L'ultimo London: quello che stava per morire, quello che ci avrebbe lasciati orfani della grande letteratura di “Martin Eden”, è un narratore che sembra consegnarsi all'inconscio, al fantastico, al simbolico-favolistico; la sua scrittura ha adesso un respiro diverso, meno febbrile e più disteso, del tutto estraneo alle antiche rivendicazioni sociali o alle primitive aspirazioni esistenziali: si direbbe uno che ha sfiorato l'illuminazione, e non ha saputo rappresentarla; ha provato, al limite, a evocarla. I risultati potrete sfogliarli in questa nuova edizione Mattioli. “Cacciatore di anime”, raccolta di due racconti di Jack London curata dal letterato Davide Sapienza, è composta da “The Red One”, apparso postumo nel 1918 nella rivista “Cosmopolitan” e nel 1919 nel florilegio eponimo pubblicato da McMillan, e da “The Water Baby”, scritto otto giorni prima di morire, nel 1916. Lasciamo subito la parola a Sapienza: ecco come contestualizzare l'opera: “Nel 1916, in meno di sei mesi – gli ultimi sei della propria vita – Jack London prima raggiunge la massima espressione delle proprie intuizioni sull'inconscio con il racconto The Red One, poi, dopo aver letto l'opera dello psicanalista Carl Gustav Jung, scrive The Water Baby. Secondo Earle Labor, uno dei massimi studiosi dell'opera londoniana, questi sono i due racconti junghiani dell'autore californiano. London infatti, pur avendo un rapporto complesso con l'idea stessa di anima, ha abbandonato spesso la visione meccanicista e diversi sono i suoi racconti che escono totalmente dal campo della 'razionalità'. London, insomma, è un inconsapevole 'Cacciatore di anime': solo verso la fine della propria vita (…) cerca di esplorare nuovi territori della mente” (p. 7).
Bassett – protagonista del “Rosso”, il primo racconto – sta ascoltando il suono. In un luogo lontano e sperduto, tra i villaggi, nella giungla: s'è smarrito, e quel suono potrebbe riportarlo sul suo sentiero. Era un uomo di scienza. Laggiù è un uomo e basta. Non esistono parole o immagini per descrivere la totalità di quel suono. Bassett sta cercando la sorgente: l'origine del suono. Si ritrova a sparare alle ombre, nella foresta. Quel suono è talmente immenso che strugge. È il suono del Rosso. Il Rosso deve per forza esistere, considerando che emette quel suono meraviglioso. E forse rosso non è, ma di un altro colore. Qualcuno lo chiama “Nato dalle stelle”, qualcuno “Cantore del Sole”. Nessuno conosce le sue origini. Soltanto, tutti sanno che esiste.
Bassett promette a uno dei capi dei cannibali aborigeni, Ngurn, la sua testa, pur di vedere Il Rosso. Ngurn risponde che comunque la sua testa sarebbe caduta. Fa poca differenza che viva l'esperienza del Rosso. Che la viva, sembra dirci. Che vada.
È una sfera. Una grande sfera. Un viaggiatore venuto da lontano. Adorato da cacciatori di teste mangiauomini scimmieschi e selvaggi. È un messaggio venuto da lontano, da un altro pianeta. È il messaggero dei mondi. Adesso che l'ha guardato, Bassett è destinato a morire. Nella morte, l'ultimo frammento dell'illuminazione. Non significa niente, niente di espresso (cfr. postfazione di Labor per un eventuale sovraccarico di significati: divertente). È un'immagine del presente.
Veniamo al secondo racconto, “Il figlio del mare”. Il narratore sta ascoltando le leggendarie avventure di Maui, “prometeico semidio della Polinesia”: tramandate di generazione in generazione. Non creò nulla: sistemò quel che già esisteva. Qualcuno, più avanti, racconta d'essere figlio del mare: il mare è sua madre e la sua forza. È un vecchio che sa che la verità va cercata dentro sé stesso; e canta la storia d'un altro figlio del mare, che conosceva la lingua dei pesci e poteva parlare col dio degli squali (e la fine della storia nasconde forse una prova della sua veridicità: dipende sempre da che parte vogliate stare).
