London Jack

Il vagabondo delle stelle

Autore: 
London Jack

“No, non ho alcun rispetto per la pena di morte. Si tratta di un’azione sporca, che non degrada solo i cani da forca pagati per compierla ma anche la comunità sociale che la tollera, la sostiene col voto e paga le tasse per farla mettere in atto. La pena di morte è un atto stupido, idiota, orribilmente privo di scientificità” (pag. 381).

Ecco. Jack London, uno dei più prolifici e amati scrittori americani, non usa mezzi termini per gridare il suo dissenso. Le parole, però, non le pronuncia di persona, le fa dire al suo alter ego, l’ultimo della sua carriera, Darrell Standing, detenuto al carcere di San Quintin, nel braccio degli assassini, in California. Darrell Standing sta per essere impiccato. Non per via dell’omicidio che l’ha condotto in prigione, bensì per aver colpito un secondino. E Standing finisce in cella di isolamento in attesa del cappio.
Jack London in gioventù era stato in carcere, in un periodo di vagabondaggio, e decide di rielaborare i ricordi fondendoli con le notizie di cronaca – piuttosto attuali, basti vedere i carceri-lager italiani e le condizioni dei loro detenuti – scrivendo un documento di denuncia sulle torture subite dai condannati. Realtà e immaginazione si fondono, due dei tre protagonisti sono realmente esistiti, e questo dualismo antico come la storia degli uomini prende il sopravvento nelle mani sapienti di London: Darrell non è un semplice delinquente, è un uomo di cultura, professore universitario, che può raccontare la sua esperienza prima che sia troppo tardi, mettendo insieme i ricordi dei soprusi e, al contempo, la magia e il fascino della scoperta spirituale avvenuta fra quelle quattro gelide mura. Stritolato dalla camicia di forza, infatti, il condannato a morte sperimenta una tecnica cerebrale di isolamento con cui riesce ad annullare il dolore fisico e autoipnotizzarsi. Così facendo il professore provoca una breve piccola morte che lo riporta nel passato, reincarnandolo nelle sue precedenti vite terrene. Abolendo il dolore delle torture egli aumenta l’astio dei suoi aguzzini: il suo spirito trapassa attraverso epoche lontane e meravigliose per poi tornare a tortura ultimata. Ma i suoi carnefici, il direttore Atherton con un dottore spietato e una sorta di kapò crudele, non intendono mollare e la camicia diventa di volta in volta sempre più stretta, trasformando Standing in uno scheletro privo di forze.
La trama è l’occasione per London per fondere scienze filosofiche e psicologiche dell’epoca con l’arte della narrativa, attraverso una strepitosa padronanza dei generi letterari e della capacità di immedesimare il lettore nei personaggi. Ecco che questa fuga del protagonista diventa da un lato un disperato inno alla libertà come valore assoluto e dall’altro un atto sincero di amore tutto letterario verso la potenza dell’immaginazione, dell’avventura, della forza espressiva come cura dell’anima. In fondo il protagonista nei suoi deliri (o viaggi mentali) mica va incontro a paradisi artificiali o Eden rimpianti, tutt’altro, Darrell si trasforma per esempio nel piccolo Jesse, un bambino ucciso insieme a tutta la sua carovana in un’imboscata di indiani e mormoni dopo un periodo di fame e di stenti, oppure in Adam Strang, mendicante messo alla berlina dal feroce Chong Mongju dopo essere stato spodestato dal trono con la sua compagna, la Signora Om. È la storia degli uomini che Darrell rivive: cambiano le epoche, le isole o le imbarcazioni, resta la violenza e la lotta per la sopravvivenza.
Tra le decine di esistenze, tra le sciagure e i momenti di gioia o commozione, London sembra dirci che tutta la Storia dell’Uomo va avanti per via d'un solo fattore costante e immutabile, l’unico che può dare un senso alle sue reincarnazioni di Uomo: la Donna.
E malgrado qualche esclamazione infelice – un po’ attempata o forse velatamente maschilista – lo scrittore confida: “Sono qui, seduto nella mia cella, mentre intorno a me si diffonde il pigro ronzio delle mosche. So che non mi resta molto tempo. Presto mi faranno indossare la camicia senza collo… Ma taci, cuore mio, lo spirito non muore. Dopo il buio, io rivivrò, e ci saranno altre donne, ci saranno altre piccole donne nelle esistenze che il futuro mi riserva. Le stelle possono mutare il loro corso, i cieli possono trarci in inganno, ma la Donna resta per sempre, spendente di luce, eterna, come me, al di là di ogni maschera e di ogni avventura, l’uomo unico, il suo compagno” (p. 370).
Al di là di ogni maschera. È così che considera le sue vite precedenti. Spadaccino francese, naufrago metà Crusoe e metà Gordon Pym, cacciatore di mammut, confidente di Pilato, London attraversa l’western, il biblico, il cappa e spada, il piratesco, l’avventura esotica e la denuncia carceraria legando le varie parentesi con riflessioni escatologiche, con riferimenti all’Eterno ritorno, riallacciandosi poi a Darwin, Mendel, a Pascal per citare solo i più manifesti. L’autore di Martin Eden esplora vasti orizzonti come il vagabondo del titolo, fra le stelle create dalla sua penna. Darrell vede con gli occhi e riporta su carta il suo diario, con cieca fede nell’immortalità dell’anima, dibattuta più volte col suo vicino di cella più scettico, Jake Oppenheimer. E malgrado il cappio diventi sempre più vicino la serenità di Darrell non scema, prega piuttosto che riprendano le torture per volare ancora una volta tra le stelle e la loro antica saggezza, nel nome del ricordo e della ripetizione delle storie passate.
E che dire allora della Letteratura? Un unico, antichissimo fiume di parole raccolte, riscritte, reinventate e rivissute dalle stesse anime che, dopo secoli di storia, non smettono di riscoprirne il fascino e prolungarne gli affluenti. Il vagabondo delle stelle è uno scrittore innanzitutto e la libertà non sta solo nella denuncia della sua tortura, contingente e peritura, ma nel continuo risorgere infinito della più immateriale tra le espressioni umane. L’arte della parola.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Jack London (1876-1916) è stato uno scrittore americano.
Jack London, “Il vagabondo delle stelle”, Adelphi, Milano 2010. Postfazione di Ottavio Fatica.
 
