London Jack

Martin Eden

Autore: 
London Jack

Autore di racconti di avventura, relegato alla letteratura infantile per alcuni, pioniere del socialismo americano per altri, John Griffith, con il suo “Martin Eden” ci regala, nel 1909, quella che, a soli sette anni di distanza, sarebbe stata considerata un’autobiografia anticipata del London famoso romanziere statunitense.

Jack come Martin: considerati marinai fuori dal comune dai loro rozzi compagni di avventure; marinai “picchiati” dal sole della letteratura e abituati a snocciolare nomi astrusi come Nietzsche, Kipling, Marx. Nomi ostici ed insulsi per i loro orecchi analfabeti, per chi smaltiva le fatiche del proprio lavoro abbandonandosi ad una sbornia o ad una solenne scazzottata. Jack come Martin: protagonisti di un viaggio, quello dell’esistenza, reputato da entrambi troppo lungo, troppo faticoso, tanto da spingerli a viverne anticipatamente e deliberatamente la fine.
Jack come Martin: riscaldati dalla fiamma del grande fuoco della bellezza di cui provano strenuamente a trasmettere il tepore, attraverso i loro scritti appassionati e lucidi. Lucidi della pazzia del “divino e folle amante” che lotta contro la cecità, i pregiudizi e le etichette della società borghese affinché non venga deturpata la sensibilità del proprio animo, unica via d’accesso alla visione ed alla compenetrazione della natura stessa della bellezza.
Jack come Martin: impegnati nella scalata alla vetta della conoscenza, affamati divoratori di libri alla mensa della cultura, menti avide, pronte come spugne ad intridersi di sapere.
Jack come Martin: animati dalla forte volontà di rivalsa nei confronti del mondo intero, piegati, ma mai vinti dai criteri privi di logica attorno ai quali ruotano gli iniziali mancati riconoscimenti in ambito letterario, paradossalmente decretati da una folla di scrittori falliti accontentatisi della direzione di qualche rivista.
Jack come Martin: ubriachi di solitudine, incapaci di tornare a condividere i valori e le abitudini della classe operaia stipata nei castelli di prua e, al tempo stesso, lontani anni luce dal conformismo della borghesia troppo ottusa, troppo vuota, troppo effimera per reggere il peso dei loro tormenti che diventano apatia, diventano distacco dalla realtà circostante trasformando la vita in un gioco macabro di presenza/assenza dai propri giorni. Tuttavia sarà in questa incomunicabilità, in questa rabbia da eroi isolati, in questo solipsismo che entrambi, autore e personaggio, troveranno il loro posto al di fuori di una società che li aveva condannati a morire di successo.
Una notte, poco dopo la partenza, Martin Eden si getta in mare «come una bianca statua»: vincendo il disperato istinto di conservazione e sprofondando nelle acque nere invocate per lui dall’inquietudine dello scrittore di San Francisco, il cui romanzo più stupefacente resta senza dubbio quello della sua vita, della quale ci fornisce un intenso affresco attraverso le pagine splendide di questo libro che, meglio di ogni altro, proietta dinanzi ai nostri occhi l’uomo-London ed il suo male di vivere.


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
John Griffith London, alias Jack London, nacque a San Francisco nel 1876. Figlio illegittimo, conobbe la realtà dura dei moli di Oakland e della baia di San Francisco, insieme a ladri e contrabbandieri. Costretto a mestieri disparati, non sempre legali, fu avventuriero alla ricerca del mitico oro del Klondike, e gran divoratore di libri di ogni genere. Riuscì a essere per un quindicennio uno degli scrittori più famosi, prolifici e retribuiti. Finì distrutto dall’uricemia indotta dall’alcool, a Glen-Ellen, California, nel 1916.

Jack London
,
“Martin Eden”, Garzanti, Milano 1989.
Introduzione di Francesco Binni. Traduzione di Giovanni Baldi.

Prima edizione: “
Martin Eden”, 1909.
 


Angela Migliore, gennaio 2005.
Originariamente apparso su Lankelot.com


ISBN/EAN: 
9788811363828

Commenti

(non visualizza la foto...)

