Littell Jonathan

Il secco e l'umido. Una breve incursione in territorio fascista

Autore: 
Littell Jonathan

E’ in libreria in questi giorni un bel testo di Jonathan Littell (l’autore de Le benevole) sull’importanza del linguaggio e come esso sia spesso utilizzato per confortare ideologie. Si intitola Il secco e l’umido (1) (sottotitolo: una breve incursione in territorio fascista) e prende spunto dalla lettura di un saggio del mai ex-nazista Léon Degrelle, esattamente La campagne de Russie, per evidenziare l’importanza di prendere alla lettera il lessico fascista.

Innanzitutto due parole su Léon Degrelle: di nascita belga, fu il fondatore del rexismo, movimento politico che partendo da posizioni populiste con vaghe tendenze fasciste si avvicinò sempre di più al nazismo quando questo cominciò ad attuare la sua politica sistematica di invasione. Si arruolò, suo malgrado, nelle file della Legione Wallonie, sorta di gruppo collaborazionista fiammingo in chiave antibolscevica, quando la Germania iniziò la campagna di Russia. Ammiratore di Hitler, dopo la fine della seconda guerra mondiale fuggì in Spagna, dove, nonostante una condanna a morte in contumacia comminata in Belgio, vivrà tranquillamente per il resto della sua vita e, come dice lo stesso Littell, … circondato da una corte di fedeli, impenitente, più che mai murato nelle sue bugie e nelle sue sterili pose.
L’attenzione dello scrittore americano per un libro come La campagne de Russie, nonostante sia un’operazione dello stesso Degrelle per giustificare e costruire la propria leggenda, deriva dall’assoluta convinzione come spesso l’ideologia più pericolosa non passi attraverso l’azione diretta, ma passi attraverso un uso del linguaggio che è elemento affine e parallelo alla sostanza ‘rivoluzionaria’. Dice Littel: Qui non ci occuperemo, in realtà, della politica di Degrelle, ma del suo linguaggio (…) vediamo cosa ci dicono esattamente quelle parole vere. Testo alla mano.
Ed il testo alla mano è esplicativo della ‘suggestione’ linguistica dell’autore, della sua battaglia semantica, ancor prima che agitatrice, per conferire alla sua azione una valenza concentrazionista.

Il titolo del libro Il secco e l’umido rivela l’essenza dell’analisi (vi è, soprattutto all’inizio del libro e grazie anche al fascino che Littell subì alla lettura di Männerphantasien (2) di Klaus Theweleit, [lo psicanalista che per primo, lavorando su un corpus di circa duecento romanzi, memorie e scritti nazisti, elaborò la struttura mentale di certe personalità], un certo ‘lassismo’ freudiano nell’analisi dell’essere fascista, anche involontariamente comico): per Degrelle il combattente, che deve tendere alla conservazione dell’Io per una questione di vita e di morte, struttura la realtà attraverso delle nette contrapposizioni: che sono quelle del titolo, ma anche lo strutturato e l’informe, il duro e il molle, il rigido e il flaccido, l’eretto (cosa c’era di più foscamente priapico dell’Heil Hitler?) e lo sdraiato, il pulito e lo sporco, il glabro e il peloso (negli anni settanta i ragazzi di destra chiamavano quelli di sinistra ‘i pelosi’).

L’analisi del linguaggio de La campagne de Russie evidenzia effettivamente questa netta contrapposizione soprattutto nell’uso dell’iperbole che Degrelle fa parlando dei bolscevichi (e delle sue derivazioni!): la regione del Doner era un’enorme fanghiglia (umido); i russi erano mostri palustri ripugnanti di melma (umido); i miei soldati stavano acquattati nelle scarpate e nel frumento, silenziosi, rigidi come legna secca (eretto-secco); il territorio russo era una ‘mostruosa vischiosità’, una ‘straordinaria cloaca’ (umido).