London in Lankelot: qui.
 
Martello, 2010. 
ISBN/EAN: 
9788845919701

Commenti

[london] hammer ci presenta

[london] hammer ci presenta "Il vagabondo delle stelle". L'archivio JACK LONDON cresce! http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?L/London+Jack

[london] Evviva evviva!

[london] Evviva evviva!

[london] "Jack London in

[london] "Jack London in gioventù era stato in carcere, in un periodo di vagabondaggio, e decide di rielaborare i ricordi fondendoli con le notizie di cronaca – piuttosto attuali, basti vedere i carceri-lager italiani e le condizioni dei loro detenuti – scrivendo un documento di denuncia sulle torture subite dai condannati."

> Ah, "La strada" così assume tutto un altro sapore...;)

[vagabondo delle stelle]

[vagabondo delle stelle] bellissimo questo passo, Hammer: "Darrell vede con gli occhi e riporta su carta il suo diario, con cieca fede nell’immortalità dell’anima, dibattuta più volte col suo vicino di cella più scettico, Jake Oppenheimer. E malgrado il cappio diventi sempre più vicino la serenità di Darrell non scema, prega piuttosto che riprendano le torture per volare ancora una volta tra le stelle e la loro antica saggezza, nel nome del ricordo e della ripetizione delle storie passate".

Bravo.

[vagabondo] rimane da

[vagabondo] rimane da aggiungere che lo scorso anno il nostro Giovanni di Benedetto ha omaggiato l'opera: qui, http://www.lankelot.eu/letteratura/di-benedetto-giovanni-lultimo-metro.html

[london] :) In questi giorni

[london] :) In questi giorni mi è tornato in mente il primo London che ho letto, cioè "John Barleycorn". Però mi sa che non è più reperibile...

[barleycorn] eccolo, Utet

[barleycorn] eccolo, Utet 2008: http://www.ibs.it/code/9788802080154/london-jack/john-barleycorn-ricordi...

e qui ci manca!

[ricordi di un bevitore] Ah!

[ricordi di un bevitore] Ah! Io l'avevo letto in una edizione miseranda, Gli acquerelli mi pare :)) Che bello che era, accidenti. Se riesco lo prendo!

[saviano, london] Saviano su

[saviano, london] Saviano su "Il vagabondo delle stelle":

http://www.youtube.com/watch?v=_w6ru-cWLVE


 [saviano, london] Non

 [saviano, london] Non conoscevo questo video! Sebbene sia un libro praticamente ignorato dalla critica ufficiale (come il resto dell'opera di Jack...), ho letto spesso come i libri di Jack siano spesso i libri preferiti di alcuni personaggi. Ricordo che in un'intervista Enzo Biagi disse che Martin Eden era il suo libro preferito. O ancora, Diego Cugia, il cui personaggio Jack Folla (la scelta del nome è una chiara citazine/omaggio), deve moltissimo proprio al Vagabondo delle stelle. 

 [vagabondo] Uno dei libri

 [vagabondo] Uno dei libri che più ho amato e che non manco mai di consigliare (insieme a Martin Eden) alle persone che voglio bene. Adesso mi pappo la scheda! :D

 [london] "La trama è

 [london] "La trama è l’occasione per London per fondere scienze filosofiche e psicologiche dell’epoca con l’arte della narrativa, attraverso una strepitosa padronanza dei generi letterari e della capacità di immedesimare il lettore nei personaggi. Ecco che questa fuga del protagonista diventa da un lato un disperato inno alla libertà come valore assoluto e dall’altro un atto sincero di amore tutto letterario verso la potenza dell’immaginazione, dell’avventura, della forza espressiva come cura dell’anima."