Spero di aver risolto

Sì sì, è apparso quel suo bel muso simpatico. Danke;)

"Jack come Martin: ubriachi di solitudine, incapaci di tornare a condividere i valori e le abitudini della classe operaia stipata nei castelli di prua e, al tempo stesso, lontani anni luce dal conformismo della borghesia troppo ottusa, troppo vuota, troppo effimera per reggere il peso dei loro tormenti che diventano apatia, diventano distacco dalla realtà circostante trasformando la vita in un gioco macabro di presenza/assenza dai propri giorni. Tuttavia sarà in questa incomunicabilità, in questa rabbia da eroi isolati, in questo solipsismo che entrambi, autore e personaggio, troveranno il loro posto al di fuori di una società che li aveva condannati a morire di successo".

Ecco > quel muso è come scrivi qui: eccezionalmente simpatico;).
Un giorno leggerò con la dovuta cura il Martin Eden e tornerò qua a commentare, certe simpatie a pelle non le dimentico. Danke Angela.

Quello che hai riportato è il mio frammento preferito. Quanto alle simpatie a pelle, sono fondamentali. A parer mio nascono sulla base di una specie di sesto senso che non va sottovalutato.

Ho cominciato a leggerlo. Mi sta piacendo molto. Torno a commentare non appena l'ho terminato. Grazie per questo tuo scritto.

E' stato un bel libro, ricordo piacesse parecchio anche a Luca. Aspetto i commenti.

E' stata una lettura bellissima. Probabilmente uno dei picchi massimi della Narrativa Americana del Novecento. Avevo ricordi d'infanzia dei libri di London, questo m'era sfuggito e avevo sempre rinviato l'incontro. E' un romanzo complesso, intelligente, affascinante; la crescita di Martin e i rovesci della sua sorte non possono non rapire. Ti ringrazio perché è uno di quei libri che ti riavvicinano con gioia alla letteratura.

E' anche un libro che ti fa venire una gran voglia di migliorare. :)

Giusto, Luca. Parecchia, davvero. E' lo specchio dei limiti di chi legge, e della prepotente volontà di crescere, migliorare, creare qualcosa di nuovo, di diverso, magari di definitivo.
A latere: avete notato il richiamo a Nietzsche e alla menzogna poche pagine prima del suicidio? Interessante.

La fame di libri, m'è rimasta impressa quella. Tutto il resto è un ricordo molto vago. Non è una cosa bella, ma delle mie letture, mi restano le suggestioni. Le storie se ne vanno e, con loro, anche molti dei pensieri formulati leggendo.

Ma questo libro lascia qualcosa che non va via.
Martin Eden è un antieroe assolutamente contemporaneo e necessario.
Jack London va restituito alla luce.

Dalla quarta di "Rivoluzione", appena uscito per Mattioli:

"Questo è il mio orizzonte: attendo con ansia il tempo in cui l'uomo saprà conquistare un progresso che non sia solo materiale, il tempo in cui l'uomo agirà guidato da un incentivo più alto di quello odierno, che è appunto lo stomaco. Continuo a credere nella nobiltà e nell'eccellenza dell'uomo. Credo che la dolcezza spirituale e la generosità sconfiggeranno la volgare ingordigia di questi giorni".

Jack London.

NECESSARIO.

che grande libro, Angela.

E' IN LIBRERIA UNO DEI CAPOLAVORI DEL '900 IN NUOVA EDIZIONE

28 maggio 2009 - JACK LONDON: IL MARTIN EDEN A CURA DI DAVIDE SAPIENZA IN LIBRERIA

E' uscito martedì 26 maggio. Un lavoro durato circa due anni di cura, annotazioni, ricerca. Il grande classico di Jack London esce negli Oscar Mondadori che in un'edizione la cui cura é stata affidata a Davide Sapienza. Difficile spendere parole ulteriori per questo capolavoro che viene, con queste note e una lettera inedita di London in Italia, rivisto sotto una luce decisamente diversa e.... (clicca qui per continuare a leggere)

Articolo di Gian Paolo Serino e Davide Sapienza, riguardo la nuova edizone Mondadori: http://satisfiction.menstyle.it/archive.php?eid=113

[jack london] In giornata "Il

[jack london] In giornata "Il vagabondo delle stelle"!

[london] ooolè!

[london] ooolè!