Anche l’immagine stessa della morte propone un divario che avremmo potuto pensare, in quei casi, colmabile: i cadaveri dei russi si dissolvono (pure col gelo!), si liquefano, si decompongono (I bolscevichi uccisi erano più neri dei neri, molli e luccicanti); i morti nazisti vengono ricomposti, seppelliti, intatti nella loro fissità mortale.
Linguaggio dunque come ‘territorio’ in cui gettare l’altro, l’avversario, il contendente, spesso il ‘diverso’. Linguaggio come piattaforma melmosa in cui scaraventare il nemico, l’antagonista.
Dunque la ‘breve incursione in territorio fascista’ come specifica il sottotitolo de Il secco e l’umido dimostra ancora una volta come la necessità di un’ideologia di contrapporsi all’altra (ma come spesso succede, la necessità della singola persona di contestarne un’altra) passi attraverso la mistificazione della parola, mistificazione che ovviamente contiene in sé il falso e il tendenzioso,
l’ipocrisia e l’inattendibilità e un becero moralismo.

E’ incredibile come certe letture s’innestino poi perfettamente nelle diatribe di fine estate: vedasi il caso Feltri-Boffo.
Riassumiamo per i pochi fortunati che non sanno: il ‘nuovo’ direttore de Il Giornale, in un articolo agostano, ha attaccato le pratiche poco ‘confessionali’ del direttore de L’Avvenire, rivelando pure l’esistenza di un’informativa della polizia a proposito delle tendenze omosessuali di quest’ultimo.

Apriti cielo! E’ sceso in campo lo stesso cardinal Bagnasco (mi chiedo perché ‘sto pregiato signore non abbia detto una sola parola di pietà per i due gay pestati dal fantomatico ‘Svastichella’) e l’intera CEI per difendere il ‘probo’ cattolico. Quel che spaventa in tutta questa vicenda non è la presunta omosessualità del Boffo (dal momento che è un cattolico praticante dovrebbe astenersi da simili peccatucci, ma in fondo è libero di frequentare chi vuole, anche se il pagamento di un’ammenda come patteggiamento per il reato di molestie nei confronti della moglie del suo amante la dice lunga sul suo modus operandi) ma la palude vischiosa (l’umido) in sui si agitano i contendenti: ci par di capire che il delitto di cui si macchia il direttore de L’avvenire non sia la frequentazione di ambienti, ma l’ambiente stesso (infatti nei giornali cattolici il termine ‘omosessuale’ è affiancato a quelli di ‘molestatore’ e ‘sfasciafamiglie’).
Vecchia storia: in un paese in cui manca una precisa legislazione in merito, quei poveri ‘disgraziati’ che non possono negare le proprie pulsioni per evidente inconciliabilità col proprio ‘sentire’ (tranne quelli che godono di ampie coperture in sede ecclesiale! E lasciamo stare poi l’inconciliabilità con la propria immagine, che ci sarebbe proprio da ridere) s’arrabattono con definizioni o comportamenti presi chissà da quale testo psicanalitico per distanziarsi dal volgo: ecco che escono fuori fluorescenze letterarie del tipo ‘affettività omoerotica’ (Cecchi Paone), o categorizzazioni infelici ‘sono bisessuale’ (Pecorario Scanio) o comportamenti televisivamente ‘aperti’ dopo aver passato una vita a filosofeggiare e stronzeggiare senza confessare la propria natura (Gianni Vattimo) . Della serie: vuoi vedere che nel culo lo prendo solo io?
La diatriba tra Feltri e Boffo mostra il pantano (l’umido! Ma a ‘sto punto contrapporrei anche il secco, il turgido e l’eretto perché, tutti lo sanno, e forse sarebbe il caso che lo sapessero anche i protagonisti di questa losca vicenda, un’inculata non ha fatto mai male a nessuno!) del moralismo più becero.
Quel titolo iniziale ‘Il fascista, il 'frocio' cattolico (virgolettiamo la parola frocio, non si sa mai dove possa arrivare il risentimento degli uomini moralmente integri) e il moralista cattolico’ ha una sua valenza ontologica: sono tre categorie dell’inessenza, del rifiuto della vita per incapacità intellettuale. Il fascista è tale perché come direbbe Littel è ‘il non completamente nato’, colui che non ha effettuato la completa separazione dalla madre; il 'frocio' cattolico (sì frocio e non gay, perché l’accezione gaya ammanterebbe il cattolico di un’aura che in realtà non ha, perso nella sua grigia, spenta e triste auto contemplazione di sé e dell’Alto) non è purtroppo un ossimoro, ma una velatissima condizione del mai-realizzato; il moralista cattolico è quello che per primo (come ha fatto effettivamente Feltri) accusa gli altri di moralismo, dividendo invece con ‘l’avversario’ istinti e sentimenti comuni ed indissolubili.
La diatriba tra Feltri e Buffo (e il mortificante balletto di esternazioni ed espressioni di solidarietà da parte del mondo cattolico) mi ricorda due episodi. Uno abbastanza ininfluente: quello in cui la madonnina insulsa della letteratura deamicisiana, la virnalisi del sacro cuore del Gesù, la Tamaro Susanna, smentì categoricamente di essere lesbica, come se lesbica avesse voluto significare la dannazione eterna e l’epiteto più infamante. L’altro, molto più politicamente appropriato, la furiosa contrapposizione, immediatamente dopo le prime emanazioni razziali nell’Italia di Mussolini, tra il quotidiano Il regime fascista di Farinacci e il periodico dei padri gesuiti La Civiltà Cattolica. L’uno nel difendere l’attività governativa in materia di ebrei e nel ‘riconoscere’ altrettanto zelo nei cattolici più oltranzisti, l’altro nel respingere le accuse e proporre una visione ‘sionista’ della realtà all’acqua di rose.
Un diverbio che scaturì in una melmosa polemica (l’umido!) ma che ‘istituzionalizzava’ il dominio dei poteri forti (fascisti e cattolici sono sempre andati a braccetto) sul resto della popolazione. Così come sta avvenendo per la disputa Feltri-Boffo.
In mancanza, come si diceva prima, di una legislazione che ponga l’accento sui diritti delle persone e che colpisca ogni manifestazione di violenza, fisica e verbale, nei confronti delle minoranze sessuali, assistiamo basiti a questo scambio di improperi tra fascisti, froci-cattolici e moralisti cattolici alla cui base c’è sempre la condanna ‘esecrabile’ di quella pratica che gli italiani del quattrocento definivano ‘vizio innominabile: la sodomia.
Vedo tempi difficili.