Passaggio splendido e pienamente condiviso.

[london] "È la storia degli

[london] "È la storia degli uomini che Darrell rivive: cambiano le epoche, le isole o le imbarcazioni, resta la violenza e la lotta per la sopravvivenza."

 

Ed Hemingway ne imparerà la lezione, senza mai riconoscere il suo debito nei confronti di Jack... Così come tutta la critica italiana "ufficiale" che ha sempre sorvolato sulla sua opera. Rimango sempre stupito dalla totale mancanza di riferimenti anche da parte di Pavese.

 [london] "E che dire allora

 [london] "E che dire allora della Letteratura? Un unico, antichissimo fiume di parole raccolte, riscritte, reinventate e rivissute dalle stesse anime che, dopo secoli di storia, non smettono di riscoprirne il fascino e prolungarne gli affluenti. Il vagabondo delle stelle è uno scrittore innanzitutto e la libertà non sta solo nella denuncia della sua tortura, contingente e peritura, ma nel continuo risorgere infinito della più immateriale tra le espressioni umane. L’arte della parola."

 

splendida osservazione. Come Le mille e una notte, nel vagabondo delle stelle la narrazione, l'atto di narrare è l'azione che permette di rimandare un po' più in là la morte. Insomma, il discorso è pienamente metaletterario a mio avviso. In conclusione, altissima letteratura.

 

 [london] "Al di là di ogni

 [london] "Al di là di ogni maschera. È così che considera le sue vite precedenti. Spadaccino francese, naufrago metà Crusoe e metà Gordon Pym, cacciatore di mammut, confidente di Pilato, London attraversa l’western, il biblico, il cappa e spada, il piratesco, l’avventura esotica e la denuncia carceraria legando le varie parentesi con riflessioni escatologiche, con riferimenti all’Eterno ritorno, riallacciandosi poi a Darwin, Mendel, a Pascal per citare solo i più manifesti. L’autore di Martin Eden esplora vasti orizzonti come il vagabondo del titolo, fra le stelle create dalla sua penna. Darrell vede con gli occhi e riporta su carta il suo diario, con cieca fede nell’immortalità dell’anima, dibattuta più volte col suo vicino di cella più scettico, Jake Oppenheimer. E malgrado il cappio diventi sempre più vicino la serenità di Darrell non scema, prega piuttosto che riprendano le torture per volare ancora una volta tra le stelle e la loro antica saggezza, nel nome del ricordo e della ripetizione delle storie passate."

Una scheda splendida caro Epicentro. Appassionata e precisa. Credo che non poteva esserci miglior omaggio per un'opera come questa. E finalmente su internet possiamo contare su di un altro contributo critico serio sull'opera di Jack.

Grazie. 

:)

[London] Accidenti Giovanni,

[London] Accidenti Giovanni, ti è piaciuta proprio questa pagina! :) Sì London ha molti seguaci che forse non ammettono il debito e ti dirò che - ma io ho sicuramente molti pregiudizi - leggere nella quarta di copertina l'accostamento a Stephen King un po' mi ha infastidito. In ogni caso per me "Martin Eden" rimane un'esperienza insuperabile, e da poco ho acquistato l'edizione Mondadori a cura di Davide Sapienza e sono molto curioso di rileggerlo. (E' il mio addio alla Mondadori, d'ora in poi mai più un euro per quella casa editrice finché non cambia padrone, in futuro mi appoggerò solo alle biblioteche ma questa è già un'altra storia).

Grazie del passaggio e dei commenti :)

[london, jack] “No, non ho

[london, jack] “No, non ho alcun rispetto per la pena di morte. Si tratta di un’azione sporca, che non degrada solo i cani da forca pagati per compierla ma anche la comunità sociale che la tollera, la sostiene col voto e paga le tasse per farla mettere in atto. La pena di morte è un atto stupido, idiota, orribilmente privo di scientificità” (pag. 381).

> meraviglioso.

[vagabondo delle stelle]

[vagabondo delle stelle] Eh...

[vagabondo delle stelle] ma

[vagabondo delle stelle] ma quanto c'è bisogno di qualcuno che dica le cose con la franchezza con cui le diceva lui? Ma non tutte le cose, eh? Le cose giuste, dico.

[london] Oggi se quello che

[london] Oggi se quello che dici ha un po' di visibilità deve vedersela con lo spartiacque politichese. E i messaggi vengono stravolti. Restano autentici quando i lettori sono pochi e concordi.

[london] o pochi e liberi.

[london] o pochi e liberi.

[london] pochi e liberi: il

[london] pochi e liberi: il massimo.