l'avallo tremenda ambasciatrice USA B. Luce, una sorta di pre-Gladio. Un clima che lo portò altresì a letture parziali degli avvenimenti del tempo (vedi la rivoluzione ungherese, per la quale ruppe l'amicizia col suo Indro). A leggere bene la sua biografia è più un bastian contrario che di un autentico anarchico (di destra). Comunque uno scrittore da riscoprire, anche solo per il gusto di divertirsi ai suoi paradossi.
(cattocomunista viene declinato in molti modi e anche io non ho mai apprezzato molto l'area politica di riferimento. Ho sempre avuto una preferenza per i liberali, credenti e non. Della serie libera Chiesa in libero Stato, piuttosto che ricercare cosa poteva unire tra due "chiese". Però poi cadono i muri e molte cose cambiano. Certo è che se guardiamo i cosidetti "clerico-moderati" che adesso stanno dall'altra parte, dal mio punto di vista c'è solo da rivalutare quelli che in altro modo vengono chiamati i cattolici democratici. Gli anni passano - appunto - e molti dei significati originari cambiano. Tanti - credo - stanno da quelle parti - PD - più per repulsione che per convinzione. Ritengo ci sia molto più adattamento e presa d'atto di non poter fare politica altrimenti che una convinzione come poteva essere negli anni '50-'60).
ultimamente. Ovvio. Questi refusi da spippolata veloce mi fanno sentire molto paisà.
8, sì sì, è in calce, al solito, tra le brevi note;)
9, ritengo tu abbia ragione, pensando soprattutto a certi esempi di cui parlavamo giorni fa (La Pira).