P.S. Leggo sulla prima pagina del Manifesto del 4 settembre la pubblicità del libro di Daniel Borrillo Omofobia (dedalo edizioni). Perfetta cavalcatura della tigre. Come se in questi giorni decidessi di pubblicare un saggio dal titolo 'Perché si muore di influenza A1'. Vergogna 'cari e vecchi compagni'. davvero vergogna!

(1) Jonathan Littell – Il secco e l’umido – Einaudi 2009
(2) Il Saggiatore, nel 1997, pubblicò solo la prima parte del saggio col titolo: Fantasie virili. Donne, Flussi, Corpi, Storie.

ISBN/EAN: 
9788806197421

Commenti

neo Al!

a proposito: c'è qui dentro qualcuno riuscito nell'impresa di affrontare e vincere "Le benevole"? Giudizi, impressioni?

Due parole sul caso Boffo:
durante l'inchiesta per molestie, rivolta verso ignoti, saltò fuori il numero di uno dei suoi cellulari, usato per rivolgerle alla donna. Non ci sono intercettazioni, ma solo tabulati, e sembra che non si sia mai parlato di rapporti omosessuali. Etc.
Comunque, qui:
http://www.avvenire.it/Cronaca/10+fALSITA_200909030611463970000.htm

Però, devo ammettere, speravo in qualcosa di più sul libro di Littell, e non pensavo di trovarci Boffo-Feltri.

2. L'ho letto, ma non saprei scriverne. E' un libro strano, difficile, e con qualche (più di qualche) pagina di troppo. Hai ragione a parlare di vittoria su una lettura del genere...

Concordo con branco: che c'entra qui il caso Boffo?

"Ammiratore di Hitler, dopo la fine della seconda guerra mondiale fuggì in Spagna, dove, nonostante una condanna a morte in contumacia comminata in Belgio, vivrà tranquillamente per il resto della sua vita e, come dice lo stesso Littell, ? circondato da una corte di fedeli, impenitente, più che mai murato nelle sue bugie e nelle sue sterili pose".

Forse sia tu che Littell sapete poco del grande Léon Degrelle, di quello che dovette subire, quali atroci torture e umiliazioni. Sapete poco del suo grande spirito eroico, dell'esempio che dette ai giovani d'Europa (il mio nick, che uso qui su Lankelot e non solo, è un un omaggio alla sua memoria). Ma va be, inutile discutere su queste cose con chi ha pregiudizi.