Fanatici di London, bibliofili, bibliomani e collezionisti sono avvertiti. Questa chicca andrà a completare e raffinare i vostri scaffali. Altro pubblico non ne vedo: chi conosce poco London deve cercare London altrove, in primis – ripeto – nel “Martin Eden”, e solo alla fine del suo meraviglioso e lungo viaggio può ritrovarsi qui, a sfogliare le ultime pagine di un uomo che stava per morire e ancora raccontava storie (per un pubblico sempre più simile a una e una sola persona: sé stesso). Cercando il suono (voglio ascoltare il suono nuovo. Dammi suono).
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
John Griffith London, alias Jack London, nacque a San Francisco nel 1876. Figlio illegittimo, conobbe la realtà dura dei moli di Oakland e della baia di San Francisco, insieme a ladri e contrabbandieri. Costretto a mestieri disparati, non sempre legali, fu avventuriero alla ricerca del mitico oro del Klondike, e gran divoratore di libri di ogni genere. Riuscì a essere per un quindicennio uno degli scrittori più famosi, prolifici e retribuiti. Finì distrutto dall’uricemia indotta dall’alcool, a Glen-Ellen, California, nel 1916.
Jack London, “Cacciatore di anime”, Mattioli 1885, Fidenza, 2009.
Introduzione e traduzione di Davide Sapienza. Contiene un saggio inedito di Earle Labor e Jeanne Campbell Reesman.
Prima edizione: “The Red One”, 1918.
Approfondimento in rete: The Jack London Collection / The Literature Network / Jack London International / Biografie On line / Antenati / Lettera.com / Lagioia in Nazione Indiana
In Lankelot:
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Maggio 2009
Commenti
L?ultimo London: quello che stava per morire, quello che ci avrebbe lasciati orfani del padre di letteratura grande come nel caso del ?Martin Eden?, è un narratore che sembra consegnarsi all?inconscio, al fantastico, al simbolico-favolistico; la scrittura di JL ha un respiro diverso, meno febbrile e più disteso, del tutto estraneo alle antiche rivendicazioni sociali o alle primitive aspirazioni esistenziali: si direbbe uno che ha sfiorato l?illuminazione, e non ha saputo rappresentarla; ha provato, al limite, a evocarla. I risultati potrete sfogliarli in questa nuova edizione Mattioli.
E' un autore che non conosco affatto, ma il titolo è fantastico.
Mi ricorda una certa Movida...un tempo...
;)
Non conoscevo questi due racconti. Il primo in particolare, Il Rosso, già ha fatto preso sulla mia curiosità. London è l'autore che più abilmente è riuscito a descrivere il momento della morte, a mio avviso. Le pagine finali di Martin Eden sono ancora impresse nella mia testa, così come le innumerevoli morti di Darrel Standing, protagonista de Il vagabondo delle stelle, l'ultimo grande romanzo di Jack, che consiglio caldamente a tutti. Di una bellezza spiazzante, che non può farmi non domandare il perchè questo grande autore sia tenuto così in poco conto sia dal grande pubblico (a parte Zanna Bianca e Il richiamo della foresta, che però sono vittime di quel orrendo giudizio che li relega alla letteratura per bambini/ragazzi) che dalla critica accademica. Il mio obiettivo è fare, quando sarà il momento, la mia tesi di laurea magistrale proprio sul vecchio Jack.
Naturalmente ho messo nella "lista della spesa" questa nuova uscita editoriale della Mattioli, che ha in catalogo anche Fare un fuoco, sempre a cura di Davide Sapienza.
A chi interessato, segnalo infine anche l'ottima raccolta di racconti della Cargo, "La lotta per la vita", con prefazione di Nicola Lagioia (http://www.edizionicargo.it/la-lotta-per-la-vita/).
E qui: sempre curatela Sapienza, sempre Mattioli:
http://www.lankelot.eu/index.php/2008/01/02/london-jack-rivoluzione/
RIVOLUZIONE;).
