L'uomo chiamato John Barleycorn è il protagonista d'una canzone popolare inglese, almeno cinquecentesca. È una canzone antica, omaggiata nel tempo da una micidiale versione pop dei Traffic, contenuta nell'album “John Barleycorn Must Die” (1970), di discreto successo da quarant'anni a questa parte. È una canzone antica e triste, perché racconta la storia della dipendenza di un uomo dall'alcol. Nel 1913, il padre di “Martin Eden” scrisse una sua drammatica e intensa autobiografia romanzata, per ammonire i lettori a proposito di cosa possa davvero significare la dipendenza, e di cosa possa implicare – di quale sia la deriva che s'annuncia tra le pieghe di qualche gioia che non dura niente e non si ripete facilmente.
London decise di chiamare questa sua autobiografia romanzata proprio “John Barleycorn”, perché evidentemente non faticava troppo a riconoscersi in lui. Forse non è il solo. Chi è, davvero, John Barleycorn? London non sa dire se sia veramente un suo amico. Quando stanno insieme sembrano grandi amici ma non è proprio così. “Lui è il re dei bugiardi. È colui che sa dire con franchezza la verità. È l'augusto compagno che cammina con te al fianco degli dei. La sua via conduce alla nuda verità e alla morte. Ti fornisce una visione chiara e sogni torbidi. È il nemico della vita, e colui che insegna la saggezza al di là della saggezza della vita. È un assassino con le mani sporche di sangue, è il macellaio della giovinezza” (I, 14).
Il re dei bugiardi sa dire con franchezza la verità, scrive Jack. E subito ti spiega che il suo talento nel saper dire con franchezza la verità è in realtà una maledizione, perchè “le cosiddette verità della vita non sono vere. Sono menzogne essenziali, e grazie a loro la vita sopravvive” (I, 16). John Barleycorn allora è uno che sa trovare la menzogna esatta. Forse perché l'alcol dice la sua verità, ma la sua verità non è normale. Ciò che è normale, spiega Jack, è sano, e ciò che è sano tende alla vita (XXXV, 194).
JB promette a ciascuno ciò che serve. A chi la fantasia, a chi il potere, a chi la dimenticanza, l'amato oblio. Sa far leva sulle fragilità come nessuno: “sulla debolezza, sul fallimento, sulla stanchezza, e sull'esaurimento. È la via d'uscita più facile ma è comunque una menzogna, perché offre al corpo energie che non ha e allo spirito una fasulla elevazione che fa apparire le cose più appetibili” (XXIV, 148).
Prende, stuzzica e rovina, di solito, soltanto la gente che vale qualcosa, soprattutto quegli uomini che hanno, proprio come Jack, “la debolezza di chi ha troppa forza, troppo spirito, troppo ardore e il fuoco di una diavoleria bella”. E succede perché JB lo puoi trovare dappertutto, in qualsiasi strada, protetto dalla legge, tutelato dalle guardie. (XIII, 87).
Il multiforme JB è un inibitore di moralità. Perché se da lucido non riesci nemmeno a immaginarti un certo comportamento, quando sei in compagnia di Barleycorn quel comportamento diventa quasi ragionevole. “Anzi, diventa l'unica strada possibile visto che l'inibizione eretta da JB è un muro tra i desideri del momento e la morale appresa nel corso del tempo” (IX, 65).
Essere amico di JB significa poter stare, spesso, abbastanza su di giri. Ma vivere a quella velocità e con quel mood artefatto richiede un sacrificio mica da poco: “Per ogni momento di forza un momento di debolezza; per una vetta vertiginosa un pozzo altrettanto profondo e per un momento divino artificiale, un tempo equivalente come un rettile nel fango” (VI, 43).
Essere amico di JB ha un prezzo. Quel prezzo è il suicidio. “Lento o veloce, per tracimazione improvvisa o graduale sconfitta degli anni, non esiste un amico di JB che sia riuscito a evitare di versare questa tassa” (II, 20). Da lui non si scappa: tutte le strade portano a John Barleycorn (III, 23). E allora con cosa ci si deve consolare? Con la coscienza, con la consapevolezza. Quella di Jack, ad esempio, è di non essere un alcolizzato ereditario, e di non avere nessuna predisposizione innata. Jack sa che il suo corpo ha impiegato molti anni di apprendistato involontario per tollerare l'alcol sino a ritrovarsi a desiderarne l'assunzione. Jack sa che è stato fregato dalla sua buona capacità di sopportazione dell'alcol, dalla sua capacità di controllarlo. Jack sa che ha sempre cercato l'alcol per la socialità, o per “la botta” che dava in testa. Jack ha saputo darsi delle regole: “mai bere prima di aver scritto l'ultima delle mille parole quotidiane”, per esempio (XXXII, 181). Disciplinarsi. Combattere l'automatismo, accorgersi degli automatismi, non cedere alle promesse di John Barleycorn. Tutte balle. E poi dimenticarsi di certe abitudini. Inventarne di nuove. Magari: sane. Almeno per amore: se non di sé stessi, delle persone che hanno imparato ad amarti.