Ho deciso di non commentare i miei pezzi su 'Lankelot', ma qui va fatta una precisazione (considerando i dubbi di Branco e ildelaura). Il caso Boffo-Feltri c'entra dal momento che il titolo del pezzo, che è stato pubblicato in prima istanza sul paradiso degli orchi è: Il fascista, il 'frocio cattolico' ed il cattolico moralista (http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=attualita&Chiav...). La necessità di inserire, in questa sede, l'intestazione del libro ha automaticamente 'soppresso' la primiera titolazione, che specifica in modo chiaro la necessità dell'aggancio. Tutto qua.

Lascio il doveroso link al mio pezzo sul grande Léon: http://www.lankelot.eu/index.php/2006/08/24/degrelle-leon-militia/

7 - Pretestuoso, quanto meno. In sostanza non hai spiegato nulla. Di che ti andava di parlare dei cavoli tuoi. come al solito. è più coerente.

Solito pezzo illegibile, a tratti inquietante e dispersivo. Parli poco del libro - il che, nella fattispecie non è poi così un male, vista la scarsa qualità dell'opera - e molto di "froci" e di altro che c'entra decisamente poco. Continuo a chiedermi perchè ci lasci questi orrendi pezzi senza peraltro il coraggio di rispondere ai commenti. Contento tu, ma non t'offendere poi se a margine dei pezzi te ne scriviamo di tutti i colori.

7. Grazie Alberto. In effetti è un caso in cui il titolo dice molto riguardo il pezzo, e con nome dell'autore e titolo del libro come qui su Lankelot risulta non immediato e poco comprensibile, in quanto mi sembra di poter dire che metà del testo è sul libro, l'altra metà sulla questione giornalistica, o pseudotale.

10. A me sembra di aver chiesto un semplice chiarimento, e non averne scritto "di tutti i colori". Così mi sembra per ildelaura. Quindi non capisco il plurale che usi, in questo caso, Léon. Delle vostre discussioni so, e ti pregherei di non coinvolgermi quando non sono io a farlo in modo diretto. Grazie.

Mi chiamo alfredo :)

11 - Mica ho detto questo pezzo in particolare, voi che c'entrate, non mi pare d'avervi tirato in ballo in nessun modo. Parlo, se fai ben attenzione, per tutti i pezzi che ha scritto qui. Se ti vai a rileggere i commenti ai suoi pezzi capisci, Andrea.

Ma Alfredo alias Alberto, a te il pezzo è piaciuto?

Una volta capito il motivo dell'innesto su Boffo, personalmente mi interessa la questione sull'uso del linguaggio come strumento di manipolazione e /o propaganda.

Non è una tesi nuova; però dagli estratti che ci riporti mi sembra di capire che l'autore del libro non abbia una posizione solidissima.

Diciamo che interessante è questo

"Dunque la ?breve incursione in territorio fascista? come specifica il sottotitolo de Il secco e l?umido dimostra ancora una volta come la necessità di un?ideologia di contrapporsi all?altra (ma come spesso succede, la necessità della singola persona di contestarne un?altra) passi attraverso la mistificazione della parola"

e che mi sembra valido non solo per la retorica fascista, ma per la retorica usata in generale nel contesto politico. Quello che mi lascia qualche dubbio è la contrapposizione secco/umido su cui il libro sembra imperniato. Non è un po' superficiale? L'autore si ferma li o approfondisce?

Tu non ci dici molto sulla validità dell'analisi di Little, e mi sembra che sia quello il punto interessante.

Credo che gli esempi che riporto, estrapolati dal libro e dalle citazioni che fa lo stesso Littell, siano esemplificativi (almeno per quanto mi riguarda). Poi sono d'accordo con te che la retorica usata in un contesto politico abbia dei 'vizi' sia se venga da una parte o dall'altra. Non credo che la propaganda stalinista contro gli avversari politici fosse molto diversa. Ma in questo caso si parla del nazista Degrelle. Di conseguenza...

15 - Immagino che hai scelto casualmente un libro che parla non positivamente di Léon Degrelle, trattandosi di un tuo pezzo. Sei di una prevdibilità sconcertante.

12. Ops.

13. "pezzi" è plurale, sì. Non capisco ugualmente a chi ti riferisci con quel "scriviamo", ma pazienza. Non tutti i pezzi di Alfredo, invece, sono stati oggetto di discussione, anche se magari quelli si ricordano di più.