(a proposito: perché non scrivi de "Il vagabondo delle stelle"? Qui su lanke manca)
(Sapienza è l'autorità italiana massima su JL. Contattalo tramite il suo sito, per la tua tesi di laurea magistrale. Sarà fondamentale sostegno & guida).
OT, Sapienza mi segnala un errore nelle biografie che riportiamo qui su Lanke: "Una sola cosa: Jack London NON SI E' SUICIDATO (...) cerchiamo di non perpetuare un mito che in America hanno per fortuna "cancellato" da 20 anni dai libri. La cosa é stata stradimostrata da studi, esami etc etc e ormai non é più neppure oggetto di discussione - in USA". Davide mi perdonerà per questo selettivo copincolla:
per quanti fossero interessati, qualche notizia su wiki en qui:
http://en.wikipedia.org/wiki/Jack_London
"Jack London's death is controversial. Many older sources describe it as a suicide, and some still do.[42] However, this appears to be at best a rumor, or speculation based on incidents in his fiction writings. His death certificate [43] gives the cause as uremia, following acute renal colic, a type of pain often described as "the worst pain [...] ever experienced"[44], commonly caused by kidney stones. Uremia is also known as uremic poisoning. He died November 22, 1916, in a sleeping porch in a cottage on his ranch.[45] He was in extreme pain and taking morphine, and it is possible that a morphine overdose, accidental or deliberate, may have contributed. Clarice Stasz, in a capsule biography, writes "Following London's death, for a number of reasons a biographical myth developed in which he has been portrayed as an alcoholic womanizer who committed suicide. Recent scholarship based upon firsthand documents challenges this caricature."[46]"
e avanti
http://en.wikipedia.org/wiki/Jack_London
http://www.davidesapienza.net/
No, qui su lankelot non possiamo ammettere simili sviste ;)
So anche io che Sapienza (tra l'altro colui che ha "portato" gli u2 in Italia: la rivista Fire era sua) è il massimo studioso in Italia di London. Quando sarà il momento (almeno un anno!), lo contatterò di certo! :)
Riguardo l'articolo su Il Vagabondo delle stelle, ci avevo pensato, ma di recensioni letterarie ne ho scritte pochissime. Mi manca un metodo. Ma rimedierò, e quello di Jack potrebbe essere l'elemento giusto per spronarmi... :)
6- Corretta la biografia nella pagina su "Martin Eden". Ora leggo.
"le ultime pagine di un uomo che stava per morire e ancora raccontava storie (per un pubblico sempre più simile a una e una sola persona: sé stesso). Cercando il suono (voglio ascoltare il suono nuovo. Dammi suono)."
E' molto romantico somiglia in qualche modo al titanismo alfieriano e alla fame di libri di Martin Eden. Fino alla fine e oltre. Perchè certi sanno raggiungere l'immortalità.
da 5. in poi : Che professionalità, ragazzi! ;)
;)
10, 11. Ti piacerà, Angela. Vedrai.
Tra l'altro, quando hai un attimo, prova a studiare quella collana di recuperi di Mattioli. London e Twain, ma non solo...
9. e vai.
8. ti credo:)
tutto su... Experience/Experience Light
http://www.mattioli1885.com/libri/cat_nar.html
qualche trailer?
"Perdersi a Londra" di Charles Dickens
"Il Dottor Semmelweis" di L. F. Céline
"Il Genio e la Dea" di Aldous Huxley
"Il passato non muore mai" di Geoffrey Homes
buon viaggio:)
http://www.mattioli1885.com/libri/cat_nar.html
Martin Eden è un grande libro ma io sono un po' di parte perchè london l'ho masticato fin da piccolo per un amore familiare.
un gran bel libro è anche questo
http://www.minimumfax.com/libro.asp?libroID=285
"Pronto soccorso per scrittori esordienti"
Mi manca... ci pensi tu?
(quanto al Martin Eden... tra un mese uscirà una chicca: una versione nuova, comprensiva di qualcosa di inatteso, per Mondadori. Sempre con curatela Sapienza)