Già, questo libro è nato così. Racconta l'esperto londoniano Davide Sapienza, curatore dell'edizione: “Jack London scrisse John Barleycorn subito dopo un tormentato viaggio a New York all'inizio del 1912, e la prima pagina del libro parte infatti dalla sua scelta di votare a favore del suffragio universale alle elezioni. A New York infatti lo scrittore aveva partecipato agli incontri dedicati al tema con Charlotte Perkins Gilman e Alva Vanderbilt Belmont, la più radicale (e ricca) delle esponenti protofemministe nel Paese […]”. E sino a qui, tutto bene. Ma “nella stessa trasferta Jack ebbe una tremenda ricaduta nell'alcol, culminata in un fatto bizzarro accaduto a Baltimora: una sbronza colossale in preda alla quale decise di rasarsi a zero” [p. 10].
Morale della favola, per domandare perdono alla moglie il nostro Jack decise di scrivere questo libro. E da quel giorno in avanti non si concesse più neanche una sbronza, nonostante i tanti guasti nelle cose della vita. Da quel giorno in avanti seppe domare il suo doppio oscuro ed etilico. Per domarlo gli diede un nome antico e trovò il coraggio assurdo di parlarne a tutti. Avanti il prossimo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Jack London (San Francisco, 1876 – Glen Ellen, California, 1916) scrittore americano.
Prima pubblicazione cartacea dell'articolo: Secolo d'Italia del 29 dicembre 2010, pagine 8 e 9. Tutti i diritti appartengono al Secolo. L'articolo appare su Lankelot in versione diversa e leggermente più estesa.
Commenti
[london] Chi è, davvero, John
[london] Chi è, davvero, John Barleycorn? London non sa dire se sia veramente un suo amico. Quando stanno insieme sembrano grandi amici ma non è proprio così. “Lui è il re dei bugiardi. È colui che sa dire con franchezza la verità. È l'augusto compagno che cammina con te al fianco degli dei. La sua via conduce alla nuda verità e alla morte. Ti fornisce una visione chiara e sogni torbidi. È il nemico della vita, e colui che insegna la saggezza al di là della saggezza della vita. È un assassino con le mani sporche di sangue, è il macellaio della giovinezza” (I, 14).
[john barleycorn] tre diversi
[john barleycorn] tre diversi sentieri, da qui.
ALCOL in Lankelot. http://www.lankelot.eu/Alcol
Libri MATTIOLI 1885 in Lankelot: http://www.lankelot.eu/mattioli-1885
tutto JACK LONDON in Lankelot: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?L/London+Jack
[davide sapienza] e qui,
[davide sapienza] e qui, infine... http://www.lankelot.eu/Davide-Sapienza tutte le volte che s'è parlato di lui in Lankelot.
[London] Sapevo che sarebbe
[London] Sapevo che sarebbe stata una bellissima pagina, grazie. Mi piace sempre di più questo London, ha carattere anche nelle debolezze. Perchè è davvero un grande atto d'amore scrivere un libro per domandare perdono. E che coraggio, poi, parlare così apertamente della propria dipendenza. Chapeau!
[london] sono d'accordo con
[london] sono d'accordo con te. London è un campione di umanità nel talento e nei disastri. Mi sembra uno che non ha mai voluto indossare maschere di nessun genere, non ha voluto mai barare. Amabile.
E già che ci sono ti do una notizia. Tra un paio di mesi potremmo tornare a rileggere anche un altro dei suoi classici: in uscita per Feltrinelli c'è la nuova traduzione del "Richiamo della foresta". Forse è ora, a vent'anni pieni dalle letture d'infanzia:).
[London] Ah però!! Mi fa
[London] Ah però!! Mi fa piacere. Ricordo ancora la copertina del mio RICHIAMO DELLA FORESTA, verde cartonata, collana De Agostini Junior :)
[john barleycorn] una
[john barleycorn] una magnifica guida alla ballata inglese: http://www.strie.it/ruota_JBarleycorn.html
il mio articolo è stato invece ripreso qui: http://libonblog.wordpress.com/2010/12/09/john-barleycorn-jack-london/
[richiamo della foresta] la
[richiamo della foresta] la mia prima edizione era forse una Mursia per ragazzi, cartonata, grigio scuro, con un'illustrazione di un lupo in copertina. Ma non vedo l'ora di leggere il romanzo da adulto, sicuramente più preparato a capire London di allora, e pienamente convinto che il suo non possa essere un libro per ragazzi. Fiducia in Sapienza;)
[jack london, radio
[jack london, radio capodistria] Amices! Come ogni 2a e 4a domenica del mese, all’interno dell’AGENDA IN ORBITA su RADIO CAPODISTRIA, ON AIR DALLE H 14 ALLE 14.30 ( www.radiocapodistria.net/ ), domenica 9 gennaio sarò ospite di Ricky Russo, living legend, ex calciatore del Chiarbola, speaker e spirito rock triestino, per parlare di libri. Questa volta, ho scelto LONDON e FITZGERALD
BUON ASCOLTO! A DOMENICA!
E per recuperare la registrazione... http://official.fm/users/inorbita
Fitzgerald: Vivere con 36mila dollari all'anno (Mattioli, 2010)
http://www.lankelot.eu/letteratura/fitzgerald-francis-scott-vivere-con-36000-dollari-allanno.html
London: John Barleycorn (Mattioli, 2010)
http://www.lankelot.eu/letteratura/london-jack-john-barleycorn.html
[jack london, john
[jack london, john barleycorn] una versione completamente diversa dell'articolo è stata pubblicata sul nuovo BlowUp, numero 153, in edicola in questi giorni: pagina 29, rubrica "Champ Libre". Naturalmente a firma gf.