15. Scelte casuali. Mat, Thomas, dove siete? (-:

17 - La maggior parte, basta che ti vai a rivedere i commenti e rileggi i pezzi, se se li vuoi risorbire.

Casuali? No, ha detto eseplificativi... che è l'opposto. Ma è giusto così. Sarebbe stato interessante, in effetti, avere qualche paragrafo in più sull'analisi fatta, la qualità dell'analisi stessa, un raffronto con atri testi che propongono un'analisi simile... quelle cose lì.
La seconda e più corposa parte starebbe molto bene nel forum, nel sito non capisco bene cosa ci faccia... a parte qualche pretestuoso riferimento al secco e all'umido, abbastanza tirato per i capelli e il giustificativo, "è già stato pubblicato sul paradiso degli orchi". e allora? cancellare la seconda parte contribuirebbe a aumentare la pertinenza dell'articolo, su quello che è e resta, una sezione dedicata alle recensioni e non alle opinioni personali sui fatti di cronaca.

devo dare ragione a Federico almeno su un punto (post 16). visti i precedenti, buttare fuori un pezzo su degrelle significa instigare la rissa verbale. Non fa onore al buon Fede, ottimo filosofo, cadere nella trappola, ma neppure tenderla è segno di grande maturità.

Io mi fermo qui, perché, visti anche i miei precedenti, su alfredo temo di essere abbastanza prevenuto.

20 - Non credo che Alfredo Erre abbia voluto provocare me in particolare con questo pezzo, Mat, credo più semplicemente che sia monotematico, felicemente ignorante su molti temi storici e pieno di livore e pregiudizi. Tutto qua.

Premetto che non ho letto questo libro e aspetto di leggerlo per esprimere giudizi, anche se ammetto di avere compreso ben poco dalla recensione. Su Degrelle so poco e a pelle non simpatizzo certo per lui (anche se il termine "simpatizzo" è fuoriluogo e necessiterebbe di maggiori spiegazione)anche se ho sempre provato un certo senso di rispetto per persone che sono rimasti coerenti con se stessi, pur non condividendone gli ideali. Preferisco loro che altri, abituati a cambiare casacca a seconda del vento che cambia.

Per quanto riguarda Le Benevole, l'ho letto tempo fa e l'ho riletto meno di un mese fa. Direi che il gran numero di pagine può essere uno scoglio arduo e qualche parte è decisamente noiosa, superflua, sopra le righe. Le pagine più belle sono quelle descrittive che sono molto particolareggiate e capita spesso di sentirsi precipitare in quegli anni, in quelle divise, in quella neve, nella Berlino prima trionfante e poi ridotta ad un cumulo di macerie. Crolla un po' sul finale, senza svelare nulla per chi non l'ha letto. E a lettura finita, mi viene da pensare che l'opera di marketing sia stata molto forte perchè non l'ho trovato così eccessivo come si diceva. Anche perchè il personaggio è proprio il tipico personaggio letterario di centinaia di altri romanzi.

(ottimo contributo)

Segnalo un bellissimo articolo di Chiara Valerio su "Le Benevole"

http://minimaetmoralia.wordpress.com/2009/10/21/a-me-gli-occhi/#more-947

Tags e doppia copertina.Manca

Tags e doppia copertina.
Manca il paragrafo EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE.

[Léon] - sono più estimatore

[Léon] - sono più estimatore di Codreanu che di Degrelle Léon ma hai la mia stima...a qualcuno interessasse posso postare la mia recensione a "Le benevole" apparsa su ibs. 

[littell] quel libro era

[littell] quel libro era veramente impressionante. Io l'ho letto tutto, "Le benevole", cominciando a cedere fragorosamente alla noia nelle ultime 200 pagine, ma a suo tempo l'ho letto. E poi ho stretto la mano all'autore, in un contesto un po' grottesco e casuale: ma ci siamo guardati in faccia. E' stato buffo, ho pensato "oh, questo è uno che andrà nei libri di storia", e all'epoca sapevo perché ma non avevo letto. Ora ho letto. Mi piacerebbe tornare indietro per chiedergli "perché ti sei fatto questo?" - solo un pazzo.

(troppo sintetico su IBS! "Le benevole" pretendono 7000 battute almeno. Daghe!)