[london, martin eden] Tratto

[london, martin eden] Tratto da "John Barleycorn", in traduzione di D. Sapienza, fresco di stampa per MATTIOLI 1885...

"[...] Era una lotta serrata, per cui girai alla larga dal macellaio e dal droghiere, impegnai l'orologio, la bicicletta e l'impermeabile di mio padre, e intanto lavoravo. Lavoravo sul serio, affidandomi a brevi periodi di sonno. I critici si sono lamentati del fatto che l'educazione scolastica di Martin Eden, uno dei miei personaggi, fosse stata troppo veloce per essere credibile. In tre anni lo avevo trasformato da marinaio con un'educazione scolastica normale a scrittore di successo. I critici dicono che è impossibile, eppure Martin Eden ero io. Alla fine di tre anni di lavoro, due dei quali tra liceo e università e uno passato a scrivere - e tutti a studiare immensamente e intensamente - ero un autore che vedeva pubblicare i propri racconti su riviste come Atlantic Monthly, correggevo le bozze del mio primo libro (edito da Houghton, Mifflin Co.), vendevo articoli sociologici a Cosmopolitan e McClure's, avevo già rifiutato una co-direzione offerta da NY e stavo per sposarmi. Bene, tutto ciò significa lavoro, soprattutto nell'ultimo anno in cui stavo imparando il mestiere dello scrittore [...]" (p. 157)

[Barleycorn] Eh... :)

[Barleycorn] Eh... :)

[eden, barley] ;)

[eden, barley] ;)

 [Martin Eden] Per queste

 [Martin Eden]

Per queste feste mi è stata regalata una vecchia edizione del 1925 di Martin Eden a cura di Gian Daulì, che curò per la Modernissima - Milano la collana "Opere complete di Jack London". Mi fa piacere condividere con voi questo stralcio dell'introduzione. Sembra scritto da uno di noi lankelottiani!

"[...] Ma benchè in Martin Eden il London racconta la propria anima di scrittore e tutto il tormento per realizare il suo sogno d'arte, temo che molti letterati e critici italiani stenteranno a riconoscersi in Martin Eden, e considereranno forse questo romanzo autobiografico, o come noioso, o, addirittura, come falso, perchè qui è la vita e non una meschina parodia della vita; perchè qui è l'arte, e non virtuosismo, mestiere commercio.

No, questi volumi del London non sono fatti per animucce letterate.

Vanno per il mondo a cercare cuori che non abbiamo ancora perduto il sentimento romantico e cavalleresco della vita; a cercare cuori in cui canti ancora una canzone, in cui palpiti ancora una fede. Cuori che, per fortuna dell'anima nostra e dell'Umanità, esistono ancora. I fratelli di Martin Eden sono fuori dalle accademie, fuori dai partiti politici, fuori delle consorterie e delle camorrette di vanità; fuori della gazzarra che infuria per le piazze e per le vie. Essi vivono in solitudine, ma in solitudine lavorano, meditano e soffrono. Oh potessero conoscersi tutti, ed unirsi per raccogliere e riagitare la fiaccola che cadde bruscamente dalle mani di Jack London, quarantenne!"

[martin eden] Hai ragione, è

[martin eden] Hai ragione, è un frammento stupendo. Questo pezzo, in particolare: "I fratelli di Martin Eden sono fuori dalle accademie, fuori dai partiti politici, fuori delle consorterie e delle camorrette di vanità; fuori della gazzarra che infuria per le piazze e per le vie. Essi vivono in solitudine, ma in solitudine lavorano, meditano e soffrono. Oh potessero conoscersi tutti, ed unirsi per raccogliere e riagitare la fiaccola che cadde bruscamente dalle mani di Jack London, quarantenne!"

> Emoziona.

 [Martin Eden] Piccola nota a

 [Martin Eden] Piccola nota a margine a proposito di Gian Daulì. E' stato anche traduttore di un'altra grande opera rimasta ai margini del canone novecentesco, il Voyage di Cèline (la traduzione italiana del Voyage è la prima al mondo!). Qui altre informazioni: http://lf-celine.blogspot.com/2009/05/gian-dauli-e-alex-alexis-la-prima.html

[gian daulì] davvero una

[gian daulì] davvero una bella segnalazione, Giovanni: personaggio estremamente affascinante. Sempre ottime le tue integrazioni.