London Jack

La peste scarlatta

Autore: 
London Jack

Ipotesi finale già annunciata

Anno 2013. Il mondo è dominato dal Consiglio dei Magnati dell’industria. Scoppia un’epidemia che cancella la razza umana. La civiltà sparisce e quel che resta dell’umanità piomba nell’età della pietra. In questo scenario apocalittico si riuniscono i sopravvissuti alla fine del mondo. Intorno al fuoco il più vecchio racconta ai ragazzi i giorni della fine e l’arrivo dalla crudeltà e della barbarie.

Questa è la trama de La peste scarlatta, uno dei più suggestivi romanzi visionari sull’apocalisse. Lo scrisse il grande Jack London nel lontano 1912. Il romanzo torna in libreria (Adelphi, pagine 94, euro 9). Oggi che il mondo sembra esplodere per la presenza di pandemie, la lettura di queste pagine taglienti mette a disagio. Sembra che il grande scrittore abbia esplorato con la fantasia i territori della terra desolata nei quali noi contemporanei siamo finiti.

Il protagonista del racconto di Jack London si aggira nel deserto della specie, e racconta la vita mutilata dagli errori umani. Dopo che il virus ha sterminato l’umanità, il vecchio si ritrova sulla strada insieme a compagni di viaggio più giovani di lui. Egli sente il dovere di fare un bilancio dell’estinzione. Non gli resta da fare che raccontare il grande freddo della scomparsa umana, fare un bilancio crudele dell’annientamento. Dopo l’apocalisse, il gelo stringe nella morsa i cuori sterili dei superstiti che non hanno nessuna intenzione di rinunciare alla cattiveria.

Il day after che London racconta è una lotta senza quartiere, dove i pochi uomini rimasti sulla terra continuano a farsi la guerra. Ottavio Fatica, che ha curato e tradotto il libro, nella postfazione documenta ampiamente la tradizione del romanzo post-apocalittico e l’atmosfera particolare di quello scritto da London, che racconta la fine inevitabile di un mondo condannato alla distruzione, perché ha dilapidato le forme sagge del sapere. “Con la peste, - osserva Fatica - che campeggia sin dal titolo affiora la perdita di differenza e la violenza si diffonde come un virus, i focolai si fanno sempre più virulenti, le paure ataviche rispuntano sotto nuova veste, uno scatenamento contagioso. La peste segna la fine sempre incombente del gruppo,al suo interno la violenza si fa generalizzata,e ogni singolo si aggrappa con le unghie e con i denti alla propria presunta differenza fino all’indifferenziazione , estesa in un lampo all’intero pianeta, fino all’ecatomb”.

Il London apocalittico e profetico ha anticipato alcuni romanzieri del secondo Novecento. Con il romanzo fantapolitico Il Tallone di Ferro ha sicuramente inventato un genere, e ispirato le pagine più importanti di Orwell. Anche La Strada, il romanzo post-apocalittico di Cormac McCarthy, deve molto al libro di cui stiamo parlando.

Gli inquietanti scenari descritti dallo scrittore oggi li stiamo vivendo. La desolazione, la perdita di senso, lo smarrimento morale, l’indifferenza per le profonde ragioni umane, sono tutti segnali che ci inquietano. Forse la fine del mondo non arriverà per mano della peste scarlatta, ma le considerazioni post-apocalittiche di Jack London ci fanno tremare. Se consideriamo quello che accade nel mondo bombardato da piccole apocalissi, si fa sempre più problematica la presenza dell’uomo nella sua stessa civiltà.

"La mancanza di comunicazione con il resto del mondo destava stupore, sgomento. Sembrava proprio che il mondo fosse finito, cancellato. Da sessant’anni il mondo ha cessato di vivere per me. So che devono esserci posti come New York, l’Europa, l’Asia e l’Africa; ma non se n hanno notizie… da sessant’anni.Con l’arrivo della Morte Scarlatta il mondo è andato a pezzi, nel modo più assoluto e irrimediabile. Diecimila anni di cultura e civiltà svaniti in un batter d’occhio, fugaci come schiuma”. Sono queste le parole sgomente che il professor James Howard Smith, sopravvissuto alla fine, pronuncerà incredulo.

Oggi che il vuoto sembra annunciare tumulti, e  viviamo con l’incubo di un’apocalisse incombente, sentiamo davvero vicino ai nostri tempi malfermi il 2013 in cui London immagina la vittoria dell’oscurità sulla luce. Se dovessimo precipitare nell’abisso e tornare all’età della pietra, forse ci accorgeremo che è troppo tardi per capire che vivere è tutto. Stare a ridosso dell’imminenza che minaccia è già uno stato d’allerta che dovrebbe farci aprire gli occhi sul male che consapevolmente ci facciamo.

BREVI NOTE

John Griffith London, alias Jack London, nacque a San Francisco nel 1876. Figlio illegittimo, conobbe la realtà dura dei moli di Oakland e della baia di San Francisco, insieme a ladri e contrabbandieri. Costretto a mestieri disparati, non sempre legali, fu avventuriero alla ricerca del mitico oro del Klondike, e gran divoratore di libri di ogni genere. Riuscì a essere per un quindicennio uno degli scrittori più famosi, prolifici e retribuiti. Finì distrutto dall’uricemia indotta dall’alcool, a Glen-Ellen, California, nel 1916. 

Jack London, “La peste scarlatta”, Adelphi, Milano 2009. A cura di O. Fatica.

Approfondimento in rete: The Jack London Collection / The Literature Network / Jack London International / Biografie On line / Antenati / Lettera.com / Lagioia in Nazione Indiana

In Lankelot:

Nicola Vacca

(articolo uscito il 5 novembre su Linea quotidiano)


ISBN/EAN: 
9788845924118

Commenti

neo nick!
In calce, archivio London.
(questa edizione adelphi sembra imperdibile!)

Qualcuno dovrebbe scrivere del "tallone di ferro"...

Anche io l'ho appena letto ed è davvero un'edizione imperdibile. Jack London era davvero "figo", permettemi il termine.

tra pochi mesi, una sorpresa dalle edizioni castelvecchi;). Vedrai.
*
Hai letto le chicche curate da Sapienza? Le abbiamo indicizzate in calce al pezzo...

Non ero a conoscenza di questo romanzo del buon Jack! Grazie della segnalazione, Nicola. Sono contento che in questi ultimi anni finalmente si stia rivalutando la grande importanza che Jack ha avuto per la letteratura americana (e non solo). Speriamo che questo libro e la recente nuova edizione di Martin Eden a cura di Sapienza, oltre che la pubblicazione qualche anno fa da parte sempre di Adelphi di quel grande romanzo che è "Il vagabondo delle stelle", diano una spinta anche a qualche bel studio critico sull'opera di London.